Medicina e referendum – di Claudio Rugarli

lunedì, ottobre 31, 2016
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo, ringraziando il Professor Claudio Rugarli, eminentissimo clinico e studioso, uno dei fondatori del nostro Ateneo, autore di molte pubblicazioni scientifiche e anche filosofiche sulla medicina, per aver accettato l’invito a usare questo nostro spazio per partecipare a un civile dibattito sul referendum che ci aspetta.

 

Medicina e referendum

di Claudio Rugarli

Ho seguito con interesse il dibattito televisivo tra il Presidente del Consiglio e il professor Gustavo Zagrebelsky e avrei difficoltà a dire chi ha vinto perché mi è sembrato che i due contendenti si sfidassero praticando due giochi completamente diversi. Invece, il dibattito mi ha fatto venire in mente alcuni problemi pertinenti alla medicina che potrebbero spiegare, per analogia, la singolare peculiarità di questo confronto.

Esistono farmaci, principalmente chemioterapici anti-tumorali, che hanno gravi effetti collaterali. Ne cito uno per tutti: la ciclofosfamide, che è impiegata, oltre che in oncologia, anche in varie malattie immunopatologiche. Ebbene, la ciclofosfamide ha degli effetti collaterali molto seri: per citare solo i più importanti, può fare diminuire nel sangue i globuli bianchi, facilitando le infezioni, o ridurre quei frammenti cellulari che si chiamano piastrine e che servono a frenare le emorragie, causando sanguinamenti. Per di più può provocare infiammazione emorragica della vescica e, in casi estremi, anche indurre, di per sé, la comparsa di tumori. Un farmacologo che si arrestasse a questi effetti riterrebbe la ciclofosfamide un farmaco pericoloso e da bandire.

Ma un clinico potrebbe ribattere che esistono condizioni morbose nelle quali non impiegare la ciclofosfamide è di gran lunga peggio che rischiare i suoi effetti collaterali, Per fare solo un esempio, la granulomatosi con poliangite (un tempo chiamata granulomatosi di Wegener, ma l’eponimo è stato poi epurato perché si è scoperto che il dottor Wegener era stato nazista) era comunemente mortale, ma con l’impiego della ciclofosfamide è divenuta facilmente controllabile. Perciò, siccome, fortunatamente, in medicina farmacologi e clinici collaborano più di quanto facciano professori e politici, questo farmaco è oggi impiegato in alcune indicazioni e con le dovute cautele.

Quali sono le analogie con la politica? Ho grande stima del professor Zagrebelsky che ho anche avuto la fortuna di conoscere personalmente, ma, assistendo al dibattito, non ho potuto sottrarmi all’impressione che si stesse comportando come quel farmacologo che bandirebbe la ciclofosfamide prescindendo dalla clinica. Sono un medico e totalmente insipiente in materia di diritto costituzionale, argomento sul quale il professor Zagrebelsky è un riconosciuto maestro. Perciò non mi azzardo a criticare quello che ha detto in polemica con Renzi, ma penso che mi sia consentito rilevare che ha completamente sorvolato sulle possibili conseguenze della bocciatura della riforma costituzionale che sarà oggetto del referendum.

Alcuni politici che condividono le stesse posizioni negative del professor Zagrebelsky rifiutano di essere qualificati come conservatori e sostengono che la vittoria del no aprirà le porte alla vera e buona riforma costituzionale. Ma osservo che dopo il no non ci sarà la repubblica dei filosofi cara a Platone, ma si sarà nelle mani di Grillo, Brunetta, Salvini e la Meloni, che mi sembrano molto lontani dalle finezze del professor Zagrebelsky (è vero che tra gli oppositori alla riforma ci sono anche politici di sinistra e altri personaggi di straordinaria caratura intellettuale, ma credo che sarebbero sopraffatti dalle schiere dei loro attuali compagni di strada, in un panorama politico nel quale il partito democratico sarebbe molto indebolito). Aggiungo che non solo non muterà il sistema attuale che ha già dato pessime prove, ma anche che ci si troverà con la sopravvivenza di un senato da eleggere con legge diversa da quella per ora in vigore solo per la Camera dei Deputati e non sarà facile trovare l’accordo per una nuova legge, data la propensione alla litigiosità degli italiani. Non mi sembra azzardato prevedere un periodo di instabilità politica che indebolirebbe il nostro paese in Europa, in un momento in cui ha molto bisogno di comprensione, e che presterebbe il fianco alla speculazione dei mercati internazionali contro i nostri titoli di stato. Così, oltre alla crisi politica si potrebbe avere anche una crisi economica.

