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	<title>Phenomenology Lab</title>
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	<description>Phenomenology, Philosophy of Mind and Cognitive Science. A blog</description>
	<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:13:26 +0000</pubDate>
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		<title>New Publications</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:13:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignace Haaz</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Eduard von Hartmann (1842-1906) wrote his "Phänomenolgie des sittlichen Bewusstseins" in 1879. Solidarity is an ethical and metaphysical postulat enabling von Hartmann to regard all things sub specie aeternitatis and punishment in particular. This essay carries out key philosophical notions in normative ethics, applied ethics, as well as restaures ex oblivione a part of the history of Phenomenology.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.editions-harmattan"><img class="alignleft size-full wp-image-13482" src="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/05/2012_04.gif" alt="LA SOLIDARITE" width="505" height="825" /></a></p>
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		<title>Neuroni e fisica dei quanti. Come funziona la mente umana? Convegno a Fabriano (Ancona) dal 25 al 27 maggio</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[BrainForum collabora con il Festival Poiesis, che si svolge a Fabriano dal 25 al 27 maggio: la quinta edizione si inaugura venerdì 25 maggio alle 17.30 presso i Giardini del Poio con Viviana Kasam, giornalista e presidente di BrainCircleItalia e organizzatrice di BrainForum, che coordina Neuroni e fisica dei quanti, un convegno scientifico che vede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>BrainForum</em> collabora con il Festival <em>Poiesis</em>, che si svolge a Fabriano <strong>dal 25 al 27 maggio</strong>: la quinta edizione si inaugura venerdì 25 maggio alle 17.30 presso i Giardini del Poio con Viviana Kasam, giornalista e presidente di <em>BrainCircleItalia</em> e organizzatrice di <em>BrainForum</em>, che coordina <em><strong>Neuroni e fisica dei quanti</strong></em>, un convegno scientifico che vede riuniti alcuni cercatori di grande prestigio internazionale. Anirban Bandyopadhyay, Massimo Piattelli Palmarini e Giuseppe Vitiello discuteranno intorno a una delle teorie scientifiche più attuali e controverse: <strong>come funziona il cervello umano?</strong> Una domanda la cui risposta oggi è messa in discussione da nuove teorie secondo le quali i neuroni non comunicherebbero solamente tramite meri impulsi elettrici, troppo lenti per spiegare alcuni processi quasi istantanei, ma anche per una sorta di “risonanza” tra le cellule neuronali. L’incontro, che vuole indagare come nascano coscienza, memoria e decisioni nel cervello, si propone di far conoscere una nuova ottica sulle neuroscienze e di rispondere alla domanda <strong>se si possa davvero rileggere la mente umana alla luce della teoria quantistica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Massimo Piattelli Palmarini</strong>, professore di scienza cognitiva alla University of Arizona, presenterà alcuni dati sui comportamenti in cervelli molto piccoli, come quelli negli insetti, che suggeriscono di cercare “spazio in basso”, cioè di entrare nei processi che avvengono all’interno dei singoli neuroni. Gli studi in corso sulla regolazione dei processi di espressione dei geni entro i neuroni e sulla fisica e la chimica degli organelli contenuti nei neuroni promettono di spiegare in modo soddisfacente la fissazione della memoria a lungo termine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giuseppe Vitiello</strong>, professore di Fisica Teorica all’Università di Salerno, spiegherà che il modello chiamato “quantistico dissipativo” riveste particolare rilevanza nell’attività relazionale del cervello con l’ambiente ad esso circostante ed è alla base del cosiddetto ciclo azione-percezione attraverso il quale il cervello costruisce il proprio punto di vista sul mondo, la sua comprensione e conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anirban Bandyopadhyay</strong>, ricercatore del NIMS di Tsukuba in Giappone, affronterà il tema delle decisioni, sottolineando come ogni scelta avvenga selezionando tra un numero astronomico di alternative possibili. La fisica quantistica potrebbe essere la soluzione, in quanto ci consente di trattare vasti insiemi di stati possibili ad enormi velocità, grazie a processi come la sovrapposizione e la correlazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie a una nuova fisica, che non appartiene né alla fisica classica, né alla fisica quantistica consolidata e attraverso l’adozione della sovrapposizione quantistica (co-esistenza simultanea di molte decisioni), ma senza la correlazione quantistica, Anirban Bandyopadhyay mostrerà che si effettua un’enorme riduzione delle scelte possibili, facilitando la scelta finale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Viviana Kasam</strong>, giornalista e presidente di BrainCircleItalia, l&#8217;Associazione no profit da lei fondata per divulgare le nuove frontiere della ricerca sul cervello, ha ideato e organizza il BrainForum, un incontro internazionale di altissimo livello, che porta in Italia alcuni tra i più importanti neuroscienziati al mondo. La prima edizione si è svolta nel 2010 a Roma, in collaborazione con la Camera di Commercio di Roma, presso il tempio di Adriano; la seconda, nel 2011, al Piccolo Teatro di Milano, con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano.</p>
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		<title>Martin Heidegger: Che cos&#8217;è la verità? Sulla nuova edizione italiana</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 10:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano Zingone (alias Spinoza)</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fenomenologia e altri saperi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Heidegger, Martin, Che cos&#8217;è la verità?
(Edizione italiana a cura di Carlo Götz), Milano, Christian Marinotti Edizioni, 2011, pp. 331, euro 30, ISBN 978-88-8273-124-3
Recensione di Giuliano Zingone - 27/02/2012
Il libro che qui presentiamo raccoglie i corsi universitari tenuti da Heidegger nel 1933 (Die Grundfrage der Philosophie) e nel 1933-1934 (Vom Wesen der Wahrheit), vale a dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/05/9788882731243.jpg" rel="lightbox[13362]"><img src="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/05/9788882731243-203x300.jpg" alt="9788882731243" title="9788882731243" width="203" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-13361" /></a></p>
<p><strong>Heidegger, Martin, Che cos&#8217;è la verità?</strong></p>
<p>(Edizione italiana a cura di Carlo Götz), Milano, Christian Marinotti Edizioni, 2011, pp. 331, euro 30, ISBN 978-88-8273-124-3</p>
<p><em>Recensione di Giuliano Zingone - 27/02/2012</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il libro che qui presentiamo raccoglie i corsi universitari tenuti da Heidegger nel 1933 (<em>Die Grundfrage der Philosophie</em>) e nel 1933-1934 (<em>Vom Wesen der Wahrheit</em>), vale a dire contestualmente al periodo in cui il filosofo ricoprì la carica di rettore dell&#8217;Università di Friburgo.</p>
<p style="text-align: justify;">Pubblicati nella <em>Gesamtausgabe</em> (vol. 36/37) con il titolo <em>Sein und Wahrheit</em>, entrambi i testi si caratterizzano, da una parte, per lo stile estremamente contratto, quasi stenografico, di appunti - tratto sicuramente dovuto all&#8217;eccezionale carico di lavoro che Heidegger dovette sopportare a causa del suo nuovo impegno accademico e che non gli permise un&#8217;adeguata elaborazione organica del materiale qui presentato -; dall&#8217;altra, per i numerosi inserti polemici legati all&#8217;attualità politica. In tal senso, ad esempio per il corso del 1933/1934 che gli editori tedeschi ci propongono attraverso la pubblicazione degli appunti di uno degli uditori heideggeriani, W. Hallwachs - intitolato, come quello del 1931/1932, <em>Vom Wesen der Wahrheit</em>. Quest&#8217;ultimo, tradotto in italiano da Franco Volpi per Adelphi con il titolo <em>L&#8217;essenza della verità</em> -, andrebbe tenuto costantemente presente per una piena intelligibilità del successivo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea della filosofia, che Heidegger sviluppa nei primissimi anni Trenta e che culmina nei due corsi universitari qui tradotti, oltre a costituire, da una parte, il coronamento della ricerca &#8212; già ampiamente approfondita con il riconoscimento della centralità della triplicità estatico-orizzontale della &#8216;temporalità dell&#8217;essere&#8217; (<em>Temporalität</em>) rispetto alla &#8216;temporalità dell&#8217;esser-ci&#8217; (<em>Zeitlichkeit</em>) affermata