Cari studenti dell’Università Vita-Salute San Raffaele… Lettera della Direzione generale dell’Ateneo

venerdì, luglio 29, 2011
By

Studenti e docenti dell’Università Vita Salute San Raffaele hanno ricevuto da parte della Direzione generale il messaggio riprodotto qui sotto. Personalmente mi associo all’esortazione che contiene, e chiamo anzi tutti gli studenti e i docenti in prima persona a prodigarsi perché anche sui media sia fatta chiarezza sulla distinzione fra Università e Fondazione, e non solo sulla solidità dei bilanci dell’Università, ma anche sulla perdurante eccellenza dell’offerta didattica e della ricerca nelle nostre facoltà, e in particolare nella nostra di filosofia, che, fondata da Massimo Cacciari, non solo ospita alcuni fra gli studiosi e i filosofi più noti in Italia o all’estero (da Giovanni Reale a Emanuele Severino, da Edoardo Boncinelli a Vito Mancuso ad Andrea Moro, da Francesco Cavalli Sforza a Massimo Piattelli Palmarini, vi hanno insegnato Enzo Bianchi, Guido Rossi e molti altri), ma è centro di ricerca riconosciuto ai massimi livelli. Ha per esempio concluso questo anno accademico ospitando per tre giorni una Spring School intorno al filosofo forse più importante fra i contemporanei, John Roger Searle (sarà presto on line il video della sua lezione) e organizza per settembre il settimo Congresso Europeo di Filosofia Analitica. Una ricchezza di proposte e un dinamismo che hanno pochi eguali in Italia: sarebbe un vero peccato che i giovani aspiranti a studi filosofici fossero ingannati sulla reale condizione della nostra Università e sulla sua indipendenza e autonomia, della quale siamo orgogliosi e gelosi, e che supponiamo sia ben nota anche al nuovo Consiglio di amministrazione incaricato di risanare i bilanci della Fondazione – ma non esiteremo a ribadirlo ovunque fosse necessario.

Roberta De Monticelli

Cari studenti dell’Università Vita-Salute San Raffaele,

Gli avvenimenti di questi giorni, le notizie frammentarie, spesso false, possono aver fatto nascere smarrimento e perplessità in molti di voi. Tutto ciò può aver generato incertezze sul vostro futuro al San Raffaele, timori circa il fatto che il percorso di crescita da voi avviato al nostro fianco possa in qualche modo subire contraccolpi da quanto sta accadendo. E a fronte di tutto questo, sento il dovere di fare chiarezza al fine di evitare il diffondersi di voci infondate.

L’Università Vita-Salute San Raffaele quest’anno compirà 15 anni di attività. Fin dalla sua origine, l’Università è un Ente autonomo ed indipendente dalla Fondazione ed ha una situazione finanziaria assolutamente stabile ed in equilibrio. Il nostro Ateneo ha conseguito in questi anni importanti risultati, sia nella didattica che nella ricerca nel contesto nazionale. Ve ne elenco alcuni, che probabilmente saprete. L’Ateneo:

- si è classificato al primo posto nel ranking 2011 a cura del Sole 24 Ore, la prestigiosa ed accreditata “graduatoria” degli atenei italiani;
- ha ottenuto il massimo dei voti nel Rapporto Censis 2011/2012 sulle Università Italiane (come riportato dal quotidiano La Repubblica);
- è un Ateneo in costante espansione come testimoniato sia dall’ampliamento dell’offerta formativa, con l’avvio di due nuovi corsi di laurea magistrali, il San Raffaele International MD Program ed il Corso di Laurea in Odontoiatria, sia dalla conclusione dei lavori relativi alla realizzazione delle nuove residenze universitarie che disporranno di 174 posti alloggio singoli dotati di servizi autonomi.

Alla luce di tutto ciò vorrei nuovamente sottolineare che la nostra Università sta vivendo un periodo di crescita consolidando gli elevati livelli qualitativi di didattica e ricerca fino ad oggi raggiunti.

L’esortazione è di seguire con la dovuta attenzione le vicende riguardanti la Fondazione, ma avendo nel cuore la serenità che la vostra vita da studenti dell’Università Vita-Salute San Raffaele nei prossimi anni non subirà alcun contraccolpo.

