Ridurre gli errori educativi grazie alla didattica enattiva. Una novità editoriale Armando

giovedì, gennaio 10, 2013
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Dopo il libro di Rossi sulla Didattica Enattiva e quello di Rivoltella sulla Neurodidattica, ecco una terza pubblicazione, già preannunciata su Phenomenology Lab, che sviluppa gradualmente i passaggi per una revisione delle prassi in educazione.

L’ALUNNO FURGONCINO E

L’ALUNNO CARRARMATO

Una didattica enattiva

per ridurre gli errori in educazione

ARMANDO EDITORE

 

Introduzione

Come si generano gli alunni furgoncino e gli alunni carrarmato

Comunemente, quando si osserva un comportamento deprecabile in un giovane si dice che è maleducato, che – a secondo dell’entità del dato – non ha moralità; mettendo in implicita connessione il fatto che la moralità dipenda dall’educazione; come se sottoponendosi a un processo educativo ne derivasse meccanicamente una formazione ad accettabile contenuto morale. Questo sarebbe possibile se nelle opzioni culturali e nelle forme il processo educativo si fondasse sulla moralità, o meglio: sulle dimensioni etiche delle fi nalità istituzionali.

Ma così non è. Allora «Questo rovesciamento del rapporto fondativo – che si può esprimere così: la moralità non si basa sull’educazione, ma l’educazione sulla moralità – richiede una forma del tutto nuova della teoria pedagogica» (Luhmann, Schorr 1999, p. 151). Senza pretendere di por mano a una tale impresa, sta che la visione enattiva – che qui si proverà ad esprimere – può favorire un percorso di revisione delle prassi didattiche, nell’avvertimento che anche assumendo i vincoli etici come modo di orientare la didattica resta la superordinata condizione che ciascuno possa essere ciò che vuole essere, o che può essere, nell’evoluzione dei gradi di possibile umanizzazione individuale (cfr. ivi, p. 153).

Il resto sarebbe demandato alla capacità di effettuare ricorsive riflessioni valutative sull’andamento dei processi, apportando le correzioni rese necessarie dal quadro dei bisogni formativi emergenti.

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Sta, però, che la Scuola non registra signifi cativi progressi nell’attuazione delle sue mete formative da tempo immemorabile, proprio perché non ha posto in essere quel “rovesciamento fondativo”. Cioè, proprio perché non riesce ad assumere quelle fi nalità. È ferma, come annichilita e obnubilante, offuscata e offuscante, affetta dalla sindrome dell’enantiodromia. Insomma, non sa bene cosa fare. E si limita a perpetuarsi per come può, perché non modifi cando i suoi imperanti errori diversamente non può fare; producendo così, in prevalenza, furgoncini e carrarmati. Certo, non siamo in una fabbrica, ma in istituzioni formative. Allora è forse il caso di ricordarci qual è la funzione normativamente e culturalmente propria della Scuola, nell’orizzonte della salvaguardia di livelli di civiltà e di democrazia. Questi sono possibili se apportiamo radicali correttivi nella formazione della persona, salvaguardandone l’integralità e la dignità nell’esercizio del pensiero critico e nell’autonomia e indipendenza di giudizio. Cominciamo a chiederci, intanto, come si generano taluni fenomeni.

Con furgoncino definiamo l’alunno che viene a trovarsi di fronte a compiti le cui diffi coltà attivano nei suoi confronti un dominio di interazioni distruttive e, similmente a un furgoncino che venendo a sbattere contro un paracarro trasforma la sua organizzazione di piccolo furgone in un’altra cosa, vale a dire in un’organizzazione rottame, così l’alunno furgoncino, davanti a richieste iterative che non tengono conto delle sue attuali possibilità, diventa un’altra cosa; e viene così a incanalarsi, potenzialmente, su percorsi di dispersione del sé. Altro destino attende l’alunno carrarmato, che nello scontro con quel paracarro non subisce quei cambiamenti distruttivi in forza del permanere della sua organizzazione di carrarmato; vale a dire di alunno che è in grado di misurarsi con le richieste del sistema scolastico. La metafora, che è ricavata dalla epistemologia sperimentale di Maturana e Varela (1992, p. 95) e che si riferisce, nel suo contesto, a soggetti generali, appare utile a sviluppare nella Scuola l’ipotesi di una didattica enattiva, di derivazione specifi camente vareliana. Per essa – rifiutando gli interventi educativi uguali per tutti – si elaborano soluzioni curricolari per attrezzare l’alunno furgoncino a darsi una corazza; e si attrezza l’alunno carrarmato perché possa scoprire ragioni più profonde del proprio esistere nel mondo. E potenzia gli alunni che hanno già queste ultime caratteristiche; che sono una vera minoranza, quasi in via di estinzione. Così che nelle diffi coltà che comunque tutti incontrano nei domini in cui si trovano a specifi care la loro esistenza di alunni prima e di adulti dopo ciascuno possa conservare, potenziandola, la propria organizzazione di persona umana. Non v’è chi non possa aderire a una simile soluzione di sapore miracolistico. Allora appaiono legittime domande del seguente tipo: – Come mai se questo miracolo è possibile non sia stato percepito fi nora, visto che sono molti decenni mche la scuola erra tra riforme e controriforme, in maniera tale da darsi muna sorta di radicata costitutività di erranza permanente? Il problema è serio e mette in discussione i fondamenti stessi del fare istruzione ed educazione per come vengono a svolgersi le prassi formative in una scuola che chiamiamo ancora di base, volendo ormai necessariamente includere in essa gli ambiti della Scuola dell’infanzia, della Scuola primaria (elementare) e di quella secondaria di primo grado (media). (continua la lettura)

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