nel corso marburghese I problemi fondamentali della fenomenologia (1927) - avviata con <em>Essere e tempo</em> sul &#8217;senso dell&#8217;essere&#8217; e perfezionatasi nel frattempo nella questione della &#8216;verità dell&#8217;essere&#8217; grazie allo scritto <em>Dell&#8217;essenza della verità</em> (1930), specialmente nel passaggio dal § 5 al § 6 (incluso) dello stesso, dove Heidegger retrospettivamente individuerà il primo &#8216;balzo&#8217; nella <em>Kehre</em>, nell&#8217;<em>Ereignis</em>, introducente la categoria strategica di <em>mistero</em> quale &#8220;autentica non-essenza della verità&#8220;), rappresenta un&#8217;incendiaria dichiarazione di guerra, dai toni marcatamente nietzscheani, nei confronti di un esangue sapere cattedratico e di una nozione di lotta politico/spirituale - come nel caso dell&#8217;allocuzione di Kolbenheyer ferocemente stigmatizzata da Heidegger durante il corso - che ha abbandonato il proprio radicamento nella vita e nella lotta di quel popolo che dell&#8217;originaria interrogazione greca sull&#8217;essere deve essere il rinnovatore, pena la propria definitiva disgregazione e l&#8217;emarginazione definitiva della questione della metafisica. Il popolo tedesco, sì caldamente invocato in queste pagine, deve poter tornare, per Heidegger, proprio per la sua organica cooriginarietà linguistica e concettuale con il passato greco - quel passato mai realmente passato che torna costantemente a colpire l&#8217;uomo, con la potenza e la violenza di un&#8217;intimazione primigenia, nel momento in cui quest&#8217;ultimo viene messo di fronte alla scelta dell&#8217;esistenza autentica -, ad ascoltare la lontana ingiunzione dell&#8217; Inizio, la fondante voce dell&#8217;Essere palesatasi originariamente presso i Greci e presto spentasi sotto l&#8217;incalzare di una nuova concezione della verità fondata sul primato della &#8216;dottrina delle idee&#8217; e del soggetto logocentrico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed effettivamente, il termine ricorrente, strategico, in entrambi i corsi è: &#8216;lotta&#8217; (<em>Auseinandersetzung</em>), qui tradotto con &#8220;direzione scismatica&#8221;, come conflitto radicale e senza quartiere che segue a una preliminare &#8220;decisione scismatica&#8221; (<em>Entscheidung</em>) pro o contro una determinata concezione dell&#8217;essere e della verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo corso, infatti - vòlto ad una pugnace disamina di Hegel quale culmine della metafisica occidentale (più tardi questo ruolo sarà di Nietzsche) già ampiamente analizzato da Heidegger in molteplici occasioni a partire da <em>Essere e tempo</em> fino al corso del 1930/31 sulla <em>Fenomenologia dello spirito</em> - sono prese in considerazione le due componenti fondamentali - cristianesimo e matematicità - che presiedono, appunto, all&#8217;affermazione della metafisica e che, proprio per ciò, vanno destituite di fondamento mediante una rigorosa lotta culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Platone con la sua dottrina meta-sensibile delle idee - che costituirà più tardi il paradigma cristiano della svalutazione del mondo -, Cartesio (e la sua filiazione leibniziano-wollfiano-baumgarteniana guidata dal principio logicistico dell&#8217;essere come possibile, della <em>quidditas</em> come pensabile non-contraddittorio) con il primato &#8216;matematico&#8217; della consapevolezza, del sapere di un ego puntuale ed auto-referenziale scisso dal contatto fondante con l&#8217;esperienza, aprono la strada alla loro sintesi nel pensiero, appunto, dello Hegel della <em>Scienza della Logic</em>a, fondato sullo Spirito assoluto che riassorbe, neutralizzandone la natura oggettiva di potenze, gli antagonismi e la lotta nella propria identità totalistica dopo averli attraversati.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, il carattere effettivo, inaggirabile, inscritto nella natura stessa delle cose, del contrasto quale suprema legge d&#8217;essere è destinato progressivamente ad estenuarsi nel mero contrasto concettuale e, da ultimo, nell&#8217;annullamento stesso dell&#8217;antagonismo e nel primato di un&#8217;ovvietà non problematica veicolata dalla concezione della &#8216;verità come correttezza&#8217; contrapposta alla &#8216;verità come disascosità&#8216; (<em>alétheia</em>, s-velatezza, s-velatività). La prima è stata sempre spacciata - a partire da Platone e, per certi versi, Aristotele - per quella originaria, sicché abbiamo, da una parte, un soggetto che determina, attraverso le categorie della metafisica occidentale operanti nel luogo deputato all&#8217;accertamento della verità, vale a dire la proposizione, i caratteri e la natura dell&#8217;oggetto. La seconda, dopo l&#8217;affioramento nel pensiero dei presocratici - in particolare, in Eraclito e Parmenide - come <em>physis</em> (aprente potenza originaria, spalancarsi primigenio di un ambito, &#8217;schiudentesi imporsi&#8217; tendente alla stabilità ed alla presenza come consistenza nei limiti delle possibilità essenzialmente proprie di ciascun essente, &#8216;caos&#8217; in senso esiodeo), quindi, come dis-ascosità, è stata occultata pur essendo la nozione originaria di verità, cosicché l&#8217;uomo greco progressivamente perde di vista la consapevolezza, propria di un Eschilo o di un Sofocle, che a dominare la realtà non è l&#8217;individuo - categorie come questa, così come quella di &#8216;libera personalità&#8216;, dice Heidegger, sono estranee alla mentalità greca - bensì la Potenza del &#8216;predominante&#8217;, della <em>physis</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio la <em>physis</em>, questa originaria potenza, costituente e disponente, che giunge addirittura a scindersi, quindi a lottare con se stessa, a porre la lotta addirittura nel proprio cuore per poter arrivare a comunicare, come <em>destino</em>, con l&#8217;uomo ingiungendogli di collaborare all&#8217;allestimento di un mondo inteso come &#8216;dimora dell&#8217;Essere&#8217;, ad avere la centralità nella serrata analisi del frammento 53 di Eraclito - quello sul <em>pòlemos</em> come &#8216;padre&#8217; e &#8216;dominatore&#8217; di tutte le cose - che occupa la parte iniziale del corso del 1933/34 e che lo differenzia costitutivamente dall&#8217;omologo del 1931/32, vòlto esclusivamente all&#8217;analisi della platonica &#8216;allegoria della caverna&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>physis</em> - cui l&#8217;uso linguistico e concettuale post-aristotelico, a partire dalla <em>romanitas</em> fino alle articolate elaborazioni giudaico-cristiane del Medioevo, ha sovrapposto i caratteri della mera &#8216;natura&#8217; fisica, impoverendone fatalmente l&#8217;inaggirabile spessore ontologico-fondamentale - è, essenzialmente, in questa serrata analisi heideggeriana, accadimento della disascosità, come <em>edèixe</em> (&#8217;mostrare&#8217;) e come <em>èpoìese</em> (&#8217;ad-fermare&#8217; consolidante come ulteriore determinatezza dello &#8217;stagliare&#8217; come &#8216;messa-in-opera-di-un-mondo&#8217;), auto-istituzione della potenza originariamente generante come &#8216;dimensione&#8217; intrascendibile della possibilità stessa della manifestazione di qualsivoglia fenomeno, di qualsivoglia essente, sia esso assente o presente, così come - a maggior ragione- della traduzione linguistica dei fenomeni nelle proposizioni - veri e propri prodotti &#8216;derivati&#8217; (si veda il § 33 di <em>Essere e tempo</em>) dell&#8217; interpretazione quale originario raccoglimento silente nella strapotente corrente d&#8217;essere che, come &#8216;lingua madre&#8217; (§ 5), come <em>lògos</em> (inteso come &#8216;posare-portar fuori-raccogliente per custodire l&#8217;aperto così inaugurato come unità dei reciprocamente contrastanti&#8217; nel senso di Introduzione alla metafisica) si pone , ma solo come docile presagio, nei dintorni del soffio vivificante ed aprente della sovrumana quiete del &#8216;Niente nientificante&#8217;, all&#8217;ombra della &#8216;voce afona dell&#8217;essere&#8217; quale scaturigine &#8216;donante&#8217; del senso, quale senso che si dà, quale <em>Er-eignis</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Se volessimo usare ancora il linguaggio di Introduzione alla metafisica (1935), questa Potenza originaria sarebbe il <em>tò deinòn</em> che - come <em>dìke</em>, come giustizia, ordine (<em>còsmos</em>), originaria articolazione di un destino che si fa mondo istituendo la polarità oppositiva delle regioni dei divini e dei mortali, del cielo e della terra - soggioga e guida il <em>tò deinòtaton</em>, il &#8216;più inquietante&#8217;, cioé l&#8217;uomo, espropriandolo della sua pretesa autosufficienza e trasformandolo nell&#8217;instancabile &#8216;guardiano&#8217; del consolidamento del mondo così dischiuso in un mondo dello spirito mercè la <em>téchne</em>, che altro non è che il perfezionamento creativo di quell&#8217;essenza della cosa - l&#8217;idea, l&#8217;essere - che previamente ci investe ogniqualvolta ap-prendiamo qualcosa in un anticipante &#8217;scorgere&#8217; (<em>er-blicken</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine greco <em>téchne</em>, infatti, non è assimilabile alla nostra parola &#8216;tecnica&#8217; né esprime un&#8217;idea di sapere come conoscenza meramente teorica, bensì significa l&#8217; &#8216;intendersene di qualcosa&#8217;, la conclamata capacità di mettere-in-opera l&#8217;attitudine di una cosa a realizzarsi seguendone l&#8217;idea, la preliminare configurazione della sua essenza, della sua &#8216;possibilità&#8216; oggettiva. In questo senso, la <em>téchne</em> implica un profondo riguardo verso la natura specifica della cosa affrontata, tant&#8217;è che i Greci usano anche la locuzione <em>téchne epimèleia</em> per indicare l&#8217;accorto &#8216;prendersi cura&#8217; (M. Heidegger, <em>Nietzsche</em>, Milano 1995, p.166).</p>
