Origini d’Europa. Parole e principi che dovrebbero rientrare nella definizione di un canone europeo

mercoledì, febbraio 18, 2015
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 «Qualcun altro avrebbe parlato di “radici” … Non fa parte del mio vocabolario. La parola “radici” non mi piace, e ancor meno l’immagine che evoca. Le radici affondano nel suolo, si contorcono nel fango e si sviluppano nelle tenebre. Trattengono l’albero prigioniero da quando nasce e lo nutrono in virtù di un ricatto: “Se ti liberi, muori”.
Gli alberi si devono rassegnare, hanno bisogno delle radici: gli uomini, no. Noi respiriamo la luce, aspiriamo al cielo e, quando veniamo ficcati sotto terra, è per marcire. La linfa del suolo natale non risale dai piedi alla testa; i piedi servono solo per camminare. A noi importa solamente delle strade: sono le strade che ci guidano – dalla povertà alla ricchezza oppure a un’altra povertà; dalla schiavitù alla libertà o alla morte violenta […] le strade non spuntano dal suolo a caso, dove germoglia un seme. Come noi hanno un’origine. Un’origine illusoria, perché le strade non hanno mai un punto di partenza reale. Prima di quella curva ce n’era già un’altra; e prima di questa un’altra ancora. L’origine diventa irreperebile, giacché a ogni incrocio si incontrano altre strade che hanno altre origini. Se si dovesse tener conto di tutte le confluenze, si farebbe cento volte il giro della terra. […]»

Ecco da questa immagine tratta dal prologo di Amin Maalouf al suo libro “Origini” si può partire. La contrapposizione tra origini e radici richiama la storia d’Europa  segnata dai tentativi in continua evoluzione di conciliare lo spazio delle ragioni (faccia a faccia = persone) e del potere (appartenenza = gerarchia-sovranità), l’etica e la logica da un lato e la politica dall’altro.

Introduzione e guida alla lettura

Questo testo è un tentativo “aperto” di ripercorrere e riscoprire  insieme il cammino dell’Europa proponendo letture di brani di autori diversi collegandoli più per tematica che per epoca o luogo in cui sono stati scritti.   Aperto perché vorremmo che il lettore partecipasse attivamente alla evoluzione del testo, sia valutando e commentando quanto proposto sia  proponendo lui stesso nuove tematiche e nuovi brani. E ci piacerebbe che il tutto fosse rivolto all’obbiettivo di coinvolgere gli studenti. Quindi non un dialogo e confronto tra esperti ma un laboratorio di “book in progress” capace di trasformare i ragazzi da lettori passivi ad attori di ricerca e cambiamento. E’ un percorso tutto da scoprire che passa attraverso varie tappe: la prima con il coinvolgimento degli insegnanti  possibile nel momento in cui vedono nei testi (ed eventuali supporti di corredo) messi a loro disposizione un ausilio a svolgere le loro lezioni ed a comunicare con i ragazzi; la seconda con il coinvolgimento degli studenti non più considerati semplici lettori  ma a cui venga richiesto un contributo di ricerca ed approfondimento che quei testi arricchisca con mezzi e strumenti innovativi. E’ da scoprire come fare e come primo passo che favorisca questa interazione  pubblichiamo la versione attuale del testo sul blog, considerandolo solo un punto di partenza per una ricerca comune. Le varie sezioni sono pubblicate separatamente per consentire al lettore di scegliere quale accedere  e per facilitare l’inserimento di commenti. L’accesso alle sezioni è possibile attivando il collegamento inserito in questa guida alla lettura.

Il filo conduttore proposto può essere sintetizzato nella metafora del pesce che nel romanzo “Il  vecchio  e  il  mare”  di Ernest Hemingway  finisce spolpato dagli squali prima di arrivare in porto. Fu usata da Spinelli al Parlamento europeo a proposito del suo progetto di Europa politicamente, e non solo economicamente, unita,  ma potrebbe essere estesa alla contrapposizione tra valori ed interessi che costantemente sperimentiamo nella nostra vita.  Viviamo sulla nostra pelle la necessità di superare questa contrapposizione trovando il modo di conciliare i due mondi del “faccia a faccia” o delle relazioni interpersonali e dell’ “appartenenza” alle comunità che frequentiamo. Alle caratteristiche di questi due mondi sono dedicate le prime sezioni del testo.

L’Europa è stata sia uno spazio dove si sono affermati principi e valori che ne hanno fatto  un modello e una calamita fortissima per il resto del mondo sia un continente dilaniato da guerre e da interessi nazionalistici. Questa forza intangibile è, per dirla in parole semplici, la modernità. Come i nostri fidati libri di storia ci hanno insegnato, la modernità è il prodotto di fenomeni squisitamente europei che abbiamo cercato di sintetizzare nelle sezioni “Libertà di coscienza e riforma protestante”, “Stato moderno”, “Laicità liberale”, “La rivoluzione della dignità”, “Giustizia e legalità”.

Durante la seconda guerra mondiale  in uno scenario di esseri umani tormentati, affamati, angosciati e smarriti che guardano a bocca aperta le rovine delle loro città e delle loro case, a Ventotene, piccola isola del Tirreno, nasce l’idea di ricostruire la Famiglia Europea  fondata sul principio della libertà che impone “un grandioso processo storico a tutti gli aspetti della vita sociale, che non lo rispettassero”. Un breve estratto di questa analisi svolta nella prima parte del Manifesto di Ventotene è contenuto nella sezione “ Libertà e appartenenza”.

