Sblocca-Italia o Rottama-Italia? Considerazioni su cinismo e politica

giovedì, ottobre 9, 2014
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Vorrei che tutti potessero leggere Rottama Italia – Perché il decreto Sblocca Italia è una minaccia per la democrazia e per il nostro futuro

(https://dl.dropboxusercontent.com/u/25493772/RottamaItalia.pdf )

E’ un volume a cura di Tomaso Montinari, storico dell’arte, docente universitario ed editorialista, da sempre attento ai temi della tutela del patrimonio culturale, che contiene 16 articoli scritti per illustrare ogni aspetto dello scempio irreversibile che questo decreto provocherà, se non lo blocchiamo. Ecco un passaggio dalla sua presentazione:

“Un terribile ritorno a un passato che speravamo di aver lasciato per sempre. Un passato in cui “sviluppo” era uguale a “cemento”. In cui per “fare” era necessario violare la legge, o aggirarla. In cui i diritti fondamentali delle persone (come la salute) erano considerati ostacoli superabili, e non obiettivi da raggiungere”.

L’Italia è il paese dei dissesti ambientali che fanno vittime ogni anno, della Terra dei Fuochi, dell’Ilva, della Solvay che con l’aiuto delle amministrazioni locali ha ridotto a discariche di veleni le più belle spiagge toscane, dei cornicioni di incuria che crollano dai vecchi palazzi e ammazzano i bambini, delle rovine di Roma e di Pompei che vanno in briciole. Ha una capitale che affoga nell’immondizia, dove a volte pascolano i maiali. E’ sconciata dalle cementificazioni (otto metri al secondo di consumo del suolo), dalle grandi opere inutili che sventrano le montagne o sfigurano le lagune, dalle autostrade che sfasciano quel che resta di fragili paesaggi celebrati nel mondo (celebrati sulla base ormai di photo shopping che cancellano le brutture), dalla sistematica distruzione dei litorali, delle dune, delle pinete che vi si affacciano, della demenziale proliferazione dei cosiddetti porti turistici, puri pretesti all’edificazione sfrenata, finanziati a volte addirittura coi soldi pubblici stanziati per la difesa dei litorali dall’erosione marina. Se dovessimo proseguire l’elenco consumeremmo troppe pagine ancora.
Voglio invece introdurre un aspetto di questo fenomeno – l’apatia, l’indifferenza al male – che ne dice il peculiare aspetto di mentalità, l’aspetto che sembra culturalmente specifico del nostro paese – oggi. E per questo può servire la piccola frase di un uomo pubblico che di mentalità dominante se ne intende assai bene. Eccola nella sua interezza.

“’Sovrintendente’ è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia. È una di quelle parole che suonano grigie. Stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba. Sovrintendente de che?”.

Questa frase – un paradigma di cinismo inconsapevole – parla dell’istituzione posta a difesa del patrimonio culturale della Repubblica, anche in ottemperanza all’Art. 9 della nostra Costituzione.
Proviene dal libro di M. Renzi, Stilnovo. La rivoluzione della bellezza da Dante a Twitter, Rizzoli 2012.

Dice con quale spirito il Governo si appresta a varare il decreto Sblocca-Italia.

Invito ogni frequentatore del nostro Lab a vedere e diffondere Rottama Italia – a prestare un po’ d’ascolto a queste ultime sentinelle nella notte. Spero che un contributo – di discussione, di informazione, di proposta – anche sulle iniziative che si potrebbero prendere per fermare questa deriva – possa venire da ciascuno di noi: perché infine è di tutto quel che ci resta, che si tratta. Del volto stesso del paese, di ciò che resta della sua bellezza, della sua memoria. Che oggi non vuol dire solo il suo passato, con le sue povere antiche ossa che vanno in povere. Vuol dire anche ciò che rimane ai nostri figli, al loro futuro. Il tesoro che ci si appresta a distruggere del tutto.