<p style="text-align: justify;">La filosofia diventa così eminente lotta per la vita o per la morte spirituale, se è vero che lo spirito - lungi dal potersi caratterizzare come intelligenza tecnica subalterna alla manipolazione tecnocentrica e/o statocentrica o come mero acume, secondo le profetiche parole del discorso di Rettorato - e non potendo mai essere dato come qualcosa di definito una volta per tutte (come accade invece per l&#8217;animale) è solo e soltanto quell&#8217;incoercibile volontà di suscitare un mondo sulla base dei suggerimenti dell&#8217;essere, sulla base di una fondante &#8216;apertura&#8217; alle potenze originarie dell&#8217;esistenza ed adempie questo compito esclusivamente ingaggiando un inesausto combattimento con la velatezza nella duplicità delle sue articolazioni, sia essa la velatezza sovrana e mai trascendibile della <em>physis</em> adombrata da Eraclito nel fr. 123 (<em>Physis kryptesthai philei</em>), sia essa la velatezza intesa come quell&#8217; &#8216;apparenza&#8217; (<em>Schein</em>) - connaturata all&#8217;insorgere della verità come &#8216;apparire&#8217; (<em>Erscheinung</em>), come venire alla presenza uscendo dal velamento, che Heidegger individua come l&#8217;autentico senso greco della verità - che Parmenide, nel suo poema filosofico, invita a tenere costantemente presente, insieme con la minaccia del nulla, come la via dell&#8217;errore cui il filosofo è costantemente esposto nel corso della sua lotta. Così la verità, come tensione all&#8217;acquisizione di un mondo inteso come stabile permanere in sé di una struttura, come messa-in-opera, dettata dall&#8217;essere, di qualcosa nella totalità delle sue determinazioni essenziali, ossia delle sue possibilità autentiche, è essenzialmente conquista e lotta dell&#8217;uomo contro la non-verità, contro l&#8217;incombente e mai trascendibile minaccia dell&#8217;occultamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il culmine di questa lotta - e con ciò entriamo nel cuore del corso del 1933/34, anche se già da tempo, con la nostra analisi, stiamo operando nell&#8217;ambito delle problematiche fondamentali dello stesso - viene raggiunto da Platone nella celebre &#8216;allegoria della caverna&#8217; contenuta nel Libro VII della <em>Repubblica</em> (514 a - 517 a 6): in essa, attraverso quattro stadi, ha luogo il tormentato processo di elevazione di un prigioniero - simbolo dell&#8217;uomo deietto della quotidianità media - dall&#8217;originaria condizione di dipendenza dalle ombre nella caverna alla contemplazione delle idee quale luogo dell&#8217;essere sino all&#8217;intellezione finale dell&#8217;idea suprema, l&#8217;idea del bene (Rep., VI, 506-511 e VII, 517 a-c), eco dell&#8217;antica potenza generante della <em>physis</em> ma ancora suprema potenza s-velante, concedente/accordante verità ed essere, anticipazione della <em>Lichtung</em> (&#8217; radura&#8217;, &#8216;contrada&#8217;).</p>
<p style="text-align: justify;">Pur avendo sempre a che fare con svelatezze parziali - anche l&#8217;ombra è pur sempre qualcosa di svelato, qualcosa che si mostra ma non come dovrebbe, proprio in virtù della dialettica oggettiva di quella <em>dòxa</em> che, lungi dal significare mera &#8216;opinione&#8217;, ospita invece - nella successiva e conclusiva analisi heideggeriana del Teeteto -, come fenomeno dell&#8217; <em>Ansicht</em> (&#8217;veduta&#8217;), la complessa e parmenicida dinamica di ri-conoscimento/mis-conoscimento, di presentazione/ri-presentazione immanente all&#8217;apparente enigma, generato dall&#8217;essere stesso nello scontro delle sue componenti oggettive e soggettive, della &#8216;biforcazione&#8217; conseguente al fenomeno della <em>pseudés dòxa</em> - il prigioniero, lungo il suo itinerario di emancipazione, si rende conto solo a partire dal terzo stadio che il supremo dolore derivante dalla lancinante sofferenza per l&#8217;incontro con la luce del sole altro non è che il prezzo da pagare per la visione delle idee, che nell&#8217;allegoria è rappresentata dalla potenza illuminante e disvelante della luce, metafora della conoscenza autentica del vero essere delle cose attingibile solo da parte di un preventivo &#8216;apprendere&#8217; (come <em>Ver-nehmen</em> e <em>Vor-nehmen</em>, come accoglimento ed elaborazione progettuale) quello &#8217;sguardo&#8217; che preliminarmente l&#8217;Essere ci rivolge e al quale dobbiamo conformarci attraverso un ri-orientamento radicale della nostra esistenza in direzione delle nostre più proprie possibilità - <em>paideìa</em> (Rep., 514 a 1 sgg.) intesa come &#8216;cura&#8217; (<em>Sorge</em>, <em>epiméleia</em>) del Sé in senso foucaultiano e quindi antagonisticamente a qualsivoglia torsione teoreticistica -, acquisizione che poi deve necessariamente spingere colui che si è liberato a tornare, da liberatore e nel rischio della morte, nelle profondità della caverna per ottenere, di nuovo, quell&#8217; &#8216;esperienza fondamentale&#8217; (eundo assequi), evocata poi nella <em>Lettera VII</em> (340b-344e), dell&#8217;accadere della disascosità nel genuino dialogo filosofico, nella genuina interrogazione che sarà poi attivata nel <em>Teeteto</em> - luogo della giustificazione del non-essere e della sua cooriginarietà antagonistica con l&#8217;essere - con coloro che vogliono &#8216;udire&#8217; (<em>Er-hören</em>) e &#8217;scorgere&#8217; (<em>Er-blicken</em>) autenticamente.</p>
<p>Indice</p>
<p>Nota all&#8217;edizione italiana</p>
<p>Semestre estivo 1933</p>
<p>Avviamento: L&#8217;interroganza di fondo della filosofia e il fondale generarsi della nostra genitura</p>
<p>Parte principale: Interroganza di fondo e metafisica. Preparazione di una diremzione della posizione di Hegel</p>
<p>Capitolo primo: Configurazione, trasformazione i improntamento in senso cristiano della metafisica tramandata</p>
<p>Capitolo secondo: Il sistema della metafisica del tempo nuovo e la prima delle sue &lt;due&gt; principali determinazioni di fondo: la matematicità</p>
<p>Capitolo terzo: Determinazione cristiana e pensiero metodico-matematico della fondazione nei sistemi metafisici del tempo nuovo</p>
<p>Capitolo quarto: Hegel. Il compimento della metafisica in quanto teo-logica</p>
<p>Conclusione</p>
<p>Semestre invernale 1933/34</p>
<p>Avviamento: Capziosità e inaggirabilità dell&#8217;interroganza di stanziazione</p>
<p>Parte prima: Verità e libertà.Un&#8217;interpretazione dell&#8217;allegoria della caverna nella &#8220;Repubblica&#8221; di Platone</p>
<p>Capitolo primo: I quattro stadi del generarsi della verità</p>
<p>Capitolo secondo: L&#8217;idea del bene e la disascosità</p>
<p>Capitolo terzo: L&#8217;interoganza dello stanziarsi della disverità</p>
<p>Parte seconda: Un&#8217;interpretazione del &#8220;Teeteto&#8221; di Platone in vista dell&#8217;interroganza dello stanziarsi della disverità</p>
<p>Capitolo primo: Considerazioni preliminari sul concetto greco di conoscenza</p>
<p>Capitolo secondo: Le risposte di Teeteto all&#8217;interroganza dello stanziarsi del sapere e la refutazione di queste risposte</p>
<p>Capitolo terzo: L&#8217;interroganza dell&#8217;attendibilità della pseudés dòxa</p>
<p>Appendice I: Appunti e schizzi per le lezioni del semestre estivo 1933</p>
<p>Appendice II: Appunti e schizzi per le lezioni del semestre invernale 1933/34</p>
<p>Postfazione del curatore dell&#8217;edizione tedesca</p>
<p>(&#8221;ReF - Recensioni Filosofiche / ISSN 1826-4654&#8243;)</p>
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		<title>Social Ontology and Cognition Conference: Objects in Mind</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 11:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Social Ontology and Cognition Conference
2nd Call for Posters
Deadline for submissions: May 20th
OBJECTS IN MIND
First Aarhus-Paris Conference in Social Ontology and Cognition
University of Aarhus, Denmark
June 25-26, 2012


