Se non ora, quando? Appello a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle

sabato, marzo 9, 2013
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Appello a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle: se non ora, quando?

Una grande occasione si apre, con la vostra vittoria alle elezioni, di cambiare dalle fondamenta il sistema politico in Italia e anche in Europa. Ma si apre ora, qui e subito. E si apre in questa democrazia, dove è sperabile che nessuna formazione raggiunga, da sola, il 100 per cento dei voti. Nessuno di noi può avere la certezza che l’occasione si ripresenti nel futuro. Non potete aspettare di divenire ancora più forti (magari un partito-movimento unico) di quel che già siete, perché gli italiani che vi hanno votato vi hanno anche chiamato: esigono alcuni risultati molto concreti, nell’immediato, che concernano lo Stato di diritto e l’economia e l’Europa. Sappiamo che è difficile dare la fiducia a candidati premier e a governi che includono partiti che da quasi vent’anni hanno detto parole che non hanno mantenuto, consentito a politiche che non hanno restaurato ma disfatto la democrazia, accettato un’Europa interamente concentrata su un’austerità che – lo ricorda il Nobel Joseph Stiglitz – di fatto «è stata una strategia anti-crescita», distruttiva dell’Unione e dell’ideale che la fonda. (continua la lettura su Repubblica.it)

Remo Bodei
Roberta De Monticelli
Tomaso Montanari
Antonio Padoa-Schioppa
Salvatore Settis
Barbara Spinelli

La risposta sul blog di Beppe Grillo con i commenti.

7 commenti a Se non ora, quando? Appello a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle

  1. Gabriele Poeta Paccati
    sabato, marzo 9, 2013 at 19:30

    A stretto giro di posta, ecco la risposta di Grillo: http://www.beppegrillo.it/2013/03/la_funzione_deg/index.html

  2. Francesco Vincenti
    domenica, marzo 10, 2013 at 00:05

    Nella sede del Movimento delle Cinque Stelle sotto casa c’è un enorme manifesto che riporta “Quelli che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo”. Ci sono a capofitto.

  3. Guido Cusinato
    domenica, marzo 10, 2013 at 11:00

    La risposta di Grillo in realtà è una non risposta: usa la strategia retorica dell’argumentum ad hominem per nascondere il problema sollevato nella lettera. Con l’aggravante che questa sparata sugli intellettuali organici mi sembra del tutto strumentale. Il mio dubbio è che Grillo e Casaleggio non rispondano perché in realtà non sanno cosa dire sul presente, sono troppo proiettati sul futuro. Questi pensano alla grande: nel video “gaia” (http://www.youtube.com/watch?v=JodFiwBlsYs) Casaleggio prevede fra 7 anni la terza guerra mondiale. Dall’alto di questi problemi che cosa volete che gliene importi di trovare una soluzione al governo dell’oggi, al problema dei disoccupati o alla crisi? La pensano così anche gli elettori del M5S?

  4. Paolo Barbieri
    domenica, marzo 10, 2013 at 11:17

    Un programma e il conseguente suggerimento di collaborazione col PD che Grillo difficilmente potrebbe rifiutare, deve sgorgare dall’art.71 della Costituzione (proposta di legge di iniziativa popolare) ed essere proposto e sostenuto, non da partiti o intellettuali (ritenuti) “di sistema”, ma dal migliore associazionismo civile, p.e. Libera di don Ciotti e La Rete per l’Acqua Pubblica. 10/15/20 punti o proposte di programma ad iniziare da quelle 3 che lui stesso presentò al Senato, accompagnate da 350 mila firme, qualche anno fa. Rifiutare vorrebbe dire rinnegare se stesso poichè quel modo e quelle persone sono “carne della sua carne”, sono l’essenza stessa del suo M5S. E’ vero che è capace di tutto, ma forse non arriverebbe a tanto, se non altro per non ricalcare la prassi berlusconiana di smentire e rinnegare se stesso ben prima che il “gallo canti”.
    Ma forse per vedere la realtà dei comportamenti degli eletti, dovremo aspettare le sedute parlamentari e l’eventuale fiducia, magari striminzita, ad un governo.
    Paolo Barbieri

  5. domenica, marzo 10, 2013 at 11:33

    Permettetemi di riportare qui l’intervista a SALVATORE SETTIS uscita questa mattina su Il Fatto Quotidiano, come la miglior risposta a alla non-risposta di Grillo (insulti a parte: ma se guardate un post qui sopra vedrete che restano in maggiornaza perfino sul suo blog le prese di distanza dal capo!!!)