 

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12 commenti a Sblocca-Italia o Rottama-Italia? Considerazioni su cinismo e politica

  1. domenica, ottobre 12, 2014 at 12:56

    È difficile aggiungere qualcosa a quello che hai già scritto. Forse davvero vale la pena di concentrarsi, più che sulla doléance, sulla analisi del come sia stato possibile discendere a un tale infimo livello di consapevolezza e di resilienza civica, in un paese noto da sempre per le sue passioni politiche. Io personamente non ho ancora rielaborato il lutto di vedere quella parte politica nella quale a lungo ho creduto di ravvisare i germi di una coscienza fertile, schiacciarsi improvvisamente e acriticamente sulle istanze più becere di quel passato che per vent’anni e più si sono vantati di combattere. E non parlo tanto della dirigenza della cds sinistra, che in molti, troppi casi di quel passato è stata complice attiva; parlo proprio del corpo elettorale, degli strati sociali che dai movimenti no-global fino ai girotondi, avevano (ri)animato un tempo esangue, lasciando credere che una riscossa alla fine del tunnel fosse ancora possibile. Ora è proprio questa silente speranza civica che la nuova liturgia della Speranza ha travolto e stroncato; al grido del “si salvi chi può”, è partita l’ultima corsa all’oro, ovvero, al saccheggio di ciò che a fatica e con tenacia era stato lentamente e gelosamente salvato. Occorre partire da qua: non è il Rottama Italia l’abracadabra capace di rescuscitare le pratiche economiche parassitarie e insulse del passato più bieco; è il costume economico degli italiani, che su qul parassitismo e su quella economia d’accatto era proliferato sotto la forma di un falso benessere, dell’oro degli stolti, che oggi, colpito dalla crisi, rinnova le sue voraci richieste, come un nido di pulcini ciechi affamati inetti e vocianti, al cui capezzale il governo rondine si affanna a portare quanti più tributi gli riesce, a qualunque costo. È questa l’immagine della disfatta. L’unica soluzione, per come la vedo io, è ripartire dai circuiti virtuosi, ovvero da quei settori che hanno da tempo abbandonato il nido, e seppur carichi di zavorre, e continuamente bersagliati dagli emissari del governo rondine che pattugliano i cieli per strappare loro dalla bocca i frutti legittimi e buoni che hanno raccolto, si rifiutano di scendere a terra, e ostinatamente e coraggiosamente, continuano a volare. Occorre ripartire da questi sparuti brandelli di cittadinanza, partire da nuove progettualità, via via più ampie e ambiziose, capaci di rimetterli a sistema; partire dalla pratica quotidiana, dal convincimento empirico, dalla persuasione operativa, dal recupero di chi è tentato di abbandonare, di lasciare, di volare via, verso altri cieli; uscire dai gusci, costruire il tempo nel quale avere tempo per interagire, per contaminarsi, per incontrarsi, per fare insieme. In una parola, ripartire da una idea di società, che per poter vedere realizzata al di fuori di noi, dobbiamo innanzitutto riuscire ad essere, noi!