Keynote Speakers
Christopher Frith (All Souls College, Oxford)
Ruth Millikan (University of Connecticut)
John R. Searle (University of California at Berkeley)
Speakers and Commentators
Ian Apperly (Birmingham), Cristina Becchio (Turin), Brian Epstein (Tufts),
Mattia Gallotti (CNRS, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Social Ontology and Cognition Conference</strong></p>
<p style="text-align: center;">2nd Call for Posters</p>
<p style="text-align: center;">Deadline for submissions: May 20th</p>
<p style="text-align: center;"><strong>OBJECTS IN MIND</strong></p>
<p style="text-align: center;">First Aarhus-Paris Conference in Social Ontology and Cognition</p>
<p style="text-align: center;">University of Aarhus, Denmark</p>
<p style="text-align: center;">June 25-26, 2012</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><em><strong>Keynote Speakers</strong></em></p>
<p style="text-align: center;">Christopher Frith (All Souls College, Oxford)</p>
<p style="text-align: center;">Ruth Millikan (University of Connecticut)</p>
<p style="text-align: center;">John R. Searle (University of California at Berkeley)</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Speakers and Commentators</strong></em></p>
<p style="text-align: center;">Ian Apperly (Birmingham), Cristina Becchio (Turin), Brian Epstein (Tufts),</p>
<p style="text-align: center;">Mattia Gallotti (CNRS, Jean Nicod Institute), Sacha Bourgeois-Gironde</p>
<p style="text-align: center;">(Aix-Marseille &amp; Jean Nicod Institute), Jakob Hohwy (Monash University),</p>
<p style="text-align: center;">Clement Levallois (Erasmus Rotterdam), Edouard Machery (Pittsburgh), John</p>
<p style="text-align: center;">McGraw (Aarhus University), John Michael (Aarhus), Andreas Roepstorff</p>
<p style="text-align: center;">(Aarhus), Joshua Skewes (Aarhus), Kristian Tylen (Aarhus).</p>
<p><strong>Abstract</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Social objects are objects in virtue of having the status functions we intend them to have. Some social objects, such as screwdrivers, have physical affordances that facilitate the recognition of their purpose and offer potentials for action. Others, like money, appear to depend entirely upon understanding of the intentions and attitudes that ground their social status. But if the reference of social concepts like Œmoney¹ is fixed by collective acceptance, does it depend on distinct mechanisms from those which contribute to understanding the reference of concepts of other kinds of object? What psychological and neural mechanisms, if any, are involved in the constitution, persistence and recognition of social facts? The first Aarhus-Paris conference will address this question by exploring the burgeoning theoretical and empirical literature on social objects across the sciences of mind and brain.</p>
<p><strong>Research Questions to be Addressed</strong></p>
<p style="text-align: justify;">It has been argued that humans are predisposed and motivated to engage in joint actions with conspecifics, and that this may be due in part to a unique mechanism for sharing mental states. Is such a mechanism responsible for fixing the reference of concepts of social objects? Do we depend upon a distinct, collective mode of intentionality in order to use these concepts? What role might mindreading and other (embodied and/or interactive) components of social cognition play in sustaining the reference of these concepts? Does the conventional constitution of social objects entail that learning about them during development involves psychological processes and brain areas postulated in current research on the development of social cognition? What role is played by explicit instruction or pedagogical cues in learning the norms and conventions that enable social objects to exist? Does this make any difference for the question of whether the conventions and norms that sustain social objects are implicit and/or explicit? Do individuals with social cognition deficits, such as autism spectrum disorder, or an impaired understanding of the distinction between moral rules and conventions, have difficulties in recognizing and/or reasoning about social objects?</p>
<p><strong>Call for Posters</strong></p>
<p>We invite posters suitable for presentation on any topic related to the themes of the conference. Abstracts for posters not exceeding 350 words should be submitted by email to</p>
<p>johnmichaelaarhus@gmail.com</p>
<p>in .doc or .pdf format. Please include a separate cover sheet including name, poster title and affiliation. The deadline for receipt of submissions is May 20th, 2012. We will notify authors of the decision regarding posters on a rolling basis, usually within 3 days of submission.</p>
<p><strong>Registration</strong></p>
<p>Attendence is free of charge, but space is limited. Please register by sending an email to: johnmichaelaarhus@gmail.com</p>
<p><strong>Scientific Organization</strong></p>
<p>Mattia Gallotti (CNRS, Jean Nicod Institute) &amp; John Michael (Aarhus University)</p>
<p style="text-align: left;">This conference is jointly funded by MindLab, Aarhus University (http://www.mindlab.au.dk/), and by the research project &#8216;The Neuro-turn in European Social Sciences and Humanities: Impact of neuroscience on economics, marketing and philosophy&#8217; (NESSHI) (http://www.nesshi.eu/).</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: center;">Scarica la Locandina in <a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/05/objects-in-mind.pdf" target="_blank">PDF</a></p>
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		<title>Seminario sulla filosofia di Ernesto de Martino a Roma Tre, 25 maggio 2012</title>
		<link>http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2012/05/seminario-ernesto-de-martino/</link>
		<comments>http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2012/05/seminario-ernesto-de-martino/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 17:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Marraffa</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Seminario sul tema: La filosofia di Ernesto de Martino
Roma, 25 maggio  2012, ore 09:30-18:00
Facoltà di Lettere e Filosofia - Via Ostiense, 234 -  Aula Verra
Organizzatori: Mario De Caro, Massimo Marraffa
PROGRAMMA
MATTINA
09:30-10:30
Marcello Musté -  Il problema delle categorie
10:30-11:30
Sergio Fabio Berardini - Sulla  vitalità e l’utile. Ernesto De Martino e la
riforma della dialettica  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>Seminario sul tema: La filosofia di Ernesto de Martino</strong></em></p>
<p style="text-align: center;">Roma, 25 maggio  2012, ore 09:30-18:00</p>
<p style="text-align: center;">Facoltà di Lettere e Filosofia - Via Ostiense, 234 -  Aula Verra<br />
Organizzatori: Mario De Caro, Massimo Marraffa</p>
<p style="text-align: center;">PROGRAMMA</p>
<p style="text-align: center;">MATTINA</p>
<p style="text-align: center;">09:30-10:30<br />
Marcello Musté -  Il problema delle categorie</p>
<p style="text-align: center;">10:30-11:30<br />
Sergio Fabio Berardini - Sulla  vitalità e l’utile. Ernesto De Martino e la<br />
riforma della dialettica  crociana</p>
<p style="text-align: center;">11:30-12:00 – Pausa caffé</p>
<p style="text-align: center;">12:00-13:00<br />
Federico Leoni -  Sulla magia. Le tecniche della presenza<br />
Commento: Paolo  Apolito</p>
<p style="text-align: center;">13:00-15:00 – Pausa  pranzo</p>
<p style="text-align: center;">POMERIGGIO</p>
<p style="text-align: center;">15:00-16:00<br />
Anna Donise - I vissuti di fine  del mondo. Normalità e anormalità nella<br />
prospettiva di Ernesto De  Martino<br />
Commento: Mario De Caro</p>
<p style="text-align: center;">16:00-17:00<br />
Paolo Virno - Crisi e  ripetizione della antropogenesi<br />
Commento: Massimo  Marraffa</p>
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		<title>Kant o Nietzsche? Distruggere la morale o fondarla? Lezione congiunta di orientamento, a cura di Roberta De Monticelli e Roberto Mordacci</title>
		<link>http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2012/05/kant-o-nietzsche-2/</link>
		<comments>http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2012/05/kant-o-nietzsche-2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 09:31:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta De Monticelli</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Questo è il testo della mia parte della lezione congiunta che abbiamo tenuto ieri, 7 maggio 2012, all&#8217;Università Vita-Salute San Raffaele di fronte a un pubblico di giovani liceali Roberto Mordacci e io. Dato il tema e gli argomenti, dedico la mia parte, che qui riproduco, al Preside della Facoltà di Medicina di questa stessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Questo è il testo della mia parte della lezione congiunta che abbiamo tenuto ieri, 7 maggio 2012, all&#8217;Università Vita-Salute San Raffaele di fronte a un pubblico di giovani liceali Roberto Mordacci e io. Dato il tema e gli argomenti, dedico la mia parte, che qui riproduco, al Preside della Facoltà di Medicina di questa stessa Università, che non ha mai risposto alla domanda di alcuni docenti di apportare al verbale del Consiglio delle Facoltà congiunte le integrazioni da loro richieste, in modo che si desse conto dei loro interventi. So che ama la filosofia: e in fondo è degno dei filosofi sollevare sempre le piccole, insignificanti questioni contingenti all&#8217;universalità delle grandi questioni. Tanto più che sappiamo da una recente sua lettera ai docenti quanto gli stiano a cuore &#8220;il vero e il giusto&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Saremo felici se vorrà intervenire nella discussione!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>1.	La questione delimitata di partenza</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Data la vastità del nostro tema, vorrei proporvi di cominciare da una domanda molto più piccola – almeno in apparenza. In ogni caso più definita e più facile da capire: se in politica sia lecito nascondere o deformare la verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo pensare agli arcana imperii, al Principe di Machiavelli, ai segreti di Stato; oppure, molto semplicemente, alla politica nel senso molto più lato della governance di qualunque istituzione. Ad esempio a quell’occultamento della verità che sta nel fotoshop della storia – far scomparire Trotsky adai libri di storia – o in modo infinitamente più modesto e quotidiano alle omissioni e alle inesattezze dei verbali, dove non a caso il diritto di veder accolte le proprie correzioni viene tutelato dal codice penale, abbastanza severamente. Per il nostro ordinamento dunque la mancanza di veridicità a certe condizioni non è soltanto un’infrazione morale, ma addirittura un’infrazione penale</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni chiarimenti ulteriori su questa domanda, anzitutto. Il Nietzsche di cui vogliamo parlare è quello del famoso adagio : <em>Tutto è permesso, tutto è lecito</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un primo punto: si può ridurre Nietzsche a questo? Non mi occuperò di questa questione: se anche la risposta fosse negativa, il nostro filosofo sarà semplicemente il rappresentante della tesi del nichilismo morale, chiamiamolo Fritz, indipendentemente dalla questione se corrisponda o no al vero N.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non c’è dubbio che questo Fritz afferma che tutto è lecito, e quindi in particolare risponderebbe di sì anche alla nostra questione.</p>
<p style="text-align: justify;">Un secondo punto: è per ora una questione limitata quella che stiamo ponendo. Non ci stiamo chiedendo in generale se la menzogna o il nascondere la verità possano, in alcuni casi, essere leciti. A questa domanda, ad esempio, Kant risponderebbe : NO, MAI; Fritz risponderebbe SI’ e aggiungerebbe DOVUNQUE CONVENGA; ma uno potrebbe rispondere invece: SI’ – MA DIPENDE DAI CASI. In altre parole non c’è  bisogno di essere – almeno esplicitamente -  nichilisti morali per ammettere la liceità della menzogna in certi casi: ad esempio, in un celebre passo in cui si riferisce a Kant, il <em>philosophe</em> Benjamin Constant rivolge a Kant la critica che gli rivolgerebbe un filosofo consequenzialista, che cioè l’applicazione incondizionata del principio di dire la verità potrebbe avere conseguenze nefaste, ad esempio l’omicidio del mio amico.</p>
<p style="text-align: justify;">“Il principio morale secondo il quale dire la verità è un dovere, se assunto in modo incondizionato e isolato, renderebbe impossibile ogni forma di società. La prova a riguardo ci è fornita dalle immediate conseguenze che un filosofo tedesco ha tratto da questo principio, arrivando al punto di sostenere che la menzogna, detta a un assassino che ci chiedesse se un nostro amico, che egli sta inseguendo, non si sia rifugiato in casa nostra, sarebbe un crimine” .</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa risponde Kant a Benjamin Constant? Lo vedremo dopo; ora dobbiamo chiarire un terzo punto. La questione se sia lecito mentire in politica è indubbiamente un caso speciale della questione se sia lecito mentire a fin di bene, o per lo meno è una questione interessante solo se la intendiamo come un caso speciale di questa questione. (<a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/05/kant-o-nietzsche-de-monticelli-e-mordacci.pdf"><em>continua</em></a>) </p>
<p>(<a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/05/kant-o-nietzsche-de-monticelli-e-mordacci.pdf">scarica l&#8217;intera lezione</a> in formato Pdf)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Filosofia e psicologia. Seminario all&#8217;università di Milano-Bicocca</title>
		<link>http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2012/05/filosofia-psicologia-bicocca/</link>
		<comments>http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2012/05/filosofia-psicologia-bicocca/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 May 2012 17:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Università di Milano Bicocca]]></category>