    Il Fatto Quotidiano – 10-3-13

    Il professore Salvatore Settis

    Pier Luigi, approfitta dei grillini per la svolta
    di Antonello Caporale

    «L’intellettuale ha una straordinaria abitudine a servire. Dall’ancien regime alla sacra romana chiesa, al ventennio fascista (trascuro per pietà di giungere ai nostri giorni) è tutto un testimoniare genuflessioni. Che questa sia la verità non c’è alcun dubbio, come però indubitabile è la fragilità, la banalità della risposta di Grillo al nostro appello, Banale, ecco, mi sembra il giudizio più appropriato. Rispolvera un luogo comune e si ferma lì. Deludente”. Salvatore Settis è un biografo meticoloso delle pietre sopra le quali l’Italia è cresciuta. Docente e poi direttore alla Normale di Pisa, decano degli archeologi, intellettuale conosciutissimo all’estero.

    Ha firmato l’appello al Movimento 5 Stelle: cambiare si deve e si può. Se non ora quando?

    Grillo non mi mette in difficoltà ricordandomi che gli intellettuali hanno servito il potere. Anzi, sono persino felice che si siano autodelegittimati, non devono dimostrare di saperla più lunga degli altri. E forse non la sanno più lunga degli altri. Restiamo cittadini, e abbiamo il diritto e il dovere di interrogarci, di impegnarci.

    Lei è pronto all’impegno pubblico?

    Usiamo una leggerezza sconsiderata a fare l’elenco dei nomi, a indicare i cosiddetti migliori. Trascuriamo le idee. Costoro sarebbero chiamati a fare cosa, quale è il senso dell’impegno?

    L’Italia ha bisogno di un medico che la curi, è un territorio sfinito, seviziato, devastato.

    È il nostro corpo e l’abbiamo trattato con ogni impudenza. Cos’è il paesaggio, che valore ha una veduta, un tramonto, le dune? È inconcepibile l’ignoranza con la quale abbiamo stipato cemento, drogato, deviato, divelto ogni profilo del nostro orizzonte. Noi umani prendiamo cura di noi stessi, giusto ? E perchè non avere lo stesso riguardo per la nostra storia, per il territorio, che poi è il corpo sociale, il nesso che ci lega e che ci fa riconoscere. Io partirei da qui se dovessi iniziare a costruire un programma di governo. Partirei da questa rivoluzione.

    Sarebbe il primo punto.

    Primo: coniugare in un unico dicastero le funzioni dell’ambiente, del paesaggio, dell’agricoltura. Sono competenze indivisibili e il loro frazionamento costruisce l’area grigia dentro cui si annidano gli speculatori.

    Secondo.

    Bloccare le grandi opere. Non hanno senso, non hanno riguardo per la coesistenza pacifica, non producono valore aggiunto. Il Tav in Val Susa, il Tav di Firenze, il Ponte sullo Stretto. Stop, scritto a caratteri cubitali

    Qui è Bersani a non udire.

    Temo anch’io e rimango stupìto. Ma ora forse possediamo la forza per fargli cambiare idea.

    Terzo.

    Riconvertire l’industria dell’edilizia, fermare il massacro cementizio e devolvere ogni aiuto pubblico a sanare le ferite delle nostre mura. Il 46 per cento del territorio è ad alto rischio sismico e idrogeologico. Ogni centesimo di euro deve andare a suturare questa ferita, a medicare il nostro corpo sociale. L’associazione dei costruttori ha calcolato un impegno di spesa di un miliardo e mezzo di euro per vent’anni. Ecco le nostre grandi opere. Contemporaneamente riconvertire l’edilizia urbana, ristrutturare, conservare, riabilitare un patrimonio oggi fatisciente e periclitante.

    È un bel programma.

    Bellissimo.

    Lei ci starebbe?

    Ci starei io, e anche i grillini. E anche migliaia di elettori che hanno votato Pd. E persino quelli che non si sono recati alle urne. L’aria che si respira invoglia all’ottimismo.

    Sembra invece un caos, un gorgo che avviluppa ogni corpo.

    Sono più ottimista di lei. Questa esplosione del M5s ha la capacità di restituire passione alla politica e voglia di cambiare da subito e tanto.

    Anche a lei toccherebbe di scendere dalla cattedra e di smetterla di indicare il bene e il male.

    Le ho detto già: per me è un piacere, veramente una fortuna sapere che l’intellettuale ha perso ogni particolare diritto. Da pari a pari, va bene così?