Con affetto,

Raffaella Voltolini
Direttore Generale UniSR
Milano, 28 luglio 2011

Tags: ,

7 commenti a Cari studenti dell’Università Vita-Salute San Raffaele… Lettera della Direzione generale dell’Ateneo

  1. Uno studente
    venerdì, luglio 29, 2011 at 14:21

    Ma la Voltolini non ha un poco di pudore? Invece di raccontarci queste balle perché non ci dice a quale titolo lei è coinvolta nella Joseph Foundation in Lichtenstein come dal documento che ha pubblicato il Corriere della sera? È un falso? E se non è un falso cosa di fa il direttore generale della mia univeristà in questa nebulosa entità? È vero che voi nella cascina non pagate niente e tutto, dal cibo ai lavori, va sul conto della fondazione? Èd è vero che la cascina stessa è stata regalata ai sigilli dalla fondazione, che non sembra troppo ricca visto il buco gigantesco? Èd è vero che l’affitto della casa di Mario Cal in Via della Spiga (400 mq) veniva pagato dalla fondazione? Èd è vero come si dice in giro che qualcuno ha recentemente acquistato una casa a Milano 2 pagandola con degli assegni circolari? Èd è vero che l’aereo intercontinenale che vi siete comprati per potere andare in Brasile senza dovere usare i volgarissimi voli di linea l’avete pagato il doppio del suo valore? Insomma, Voltolini, invece di mandarci questa lettera piena di banalità perchè non ci spiega queste cose? E perchè voi sigillli non ve ne andate tutti da via Olgettina e vi trasferite in un bel monastero in tibet?

  2. Pino Maiuli
    sabato, luglio 30, 2011 at 12:58

    Ma la Voltolini non potrebbe semplicemente dirsi dispiaciuta per aver assecondato, se non incitato, un egocentrico misero ed eretico in abito talare? Se volesse dare un senso ed un costrutto ad UniHSR annunciasse il suo “buen retiro” in quel di Salvador de Bahia, dove la legge di Dio è ancora prerogativa degli indios, meticci e degli schiavi in povertà, che anticipano e prevengono il distacco dalla realtà dell’uomo. Ogni abominio ha la sua fine.

  3. Stefano Cardini
    domenica, luglio 31, 2011 at 05:53

    CORRIERE DELLA SERA – Don Luigi Verzé e i suoi fedelissimi (i Sigilli) si arroccano nell’ Università Vita Salute. Con un blitz ieri nel consiglio di amministrazione dell’ ateneo il prete-manager ha proposto una modifica dello statuto che di fatto gli attribuisce tutte le prerogative di nomina. È una leva di potere fortissima sull’ ospedale e sulla scelta dei primari. È il nuovo azzardo di don Luigi Verzé che, costretto a lasciare il timone del San Raffaele per il miliardo di debiti accumulati, si rifugia nell’ ateneo fondato nel 1996. L’ obiettivo? Farlo diventare l’ ultima roccaforte del suo potere. Dopo l’ ingresso della Santa Sede nel consiglio di amministrazione della Fondazione che guida il gruppo, il prete-manager si trova emarginato dalla guida dell’ impero sanitario e dai business alternativi. Con il cambio di statuto dell’ Università non ci saranno più consiglieri nominati dalla Fondazione. D’ ora in avanti i componenti del cda dell’ ateneo saranno incaricati direttamente da don Verzé tramite l’ Associazione Monte Tabor, ovvero il ristretto entourage del sacerdote. (…) (continua la lettura dell’articolo di Mario Gerevini dal titolo La mossa di Don Verzé per controllare l’Università del Corriere della sera del 26 luglio 2011).

  4. domenica, luglio 31, 2011 at 08:00

    Fate però attenzione. Che interesse avrebbe il Vaticano, di questi tempi che non sono rosei neanche là dal punto di vista finanziario, ad accollarsi il dissesto del San Raffaele? Carità e amore di ciò che esiste e che è buono, cioè la parte produttiva dell’Opera, Ospedale (clinica e ricerca) e Università. La dottrina suggerisce questo, e anche la speranza. Ma oltre la speranza non si può non vedere che sia nella clinica, sia nella ricerca, don Verzé ma soprattutto i medici e i ricercatori del San Raffaele avevano finora salvato un’indipendenza e una libertà (di prassi clinica e di ricerca fondamentale) che è unica in Lombardia, dove il Vaticano, attraverso cl, controlla politicamente tutta la sanità. Attenzione dunque a non demonizzare la mossa forse disperata con la quale don Verzé sta tentando di non consegnare nelle mani del cardinal Bertone anche le chiavi della nostra libertà.

