San Raffaele: una lettera con qualche perplessità e una richiesta di doverosa trasparenza e senso di responsabilità

lunedì, luglio 18, 2011
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Colpita oggi, come credo tutti i colleghi del San Raffaele, dal gesto disperato di cui abbiamo saputo a mezzo stampa, ritengo sia giusto che la nostra comunità filosofica sia informata della lettera che avevo spedito, in data 15 luglio e in risposta al comunicato ufficiale che annunciava la nomina del nuovo Consiglio d’amministrazione, al rettore e Presidente don Verzé, al Direttore generale e al Direttore della comunicazione, con preghiera di diffusione a tutta la lista, per motivi di trasparenza.

Magnifico Rettore,
Gentile Direttore Generale,
Gentile Direttore della Comunicazione,

In risposta alla comunicazione in oggetto (vedi sotto), mi permetto di esprimere la mia preoccupazione, che immagino condivisa da molti colleghi. La stampa di questi giorni ha sottolineato a più riprese la circostanza che, fra i membri del nuovo Consiglio di Amministrazione, il Prof. Giuseppe Profiti risulterebbe condannato in secondo grado a sei mesi di detenzione per turbativa d’asta a Genova. Ritengo dovere di ciascun dipendente del San Raffaele e sia pure – come nel mio caso – dell’Università, che ha per quanto io sappia un’amministrazione separata da quella della Fondazione – non chiudere gli occhi di fronte a questo dato inquietante, e cercare anzi laddove possibile, prima di ogni valutazione, maggiore informazione e più dettagliata ragione. Mi permetto dunque di porre la questione seguente: è accettabile che il Consiglio di Amministrazione includa fra i suoi membri, chiamati a sanare la situazione finanziaria di un’Istituzione così importante e piena di meriti sul piano della ricerca, della clinica, dell’accoglienza e del servizio alla persona umana, una persona il cui profilo penale e morale – se è vero quello che la stampa riporta – potrebbe infine non risultare assolutamente impeccabile? Non sente la persona in questione il bisogno e il dovere di chiarire preliminarmente e con prove inoppugnabili la sua estraneità ai fatti contestati, o, mancando questa possibilità e in attesa che la sentenza definitiva ne provi, come si spera, l’innocenza, non sarebbe forse auspicabile che spontaneamente si ritiri fino a quel momento, per non mettere a repentaglio l’onore e la rispettabilità di questa Istituzione? Ma se questa urgenza non fosse spontaneamente sentita dalla persona in questione, non sarebbe forse doveroso da parte del Consiglio d’Amministrazione uscente o della sua Presidenza chiederle di rinunciare provvisoriamente, sempre in attesa della sentenza definitiva, a questo incarico? E se il Consiglio di Amministrazione uscente o la sua Presidenza non ritenessero di dovere o di poter avanzare questa richiesta, quale giustificazione ritiene di poterne dare a chi – come me, e, spero, la maggior parte dei dipendenti – si preoccupi della rispettabilità di questa Istituzione, e per conseguenza della propria, in modo da poter valutare la nuova situazione con tutta l’obiettività necessaria? Restando in ansiosa, ma fiduciosa attesa di una risposta, porgo i miei cordiali saluti,

Roberta De Monticelli

P.S. Rispondendo alla Direzione della Comunicazione, con copia alla lista dei dipendenti cui il messaggio sul Consiglio d’Amministrazione è stato inviato, intendo che l’espressione di questa mia perplessità e di questi interrogativi goda della più perfetta trasparenza, e che il messaggio dunque possa essere letto da tutti i colleghi che hanno ricevuto, come me, il comunicato in questione.

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