“A quest’Europa serve un nuovo umanesimo”. Intervista a Julian Nida-Rümelin

venerdì, giugno 14, 2019
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Volentieri segnaliamo questa intervista al prof. Julian Nida-Rümelin effettuata da International Research Centre for European Culture and Politics.

Una breve intervista al prof. Julian Nida-Rümelin, noto filosofo e politologo tedesco. E’ stato lecturer della Cattedra Rotelli 2019 presso l’Università Vita-Salute San Raffaele. Abbiamo approfittato di questa collaborazione per porgli delle domande sulla sua proposta filosofica e sull’attualità politica.

Nida-Rumelin insegna filosofia e teoria politica alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera. E’ stato consigliere culturale della città di Monaco di Baviera e ministro della cultura tedesco nel primo governo di Gerhard Schröder.

 

Gentile prof. Nida-Rümelin. Lei propone una filosofia che riscopri l’umanesimo. Cosa può significare oggi essere un politico “umanista”? Da ex Ministro della Cultura tedesco, in che modo si è servito del suo background filosofico nella sua attività politica? 

N-R: Filosofia e umanesimo. È appena uscito un mio libro “Umanesimo digitale” in cui sostengo questa posizione filosofica. Solo con il tempo mi è diventato chiaro che c’è un filo rosso nella mia filosofia pratica e che sono proprio gli elementi umanistici a darle continuità. Ci sono sicuramente degli aspetti antropologici che possono essere così riassunti: Essere umani significa possedere la capacità di sentirsi interpellati dalle ragioni. Su questi elementi antropologici si sviluppano le successive dimensioni: quella etica e politica. Politicamente si può articolare come la capacità di trattare gli altri come esseri sensibili alle ragioni.

Questo è il tratto kantiano della mia filosofia. Ma la differenza rispetto a Kant è che io sono realista. Sono convinto che non si tratta di una costruzione di un’immagine di sé o della costruzione di un ordine normativo ma di una adeguata conoscenza delle ragioni pratiche e teoretiche. Un punto che vale la pena di sottolineare è che le pretese di verità non sfociano inevitabilmente in un fondamentalismo filosofico. Le ragioni fanno parte della nostra pratica quotidiana deliberativa. In questo senso sono coerentista e fallibilista.

 

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