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		<description><![CDATA[Seminario di filosofia e psicologia

 Università di Milano-Bicocca
 Dipartimento di Scienze Umane
 Piazza dell'Ateneo Nuovo 1

 Aula Massa

 10 maggio 2012
 ore 10:00

 Tito Magri (Università di Roma La Sapienza)

 First Persons
 ore 11:45

 Marco Castiglioni (Università di Milano-Bicocca)

 Prospettiva in prima persona e metodo 'storico-clinico' in psicologia
 

 ore 14:30

 Anna Berti (Università di Torino)

 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre style="text-align: center;"><strong>Seminario di filosofia e psicologia</strong>

 Università di Milano-Bicocca
 Dipartimento di Scienze Umane
 Piazza dell'Ateneo Nuovo 1

 Aula Massa

 10 maggio 2012</pre>
<pre style="text-align: center;"> ore 10:00

 <strong>Tito Magri (Università di Roma La Sapienza)</strong>

 <em>First Persons</em></pre>
<pre style="text-align: center;"> ore 11:45

 <strong>Marco Castiglioni (Università di Milano-Bicocca)</strong>

 <em>Prospettiva in prima persona e metodo 'storico-clinico' in psicologia</em></pre>
<pre style="text-align: center;"> 

 ore 14:30

 <strong>Anna Berti (Università di Torino)</strong>

 <em>'Azione' senza movimento: dall'intenzionalità alla consapevolezza motoria nei
 casi neuropsicologici</em>

 ore 16:15

 <strong>Edoardo Datteri (Università di Milano-Bicocca)</strong>

 <em>Brain imaging e spiegazione dei meccanismi cognitivi: problemi epistemologici</em></pre>
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		<title>Kant o Nietzsche? Fondare o distruggere la morale?</title>
		<link>http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2012/05/kant-o-nietzsche/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 12:39:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Facoltà di Filosofia
Università San Raffaele
Lunedì 7 maggio alle ore 11.30
Aula Bacone, piano terra Dibit1.
 
