L’ignavia e l’opportunismo di chi non difende l’Italia e la sua Costituzione dallo sfregio secessionista di Adro

mercoledì, settembre 15, 2010
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Sono più che amareggiata, indignata, stupefatta, sono senza parole: è possibile ascoltare il sindaco di Adro rivendicare “pacatamente” su tutti i media la normalità di un atto assolutamente eversivo come quello di marchiare con simboli secessionisti una scuola pubblica, senza che nessuno denunci immediatamente lo sfregio alla Costituzione repubblicana, a partire da ogni singolo giornalista che, come cittadino italiano, dovrebbe sentirsi in dovere almeno di sottolineare il carattere politicamente insultante del gesto?

C’è ancora qualcuno in Italia, che dopo aver accettato vilmente ciò, avrà l’ipocrita coraggio di ricordare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia?

È possibile che l’ignoranza e la malafede istituzionale del duo Bossi-Berlusconi abbia totalmente rincoglionito gran parte del Paese?

Posso aspettarmi una reazione adeguata da parte di Napolitano, Bersani, articolo 21 o chicchessia, e soprattutto una denuncia al sindaco e l’immediata rimozione di quella simbologia secessionista?

C’è ancora qualcuno che si ricorda, In Italia, che anche Mussolini non salì al potere con le sue forze, ma venne issato in alto dall’ignavia e dal volgare opportunismo delle classi dirigenti dell’epoca, Chiesa e monarchia comprese, e dalla debolezza e rissosità di una opposizione che si autoescluse da sola?

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6 commenti a L’ignavia e l’opportunismo di chi non difende l’Italia e la sua Costituzione dallo sfregio secessionista di Adro

  1. Stefano Cardini
    mercoledì, settembre 15, 2010 at 09:20
  2. giovedì, settembre 16, 2010 at 00:03

    Mi accorgo di aver esaurito le parole dello sdegno. Mentre la tribù bresciana sputa negli occhi allo Stato e alla Costituzione, questi intanto chiacchiarano di burka. Come se non esistesse già, una legge che non consente di nascondere il volto in modo che sia impedita l’identificazione. come se fosse la cosa più urgente di cui occuparsi.

    Carla, autrice della lettera sdegnata e sacrosanta sulla tribù del paesello celtico, o piuttosto sull’ignobile silenzio di tutte le cariche dello Stato (Fini compreso, mi pare, occupato anche lui col burka quanto Vespa con le tette) – ha organizzato un corso a grandi conferenze sul Risorgimento e la storia delle sue letture, che a me pare straordinariamente interessante anche per i filosofi.

    Mai come in questi tristi anni mi ero resa conto di quale errore sia stato trascurare lo studio e la lettura dei pensatori – lato sensu – che hanno tentato di concepire un’Italia e una modernità nonostante tutto. O non sapere troppo bene da dove veniamo e come, a che prezzo e per via di quali uomini. Credo che questa serie di lezioni dovrebbe interessare molto anche i filosofi, e pregherei Carla non soltanto di pubblicare il programma sul Lab, ma, se possibile, di mandarci i testi delle conferenze da mettere in un canale apposito.

  3. Carla Poncina
    giovedì, settembre 16, 2010 at 10:56

    Questa mattina sono entrata in una merceria ed ho comprato un metro di nastro tricolore. Ne farò pochi fiocchetti da appuntare sugli abiti. A chi mi chiedesse quale ne è il significato, risponderò che servono a chiarire che non appartengo alla schiera dei nazi-leghisti, ovunque essi si trovino, in Parlamento o al mercato. Che per come si è ridotto il primo, non si differenziano granché, vista la quotidiana compravendita di “onorevoli”, divenuta ormai attività prevalente sia alla Camera che al Senato.
    So che molti penseranno che esagero. Spero sia vero. Tuttavia suggerisco di andarsi a rivedere le scene iniziali del Pianista di Polansky. Siamo nel cuore della civilissima e cristianissima Polonia. C’è un giovane e brillante musicista che conduce una vita bella: successo, affetti, benessere. Il tutto in una cornice di grande eleganza, il che non nuoce. I primi segnali di un drammatico cambiamento non vengono colti nella loro pesantezza. Si tratta di più o meno piccole umiliazioni inflitte agli ebrei: cosa sarà mai dover scendere dal marciapiede per lasciare il passo agli “ariani” (ricordate la storia del manzoniano padre Cristoforo?), o cucirsi una stella gialla sulle maniche? Non è forse un antico e splendido simbolo identitario la stella di Davide?
    Sappiamo come andò a finire.
    Non sottovalutiamo nulla. Tiriamo fuori tutti, con forza, la giusta indignazione. Non consentiamo al Male – perché di Male si tratta – di avanzare ancora. È questo oggi il nostro dovere di cittadini o, semplicemente, di uomini.

  4. Stefano Cardini
    mercoledì, settembre 22, 2010 at 12:01

    Riguardo «lo studio e la lettura dei pensatori che hanno tentato di concepire un’Italia e una modernità nonostante tutto», m’ha molto meravigliato la discussione che s’è tenuta qualche tempo fa su Giuseppe Mazzini “terrorista e tirannicida”. Non si studia più e soprattutto non si riflette più sulla storia, giacché altrimenti certi tragicomici errori di prospettiva in virtù dei quali “si monta il caso” non si commetterebbero in giornali importanti. Mazzini invece va letto e meditato seriamente. Non soltanto perché è stato il patriota, repubblicano e democratico, più celebre al mondo per tutto l’800 (il che, in un Paese che si lagna un giorno sì uno sì del proprio provincialismo, va rammentato). Ma anche perché alla sua prosa visionaria e convulsa si sono abbeverati tutti (ma proprio tutti!), dalla sinistra alla destra estrema. Se vogliamo capire di chi parliamo quando parliamo di noi (italiani, padani o terroni non conta nulla), dovremmo conoscerlo. Liberale atipico, in funzione antigiacobina, s’appellava a un’idea di libertà basata sui doveri più che sui diritti. C’è chi in lui è riuscito a vedere soltanto il germe autoritario italiano (Galli della Loggia). Un po’ poco. Che alcune delle lezioni mazziniane meritino invece d’essere riprese? Consiglio come “Mazzini minimo”: Dei doveri dell’uomo e Fede e avvenire. Le basi.

  5. Stefano Cardini
    lunedì, ottobre 11, 2010 at 12:27

    Da Cavour e Garibaldi a Bossi e Berlusconi di Eugenio Scalfari (Repubblica, 10 ottobre 2010). Due parole veritiere sul Risorgimento.

  6. Tommaso Greco
    giovedì, ottobre 21, 2010 at 09:17

    Tra i molti episodi di sfregio della Costituzione e della legalità che si sono consumati negli ultimi 15 in Italia (anche se non bisogna dimenticare ciò che è avvenuto anche negli anni precedenti), quello di Adro è stato uno dei più gravi, se non altro per il suo valore simbolico. Nulla dimostra più di episodi come questo che bisogna ricominciare a parlare di doveri — anche riscoprendo i grandi testi e le grandi intuizioni di Mazzini, come ricorda Stefano Cardini — soprattutto perchè solo il sentimento del dovere che ci lega alla Costituzione, e quindi al futuro civile del nostro Paese, può farci uscire dal torpore di cui una classe politica criminogena approfitta ogni giorno di più.

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