“Quando l’etica è un bestseller”. Nadia Fusini recensisce La questione morale

giovedì, marzo 17, 2011
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Articolo tratto da La Repubblica del 15 marzo 2011, pagina 61 della sezione CULTURA.

Dice molte cose giuste questo libro e forse è per questo che è diventato un piccolo caso editoriale toccando le quarantamila copie vendute. E le dice con semplicità e schiettezza. Le offre al lettore perché a partire dalla sua propria vita si faccia filosofo, amante cioè della conoscenza. E soprattutto, capace di meraviglia – in ogni senso, anche in quello negativo di non restare indifferente a cose mostruose che succedono intorno a lui. Risvegliarsi alla realtà, questo in fondo chiede al suo lettore il pamphlet etico-politico della studiosa Roberta De Monticelli, La questione morale. Il suo titolo e il suo successo sono il sintomo di un filone etico che sta diventando sempre più visibile in libreria perché capace di affrontare temi sensibili: dalla Vita autentica di Vito Mancuso a Etica oggi di Michela Marzano, dall’ Etica minima di Pier Aldo Rovatti a Indignatevi di Stéphane Hessel. Risvegliarsi alla realtà, dicevamo. Che vuol dire interrogarsi, né più né meno. Non necessariamente giudicare, ma chiedersi il senso delle cose, questo significa. E dunque avere una reazione etica, morale; perché viviamo nel mondo, insieme ad altri che gomito a gomito condividono con noi usi e costumi. Non è pensabile di strappare all’ esistenza umana la sua propria dimensione morale. Se non è morale, un’ esistenza è immorale. Ma sempre in quell’ orizzonte collocata. Misurata. Questo si evince dal libro di Roberta De Monticelli. La quale scrive sotto l’ impeto di una reazione etica alla contemporanea corruzione della vita civile e politica del nostro paese. E lo fa perché si sente coinvolta da cittadina e da intellettuale, che non vive in nessuna torre d’ avorio, ma al contrario investe la sua intelligenza nel gioco politico, testimoniando così la propria affezione al mondo, e semmai rivalutando la dimensione pubblica della politica, il cui disprezzo, la cui mortificazione da parte della élite al governo si dimostra quotidianamente. È una donna colta e ha letto Machiavelli, ma pur sapendo che la corruzione è un antico male nostrum, eroicamente, ostinatamente non vuole appoggiarsi a tale coscienza, perché detesta lo scetticismo etico di chi fa di tutta l’ erba un fascio, per nasconderci così la verità del fatto che ognuno di noi ha invece di volta in volta la possibilità di esercitare la propria virtù etica. Virtù che è alla lettera una forza, se riconosciuta, se praticata. Perché bisognerà dire che la questione morale ha questa particolarità: la si deve praticare per darle corpo e consistenza. Ovvero, la morale non è un discorso, non è una predica; si incarna nel pensiero e nell’ azione. Nella sua sfera non c’ è divorzio possibile tra la parola e l’ atto, come si evidenzia già nella radice linguistica dei termini – morale, etica – che rimandano entrambi a abitudini, costumi, consuetudini. La morale è, in altri termini, non solo una scienza, ma soprattutto una pratica del bene. Per tornare a respirare – così si intitola l’ ultimo capitolo, cuore pulsante del libro- è bene che si ragioni di morale: una società che non lo faccia non è degna di tale nome. E una società come la nostra, moderna – malgrado l’ evidente rinculo passatista sul piano dei costumi e dei piaceri della classe politica al potere – non lo potrà fare se non ascoltando chi pone la questione nel modo corretto. Ovvero, come si fa qui, provando a superare la dissociazione (tanto radicale quanto ingiustificata, la definisce la filosofa) fra la vita autentica e la ragione. E distinguendo fra ethos e etica – dove l’ ethos, ovvero il demone di ognuno, sta in rapporto con quello degli altri grazie all’ etica, da intendersi come “la disciplina dei diritti umani”. È così che alla fine, dunque, la questione morale nel suo nocciolo profondo si presenta come un problema di libertà. Di libertà e giustizia. Sì, questi sono “i diritti presi sul serio”. E questa è la scommessa della democrazia: chance uguali alla libertà di ciascuno. Ecco l’ affermazione del prestigio inalienabile di ogni individuo preso uno per uno. Ecco il valore della persona umana. Ecco il bene. Nulla più del bene è bello, meraviglioso, perpetuamente nuovo, scrive Simone Weil. Nulla più del male desertico, triste, monotono. Parla del bene e del male autentici, non fittizi. Di questi tempi, in questi nostri giorni, tutto invece pare fittizio. Perfino le pubbliche non-virtù dei potenti hanno il sapore sciapo e coatto della falsità. In molti ormai ci siamo accorti che la sceneggiata che quotidianamente ci propongono come fosse normale non assomiglia in niente alla nostra vita vera. D’ accordo, lo sappiamo, la creatura umana non è mai a posto, in linea, giusta; bisogna “giustificarla”. Lasciando per un attimo perdere il carattere forense della parola, questo libro può aiutarci se non a renderci giusti, perlomeno a metterci sulla strada di una ricerca del senso delle azioni. Per poter distinguere tra verità e menzogna. È il primo passo per ricostruire un panorama di immagini all’ altezza di una vita umana. Ecco perché ci riguarda la questione morale: sta a noi, abitanti di questa città, civiltà, cultura, cambiare il profilo di un mondo troppo sbagliato, troppo falso, troppo irreale. È il nostro debito. È un compito morale far nascere nuove immagini. Roberta De Monticelli ci prova. In fondo, mettere al mondo il mondo è da sempre l’ ambizione di noi donne.