  5. Stefano Cardini
    lunedì, agosto 1, 2011 at 04:49

    IL FOGLIO – In Vaticano il fronte dei dubbiosi circa l’“operazione San Raffaele” si è esteso dopo il suicidio di Mario Cal. E in qualche modo si farà sentire, oggi, nel giorno in cui il nuovo cda è riunito per una seduta cruciale per il futuro del gruppo, una seduta in cui provare a fare chiarezza anche sul sistema di contabilità parallela usato per scopi non chiari. Del fronte dei perplessi fa parte una figura di peso della curia romana: il cardinale Attilio Nicora, capo dell’Autorità di informazione finanziaria vaticana, uomo vicino alla buona finanza cattolica lombarda, la “finanza bianca”. La domanda che Nicora e altri entro le mura leonine si fanno è una: perché? Perché il cardinale Tarcisio Bertone spinge per entrare nel San Raffaele garantendo, tramite i suoi uomini di fiducia, Giuseppe Profiti, Ettore Gotti Tedeschi, Giovanni Maria Flick e Vittorio Malacalza, di poter sanare lo spaventoso debito accumulato da don Luigi Verzé, 972 milioni di euro? La risposta nessuno la conosce. Senz’altro c’è la volontà, legittima, di mettere insieme un piano ambizioso, il più grande polo ospedaliero cattolico in grado, se ben gestito, di garantire le entrate necessarie per far fronte alle perdite che ogni anno incombono sul bilancio della Santa Sede, comprese quelle della Radio Vaticana. Se è vero che ai tempi delle prime avvisaglie della crisi finanziaria il Vaticano trasformò i propri investimenti azionari in lingotti d’oro, è anche vero che poco prima il cardinale Edmund Szoka, presidente del governatorato dal 1997 al 2006, aveva venduto parte dell’oro per investire, con esiti negativi, sui mercati americani. (…) (continua la lettura dell’articolo di Paolo Rodari dal titolo Quanti sono i dubbi della curia romana sulla “operazione San Raffaele” del Il Foglio del 22 luglio 2011).

    LA STAMPA – Il nuovo arcivescovo di Milano Angelo Scola arriverà a fine settembre. Ma in questi giorni, ad essere iperattivo in terra ambrosiana è un altro cardinale, il Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Che con un’iniziativa senza precedenti ha deciso di investire sul San Raffaele, facendo scendere in campo i suoi uomini più fidati – come Giuseppe Profiti e il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi – per salvare l’ospedale di don Verzè, gravato da quasi un miliardo di debiti. Contemporaneamente, Bertone sta anche lottando contro il tempo per arrivare a controllare l’Istituto Giuseppe Toniolo, la «cassaforte» dell’Università Cattolica: in nome del «rinnovamento», ma prima che Scola approdi sotto la Madonnina. L’operazione, che si è avvalsa di autorevoli sponde mediatiche, ha finito per presentare l’Istituto, «ente fondatore e garante» della Cattolica, come un luogo misterioso di traffici e lotte di potere. Come si ricorderà, lo scorso 4 maggio, era stata La Stampa a rivelare l’esistenza di un braccio di ferro tra il Segretario di Stato e l’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi. Il primo, con l’assenso del Papa, aveva chiesto che Tettamanzi lasciasse il Toniolo, che gestisce cinque atenei, 14 facoltà, 1400 docenti, semila dipendenti e il Policlinico Gemelli. E aveva chiesto che al suo posto venisse cooptato l’ex ministro della Giustizia, Giovanni Maria Flick, ora nominato anche nel cda del San Raffaele. Bertone, che ha agito di concerto con altri due cardinali curiali, Attilio Nicora e Paolo Sardi, chiedeva pure che non venissero riconfermati altri tre componenti dello stesso comitato del Toniolo, che voleva sostituire con persone di sua fiducia, così da garantire a Flick il controllo dell’Istituto. L’ex ministro prodiano, secondo quanto riferiscono fonti vaticane, sarebbe in possesso di un impegno scritto di Bertone che lo designa quale nuovo presidente del Toniolo. (…) (continua la lettura dell’articolo di Andrea Tornielli dal titolo Bertone e la “cassaforte” della Cattolica” de La Stampa del 09 luglio 2011).