  2. domenica, ottobre 12, 2014 at 23:14

    Hai ragione: “non è il Rottama Italia l’abracadabra capace di rescuscitare le pratiche economiche parassitarie e insulse del passato più bieco; è il costume economico degli italiani, che su sul parassitismo e su quella economia d’accatto era proliferato sotto la forma di un falso benessere”. Consiglio a tutti la lettura di Angelo Bolaffi, Cuore tedesco, Donzelli. Mi sembra un libro da meditare profondamente.
    Dovremmo smetterla di far di tutt’erbe un fascio, e chiamarlo “capitalismo finanziario”, “neoliberismo” e altre genericità nulladicenti, che con la rovina (perché questa è un fatto, sembra) del paese hanno poco a che vedere (è neoliberismo l’Ilva? Il patto con la mafia? L’Expo annaspante e corrotta? Il Moses inutile e corrottissimo? Burlando, il re del cemento, che adesso si impanca a difensore del territorio dopo essere stato quello che lo ha distrutto, a Genova e dintorni? Il Tar che blocca certo infaustamente un appalto perché chissà con che schifezze di trucchi sarà stato concesso, e questo litigio che tutte le televisioni e i giornali chiamano “burocrazia”, in modo che venga esaltato il decreto Sblocca-Italia contro la burocrazia? Quando è il decreto cementificatore per eccellenza, che moltiplicherà (con la complicità di moltissimi) a dismisura i dissesti idrogeologici e la rovina dei paesaggi? È il capitalismo finanziario che impedisce all’Italia di spendere tutti i finanziamenti europei che ha o di ottenere tutti quelli che le spetterebbero, se le amministrazioni fossero capaci di avere progetti degni del nome? La liturgia della speranza, dici? Mah, il cinismo sembra piuttosto il ghigno che Pulcinella fa alla disperazione.

  3. Claudio
    martedì, ottobre 14, 2014 at 14:34

    Il neo-liberismo non è affatto una categoria astratta o fumosa,è sufficiente che diate una occhiata agli articoli dello stesso J.Stiglitz (uno tra i più noti economisti di fama mondiale) per rendersi conto della natura delle critiche che egli rivolge al neo-liberismo.
    Io direi piuttosto che nello Sblocca Italia confluiscano due tipi di fattori,uno che sarebbe quello di creare pericolosamente un terreno fertile per gli illeciti di varia natura (secondo la tipica mentalità della politica italiana,sopratutto quella parte che convive con iteressi criminali),l’altro che deriva dalle pressioni dei mercati,per i quali i vincoli di varia natura (ambientali,paesaggistici,sociali,lavorativi,i vincoli democratici e persino quelli costituzionali) rappresenterebbero solo un’ostacolo per la crescita e lo sviluppo (crescita e sviluppo,queste due parole vengono usate in maniera strumentale da parte del mondo politico e finanziario).

  4. martedì, ottobre 14, 2014 at 16:02

    Non volevo infatti sostenere che il neo-liberismo sia in sé una categoria fumosa: ma sostenere che non dice nulla di ESPLICATIVO rispetto alle cause delle specifiche magagne di cui ho dato una lista. Non mi consta che là dove esso vige più incontrastato si verifichino necessariamente fenomeni come: mafia; evasione fiscale crescente e impunita; corruzione crescente e impunita; appalti guidati con bandi scritti in funzione delle imprese cui saranno assegnati (questo è alla base dei ricorsi successivi, vedi puntuale descrizione che Rizzo dà nei suoi libri di questo meccanismo); per non parlare di: violazioni sistematiche delle norme, ad esempio sanitarie, ambientali eccetera, che ci sono, e che le amministrazioni e il governo non costringono ad applicare, salvo lamentarsi se se ne occupa la magistratura (Ilva e Solvay fra mille altre. Attenzione: nessuno chiede una deregulation, vincoli e regole ci sono eccome, ma basta fregarsene!).
    Quanto poi a Genova, perché non andate a rileggervi, a proposito di Burlando, IL PARTITO DEL CEMENTO di Preve e Sansa? Proprio a Genova e dintorni ha tanto operato il Presidente della regione Liguria Burlando, che oggi accusa la “burocrazia”! Belli, vero, i suoi piani urbanistici, la sua difesa del territori e degli equilibri idrogeologici? A colpi di normative sulle concessioni demaniali, la cui applicazione è stata invariabilmente accompagnata da speculazioni edilizie selvagge! Ma è forse in base a una razionalità economica che Burlando e i pari suoi hanno incoraggiato questa dissipazione foriera di catastrofi? No, e io mi chiedo perché ho tanta difficoltà a far passare un concetto che mi pare semplice. Burlando e i pari suoi non sembrano affatto mossi dalla logica del profitto economico (la maggior parte dei porticcioli sono in perdita, i vani costruiti restano vuoti, in compenso ogni disastro costa allo Stato molte volte le spese che servivano per prevenirlo). Sembrano invece mossi dall’arte assai più antica di incassare consenso politico: in termini di voti e appoggi di ogni tipo (compresi quelli di centinaia e centinaia di piccole imprese edili), da incassare alienando in cambio risorse pubbliche, roba che loro avrebbero dovuto tutelare e non dissipare. Qualcuno mi spiega se è parte della dottrina neoliberistica di prescrivere agli amministratori un comportamento tanto contrario alla loro funzione? Perché nei libri di Alberto Vannucci questa si chiama corruzione. Arlecchino, l’amministratore, serve due padroni, cioè l’interesse pubblico (la cittadinanza, noi: il padrone ufficiale) e anche il privato che vuole fare il porticciolo (o cementificare la collina). Solo che il secondo padrone lo serve di nascosto e sottraendo risorse al primo padrone.E non c’è bisogno di illegalità apparente per questo, anzi!!!! Basta fare delle normative che rendano legalissimo regalare i demanii al miglior offerente di consenso immediato e pacchetti di voti. Se qualcuno poi obietta che si tratta in ogni caso di deregulation, allora ricordi che Rizzo ha calcolato in 360 circa le norme e i cavilli che da noi rendono possibile manovrare (schifosamente) le gare di appalto (a fronte di una media di 90 nei paesi UE). Insomma, caro Claudio, non sarà troppo onore dare del “neoliberale” ad Arlecchino?