 
Nel quadro dell’attività diretta agli studenti e docenti delle scuole superiori:
 
 
 
Kant o Nietzsche? Fondare o distruggere la morale?
Un dialogo
 
 
Intervengono: Roberta de Monticelli
Roberto Mordacci
 
 
 
Ogni persona interessata è cordialmente invitata
Via Olgettina 58
20132 Milan
 
(Metro Cascina [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;">Facoltà di Filosofia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;">Università San Raffaele</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;">Lunedì 7 maggio alle ore 11.30</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 16pt;">Aula Bacone</span></span><span style="font-size: 16pt;">, piano terra Dibit1.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;">Nel quadro dell’attività diretta agli studenti e docenti delle scuole superiori:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 16pt;">Kant o Nietzsche? Fondare o distruggere la morale?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 16pt;">Un dialogo</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;">Intervengono: Roberta de Monticelli</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;">Roberto Mordacci</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;">Ogni persona interessata è cordialmente invitata</span></p>
<pre style="text-align: center;"><span style="font-size: 16pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Via Olgettina 58</span></pre>
<pre style="text-align: center;"><span style="font-size: 16pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">20132 Milan</span></pre>
<pre style="text-align: center;"><span style="font-size: 16pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></pre>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 16pt;">(Metro Cascina Gobba + Metropolitana leggera)</span></p>
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		<title>Seminario di Fenomenologia UniSR (a.a. 2011/2012). Il programma e gli abstract degli interventi dei relatori</title>
		<link>http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2012/05/seminario-fenomenologia-2011-2012/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 10:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Vecchi</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Seminario di fenomenologia 
Società e valori
A cura di Roberta De Monticelli e Francesca De Vecchi
Centro di ricerca in fenomenologia e scienze della persona
Facoltà di Filosofia – Università Vita-Salute San Raffaele
a.a. 2011-2012, Semestre estivo
PRIN 2008 Ontologia della persona: rilevanza sociale e correlazioni neurobiologiche
Locandina del seminario in formato Pdf
*****
Martedì 13 marzo, 9-11: Barbara Malvestiti (Università degli studi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Seminario di fenomenologia</strong> <em></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Società e valori</strong></em></p>
<p style="text-align: center;">A cura di Roberta De Monticelli e Francesca De Vecchi<br />
<strong>Centro di ricerca in fenomenologia e scienze della persona</strong><br />
<em>Facoltà di Filosofia – Università Vita-Salute San Raffaele</em><br />
a.a. 2011-2012, Semestre estivo</p>
<p style="text-align: center;">PRIN 2008 Ontologia della persona: rilevanza sociale e correlazioni neurobiologiche</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/03/seminario-locandina-aa-2011-2012.pdf">Locandina del seminario in formato Pdf</a></p>
<p style="text-align: center;">*****</p>
<p style="text-align: center;">Martedì 13 marzo, 9-11: <strong>Barbara Malvestiti</strong> (Università degli studi di Milano),</p>
<p style="text-align: center;"><em>Il concetto di dignità umana nella riflessione filosofica e giuridica di Jeanne Hersch </em> (<a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/03/malvestiti-abstract.pdf">abstract</a>)</p>
<p style="text-align: center;">Martedì 20 marzo, 9-11: <strong>Emanuele Caminada</strong> (Università di Colonia),</p>
<p style="text-align: center;"><em>Tra ontologia sociale fenomenologica e fenomenologia della realtà sociale </em> (<a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/03/caminada-abstract.pdf">abstract</a>)</p>
<p style="text-align: center;">Martedì 27 marzo, 9-11: <strong>Sergio Massironi</strong> (Università Vita-Salute San Raffaele),</p>
<p style="text-align: center;"><em>Ripensare con Simone Weil il problema dei diritti umani</em> (<a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/03/massironi-abstract.pdf">abstract</a>)</p>
<p style="text-align: center;">Martedì 3 aprile: <strong>Silvia Tossut</strong> (Università Vita-Salute San Raffaele),</p>
<p style="text-align: center;"><em>Intenzionalità collettiva e conoscenza sociale</em> (<a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/03/tossut-abstract.pdf">abstract</a>)</p>
<p style="text-align: center;">Mercoledì 11 aprile, 11-13: <strong>Maria Grazia Turri</strong> (Università degli Studi di Torino),</p>
<p style="text-align: center;"><em>Tassonomia degli oggetti sociali</em> (<a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/03/turri-abstract.pdf">abstract</a>)</p>
<p style="text-align: center;">Martedì 17 aprile, 9-11: <strong>Sarah Songhorian</strong> (Università Vita-Salute San Raffaele),</p>
<p style="text-align: center;"><em>Dall’empatia alla simpatia: una chiarificazione</em> (<a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/03/songhorian-abstract.pdf">abstract</a>)</p>
<p style="text-align: center;">Giovedì 19 aprile, 9-11: <strong>Umberto Sconfienza</strong> (London School of Economics), <strong>Guglielmo Feis</strong> (Università degli Studi di Milano),</p>
<p style="text-align: center;"><em>Ontologia dei giochi: esplosione di type e gerarchia delle regole costitutive</em> (<a href='http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/03/sconfienza-feis-abstract.pdf'>abstract</a>)</p>
<p style="text-align: center;">Martedì 8 maggio, 9-11: <strong>Stefano Cardini</strong> (Phenomenology Lab),</p>
<p style="text-align: center;"><em>Una vita sognata. Spunti per un&#8217;etica della verticalità</em> (<a href="http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2012/03/una-vita-sognata/" target="_blank">abstract</a>)</p>
<p style="text-align: center;">Martedì 15 maggio, 11-13: <strong>Mattia Gallotti</strong> (Institut Jean Nicod Paris),</p>
<p style="text-align: center;"><em>Collective Intentionality and Internalism</em> (<a href='http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/03/gallotti-abstract.pdf'>abstract</a>)</p>
<p style="text-align: center;">Martedì 22 maggio: <strong>Stefania Tarantino</strong> (Università di Napoli Federico II),</p>
<p style="text-align: center;"><em>L&#8217;impersonale weiliano nel pensiero di Angela Putino e di Roberto Esposito</em> (<a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/03/tarantino-abstract.pdf">abstract</a>)</p>
<p style="text-align: center;">Martedì 29 maggio, 9-11: <strong>Roberta Sala</strong> (Università Vita-Salute San Raffaele),</p>
<p style="text-align: center;"><em>Valori ragionevoli. Riflessioni a partire da John Rawls</em> (<a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/03/roberta-sala-abstract.pdf">abstract</a>)</p>
<p style="text-align: center;">Martedì 5 giugno, 9-11: <strong>Francesca Forlé</strong> (Università Vita-Salute San Raffaele),</p>
<p style="text-align: center;"><em>L&#8217;allegro, il sereno, il malinconico. Spunti fenomenologici sulle qualita&#8217;<br />
espressive degli oggetti estetici</em> (<a href="http://www.phenomenologylab.eu/public/uploads/2012/03/forle-abstract.pdf">abstract</a>)</p>
<p style="text-align: center;">Martedì 12 giugno, 9-11: <strong>Francesco Tava</strong> (SUM: Istituto italiano di scienze umane),</p>