  6. Stefano Cardini
    lunedì, agosto 1, 2011 at 05:33

    IL GIORNALE – La Regione ha formalizzato ieri le nomine alle 45 poltrone della sanità lombarda. Un terzo sono delle vere e proprie novità, mentre per il resto sono riconferme. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, culminate nello scontro tutto interno alla giunta tra Formigoni e Bresciani, sulle ripartizioni, ecco che la Lega Nord guadagna una direzione in più del previsto. (19 invece che le 18 preventivate). Il Pdl conserva la quota di maggioranza, mentre a sorpresa si libera una poltrona anche per il Pd all’Asl di Lodi. Il Carroccio non è riuscito a mettere mani su Sacco e Fatebenefratelli (rimasti in quota Pdl), ma si potrà consolare con la guida dell’Areu (Agenzia dell’emergenza-urgenza), che sarà affidata ad Alberto Zoli. Una poltrona confermata anche per l’Udc, quella di Fabio Russo alla direzione dell’ospedale di Desenzano. La corrente ex An mantiene quattro poli (San Carlo, ospedale di Seriate, Asl di Brescia, Asl Milano 2). Le nomine hanno per il momento appianato le divergenze all’interno dell’alleanza Lega-Pdl, ma non si esclude che il bubbone possa esplodere su altri temi. Il Carroccio, con i 19 posti ottenuti ieri, rinuncia di fatto alla direzione di una delle due fondazioni Ircss (su cui si deciderà l’anno prossimo), che rimarranno al Pdl. (…) (continua la lettura dell’articolo dal titolo Ecco le nomine della sanità lombarda de Il Giornale del 24 dicembre 2010).

    IL FATTO QUOTIDIANO – In questi giorni il Pirellone ha lavorato al nuovo assetto della sanitaria con un’ondata di nomine di direttori sanitari. Come sono stati scelti? Formigoni non ha dubbi: “I manager della sanità devono essere in sintonia politica con la Regione”, ha dichiarato il governatore al Corriere della Sera il 21 dicembre. Ieri il 70 per cento delle Asl e degli ospedali lombardi hanno cambiato i vertici. Con qualche sorpresa, come la nomina, all’Asl Milano 1, di Pietrogino Pezzano (in quota Pdl) il cui nome compare nell’inchiesta di luglio sulla ‘ndrangheta in Lombardia. E Comunione e liberazione? Nelle 45 nomine non viene toccata, almeno dal punto di vista numerico. Perde i dirigenti di Vimercate, Fatebenefratelli e Icp. Ma ottiene il Sacco di Milano, con il ritorno dell’ex dirigente Callisto Bravi, San Gerardo di Monza, dove arriva Francesco Beretta, e Riuniti di Bergamo, con la nomina di Carlo Nicora. Il momento di svolta, per la sanità lombarda, è stato quando “la giunta regionale nel 1996 ha affermato il principio di una piena parità pubblico-privato – spiega ancora l’autore de “La lobby di Dio” – liberalizzando l’erogazione delle prestazioni di ricovero e accreditando tutta l’offerta ospedaliera privata’”. Certamente i privati avevano fatto il loro ingresso prima del 1997, ma la novità, “con l’avvento della sanità ciellina è stata un’altra: la possibilità di indirizzare gli investimenti verso le prestazioni più remunerative, ovviamente quelle chirurgiche”. L’effetto: dal 1997 al 2002 sono calati di 7000 i posti letto pubblici in regione, e aumentati di 556 quelli privati accreditati. E la sanità “convenzionata e ‘rimborsata’” rappresenta “un giro d’affari di oltre 16 miliardi di euro”, dove “il 30% finisce nelle tasche delle lobby private”. Cosa significa questo? Che “se la Regione accredita una clinica o un ospedale, questi possono godere di rimborsi pubblici”. (continua la lettura dell’articolo dal titolo Tutti gli interessi della “Lobby di Dio” nel “virtuoso” sistema sanitario lombardo de Il Fatto quotidiano del 24 dicembre 2010).