  5. Giacomo Costa
    mercoledì, ottobre 15, 2014 at 18:57

    Diversamente da Roberta, credo che il “neo-liberismo” sia un concetto molto vago. Claudio sostiene che non è così, perché ad esempio l’economista statunitense premio Nobel Joseph Stiglitz lo attacca. Ma bisogna vedere in quale sua variante Stiglitz lo attacca. E quale proposizione di tale versione Stiglitz metta in discussione. Sarebbe interessante se Claudio volesse essere un po’ più preciso su questo. Parrebbe anche che Claudio pensi che il decreto sblocca-Italia sia almeno in parte ispirato al neo-liberismo. Distingue in tale provvedimento due aspetti: il fatto che rimuova vincoli amministrativi e legislativi e quindi faciliti la malversazione e la corruzione, e il fatto che consideri i vincoli come degli intralci alla corsa all’arricchimento privato. A rigore alcune semplificazioni legislative ben pensate potrebbero sfavorire la corruzione. D’altro lato, qualunque speculatore, e anche la Mafia considera i permessi, le autorizzazioni, i controlli, ecc. Alcuni pensatori neo-liberali suggerirebbero che vi sono dei campi in cui il comportamento individuale auto-interessato può risultare auto-regolante, non che non vi sia bisogno di regole. Ma naturalmente, si ritorna al problema della definizione. E se uno, magari Claudio, vuole vedere in Vito Ciancimino un esponente del neo-liberismo, come e perche’ dissuaderlo?

  6. Corrada Cardini
    mercoledì, ottobre 29, 2014 at 19:01

    Credo che in Italia la cosa da NON fare sia continuare a volare. proprio mentre certa sinistra oscillante tra massimalismo e demagogia, volava ( peraltro piuttosto basso e con molte scivolate nella palude) l’Italia vedeva il suo assetto produttivo e finanziario collassare e corruzione e illegalità dilagare. Stiamo continuando a credere che le belle idee rispondano ai problemi concreti e diano soluzione percorribili ai processi storici e ai loro corollari pratici. Mi dissocio. profondamente. Non abbiamo bisogno di belle coscienze arroccate nei propri castelli, ben al di sopra della nebbia che invade la pianura, abbiamo bisogno di gente che è disposta a sporcarsi le mani, a tentare di aprirsi un varco nella caligine, disposta ad accendere fuochi dove c’è cenere e ristagno d’acque.