Sono stato troppo catastrofico? Certamente le mie sono ipotesi, ma che non mi sembrano infondate o per lo meno non meno fondate dell’ipotesi che, in caso di vittoria del no, non succeda nulla di grave. La teoria dei giochi d’azzardo suggerirebbe di non correre questi rischi . Perciò, dato che la mia ignoranza di diritto costituzionale non mi proibisce di pensare con la mia testa e che trovo non perfetta, ma complessivamente positiva la riforma della costituzione oggetto del referendum, quando sarà il momento io voterò un sì convinto.

 

 

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10 commenti a Medicina e referendum – di Claudio Rugarli

  1. Claudio
    mercoledì, novembre 2, 2016 at 22:04

    “Ma osservo che dopo il no non ci sarà la repubblica dei filosofi cara a Platone, ma si sarà nelle mani di Grillo, Brunetta, Salvini e la Meloni, che mi sembrano molto lontani dalle finezze del professor Zagrebelsky”

    Bè guardi,altrove,su alcuni blog di MicroMega,ci sono alcuni che nei loro commenti dicono di votare SI per il semplice motivo che al fronte del NO si uniscono anche quelli di Casapound.Questo per dirle che la sua è una argomentazione fallace,in quanto valuta una posizione tenendo conto anche di caratteristiche ideologiche di una parte degli aderenti al fronte del NO.

    “Aggiungo che non solo non muterà il sistema attuale che ha già dato pessime prove”

    Intende dire che la responsabilità dello stato attuale delle cose dipende dall’attuale bicameralismo paritario?

    “assistendo al dibattito, non ho potuto sottrarmi all’impressione che si stesse comportando come quel farmacologo che bandirebbe la ciclofosfamide prescindendo dalla clinica”

    Non è paragonabile allo scontro tra Renzi e Zagrebelsky per il semplice motivo che mentre lo scontro tra il farmacologo e il clinico avviene comunque su un terreno meramente scientifico,ove è possibile avere dei dati oggettivi,quello tra Renzi e Zagrebelsky è uno scontro tra due concezioni non facilmente conciliabili,ossia,tra una visione puramente politico-economica della riforma e dell’impianto costituzionale’,e una visione essenzialmente storico-giuridica.Il problema qui è capire quale delle due concezioni debba prevalere sulla nuova configurazione dell’impianto costituzionale,perchè secondo me la riforma altera tale equlibrio in maniera inadeguata.

  2. Roberta De Monticelli
    venerdì, novembre 4, 2016 at 09:16

    L’intervento di Claudio Rugarli ci interpella, anche se non condividiamo le sue conclusioni, perché mette in gioco un ragionamento essenzialmente consequenzialistico, che è poi quasi sempre alla base dei ragionamenti normativi degli scienziati quando applicano le loro conoscenze, cioè quando diventano tecnici.
    Ma può un ragionamento consequenzialistico essere del tutto adeguato quando si parla di Costituzione? La mia opinione è che non lo è, perché – anche prima di entrare nel merito – alla base di una Costituzione e della sua dottrina c’è il principio che sia la legge a fare il re e non il re la legge. Vale a dire che in ogni caso, anche quelli di riforma della Legge fondamentale stessa, occorra non violare anzitutto quei vincoli formali e sostanziali, la violazione dei quali VANIFICA l’autorità normativa della Costituzione stessa. E questo è quello che succede quando una maggioranza costituzionalmente ILLEGITTIMA, che senza questa illegittimità mai avrebbe potuto prendere l’iniziativa costituente (340 deputati invece che 170: non potevano neppur cominciare!), si erge appunto a governo costituente e MEDIANTE l’illegittimità riforma la Legge fondamentale. Questa è una VANIFICAZIONE completa del principio di legittimità che rende tale una Costituzione. E da questa violazione alcuni di noi sentono perpetrata su se stessi, sui loro più profondi, anche quando ben duramenti messi alla prova, sentimenti di fedeltà alla Repubblica, una violenza che non è a nessun costo tollerabile. Qui cessa il calcolo dei costi-benefici: si tratta di rifiutare un ricatto,il ricatto della contingenza politica, dove è in gioco il VINCOLO IDEALE stesso che solo distingue la politica dalla bassa criminalità.