    IL CORRIERE DELLA SERA – La domanda è: si poteva evitare il crac del San Raffaele, travolto, secondo le prime stime, da un miliardo di debiti? La risposta è tristemente positiva. Sì, si sarebbe potuto, se nel 2006 il Parlamento italiano avesse approvato una legge diversa sull’ impresa sociale. Questa legge, infatti, fa sì obbligo di depositare i bilanci a chi voglia fregiarsi di tale qualifica, ma non costringe gli enti non commerciali ad assumerla. La Fondazione Monte Tabor, da cui dipendono il grande ospedale San Raffaele di Milano, la prestigiosa Università Vita e Salute, i reputati centri di ricerca e altre, meno commendevoli attività, è un ente non commerciale che avrebbe tutte le caratteristiche per venire considerato impresa sociale: suo compito è infatti la cura delle persone senza scopo di lucro. Ma la fondazione di don Luigi Verzé non ha mai richiesto quella qualifica e ha così continuato a coprire i propri conti con il più impenetrabile segreto. Avesse depositato i bilanci civilistici e consolidati in Camera di commercio, la Fondazione Monte Tabor si sarebbe sottoposta allo scrutinio di banche, fornitori e giornalisti. Magari non subito, ma certo prima del 2011, qualcuno avrebbe messo a confronto i numeri di don Luigi Verzé con quelli di altri imprenditori della sanità, organizzati in società di capitali, e avrebbe fatto squillare l’ allarme quando il buco era meno profondo. Anche senza esservi obbligati dalla legge, don Verzé e i suoi collaboratori avrebbero comunque potuto far certificare i bilanci e pubblicarli. Hanno deciso di non farlo. In loro sembra aver prevalso l’ antico timore che il render conto al gregge diminuisca il carisma del pastore e la sua capacità di attrarre risorse per la missione. Una preoccupazione che fece scivolare lo stesso Vaticano nel machiavellismo più secolare che si usa il Banco Ambrosiano per sostenere Solidarnosc in Polonia, senza curarsi di come il cattolicissimo banchiere Roberto Calvi si procura i fondi. Ma l’ opacità trova un incentivo nella stessa legge sull’ impresa sociale (…) (continua la lettura dell’articolo di Massimo Mucchetti dal titolo Il Sacro (e il Profano) nei Conti del San Raffaele del Corriere della sera del 26 luglio 2011).

    LETTERA 43 – Una storia dolorosa. Così l’economista Marco Vitale ha definito la vicenda che ha colpito l’ospedale San Raffaele, polo di eccellenza di Milano e dell’Italia. «Il fatto che sia stato travolto da una crisi così grande è un danno per tutti», ha osservato l’economista, ma a pagare prima di tutto dovrà essere chi quel dissesto l’ha causato. GESTIONE DISSENNATA. Per Vitale infatti, prima di andare a cercare le responsabilità degli altri «è meglio individuare quelle dell’imprenditore che guidava l’impresa, ovvero don Verzé», perché del miliardo di debiti del San Raffaele «la maggior parte non sono legati alla gestione sanitaria ma alle dissennate avventure di un prete dissennato». È questo, secondo Vitale, il punto centrale sul quale «bisogna concentrare l’attenzione», ha sottolineato. Eppure, se le casse del San Raffaele sono quasi vuote e la mala gestione del polo sanitario milanese sembrava il segreto di Pulcinella, che solo la morte di Mario Cal, ex vice presidente della fondazione e braccio destro di don Verzé, ha tinto di oscuro, in realtà sono tanti quelli che hanno fatto finta di non vedere. Così, in molti si sono chiesti dov’erano le banche, i consulenti, i revisori di conti e i manager appena un anno fa, quando il 14 marzo 2010 si è festeggiato con tutti gli onori il 90esimo compleanno del fondatore dell’ospedale alla presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dei ministri Roberto Maroni, Mariastella Gelmini e Ferruccio Fazio. Allora nessuno parlava di un’esposizione dell’ospedale talmente grave da far ipotizzare appena un anno dopo un fallimento. (continua la lettura dell’intervista all’economista Marco Vitale dal titolo Il fondatore affondatore su Lettera43 del 20 luglio 2011).

  7. Stefano Cardini
    venerdì, agosto 5, 2011 at 11:50

    REPUBBLICA - «Il buco, come lo chiamate voi, è nato in Italia. È inutile andarlo a cercare altrove. Le piantagioni e l´aereo fanno colore, ma i veri errori sono altri». Renato Botti, il superconsulente del San Raffaele che con Enrico Bondi ha il compito di riportare sulla retta via i conti e la gestione dell´ospedale fondato da don Luigi Verzè, non si lascia distrarre dalle sirene di questi giorni. La Fondazione San Raffaele è stata messa in ginocchio da un miliardo di debiti, soldi che in parte potrebbero essere stati anche dissipati in investimenti sbagliati all´estero o in attività non strategiche, ma che per la maggior parte sono andati a coprire opere eccessive che sono qui, sotto gli occhi di tutti. (continua la lettura dell’intervista a Renato Botti, ex Direttore Generale della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor di Milano, ora al fianco di Enrico Bondi nell’opera di risanamento, dal titolo “San Raffaele, il buco è nato in Italia” Dalla cupola all’energia, tutti gli errori su Repubblica del 5 agosto 2011).

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*