Omaggio a un grande psichiatra e fenomenologo: Lorenzo Calvi (1930-2017)

venerdì, maggio 26, 2017
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“Bianco signore che liberi il tempo/era mattino, e scaglie/di sole risalivano il torrente…”. Ritrovo questo appunto in un quaderno di molti anni fa: è il ricordo di una fra molte conversazioni che ebbi il privilegio di avere con Lorenzo Calvi, mentre risalivamo il corso del torrente Frodolfo, fra le montagne che lo avevano visto fiorire, giovane psichiatra chiamato a  fondare, con Danilo Cargnello, il reparto di neurologia a Sondrio. Con lo stesso Cargnello Calvi sarebbe diventato uno dei padri fondatori della Psichiatria fenomenologica – e dire “italiana” è certamente riduttivo. Con altri – Callieri, Ballerini, Borgna fra questi – aveva portato in Italia il pensiero dei primi interpreti della fenomenologia come metodo di scoperta non solo dei fondamenti incarnati della ragione, ma anche della loro fragilità, e quindi delle variegate patologie della ragione:  Binswanger, Minkowski, Straus e molti altri… Ma Calvi era molto di più che un prosecutore dell’opera di questi grandi. Era un fenomenologo sorgivo, cioè un visionario esatto e fine, un dottore analitico degli smarrimenti, delle ossessioni e dei deliri della nostra mente – e delle improvvise felicità che la colpiscono quando la perdita dell’ovvio fa spazio a un raggio di luce nuova. Calvi superò il suo maestro Paci nella precisione degli esercizi fenomenologici, fatti per trasformare esperienze di realtà in esperienze di significato. Non a caso alcuni suoi saggi, come quelli Sulla costituzione dell’oggetto fobico, o quelli sulle metamorfosi del corpo vissuto, sono diventati dei classici della psichiatria. Non troverete nei suoi testi quei ragionamenti un po’ speculativi che hanno indotto alcuni a diffidare della filosofia nell’epoca delle neuroscienze – che il neurologo Calvi ha sempre coltivato con impeccabile professionalità, fino ai suoi incontri con Vittorio Gallese e gli altri sperimentatori dell’empatia. Vi troverete invece molte lampanti immagini, prive di arbitrarietà, come avviene ai poeti, che alla nascita dell’immagine giusta dedicano non una florida immaginazione, ma il “plenario sgomento” (Mario Luzi) di un’attenzione pura, dimentica di sé. Il pensiero di Calvi vive infatti della sua pura vocazione: l’Accoglienza. Del paziente, certo. Ma in questa, è la sua che diventa per eccellenza la coscienza paziente. Ne sono venute opere bellissime: oltre al classico contributo al Trattato Italiano di Psichiatria diretto da G.B. Cassano, i libri che radunano i suoi “casi”, come Il tempo dell’altro significato, Il consumo del corpo, La coscienza paziente – per non citare che quelli più noti. E poi la rivista internazionale e multilingue che Calvi fondò nel 1988, Comprendre, Archive International pour L’Anthropologie et Psychpathologie Phénoménologique, che festeggerà l’anno prossimo trent’anni di vita, ed è l’organo ufficiale della Società Italiana per la Psicopatologia. Addio, bianco signore che liberi il tempo. Sarebbe stato il tuo compleanno, proprio oggi che la tua vita è compiuta.

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