  3. mercoledì, novembre 9, 2016 at 23:49

    Pregiatissima Pro.ssa De Monticelli sono rimasto affascinato da lei nel vederla ed ascoltarla su un DVD di “Caffè Filosofico”, per la bella qualità energetica umana che percepivo e per avermi fatto entrare con semplicità nella “fenomenologia” di Husserl.

    Qui, però e vincendo l’ammirazione che le tributo, mi pongo nell’ottica di Vito Mancuso: “Chi ama di un amore spirituale ama l’anima, la personalità interiore, la libertà dell’altro; si lascia anche [confutare] e mettere in questione per rinnovarsi e purificarsi, e al contempo sa [confutare] e mettere in questione l’altro per rinnovarlo e purificarlo. Ama l’altro, ma lo ama alla luce della verità, della giustizia, e quindi a volte anche contro il proprio sentimento. Lo ama come essere umano, non come un idolo” (“Io amo”; p. 65).

    Se il palazzo va a fuoco c’è da attendere la decisione (la legge) della “assemblea di condominio” prima di intervenire con delega a chi (il Re) ha da dirigere le operazioni necessarie???

    Su “la Repubblica” del 2/10/16 Eugenio Scalafari assegnava un 2-0 in favore di Renzi nel suo confronto con Zagrebelsky che lo accusava principalmente di tendere alla oligarchia che, nelle parole di Scalfari, per Zagrebelsky “sarebbe l’anticipazione dell’autoritarismo e l’opposto della democrazia rappresentata dal Parlamento che, a sua volta, rappresenta tutti i cittadini elettori”, e continuava, invece, Scalfari: “l’oligarchia è la sola forma di democrazia, altre non ce ne sono, salvo la cosiddetta democrazia diretta, quella che si esprime attraverso i referendum. Pessimo sistema è la democrazia diretta… oggi le vorrebbero i 5 Stelle di Beppe Grillo. Non penso affatto che la voglia Zagrebelsky il quale, però, detesta l’oligarchia. Forse non sa bene che cosa significa e come si è manifestata nel passato prossimo ed anche in quello remoto. L’oligarchia è la classe dirigente, a tutti i livelli e in tutte le epoche. E, se vogliamo cominciare dall’epoca più lontana, il primo incontro lo facciamo con Platone che voleva, al vertice della vita politica, i filosofi… Nell’impero ateniese il maggior livello di oligarchia fu quello di Pericle… che fu ad Atene il punto più elevato di buon governo e purtroppo naufragò con la guerra del Peloponneso e contro Sparta (a Sparta non ci fu mai un’oligarchia, ma una dittatura militare)”.

    E Scalfari continua nella sua disamina storica con le Repubbliche marinare italiane; i Comuni; la DC nel nostro passato prossimo; l’oligarchia comunista con i suoi vertici, al cui sommo c’era la memoria di Gramsci.

    C’è da dire qualcosa sul porre come quesito referendario una materia così complessa come la Costituzione. Corrado Augias, su “la Repubblica” del 1/7/16 così rispondeva in proposito: “è giusto affidare alla volontà popolare diretta qualunque tipo di decisione?… No, risponde la maggior parte dei costituzionalisti. Ci sono argomenti complessi che non possono essere affidati ad un voto diretto di necessità disinformato e umorale. Si possono affidare a questo tipo di voto temi anche complessi, ma che ognuno possa comunque risolvere dialogando… con la sua coscienza: vogliamo introdurre o no il divorzio? Le donne possono, in una certa misura e con i dovuti limiti, abortire?”