NADIA FUSINI

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Un commento a “Quando l’etica è un bestseller”. Nadia Fusini recensisce La questione morale

  1. Paolo Migliaro
    sabato, marzo 19, 2011 at 16:09

    La profondità del nostro pensiero è sicuramente una via per giungere alla realizzazione morale del nostro essere limitato e finito, ma se l’uomo non si realizza esclusivamente nelle idee scopritive o interpretative di una presunta verità che lo avvicina alla tensione verso l’infinito, che lo seduce e lo affascina, che lo coinvolgono a partecipare a tutte le manifestazioni dell’intelligenza sociale, questo pone il problema dell’individuazione di quello che ancora manca per la sua completezza. Se così fosse senza altri elementi necessari avremmo l’essere che non partecipa anche della sua natura fisica e più biologica, lo avremmo perciò avulso dalle esperienze che dovrebbero contemperarlo, equilibrarlo nelle sue naturali inclinazioni all’egocentrismo facendone una persona ‘con i piedi per terra’ e un animale sociale. Partecipare della propria natura umana, impegnarla nelle capacità diverse per cui l’essere storico è divenuto e che si è evoluto arricchendolo delle varie esperienze, ecco cosa spesso manca in chi è abituato ad astrarre dalla pedestrità, quella che l’uomo elevato poi rifiuta credendo di essere assurto a chissà quale iperuranio e che consente un migliore equilibrio morale e psichico. Cose che probabilmente sarebbero benefiche per chi è preso da lavori tipicamente e prevalentemente intellettuali, ma anche di chi, come Berlusconi e Gheddafi, è abituato ad inseguire con fatica mentale l’interesse del potere, del danaro e del sesso dolce, senza sudore.
    La pratica dell’umiltà ci aiuta a ritrovare anche intellettualmente la verità dell’uomo e di se stessi e più si è distanti da questa attività morale, quella veramente più etica di tutte, più si è falsi, più si diventa cinici intrallazzatori. Lo spirito deve potersi contemperare con la verità e quindi anche con la consapevolezza dei propri limiti che sono nei diritti e nella dignità anche degli altri.
    L’essere incompiuto è senz’altro quello che è estraniato dall’affrontare la sua natura e insensibile a non sentire altri suoi bisogni che per certe manie o semplicemente per monotemi. Riterrei pertanto che per la Morale della Persona sono utili, certo, la filosofia e tutte le sagge e colte consorelle associate, ma più di tutto la pratica etica in tutte le grandi o piccole occupazioni dell’esistenza che possono aprire spiragli di comprensione, di messa in gioco, di sfide, di verifiche, di consapevolezze esperienziali che possono conferire maggiore equilibrio e saggezza. E insieme con una ovvia facoltà, quella di poter interagire con l’altro senza dover per forza noi diventare il centro di tutte le azioni, e con una educazione al riconoscimento del valore dell’uomo che ci sta di fronte, chiunque egli sia, anche straniero, anche con altra cultura, e al di sopra di qualsiasi altra cosa che ci può interessare. Con un atteggiamento culturale, psicologico e assiologico di questo genere, ci abitueremmo sicuramente ad evitare intrallazzi, spergiuri, cialtronerie e sindromi d’ogni genere. Giulianone Ferrara, un caposcuola odierno dell’altra filosofia, l’altra sera dopo il TG1 si occupava di difendere il Premier sul caso Ruby e le 33 ragazze, e ci diceva che il suo Patron non prende in giro gli italiani e che fa tutto alla luce del sole e che si sarebbe quindi opportunamente difeso da accuse infondate… e lo diceva però con la consapevolezza di cose che oramai tutti sanno e che sono state accertate e inconfutabili: che il suo Mecenate non aveva mai studiato alla Sorbona come invece amava sempre dire, che il suo Vate qualche decennio fa negli anni ’80 aveva copiato, rubato