L’onore, l’etica pubblica e il colpevole silenzio di noi filosofi

lunedì, giugno 19, 2017
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Maurizio Viroli firma da tempo su “Il Fatto Quotidiano” articoli che alternano la riflessione sui “Maestri dimenticati” della nostra Repubblica – Guido Calogero, Adolfo Omodeo, Piero Calamandrei, i fratelli Rosselli, Ernesto Rossi, Ferruccio Parri (per citare solo i primi che ritroviamo su questo Lab digitando “Viroli” nella sezione “Search”) – ad articoli di amarissima e solitaria denuncia delle violazioni più eclatanti, da parte di passati, presenti e futuri uomini e donne di governo,  delle norme scritte e non scritte su cui si basa la pubblica fede, cioè la fiducia nelle istituzioni e la lealtà nei loro confronti da parte dei cittadini. Ma è come se queste denunce cadessero ogni volta nell’indifferenza.

Come se le sue amare riflessioni sull’onore e il disonore fossero verificate proprio da questa indifferenza – e in particolare dal silenzio, dalla distrazione, dalla lontananza di molti di noi – “filosofi”. Per spezzare – come possiamo – questo silenzio riprendiamo il suo ultimo intervento, nella speranza che possa contribuire a destarci dal disinteresse e – ahimé – dal disgusto per le vicende “politiche” (ma qui, più che la politica, è in gioco il suo fondamento in democrazia: l’etica pubblica) e per il basso livello medio del dibattito pubblico. Livello di cui non possiamo lamentarci, se siamo i primi a rifuggirne: e parlo in prima persona, non solo plurale ma anche singolare, perché la tentazione di alzare le spalle e ritirarsi in biblioteca è fortissima.

Ma è sbagliata. Sbagliata soprattutto per noi, insegnati o “educatori”. Per noi che continuiamo a non battere ciglio se ci dicono che una ministra ha copiato la tesi, o addirittura che una ministra dell’istruzione non ne ha a sufficienza (di istruzione) e imbroglia sui titoli che non ha, tanto per fare altri due esempi di cui Viroli qui non parla. O se ci dicono che i soldi pubblici arbitrariamente donati per grazia governativa a un’istituzione senza public calls, ma a forza di telefonate fra amici, sono finiti in qualche buco nero, e altrove è deserto (vedi l’articolo di Elena Cattaneo ripreso qui: http://www.phenomenologylab.eu/?s=Cattaneo ).

E poi come possiamo pretendere rigore, onestà intellettuale e perfino entusiasmo dai nostri allievi? Maurizio Viroli ha ragione: sul concetto di disonore, sui disvalori che evoca, sugli equivoci, anche, di cui fu caricato, sui concretissmi mali che lo sdoganamento pubblico dei comportamenti disonorevoli comporta – è tempo di riaprire la discussione. Filosofica e pratica.


Copia di Viroli da Il Fatto Quotidiano 16 Giugno 2017

Clicca qui per scaricare il pdf dell’articolo di Maurizio Viroli

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