    Non si è mai dato che fossero i ‘bambini’ a comandare, né che i figli trascinassero i genitori nelle decisioni importanti che comportano conoscenze, esperienze e consapevolezza, ovvero maturità. Così per i governi che non possono/devono essere alle dipendenze degli elettori. Questo viene impropriamente connotato come Democrazia. È solo “Torre di Babele”, Brexit.

    Nel 1700 Kant aveva già visto e intravisto tutto, quando osservava che «L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a sé stesso. Minorità è l’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di altri. La responsabilità di tale minorità va attribuita all’uomo stesso, quando la sua causa non risiede in una carenza di intelletto, ma dipende dalla mancanza di determinazione e di coraggio nel servirsene, appunto, senza la guida d’altri. Sapere aude!, “abbi il coraggio di servirti del tuo stesso intelletto!”. È questo il motto dell’Illuminismo» e, alla fine del XX secolo, l’altro ieri, Alice Miller ha scritto che «la maggior parte delle persone… vivono nella propria situazione infantile, irrisolta o rimossa» e nulla è cambiato, per quanto riguarda l’Umanità nella sua crescita, in ben 300 anni di post-Illuminismo. La maggior parte degli adulti, lo sono solo per età anagrafica, senza la corrispondente maturità spirituale.

    E Jung: “Non è possibile vivere troppo lungamente nei dintorni infantili senza mettere la propria salute in pericolo… La vita ci chiama in avanti verso l’indipendenza e chiunque non facesse attenzione a questa chiamata, per pigrizia o per timidezza infantile, sarebbe già contagiato dalla nevrosi”

    E il “crescere” diventa sempre più complesso ed articolato, ma imprescindibile, pena la sopravvivenza. Perché, come ha scritto la sensibilità di una donna, Thubten Chodron, “sono convinta che la continuità di una specie non sia assicurata dalla sopravvivenza dei più forti, ma dalla sopravvivenza dei consapevoli” e la Consapevolezza da raggiungere presuppone un lungo e faticoso Viaggio, come Dante ha genialmente metaforizzato nella sua “Divina Commedia”: anzitutto la “Scelta” se continuare nella vita codificata e condizionata di sempre o affrontar la “Selva oscura”, con la sofferenza dell’Inferno, supportata dalla Guida di Virgilio (la Conoscenza, anzitutto, il “capire”), poi l’alleggerimento della sofferenza nel Purgatorio sotto la Guida di Beatrice (l’Amore, il “sentire”), fino alla Gioia del Paradiso con la Guida di S. Bernardo (lo Spirito, il “trascendere”), per tornar “a rimirar le stelle”.

    E questa Crisi, che gli economisti si ostinano a gestire con gli strumenti che hanno risolto le crisi del passato, non è la “solita” crisi, ma quella epocale, come le precedenti che hanno segnato, ad esempio, il passaggio dall’agricoltura all’industria. E, dunque, non si può gestire con gli strumenti del passato, lo Sviluppo (che non può certo essere infinito in un Sistema finito, qual è la Terra): sarebbe come guidare l’auto guardando nello specchietto retrovisore, un disastro assicurato!!!

    E del rischio alla sopravvivenza già si inizia a parlarne: Michel Onfray e François-Xavier Bellamy, in una spensierata brasserie di Parigi hanno discettato attorno a una questione tanto grave quanto ossessiva come la “fine della civiltà occidentale”, considerando il liberalismo una delle principali cause dello sfaldamento della nostra civiltà in declino, come la doxa dominante ripete incessantemente (“Le Figaro”).