    Salvatore Settis Ansa

  6. Luca Fabrizio
    domenica, marzo 10, 2013 at 12:14

    Caro Beppe, l’autosegregazione in politica non fa mai bene. In uno Stato di diritto, pur corrotto e macchinoso come il nostro, dove sovrano non è il popolo ma la legge, non si riempiono solo piazze ma si discute, si ascolta. E’ vero, i nostri politici non hanno ascoltato per anni e la rabbia, il dispiacere, la rassegnazione, la disperazione fanno da padroni. Ma contare solo su queste emozioni per far valere un’idea, un programma, in una democrazia, non è cosa buona. La democrazia è il regime del dialogo incessante fra le parti, dell’uso della ragione critica e del semplice buon senso. E’ pure necessario, quando è il caso, resistere alle ”lusinghe del potere” e di marciare all’unisono con gli altri ma la denuncia della politica degenerata è valida se è fatta con intrasigenza ma anche con carità, con la consapevolezza che, anche chi pretende di rimanerne fuori, può incappare negli stessi meccanismi del male e dell’errore.
    E visto che hai citato Gaber, per dipingere un certo ruolo che gli intellettuali avrebbero (com’è facile costruirsi il ”nemico” ad arte per abbatterlo con più facilità), io cito un nostro grande pensatore, intellettuale onesto e maestro di laicità: Norberto Bobbio. Ecco, lui, per me, incarna perfettamente la figura dell’intellettuale, come semplice uomo dotato di attitudine critica ad articolare le proprie idee secondo principi logici non condizionati da alcuna fede, di capacità di distinguere il pensiero e l’autentico sentimento dal fanatismo ideologico e dalle oscure reazioni emotive, ancor più dannose del dogmatismo di ogni genere. In un suo bellissimo saggio, ”Intellettuali e vita politica in Italia”, dove mette a fuoco luci e ombre dell’uomo di cultura, enuncia con chiarezza quali sono i diritti della cultura, diritti che possono esser fatti valere da chiunque, dato che la ragione critica e il ”comune sentire” non sono monopolio di nessuno (”Il cantico del pastore errante dell’Asia”!) e quelli della politica, che il più delle volte rispondono ad un interesse ”particulare” (sento il fantasma del Guicciardini che bussa alla porta!), quando essa stessa non viene nutrita da quella forza critica e autocritica che solo la cultura può darle (chiarisco, ancora, che qui cultura non vuol dire nozionismo, sapere in senso aulico, ma capacità ad assaporare un qualcosa e di giudicarla insipida o meno).

    ”La politca è radicata al suolo racchiuso nei confini geografici, è nazionale e nazionalistica; la cultura è cosmopolita. Di fronte alla cultura non vi sono barriere né politiche né geografiche. La patria dell’uomo di cultura è il mondo.
    La politica traffica in cose contingenti e particolari; la cultura maneggia soltanto valori assoluti ed universali. L’uomo politico conosce solo le occasioni e le opportunità; l’uomo di cultura afferma contro le mobili occasioni i fermi ideali, contro la mutevole opportunità l’eterna giustizia.
    La politica si regge sopra una certa dose di conformismo; la cultura non respira se non in un’atmosfera di libera ricerca. Nella vita politica il dogma sembra altrettanto necessario del dubbio critico nella vita di pensiero.
    Nella politica c’è bisogno di spirito gregario, mentre la cultura è per eccellenza la più alta espressione della individualità. L’uomo di cultura che cede alla politica finisce per rinunciare a una parte di esso, a ciò che lo caratterizza come uomo di cultura.
    La politica è parziale, mentre la scienza è imparziale. Chi fa il politico non può essere nello stesso tempo uomo di cultura, perché le passioni che si convengono al primo turbano e deviano il secondo.
    La politica appartiene alla sfera dell’economico, della vitalità, rappresenta il momento della forza. La cultura ha il compito far valere di fronte alla forza le esigenze della vita morale. Contro il politico che obbedisce alla ragion di stato, l’uomo di cultura è il devoto interprete della coscienza morale.”

    Spero venga presa la decisione migliore per il nostro paese.

    Luca Fabrizio
    studente universitario

  7. Paolo Brigola
    lunedì, marzo 11, 2013 at 22:45

    Come dice Luca Fabrizio, politica e cultura, politici ed intellettuali sono antitetici. I partiti non selezionano i ceti colti e riflessivi, ma quelli aggressivi e competitivi. La sintesi perfetta e funzionale sarebbe il politico più abile capace di tanta umiltà per saper cogliere, raggiunto il potere al prezzo di aspre vittoriose contese, fior da fiore dalla migliore produzione degli intellettuali, per metterli a disposizione della cittadinanza. Le mie scarse memorie mi richiamano alla mente storie di regnanti che illuminarono il loro percorso chiamando a corte le migliori espressioni delle varie forme d’arte e di cultura disponibili all’epoca. Pochi. Molto più numerosi quelli che sparsero anche sangue famigliare per accentrare tutto il potere nelle proprie mani. Purtroppo.

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