Su Ipazia e la sua gemella cristiana (di Giacomo Costa)

giovedì, maggio 6, 2010
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Lorenzo Lotto - Nozze mistiche di S. Caterina d’Alessandria con Gesù Bambino

Lorenzo Lotto - Nozze mistiche di S. Caterina d’Alessandria con Gesù Bambino

«Ho letto almeno alcuni degli articoli che sono stati recentemente scritti per rievocare Ipazia: ad esempio quello vibrante di Roberta de Monticelli, quello dotto e puntiglioso di Luciano Canfora, e altri. Ma mi pareva che mancasse qualcosa… Poi improvvisamente, capii cosa. Infatti avevo preso in mano un libro su Lorenzo Lotto (Lotto, I classici dell’arte n. 35, Rizzoli-Skira, 2004) . Ben quattro delle riproduzioni a colori o vertono sulle “nozze mistiche di S. Caterina d’Alessandria con Gesù Bambino”, o sono sacre conversazioni in cui riappare questa strana triade, se non trinità, composta dalla Madonna, il Bambino, e S. Caterina d’Alessandria. (…) » (continua)

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Su Ipazia e la sua gemella cristiana di Giacomo Costa.

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Un commento a Su Ipazia e la sua gemella cristiana (di Giacomo Costa)

  1. domenica, maggio 9, 2010 at 09:45

    “Abbiamo bisogno di metafore migliori per comprendere come si producano storicamente i cambiamenti profondi dei nostri ambienti intenzionali, zeppi come sono di motivi e ragioni di cui non sempre comprendiamo la natura e la portata.” Così all’incirca si concludeva un recente commento di Paolo Costa. E di quell’intervento ho trovato molto vera e illuminante anche la constatazione che “i nostri avalli e impegni riflessivi sono isole in un mare di habitus e pratiche in cui si riflette comunque la qualità del nostro ambiente intenzionale”. A questo punto vi chiederete cosa c’entri questo con l’intervento di Giacomo Costa, e se io non abbia per caso confuso i due. No, e benché questo ponte fra due coste possa parere precario, io lo vedo nell’esemplificazione virtuosa di un episodio minimo (ahimé davvero un’isola in un mare di orrori, forse) di un ambiente intenzionale (intendo quello della comunità dei “fedeli” cattolici) migliorato in qualità da un passo riflessivo e critico dell’autorità come fu quello di avvertire che, se vogliamo stare ai fatti, Caterina D’Alessandria probabilmente era solo una leggenda. I pittori che Giacomo mostra avevano già provveduto a modo loro, cioè a modo d’arte, a epochizzare il fatto per esaltare l’essenza, la singolare rivoluzione e lo sconcerto di una sapienza, o piuttosto un Pensiero, una trasumanate riflessività, un Verbum, incarnato nella viva, sensuale, vigorosa bellezza di una ragazza giovane come una nostra studentessa (e non alle rughe e alla canizie di un San Gerolamo, per dire. Chissà perché mi torna in mente quella Neda, studentessa di filosofia, fulminata dai cecchini a Teheran).
    Ma fra costa e costa mi viene in mente un altro esempio – questa volta si tratta delle salienze di un ambiente intenzionale individuale, che mi ha di recente assai colpita, a Rovereto dove ero per una lezione. L’ambiente – splendido – era Casa Rosmini, e il particolare era questo: il tavolo di lavoro giovanile del filosofo (poi si trasferì in Piemonte) con due preziosi scaffali davanti, uno a destra l’altro a sinistra, entrambi intarsiati con una scritta in greco: Enkyklopaideia. Contengono ancora l’Enciclopedia di D’alembert e Diderot. Ciò che mi ha colpito nella salienza di questo Motivo e Ragione di riflessione per un filosofo è il modo in cui arrivò l’opera, per trovare posto, in seguito a un avallo addirittura carico di venerazione (vedeste la bellezza degli scaffali e degli intarsi) di fronte a lui, alla sua quotidiana attenzione. Fu il regalo per la sua prima messa, per l’inizio della sua vita di sacerdote.
    Ma quanto sono cambiati i tempi? Perché la storia non è andata avanti così? E le premesse c’erano: Trento, a due passi da Rovereto, dove Paolo Costa lavora con i ricercatori della bellissima Fondazione Bruno Kessler, è la città del Concilio di Trento (ahimè), ma in ogni libreria trovi un’edizione dell’opera di fra’ Paolo Sarpi….

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