    Se, dunque, il problema dei problemi è la crescita dell’Umanità, siamo ben lontani dall’aver conquistato Consapevolezza. Troppo frettolosamente si è connotato l’attuale essere umano come “homo sapiens” quando la “sapiens” è di là da venire e nella Società Occidentale liberalista si può parlare di “homo consumens” (come lo connota Fromm), esclusivamente proteso allo “Avere” senza nessun interesse e tantomeno impegno per “Essere”. E raccontava un vecchio, saggio pellerossa: “quando vi sarete mangiati l’ultimo bufalo, avete abbattuto l’ultimo albero, avete mangiato l’ultimo pesce… certo non vi potrete mangiare il denaro”.

    Mi fermo qui per tornare alla mia domanda iniziale, dopo essermi dilungato ed aver ampliato la visione, uscendo dalla stretta questione referendaria, per notare che veramente il palazzo sta andando a fuoco e diventa assurdo attardarsi e fare le pulci sulla ‘perfezione’ dell’operato democratico. La Scienza e il coraggio degli imprenditori non si sono mai posti il problema della garanzia del successo, rispettivamente, nel loro ricercare o intraprendere. Hanno certamente messo in conto il rischio da affrontare, nonostante tutto, consapevoli che errare “humanum est” e che si procede per tentativi ed errori, fidando nella loro capacità di saper far fronte agli errori.

    L’unica cosa che non cambia è il cambiamento: se non c’è evoluzione, c’è degrado…

  4. Claudio
    giovedì, novembre 10, 2016 at 18:20

    @Mario Tancredi:”Non penso affatto che la voglia Zagrebelsky il quale, però, detesta l’oligarchia. Forse non sa bene che cosa significa e come si è manifestata nel passato prossimo ed anche in quello remoto. L’oligarchia è la classe dirigente, a tutti i livelli e in tutte le epoche. E, se vogliamo cominciare dall’epoca più lontana, il primo incontro lo facciamo con Platone che voleva, al vertice della vita politica, i filosofi… Nell’impero ateniese il maggior livello di oligarchia fu quello di Pericle… che fu ad Atene il punto più elevato di buon governo e purtroppo naufragò con la guerra del Peloponneso e contro Sparta (a Sparta non ci fu mai un’oligarchia, ma una dittatura militare)”.

    Riguardo alla oligarchia,c’è un libro che può far luce su tale questione,”Che cos’è l’oligarchia” di J.A.Winters,che concentra l’attenzione sopratutto alla nostra epoca.Di per sè,Winters afferma che la democrazia non implica necessariamente l’esclusione di una oligarchia,in quanto alla democrazia vi partecipano non solo i cittadini ma anche forme di concentrazione di potere.Winters,dunque,valuta l’oligarchia,sopratutto nel contesto attuale,con una accezione negativa,di concentrazione eccessiva di potere,basato sopratutto sulla ricchezza materiale,oligarchia dunque è concentrazione di potere nelle mani di pochi e per contrastare tale potere nell’ambito della democrazia bisogna spingere per politiche che mettano in atto per esempio dei meccanismi redistribuitivi per contrastare l’eccessiva concentrazione.

  5. giovedì, novembre 10, 2016 at 22:42

    @Claudio: Galimberti scrive che un mezzo è tale se adeguato all’obiettivo che si vuole raggiungere e l’obiettivo è tale se realizzabile, non di là da venire, altrimenti è solo un Sogno.
    Dunque se Winters afferma che “la democrazia non implica necessariamente l’esclusione di una oligarchia”, sta guardando alla Realtà che “è così com’è” ed il valutarla con accezione negativa rimanda al “non è come dovrebbe essere”, il che rientra nel Sogno…
    Per quante parole, teorie, obiezioni possiamo elaborare (con perdita di tempo e stress accumulato) non possiamo assurgere all’onnipotenza di cambiare la Realtà. Si può pur fare un lungo elenco do “bisognerebbe che…” che lasciano il tempo che trovano.
    E, comunque, sono dell’idea che, una volta che il Parlamento, in osservanza della Costituzione, abbia fissato i ‘paletti’, i confini dello spazio in cui il Capo del Governo possa agire, lo si deve lasciar libero di agire come meglio crede e valuta, salvo valutarne i risultati alla fine del mandato che, per evitare accentrazioni di potere potrebbe essere rinnovato una sola volta, come avviane negli Stati Uniti per il Presidente.
    Non possiamo continuare a rimanere nella Cultura burocratica in cui, per ogni singolo atto, il Capo del Governo deve chiedere l’approvazione del Parlamento. E’ chiaro l’impasse, le complicazioni e le lungaggini che si vengono a creare???
    La centralità non sta nelle Leggi o la Costituzione, per quanto ‘perfette’ possano essere, ma nella Consapevolezza e Fiducia del Cittadini che siano Adulti responsabili e non bambini, come ho riportato, supportato da autorevoli fonti.
    Grazie per la condivisione con i miei più cordiali saluti.