la prefazione dell’Utopia di Tommaso Moro da un libro dallo storico Luigi Firpo per farne una introduzione ad una nuova pubblicazione e che rimediò vergognosamente la querelle con il suo autore che rifiutò sempre, sdegnosamente e fieramente ogni regalia e riparazione; ancora con la consapevolezza che il suo Mentore aveva gabbato e defraudato l’acquisto dell’allora Villa S.Martino, ora Grande Alcova di Arcore, truffando la giovane ereditiera che ora risiede in America Latina; che allorquando Silvio era un comune cittadino fu supplice, devoto e ruffiano verso i poteri dello Stato per avere le emittenze e lo fu anche negli anni a venire per non essere rovinato nei suo affari privati…Questo torcere i fatti a proprio beneficio è per la morale davvero terribile e devastante ed è quello che si deve sempre evitare. Il raggiro e l’arroganza dell’Elefantino, la prosopopea retorica qui si sviluppa con l’uso distorto della logica e della ragione attraverso l’inganno, la mistificazione e in maniera subdola, edulcorata e quieta; non è ancora violenta e manifesta, però pervicace utilizza dei mezzi soprafattivi perchè da quella parte l’Utilizzatore finale ed i suoi scherani, smarroni e scevri d’intelletto poi alla fin fine, rivendicano per sè il diritto e il dovere della persuasione sul popolino culturalmente negletto ed elettore tributante. Altre volte la nostra arroganza è sincera e dottorale, ma non per ciò meno lesiva e dannosa, perchè non rispettosa della dignità umana e personale. Certe inclinazioni del temperamento e del carattere devono essere educate ad un equilibrio tra corpo e mente, tra anima e società, tra psiche e tecnica, tra scopi e mezzi, tra morale e fine. La moralità è nella trasparenza, nella semplicità, nell’immediatezza, nella chiarezza e schiettezza delle nostre espressioni. Non nei paroloni, non nelle citazioni, non nella problematicizzazione della ricerca. Una ricerca vera e proficua dei significati deve anch’essa corrispondere a chiarezza, non deve diventare ancora potere sugli altri. Deve dare la possibilità all’aumentare della dignità degli altri. Per questo apprezzo moltissimo lo stile, il principio, lo stimolo, la capacità espressiva della prof.ssa De Monticelli nel suo ultimo libro “La Questione Morale”. In conclusione non potrà mai essere un individuo morale chi ambisce dominare e fottere , o esercitare i suoi spregiudicati interessi nei modi anche più sofisticati e imbelli, e in qualsiasi ambito. Questo vale, e voglio scriverlo, anche per i loro complici che godono delle possibilità a loro concesse, come per i denuncianti storici principali del moralismo, i vari Formigoni e Lupi&C. che nell’insieme compiono opere meritevoli, ma che nell’ignominia degli scandali che proteggono dissolvono il valore più elevato, quello più raffinato e alto per quello che fanno per il bene comune, poichè per loro l’Opera principale non è e non sarebbe il potere, ma quel fine che dovrebbe essere indicato all’uomo che incontrano proprio mediante quegli aiuti e servizi elargiti in maniera particolare e che è anticipo, annuncio e via per la Fede e dunque per la salvezza dell’anima. Quindi moralismo è semmai teorizzare questi principi e poi smentirli e renderli inutili nelle logiche guicciardine che li sotterrano. E li deturpano rendendoli irriconoscibili. E se amministrare una Regione e occuparsi di Sanità, ed altro, fosse realmente solo un business mascherato solo per mantenere potere, dominio, agi e affari, allora questo moralismo sarebbe di un grado ancora peggiore, e capiremmo che di moralismo quelli della CDO ne producono a iosa e non sarebbe però proprio il caso che se la prendessero con chi ha a cuore solo la morale e che è pronto a riprendere la strada che loro hanno smarrito!

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