<p style="text-align: center;"><em>Il movimento dell&#8217;esistenza come problema politico. Senso e dissenso dell&#8217;esperienza filosofica di Jan Patočka</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Caso Dell’Utri e concorso esterno. Tra clamore mediatico e ragioni del diritto</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 09:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bacco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Le polemiche seguite all’annullamento con rinvio, da parte della Corte di Cassazione, della sentenza di condanna nei confronti del senatore Dell’Utri, costituiscono una conferma (scontata?) della persistente alterazione del clima dialettico sulle questioni inerenti la giustizia penale. Da un lato, la “delusione” di aspettative che hanno enfatizzato e sovraccaricato il ruolo ed il significato della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le polemiche seguite all’annullamento con rinvio, da parte della Corte di Cassazione, della sentenza di condanna nei confronti del senatore Dell’Utri, costituiscono una conferma (scontata?) della persistente alterazione del clima dialettico sulle questioni inerenti la giustizia penale. Da un lato, la “delusione” di aspettative che hanno enfatizzato e sovraccaricato il ruolo ed il significato della vicenda processuale; dall’altro, un possibile argomento, pretestuoso ma purtroppo non del tutto inefficace nella retorica mediatica, per seguitare ad invocare la “teoria del complotto” e della “persecuzione” giudiziaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là del contenuto oramai stereotipico delle reazioni della politica e dei media di fronte ad esiti di vicende processuali riguardanti soggetti “eccellenti”, va rilevato come in questo caso l’attenzione giornalistica si sia spinta fino a compiere analisi testuali del provvedimento criticato (nella fattispecie, la requisitoria del Sostituto Procuratore Generale dott. Francesco Iacoviello, linkata e “annotata” nel sito de <em>Il Fatto Quotidiano</em>, 14 marzo 2012). Un tentativo in sè apprezzabile, nella prospettiva di consentire al pubblico dei “non addetti ai lavori” l’analisi tramite atti processuali della complessità della vicenda.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò di cui l’informazione giornalistica non ha dato conto, e che risulta essenziale ai fini di un inquadramento sia delle affermazioni del Sostituto Procuratore Generale, che delle motivazioni della Corte di Cassazione, recentemente depositate, sono <strong>le criticità che da sempre si addensano sull’istituto del concorso cosiddetto “esterno” in un reato associativo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene sia arduo sintetizzare in poche righe i risvolti problematici della configurabilità del concorso esterno in un reato associativo, tenterò comunque di fornire una breve panoramica, senza peraltro entrare nel merito della vicenda processuale che vede imputato il senatore Dell’Utri.</p>
<p style="text-align: justify;">Vanno fatte alcune premesse: principio fondamentale del diritto penale moderno, e del diritto penale italiano, è il cosiddetto <strong>principio di legalità</strong>: sintetizzato nella formula <em>nullum crimen, nulla pena sine praevia lege penali</em>, esso esprime, nella sua dimensione fondamentale, l’esigenza che le condotte penalmente rilevanti (ossia i comportamenti umani alla cui commissione l’ordinamento collega una sanzione penale), siano <strong>previste e descritte in modo preciso da una fonte normativa</strong> di rango primario (le legge ordinaria formale <em>in primis</em>), la quale deve essere entrata in vigore <em>prima</em> del fatto concretamente commesso. Questo, in estrema sintesi, il contenuto del principio che troviamo espresso nel codice Rocco, e soprattutto nella Carta Costituzionale all’art. 25. Deve essere la legge (in quanto atto promanante dal potere che si intende come rappresentativo della volontà popolare, ossia il potere legislativo) ad introdurre nell’ordinamento norme penali, adottando una <strong>descrizione di tipologie di comportamento il più possibile precisa</strong>, in modo da garantire al cittadino di poter <strong>prevedere le conseguenze del proprio comportamento</strong>: <strong>la descrizione del fatto ha il compito di tracciare la linea di confine tra condotta lecita ed illecita</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le fattispecie di reato (classificabili, in base al tipo di sanzione prevista, come delitti e contravvenzioni) sono costituite dalla <strong>descrizione di tipi di fatto</strong>. Nel linguaggio della scienza penale, il problema della conformità del fatto concreto alla descrizione astratta della norma incriminatrice va sotto la formula <em>giudizio di tipicità</em>: <strong>è tipico il fatto che si realizza in modo corrispondente a quanto previsto da una norma incriminatrice</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista del numero di soggetti richiesto per l’integrazione di una fattispecie di reato, si è soliti distinguere tra fattispecie monosoggettive e plurisoggettive: nelle prime, il fatto tipico è strutturato come condotta di un singolo soggetto: ad esempio il furto (“Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui sottraendola a chi la detiene…” art. 624 c.p.) o l’omicidio (“Chiunque cagiona la morte di un uomo…” art. 575 c.p.). Fatti penalmente rilevanti possono tuttavia essere (e nella prassi è un dato frequente) il risultato dell’agire di più persone. Per le fattispecie che il codice descrive nella forma monosoggettiva, si apre il problema della qualificazione di condotte che, pur non essendo tipiche (cioè non essendosi svolte integrando tutte le modalità richieste dalla norma incriminatrice), appaiano nondimeno dotate di una rilevanza nella commissione del fatto di reato: per ovviare a tale problema ed estendere l’ambito della punibilità, si ha il cosiddetto “concorso di persone nel reato”, un istituto che anche il nostro codice prevede all’art. 110. La norma sul concorso di persone dispone che “quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita” (naturalmente la questione più complessa è definire le condizioni in presenza delle quali si possa dire che una persona “concorre”. La disposizione codicistica si limita ad un enunciato che apre un vasto novero di problemi applicativi che non è possibile illustrare in questa sede).</p>
<p style="text-align: justify;">Accanto a norme che prevedono tipologie di condotte la cui realizzazione è prevista in forma <strong><em>monosoggettiva</em></strong>, e suscettibili di essere ampliate tramite l’istituto del concorso di persone, il codice penale italiano prevede anche fattispecie nelle quali l’operato di più persone è elemento strutturale: in altri termini, fattispecie <strong><em>plurisoggettive</em></strong>, dove il concorso fra più soggetti è la regola, in quanto previsto nella descrizione della norma incriminatrice. Tali fattispecie sono anche definite a <em>concorso necessario,</em> diversamente dalle fattispecie strutturate in forma monosoggettiva, dove l’ipotesi del concorso fra più persone è solo eventuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono fattispecie a concorso necessario i cosiddetti reati associativi: reati come l’associazione a delinquere semplice (art. 416 c.p.), e come l’associazione di tipo mafioso (art. 416bis c.p.), richiedono l’agire di più soggetti. Vediamo, in particolare, come è strutturata la norma di cui all’art. 416bis c.p., ossia <strong><em>l’associazione di tipo mafioso</em></strong>: i primi due commi dispongono che </p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Chiunque fa parte di un’associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da sette a dodici anni. Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da nove a quattordici anni».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo qui descritte <strong>due tipologie di condotte</strong>. Da un lato, la mera partecipazione ad un’associazione di tipo mafioso: un soggetto incorre nella sanzione penale per il solo fatto di essere parte di un’associazione a delinquere, e nel caso di specie, di un’associazione di tipo mafioso. Dall’altro, è prevista una sanzione più elevata per coloro che ricoprono ruoli di spicco all’interno dell’associazione, ossia la promuovono, la dirigono o la organizzano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa significa <em>partecipare ad un’associazione per delinquere di stampo mafioso</em>? Quali sono i <em>requisiti minimi</em> per potersi affermare che un soggetto è partecipe? Dietro tale interrogativo si aprono ardui problemi che interpellano la scienza giuridica ed il mondo degli applicatori del diritto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il codice penale si limita ad incriminare la condotta di partecipazione, ma non esplicita i requisiti minimi affinché una condotta si configuri come partecipativa. La dottrina penalistica e la giurisprudenza si sono adoperate per elaborare dei criteri</strong>. Non potendo in questa sede offrire un quadro esaustivo degli orientamenti, va segnalato che l’orientamento attualmente maggioritario propende per una <strong>concezione formale</strong>: è partecipe il soggetto che ha acquisito il ruolo di vero e proprio associato, entrando formalmente a far parte dell’associazione. In questo modo si tende a fissare dei requisiti più rigorosi, che limitano tale qualifica ai casi in cui vi sia una vera e propria affiliazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Un concetto ristretto di partecipe rischia però di lasciare al di fuori dell’ambito applicativo della norma i casi in cui un soggetto abbia compiuto atti a vantaggio dell’associazione mafiosa pur senza esserne formalmente affiliato. <strong>Il problema del concorso esterno sorge pertanto di fronte a condotte che non rientrano negli schemi di una partecipazione intesa come adesione formale</strong>: comportamenti che appaiono come penalmente atipici (e dunque leciti), i quali però, a seguito di una lettura che ne analizzi i nessi e le implicazioni con le attività dell’associazione criminosa, possono comunque denotare un’idoneità al suo sostegno o al suo rafforzamento.</p>