  7. mercoledì, ottobre 29, 2014 at 19:23

    Grazie a Corrada per il suo commento, e però non vedo cosa c’entri qui il volare alto. Cemento, movimento terra, privatizzazione dei demani e dissipazione di risorse ambientali oltre che paesaggistiche (cioè turistiche) sono il cuore della corruzione, di quella illegale come di quella legale, come tutta la recente ricerca dimostra (rinvio in particolare all’ultimo libro di Giavazzi e Barbieri e a tutti quelli di Alberto Vannucci). Per non parlare delle Grandi Opere, Mose compreso. Dunque il cuore della battaglia contro illegalità e mafie oltre che contro un modello di sviluppo incontrastato da vent’anni, e talmente efficiente che appunto se ne vedono gli effetti sull’odierno “assetto produttivo e finanziario” del paese. In ogni caso io ne approfitto per segnalare l’appello di Libertà e Giustizia, qui: http://o.contactlab.it/ov/2002030/965/zY116QO4%2FvP4VEvyehmzYXERWE60HrSzCtN4HVkEQocY%2Fx5FndcuUyTkPkNfq7mb

  8. Stefano Cardini
    giovedì, ottobre 30, 2014 at 16:40

    Il problema, soprattutto in materie che hanno a che fare con questioni tecniche non banali (come il sistema degli appalti pubblici, la tutela del patrimonio culturale, ecc) è che a un certo punto si è costretti a scegliere a chi credere. E dopo molti anni trascorsi a dare credito a schiere di esperti, sovraintendenti ecc di ogni sorta, dopo anni di lettura di libri denuncia, di inchieste, di manifesti, avendo riscontrato come il nostro sistema normativo e burocratico, a parole orientato alla trasparenza e alla tutela, si sia dimostrato nei fatti terreno ideale, con la sua farraginosa complessità, alla deresponsabilizzazione e alla corruzione immobilista e/o predatoria del territorio da parte di amministratori e di privati, si perde un po’ la fiducia. Riconosco di non avere conoscenze sufficientemente approfondite né del decreto né dello stato del nostro patrimonio per valutare il possibile impatto dello Sblocca-Italia. So però che decenni di esercizio delle amministrazioni, sovrintendenze incluse, non hanno tutelato un bel niente, anzi. Senza sarebbe stato peggio? C’è da dubitarne. Questo non è ancora un motivo valido per metterne in discussione ruolo, competenze ecc. Ma forse per assumere un atteggiamento prudente nei confronti di tanto allarme, sì.

  9. Giueppina D'Urso
    lunedì, novembre 3, 2014 at 10:36

    Arrivo un po’ tardi a leggere quest’articolo, che mette molta amarezza interiormente per lo stato di degrado totale a cui è giunta l’Italia. Seguo lo “Sblocca Italia” tramite Greenpeace, che si sta adoperando per evitare il peggio.
    Purtroppo l’agire dei politici è solo lo specchio della mentalità diffusa. A un supermercato, per fare un esempio banale, una signora diceva che non c’è bisogno di andare tanto per il sottile con la spazzatura perché tanto finisce tutto nello stesso bidone. È il sintomo dell’interesse per l’ambiente, è un piccolo esempio di mali profondi. Del resto guai a toccare alla grande maggioranza delle persone il proprio orticello dove coltiva ciò che lei in un suo libro chiama il “particulare” facendo riferimento al Guicciardini. Di questo particolare non fa certo parte la sensibiltà per la terra in cui viviamo. Del resto: 1. spesso mi sono sentita dire che la “natura è morta”, evviva quindi il cemento (magari della lupara biaca per mettere il silenziatore a chi dà fastidio); 2. vivo a Firenze, da dove è noto proviene Renzi, che in questo momento è una città colabrodo, piena di lavori in corso che mi chiedo retoricamente quali tasche debbano andare a foraggiare.

