Signor Ministro dell’Interno, la disobbedienza civile è legittima

martedì, luglio 3, 2018
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E’ venuto il momento di ricordarcene: potremmo, attraverso il Parlamento europeo,  denunciare il Consiglio Europeo di fronte alla Corte Europea di Giustizia, per non aver ottemperato all’obbligo, sancito dal Trattato di Lisbona, che l’Unione Europea ha di dotarsi di una politica per la gestione comune dei flussi migratori. E sarebbe legittima la disobbedienza civile da parte di chi opera in mare (guardia costiera, medici, organizzazioni umanitarie…), nell’ipotesi in cui un’autorità governativa si rifiutasse di rispettare questi doveri, violando così gli articoli 18 e 19 della Carta dell’Unione Europea, secondo la quale la gestione dei flussi migratori deve avvenire nel rispetto scrupoloso dei diritti umani sanciti dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo.

Ma è anche venuto il momento di ricordare alcune verità di fatto, di fronte alla valanga di fake news con cui l’attuale Ministro dell’Interno eccita le folle a Pontida, non disdegnando evidentemente la Padania delle sue origini politiche.  I rifugiati in Europa sono attualmente poco più di 5 milioni pari all’1% della popolazione europea e l’Italia è al quarto posto in valore assoluto dopo la Germania, la Francia e la Svezia e uno degli ultimi paesi europei in percentuale sulla popolazione residente con la Svezia al primo e Malta al secondo posto.

 Non fosse che perché ci ricorda questi obblighi e questi fatti, tutti oggi dovremo leggere e diffondere la Dichiarazione che il Movimento europeo-Italia aveva redatto in vista del Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018 (leggila qui).

Ma certamente l’accoglienza è solo una parte del problema. Certamente l’Italia e i suoi governi hanno avuto gravi pecche nella pessima gestione di ciò che segue la prima accoglienza, cioè le procedure di identificazione e verifica del diritto a restare sul suolo italiano in primo luogo, e in secondo luogo i percorsi di integrazione (per i quali altri Stati, la Germania ad esempio, hanno speso somme ben più cospicue e soprattutto ben più fruttuose), di formazione, di controllo degli adempimenti da parte dei migranti agli obblighi che farebbero parte dei percorsi di integrazione. E certamente i confini italiani sono confini europei, dunque è palesemente iniqua la disposizione del Trattato di Dublino che impone al paese di prima accoglienza di farsi carico anche di tutto il resto.

Anche qui come cittadini europei possiamo fare molto: lanciare e diffondere un ICE (Referendum, o iniziativa popolare) perché siano affrontati e in parte almeno risolti questi problemi, senza tornare all’arbitrio delle leggi della giungla.  Leggi qui l’ ICE diffuso da numerosi associazioni di società civile. Io ho firmato.

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