Il sapere dei sentimenti. Vanna Iori e Daniele Bruzzone riflettono sullo statuto della vita emotiva

giovedì, giugno 18, 2009
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fran1930_1Ha inaugurato Vita emotiva e formazione, la neonata collana di Franco Angeli già capace di vantare un comitato scientifico di tutto rispetto, dal teoreta dell’Università di Milano Bicocca Salvatore Natoli ai fenomenologi Vincenzo Costa e Roberta De Monticelli. Stiamo parlando de Il sapere dei sentimenti. Fenomenologia e senso dell’esperienza (Franco Angeli, Milano 2009, pp. 140, 15€): testo che ha il merito di condensare in poco più di un centinaio di pagine cinque diverse prospettive sul ruolo dei sentimenti e sullo statuto filosofico che li definisce, sulla loro rilevanza antropologica e sul loro impatto in ambito terapeutico.

Vanna Iori, ordinario di Pedagogia generale alla Cattolica di Milano, e la sua équipe (di cui fanno parte Daniele Bruzzone, Elisabetta Musi, Alessandra Augelli e Chiara Sità) mirano infatti a indicare «un orizzonte epistemologico e metodologico che offra strumenti per esplorare i temi della vita emotiva, nominarli, dare loro voce e tradurli in pratica, atteggiamenti e gesti di cura». Sono, in altri termini, animati dalla convinzione che una buona prassi debba avere necessariamente alle spalle una buona teoria, e ritengono che un paziente excursus attraverso le ragioni della filosofia possa dimostrarsi sorprendentemente efficace per descrivere, definire e quindi curare le patologie legate alla vita emotiva.

Corredato da preziose sintesi critiche e da brani tratti dai classici di filosofia e letteratura, Il sapere dei sentimenti propone quindi un insolito percorso attraverso la storia critica di un idea, quella di sentimento, le sue apparenti contraddizioni e le sue ancora inespresse potenzialità. Da Rilke a Calvino, da Sacks a von Hofmannstahl a Baudelaire a Baricco: voci diverse per raccontare come l’uomo sente, e per provare a spiegare perché per lui il sentire è primario.

Dall’ignoranza del sentire a un sapere del sentire la strada è lunga: citando Rollo May, Daniele Bruzzone ammette che si dice «io sento» come sinonimo di «io credo vagamente» quando «ancora non si sa… che non possiamo conoscere se non sentendo». E sceglie Husserl ma anche L’ordine del cuore. Etica e teoria del sentire di De Monticelli per spiegare perché del sentire si debba, più che si possa, dare un sapere.

(Lodovica Maria Zanet)

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