  10. Corrada Cardini
    lunedì, novembre 3, 2014 at 16:07

    Mi rendo conto che la quantità e la qualità dei problemi sul tappeto è tale che sembra impossibile trovare l’approccio giusto e utile per iniziare una risalita dal marasma in cui il paese sembra inesorabilmente finito. Per volare alto intendevo quegli interventi magari risuonanti in vaste piazze, o all’interno di gruppi selezionati, di facile e immediata percezione, apparentemente suggestivi, ma in realtà destinati solo a bloccare ogni tentativo di modificare un assetto complessivo, legislativo e amministrativo, che sta ogni giorno di più dimostrando di non reggere più. Non so quanto di quello che questo governo sta cercando di fare, possa poi funzionare alla prova dei fatti, ma col tempo e l’esperienza ho imparato a temere le piazze isteriche, i circoli accademici e i salotti eleganti, oltre ai titoli dei media. L’età, ahimè, mi sta rendendo impaziente e insofferente… Non so neppure quanto questo pianeta sia in grado di resistere alla pressione del postcapitalismo planetario prossimo futuro e delle pseudodemocrazie che ne rappresentano il volto politico. Ma non stiamo trovando altre e migliori strade. E dobbiamo camminare dove è tracciato il percorso. Più banalmente (se possibile!), tutto meglio dell’arroccamento. Di fronte ad una serie infinita di errori ed omissioni, di anarchia e impunità, sento, fortemente, il bisogno di guardare oltre, vedere le cose da altri punti di vista, mescolare le carte e poi, solo poi, senza particolari illusioni, ma con un pizzico di speranza, prendere atto e valutare.

  11. martedì, novembre 18, 2014 at 10:20

    Ringrazio Roberta Monticelli, che seguo da molto tempo anche per le comuni ascendenze fenomenologiche, per questo impegno di denuncia civile che risponde ad un sentimento quasi sempre assente in Italia: l’indignazione per l’erosione dello spazio pubblico. Qui da noi il neoliberismo, su cui hanno argomentato gli interventi precedenti, ha assunto una natura perticolare. Si è radicato in una lunga tradizone, tutta italiana, di difesa del “particulare”. In molti Paesi liberisti lo Stato è minimo, ma quello spazio, pur minimo, resta fuori dalla mischia, esiste un minmo di etica collettiva. Da noi lo spazio delle Istituzioni è ben più ampio ma chi opera in esse, non avendo alcun senso del bene collettivo (paro per esperienza diretta), persegue interesse privati. Il problema nostro, dunque, ancor prima della difesa dal neoliberismo, è la costruzione di uno spazio pubblico nella coscienza collettiva. Chi come me si occupa di scuola e di pedagogia è convinto che molto si giochi sulla formazione delle nuove generazioni, essnedo molti adulti ormai irreuperabili. Per questo lavoro con gli insegnanti per obiettivi formativi che coniughino apprendimendo dei saperi e costruzione del collettivo (prima di tutto nella classe). Il collettivo è il luogo in cui per vivere meglio e con gli altri, accetto qualche limitazione alla mia libertà individuale. I bambini cominciano a sperimentarlo fin dalla scuola dell’infanzia, se hanno insegnanti consapevoli. Questo nostro lavoro a scuola è oggi molto più difficile di ieri. L’autonomia scolastica, con cui lo Stato ha rinunciato a molti compiti nella scuola (penso ad esempio alla formazione continua degli insegnanti, all’ingresso dei privati, alla liberalizzazione delle iscrizioni, ecc.), ha creato un contesto di crescente individualismo. La “pedagogia bancaria” , come diceva Paulo Freire, si sta gradualmente sostituendo alla pedagogia come emancipazione dei soggetti. A questo indirizzo potete leggere una mia analisi sulle riforme che ci hanno condotto a questo punto (realizzate in gran parte dai governi di centrosinistra). Per concludere; credo che, sull’esempio di Roberta De Monticelli, dovremmo tornare tutti ad impegnarci concretamente per un progetto comune di riscostruzione dello spazio collettivo, denunciando e facendo gruppo nella società, a cominciare da ciò che conosce meglio. UN saluto a tutti.

    http://www.enricobottero.com/insegnare/?page_id=33

  12. Paolo Barbieri
    venerdì, gennaio 16, 2015 at 15:33

    I mille disastri in cui si ritrovano immersi il Paese e la Cittadinanza, sono tutti figli di uno solo: la mediocrità assoluta dei delegati al Parlamento.

