“Gli strabismi sulla guerra in Ucraina”. La lettera di Barbara Spinelli su La Stampa

giovedì, settembre 18, 2014
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Volentieri pubblichiamo la seguente lettera di Barbara Spinelli al direttore de La Stampa, pubblicata il 15 settembre 2014.

 

“Caro direttore,
fin dal marzo scorso, Helmut Schmidt mise in guardia i governi europei e Washington, su Ucraina e Russia: troppo grande era l’«agitazione» occidentale. Troppo pericoloso mimare la riedizione della guerra fredda con Putin, troppo vasta l’ignoranza della storia e di quel che essa dovrebbe insegnare. Ci insegna che si entrò così nella Prima guerra mondiale: barcollando come ubriachi che non vogliono quel che fanno, ma lo fanno lo stesso. E si precipitò nella catastrofe anche quando le guerre furono volute, pianificate: quando Napoleone invase la Russia nel 1811-12, quando Hitler ripeté la spedizione nel 1941.
La terza guerra mondiale che oggi stiamo rischiando nasce dagli stessi vizi: incompetenza, forme di ignoranza militante, scarsa prudenza, infine sterile agitazione. Lo stato di concitazione cui allude l’ex Cancelliere ha come principale conseguenza la disinformazione su quel che veramente accade sul terreno, e responsabili sono quindi non solo i governi ma, forse in prima linea, la stampa. Mancano autentici reportage sull’Est ucraino (sul Donbass essenzialmente, regione industrial-mineraria a prevalenza russofona; sul pogrom antirusso a Odessa del 2 maggio; sull’aereo abbattuto della Malaysia Airlines); come mancano sul governo di Kiev e come è nato: non da moti di piazza filoeuropei (il famoso Euromaidan fu presto catturato da nazionalisti russofobi). Lo sguardo di giornali e governi è affetto da grave strabismo, mettendosi di fatto al servizio di chi vuole disseppellire la guerra fredda. «Fuck the EU!», disse a febbraio il vice segretario di Stato Victoria Nuland, e i dirigenti europei hanno eseguito, accettando di negoziare il futuro di Kiev con Mosca e anche con Washington, che con l’Ucraina ha poco a che vedere. C’è un tono, nella stampa mainstream, che ricorda l’euforica depravazione semplificatrice che Karl Kraus mette in bocca ai giornalisti, descrivendo la Prima guerra mondiale negli Ultimi giorni dell’umanità.” (…continua a leggere la lettera di Barbara Spinelli qui)

2 commenti a “Gli strabismi sulla guerra in Ucraina”. La lettera di Barbara Spinelli su La Stampa

  1. giovedì, settembre 18, 2014 at 23:20

    Certo piange il cuore a pensare – soprattutto – che la politica estera europea sia totalmente al traino di quella americana.E Obama non è Roosvelt.
    Comunque vorrei approfittarne per segnalare a tutti il sito che Barbara Spinelli ha aperto, e oltre alla documentazione della sua attività di Parlamentare Europea dovrebbe via via pubblicare anche – in una sezione apposita – testi classici del Federalismo Europeo. Ce ne sarebbe bisogno, ora che i venti di guerra spirano di nuovo appena fuori dalle nostre porte. Di rimettere a fuoco l’idea – e anche la cognizione del dolore – in cui ha radice l’idea dell’Unione Europea. Ecco il sito: http://www.barbara-spinelli.it/

  2. Stefano Cardini
    sabato, settembre 20, 2014 at 21:03

    Non sono sicuro che associare la politica russa nei confronti degli Stati dell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, dalla Cecenia alla Georgia all’Ucraina, a un modello di federazione nel quale “convivono lingue e culture diverse che si rispettano l’una con l’altra” sia rispettoso della verità. E neppure che ci aiuti a leggere quello che sta accadendo. L’idea che l’Ucraina, come la Polonia, entrasse nella Nato era pura follia geopolitica, di cui portano responsabilità prima i politici ucraini occidentalisti. Ma una follia tramontata prima che la piazza rovesciasse il governo. L’idea che l’Ucraina entrasse nell’Unione Europea, invece, era un po’ meno folle, direi. E difficilmente avrebbe potuto conciliarsi con l’aggressività verso i russofili, che infatti non vi è stata prima che la situazione degenerasse per responsabilità sia ucraina sia russa. Quanto agli Stati Uniti: siamo sicuri volessero questa crisi, che fossero disposti a correre questi rischi pur di avere l’Ucraina nella Nato o addirittura al solo scopo che entrasse nell’Unione Europea? Mah… Gli Stati Uniti al massimo possono fare i terzi che “godono” fra i due litiganti aspiranti egemoni sulla regione, ma “godono” si fa per dire. Obama non sarà Roosvelt. Ma quello che gli viene rimproverato non è certo il progetto di un mondo americano-centrico. Semmai è vero il contrario. È a causa del laissez faire obamiano favorevole a un mondo policentrico che i suoi avversari lo stanno mettendo in croce, dalla ritirata afghana alla Siria all’Iraq all’Ucraina. Chi ha creato alte aspettative e le ha tradite a me pare sia stata l’Europa in beata e maldestra solitudine, con la pretesa di fare geopolitica di potenza senza metterci né armi né soldi (né gas). Pericoloso velleitarismo democrat lo definirei, un poco alla Wilson dei 14 punti. Mettere così l’accento sul nazionalismo o sul nazismo alla base delle pur ampiamente discutibili velleità occidentaliste di una parte così ampia degli ucraini, d’altronde, non mi pare anche’esso rispettoso della verità. I nazionalisti ci sono e anche i nazisti. Ma non sono stati il motore di quel movimento, semmai la scintilla che lo ha fatto e ancor più può ancora farlo degenerare. Soprattutto se lo si fraintende.

    Un sintetico riepilogo delle puntate precedenti, comunque, può essere utile:
    http://temi.repubblica.it/limes/gli-scontri-a-kiev-e-la-battaglia-per-lucraina-nel-contesto/58230

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