  6. mauro
    giovedì, novembre 24, 2016 at 10:42

    Badando al merito della riforma, bisognerebbe votare no. Badando alla pessima qualità di questo governo ed ai problemi del Paese non solo irrisolti, ma neppure affrontati, bisognerebbe votare no.
    Ma le considerazioni fatte sul rischio di finire dalla padella alla brace sono pertinenti.
    Qualsiasi scelta è sbagliata, e rappresenta un azzardo. Aver messo il Paese in questa situazione è stato irresponsabile.
    Di sicuro comunque di questo passo, anche senza Grillo e Salvini, il Paese sarà spacciato.

  7. Claudio
    domenica, novembre 27, 2016 at 17:32

    Su youtube c’è un intervento di 45 minuti del professore di filosofia politica dell’università di Torino Michelangelo Bovero: https://www.youtube.com/watch?v=B_pMF4UVzCA

    Ne ho fatto una trascrizione ed è stata molto faticosa e lunga,perchè purtroppo l’audio non era sempre chiaro.Nella trascrizione ci sono delle parti mancanti,della aggiunte,mancano i nomi di quasi tutti gli autori citati dal professore perchè incomprensibili(almeno per me),spero che la trascrizione possa essere chiara. La trascrizione si suddivide in tre parti e l’ho inserita come tre commenti al video tramite il mio canale.

  8. sabato, dicembre 3, 2016 at 01:58

    @Claudio: Scalfari nel suo articolo domenicale su “la Repubblica” del 2/10/16 dava per 2 a 0 a favore di Renzi il match con Zagrebelsky che rifiutava l’oligarchia, dimostrando che, da sempre, si è governato con le oligarchie che sono inevitabili…

  9. sabato, dicembre 3, 2016 at 02:03

    @Mauro: l’evoluzione comporta sempre l’assunzione di rischio e la perfezione non è di questo mondo…
    Pertanto c’è da decidere quale scelta sia più evolutiva, senza stare a cercare il pelo nell’uovo, assumendosene i relativi rischi…

  10. mauro
    lunedì, dicembre 5, 2016 at 10:32

    @Mario

    La perfezione non è di questo mondo, certo. La scelta più evolutiva è quella che non nasconde il male e che non lo cura con l’aspirina, perché “almeno ho preso un farmaco”. Il paragone del Professor Rugarli non era calzante, perché esistono anche altre soluzioni e altre persone, in questo Paese. Persone di maggior spessore e di maggior preparazione della banda di dilettanti allo sbaraglio che ci ha governato negli ultimi tre anni.

    A furia di “turarsi il naso” il Paese è finito in ginocchio. Serve una classe dirigente all’altezza. Gli elettori lo capiranno, lo capiranno presto.

    Il Paese è in grave difficoltà e questo non dipende certo dall’ordinamento. Nessuno dei nodi sul tavolo è stato sino ad ora affrontato. Sono stato a lungo indeciso, e certo non milito coi populisti. Ma alla fine ho votato no perché è necessario affrontare davvero i veri problemi.

    In questo Paese ci sono eccellenti persone preparate e competenti. Renzi non era adeguato e le sue erano aspirine, o peggio, caramelle.

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