<p style="text-align: justify;">È a fronte di tali problemi che si configura l’interrogativo se tali condotte di favore nei confronti dell’associazione criminosa, poste in essere da soggetti non interni alla struttura associativa e dunque non rientranti nel paradigma della fattispecie di reato dell’art. 416bis, possano essere incriminate, tramite l’applicazione dell’art. 110 (concorso di persone), come condotte di partecipazione “esterna”: una forma di concorso “eventuale” in un reato che di per sé risulta già strutturato nella forma plurisoggettiva. Detto in altri termini: <em><strong>è possibile concorrere “da esterni” e favorire l’associazione senza divenirne parte</strong></em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Gli sviluppi giurisprudenziali, non senza contrasti, attualmente riconoscono la legittimità, quantomeno in linea di principio, della figura del concorso esterno nel reato associativo, facendo leva sulla disciplina generale del concorso di persone ed <strong>estendendo così la rilevanza penale a condotte atipiche</strong> rispetto a quanto previsto nella fattispecie del reato associativo. Ecco dunque l’istituto del concorso cosiddetto “esterno”.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante specificare che formalmente non esiste una fattispecie penale che incrimina il concorso esterno: esiste una norma che descrive l’ipotesi dell’associazione a delinquere di tipo mafioso (416bis c.p.). <strong>Il concorso esterno è il frutto dell’estensione dell’ambito applicativo di tale norma</strong>, che la giurisprudenza attua per mezzo dell’articolo 110 c.p. Si tratta in definitiva di un istituto la cui fisionomia discende interamente da interpretazioni giudiziali: è questo il motivo per cui spesso lo si definisce come istituto di “natura giurisprudenziale”. Da ciò l’esigenza di precisarne presupposti e limiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli attuali confini del concorso esterno sono l’esito di importanti sentenze della Corte di Cassazione; ricordiamo in particolare una importante pronuncia del 2005 (nota come <strong><em>sentenza Mannino</em></strong>) nella quale si dice che “si definisce “partecipe” colui che, risultando inserito stabilmente e organicamente nella struttura organizzativa dell’associazione mafiosa, non solo “è” ma “fa parte” della (meglio ancora: “prende parte” alla) stessa: locuzione questa da intendersi non in senso statico, come mera acquisizione di uno <em>status</em>, bensì in senso dinamico e funzionalistico, con riferimento all’<strong>effettivo ruolo in cui si è immessi e ai compiti che si è vincolati a svolgere perché l’associazione raggiunga i suoi scopi, restando a disposizione per le attività organizzate della medesima</strong>. (…) Assume invece la veste di concorrente “esterno” il soggetto che, non inserito stabilmente nella struttura organizzativa dell’associazione mafiosa e privo dell’affectio <em>societatis</em> (che quindi non ne “fa parte”), <strong>fornisce tuttavia un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo, sempre che questo abbia un’effettiva rilevanza causale ai fini della conservazione o del rafforzamento delle capacità operative dell’associazione</strong> (o, per quelle operanti su larga scala come “Cosa nostra”, di un suo particolare settore e ramo di attività o articolazione territoriale) e sia comunque diretto alla realizzazione, anche parziale, del programma criminoso della medesima”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che si tratti di un istituto i cui confini sono così sensibili alle oscillazioni di pensiero della giurisprudenza, ne pone in risalto la problematicità all’interno di un ordinamento penale che si fonda sul principio di legalità dei delitti e delle pene. <strong>La scienza penale italiana da tempo richiama l’attenzione sulle criticità del concorso esterno</strong>: si è osservato che esso è una figura “idonea ad includere fenomeni di contiguità attiva ed illecita ad associazioni criminali, ma va maneggiata con estrema cautela”, e che “proprio per evitare un eccesso di discrezionalità giudiziale da caso a caso, sarebbe auspicabile un intervento legislativo diretto a precisare, mediante la configurazione di una o più fattispecie incriminatici di parte speciale, le forme di contiguità davvero intollerabili e perciò meritevoli di repressione penale” (la prima affermazione è di D. Pulitanò, la seconda di G. Fiandaca).</p>
<p style="text-align: justify;">Di tali criticità sarebbe bene dare conto anche a livello di comunicazione pubblica, al fine di offrire un’adeguata chiave di lettura delle vicende.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel complesso, sia la requisitoria del Sostituto Procuratore Generale Iacoviello, che la sentenza di annullamento della Corte di Cassazione, pongono in luce diversi ambiti problematici meritevoli di approfondimento (il problema dei requisiti necessari per la configurabilità del concorso esterno nel reato associativo è forse il principale, non l’unico), i quali esortano ad una seria riflessione, sebbene del tutto oscurati dal clamore mediatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Al fine di offrire una panoramica comprensiva anche del punto di vista di esperti del settore, i cui contributi si spera possano fornire strumenti di analisi critica per non restare abbagliati da certe banalizzazioni mediatiche, ecco alcuni link dal sito <a href="http://www.penalecontemporaneo.it" target="_blank">http://www.penalecontemporaneo.it</a>, relativi alla requisitoria del dott. Iacoviello, alle motivazioni della Corte di Cassazione, e ad alcuni commenti “a caldo” (elaborati prima del deposito delle motivazioni della Cassazione) da parte di quattro autorevoli esponenti della scienza penale italiana (i professori Domenico Pulitanò, Giovanni Fiandaca, Costantino Visconti, Vincenzo Maiello) e di un magistrato del Tribunale di Palermo (dott. Piergiorgio Morosini):</p>
<p><a href="http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1331539353Requisitoria%20Iacoviello.pdf">http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1331539353Requisitoria%20Iacoviello.pdf</a></p>
<p><a href="http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1335279282sentenza%20dellutri.pdf">http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1335279282sentenza%20dellutri.pdf</a></p>
<p><a href="http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1332277659Pulitano%20su%20Iacoviello.pdf">http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1332277659Pulitano%20su%20Iacoviello.pdf</a></p>
<p><a href="http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1331919165Fiandaca%20su%20processo%20DellUtri.pdf">http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1331919165Fiandaca%20su%20processo%20DellUtri.pdf</a></p>
<p><a href="http://www.penalecontemporaneo.it/materia/-/-/-/1335-sulla_requisitoria_del_p_g__nel_processo_dell_utri__un_vero_e_proprio_atto_di_fede_nel_concorso_esterno/">http://www.penalecontemporaneo.it/materia/-/-/-/1335-sulla_requisitoria_del_p_g__nel_processo_dell_utri__un_vero_e_proprio_atto_di_fede_nel_concorso_esterno/</a></p>
<p><a href="http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1333103153Maiello%20concorso%20esterno.pdf">http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1333103153Maiello%20concorso%20esterno.pdf</a></p>
<p><a href="http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1332355570concorso%20esterno%204%20DPC.pdf">http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1332355570concorso%20esterno%204%20DPC.pdf</a></p>
<p style="text-align: justify;">Alleghiamo infine la rivista <em>Criminalia</em> del 2008, nella quale è pubblicato l’articolo del dott. Iacoviello che contiene la tanto discussa affermazione secondo cui “In questo Paese non sappiamo se non se ne può più della mafia o dei processi di mafia” (l’articolo va da pag. 262 a pag. 281).</p>
<p><a href="http://www.edizioniets.com/Priv_File_Libro/1429.pdf">http://www.edizioniets.com/Priv_File_Libro/1429.pdf</a></p>
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