Al termine della guerra dal patrimonio culturale europeo riscoperto per le sofferenze patite ed arricchito dall’esigenza di riconoscere diritti sociali  nasce il “Costituzionalismo” di cui parliamo nella sezione omonima che mette al centro la dignità della persona che deve poter esercitare i propri diritti nella vita concreta . E nella sezione “Diritti e confini” accenniamo brevemente al tema della globalizzazione dei diritti da riconoscere senza limiti di spazio e di tempo in un continuo attraversamento di frontiere.

Nelle sezioni “Il Manifesto di Ventotene”“Europa, stato sociale e mercati” riprendiamo il discorso sulla nascita ed evoluzione del progetto della Unione Europea. Due visioni si confrontarono fin dall’inizio: quella federalista che avrebbe voluto la costruzione degli Stati Uniti d’Europa seguendo l’esempio degli Stati Uniti d’America e quella funzionalista che pensava che una progressiva integrazione economica fra gli stati europei avrebbe messo in moto un ingranaggio lento ma inarrestabile, il cui funzionamento avrebbe automaticamente prodotto, in un futuro indefinito ma certo, la loro integrazione politica. Vinse la visione funzionalista che ha promosso un processo di costruzione di una Unione Europea basata su Trattati tra  stati membri riluttanti a cedere sovranità. Dall’Europa dei Trattati all’Europa dei Mercati il passo è breve: in entrambi prevalgono gli interessi sui valori con la conseguenza che gli interessi dividono ed i valori che potrebbero unire vengono accantonati. La contrapposizione valori – interessi si mimetizza in quella formiche –cicale dove queste ultime, considerate colpevoli, meritano i sacrifici che vengono loro richiesti (mi dicono che un bellissimo film da consigliare sia “I lunedì al sole” del 2002 di Fernando Leòn de Aranoa; lo cercherò). Il processo di costruzione della Ue racconta delle difficoltà di conciliare interessi di tanti paesi diversi e di arrivare a decisioni condivise. Percorso difficile ma inevitabile finché non si trova il modo di passare da un modello di Ue basato sui Trattati ad un modello di leadership istituzionalizzato con un mandato democratico. Trasformare l’Unione in una comunità di destino significa diffondere solidarietà e sentimenti di appartenenza all’Ue nel suo complesso, non solo verso le nazioni o regioni che la compongono. Questi sviluppi sono necessari se l’Europa vuole uscire dal suo malessere. Spinta proprio dalla gravità della crisi l’Ue va scoprendosi comunità di destino quale non è stata mai. Sente pur tra mille difficoltà e diffidenze tra paesi creditori e debitori la necessità di unificare la politica fiscale e il debito in modo da mettere stati,  imprese e cittadini di paesi membri diversi in grado di accedere ai finanziamenti a parità di condizioni. La maggiore preoccupazione circa il federalismo riguarda la perdita della sovranità nazionale. Tuttavia , per avere senso, la sovranità deve riferirsi a  un reale controllo sugli affari della nazione. Non si può cedere qualcosa che già si è perduto. Il potere dei singoli stati nell’arena globale è debolissimo, In questa categoria  è possibile includere una vasta gamma di problemi: lo strapotere dei mercati obbligazionari tanto più forti quanto più distanti e impersonali; l’immigrazione e la gestione delle frontiere; la lotta ai cambiamenti climatici; la lotta alla criminalità; la prevenzione e il controllo delle malattie e molti altri. Il fondamento logico per una condivisione accresciuta della sovranità all’interno della Ue è  “un valore aggiunto di sovranità”.  Collaborando gli stati membri acquistano una maggiore influenza reale nel mondo di quanto potrebbero fare come singoli attori. In altre parole, ciascuno di essi registra un guadagno netto. Questo effetto non si limita alle decisioni comuni. Grazie al sostegno implicito che deriva dalla loro adesione all’Ue, anche quando agiscono in proprio i singoli paesi hanno più influenza di quella che avrebbero altrimenti.

Nelle sezioni “Europa e diritti” e “Europa interculturale” partiamo dalla Carta dei diritti fondamentali della Ue per riflettere sulla necessità di costruire una vera cittadinanza europea cosciente che, come si afferma nel Preambolo della Carta, il riconoscimento dei  diritti in essa contenuti  “fa sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri come pure della comunità umana e delle generazioni future”.

Nell’ultima sezione “Rinnovamento” un breve spunto per riflettere sul “dubbio” e sulla funzione di “nutrimento” che possono  svolgere le comunità di appartenenza che non impongano identità esclusive.
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Di seguito, i link alle diverse sezioni. Nel canale Canone europeo, l’intero documento commentabile sezione per sezione. Qui l’intero documento scaricabile in formato Pdf
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- Origini d’Europa/1 – Faccia a faccia

- Origini d’Europa/2 – Appartenenza

- Origini d’Europa/3 – Libertà di coscienza e riforma protestante

- Origini d’Europa/4 – Stato moderno

- Origini d’Europa/5 – Laicità liberale

- Origini d’Europa/6 – La rivoluzione della dignità

- Origini d’Europa/7 – Giustizia e legalità

- Origini d’Europa/8 – Libertà e appartenenza

- Origini d’Europa/9 – Costituzionalismo

- Origini d’Europa/10 – Diritti e confini

- Origini d’Europa/11 – Il Manifesto di Ventotene

- Origini d’Europa/12 – Europa, stato sociale e mercati

- Origini d’Europa/13 – Europa e diritti

- Origini d’Europa/14 – Europa interculturale

- Origini d’Europa/15 – Rinnovamento

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