    E come potrebbe essere diversamente quando nel suo luogo-istituzione per eccellenza, il Parlamento, dal dopoguerra ad oggi, la qualità dei suoi occupanti è passata da Calamandrei, Einaudi, De Nicola, Croce, Parri, Terracini e simili, a Cuffaro, Cosentino, Dell’Utri, Previti, De Gregorio, Genovese e altri simili o peggiori, Scaiola, Clini, Razzi e Scilipoti… Come potrebbe essere diversamente?

    No, non sono le teorie economiche le cause di degrado e declino, ma le pratiche quotidiane di questi individui certamente non adatti ad occuparsi del “bene comune” e tantomeno delle “palanche comuni”.

    E solo cambiando la qualità di quei delegati si potrà sanare il Paese! Mentre non ce la faremo correndo dietro ad ogni misfatto che ci verrà ammanito dalla casta, perchè ne aprirà sempre di nuovi! Noi saremo divisi in mille comitati e loro in mille compatti per i loro obiettivi!

    Ora succede che il “ceto colto e riflessivo”, quello che per destino naturale, dovrebbe occuparsi della conduzione del Paese, sia stato espulso dalle istituzioni ed emarginato dai partiti e si ritrovi a fare “politica” nelle piazzette e nei teatri delle città, denunciando e denunciando con diversi soggetti dell’informazione, analizzando, scrivendo libri ed editoriali, lanciando appelli e allarmi, ma senza riuscire a cagliare una reazione,a produrre effetti conseguenti.

    Ma succede anche, da tempo, che la società diffusa, pur nella sua naturale semplicità, pur nel suo naturale rozzo arrangiarsi comportamentale, sia ormai consapevole che l’andazzo presenti cmq un saldo negativo, quando lo Stato funziona sempre meno o per nulla: sanità, giustizia, scuola, trasporti, infrastrutture,tasse, ecc.. Ed infatti la demoscopia rileva che il rifiuto per l’offerta politica raggiunge il 97%…

    Parrebbe dunque che le condizioni per un cambiamento ci siamo e molto molto ampie. Ma pare anche evidente la mancanza di un raccordo tra l’elite e la società diffusa, che manchi il “corpo intermedio” capace di cagliare, coagulare, innescare il processo.

    Corpo intermedio che non possono essere i partiti, of course, ma che può certamente essere quell’associazionismo di qualità, conosciuto e riconosciuto come “altro” rispetto alla politica: Libera di don Ciotti, la Rete delle Associazioni per l’Acqua Pubblica, CittadinanzAttiva, Libertà e Giustizia e tutta una miriade di altre entità nelle quali hanno cercato rifugio e condivisione i Cittadini.

    Bene! è tempo maturo che qualcuno tra Rodotà, Zagrebelscky, Carlassare, De Monticelli, Settis, Carlin Petrini, Imposimato ecc., alzi la cornetta e chiami qualcuno dall’altra parte e si avvii il processo, in collaborazione stretta coi “denunciatori professionali” dell’informazione.

    Processo he non è detto debba essere quello tradizionale delle elezioni, che a questi punti ci ha portato, ma potrebbe essere quello della Sovranità Popolare “Realizzata”, che non può essere solo un intercalare retorico essendo ancora l’articolo UNO, NON PER CASO, della Costituzione, che esercita la Democrazia Diretta Propositiva dgli articoli 50 e 71, per un risultato più sicuro e vicino.

    Il progetto è pronto e in cerca d’autori!

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