9 giugno 2010: Charles Taylor a Milano discute del futuro del multiculturalismo

martedì, maggio 25, 2010
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Charles Taylor, filosofo quebecchese del multiculturalismo e originale interprete dell’identità moderna, sarà a Milano il 9 giugno 2010 (ore 10.30) presso la Fondazione Cariplo (via Romagnosi 8, Milano) per un dibattito, moderato da Armando Massarenti, con Giuseppe Guzzetti e Carlo Feltrinelli sul tema Multiculturalismo, come raggiungerlo?.

Charles Taylor è un intellettuale poliedrico, di duplice formazione fenomenologica e analitica, la cui ricerca è guidata da un insieme ristretto di quesiti filosofici fondamentali: un “riccio”, per usare l’immagine resa celebre dal suo maestro Isaiah Berlin. Tali interrogativi ruotano intorno alla condizione umana e ai suoi enigmi. Difensore di un’interpretazione pluralista e culturalista della civiltà occidentale moderna, negli ultimi anni Taylor si è dedicato soprattutto all’elaborazione di un’interpretazione alternativa del fenomeno della secolarizzazione.

Per partecipare all’incontro è necessario registrarsi al sito della Fondazione Cariplo

Per saperne di più:

Bibliografie di Taylor disponibili in rete:

http://www.nd.edu/~rabbey1

http://isr.fbk.eu/sites/isr.fbk.eu/files/Bibliografia%20di%20Charles%20Taylor_1.pdf

Il blog sociologico “The Immanent Frame”, dove è stata discussa in lungo e in largo l’ultima opera di Taylor, A Secular Age:

http://blogs.ssrc.org/tif/secular_age

Interviste a Charles Taylor reperibili in Internet:

The New Atheism and the Spiritual Landscape of the West: A Conversation with Charles Taylor (Part One of Three), intervista con R.A. Kuipers, in The Other Journal.com. An Intersection of Theology and Culture, 11 (12 giugno 2008): http://theotherjournal.com/print.php?id=375

Charles Taylor Interviewed, in Prospect, 143 (Febbraio 2008):

http://www.prospect-magazine.co.uk/article_details.php?id=10030 (trad. it. in Reset, 106, marzo-aprile)

What Role Does Spiritual Thinking Have in the 21st Century? Intervista con Charles Taylor in occasione del conferimento del Templeton Prize 2007:
http://www.templeton.org/questions/spiritual_thinking/index.html

Akbar Ganji in Conversation with Charles Taylor, 11-12 aprile 2007:
http://blogs.ssrc.org/tif/wp-content/uploads/2008/12/ganji-taylor-interview3.pdf

Multiculturalismo:

(insieme a G. Bouchard) Fonder L’Avenir: Le temps de la concliation. Rapport de la Commission de Consultation sur Les Practiques d’Acommodement Reliées aux Différences Culturelles. Gouvernement du Quebec, 2008: http://www.accommodements.qc.ca/index.html (trad. ingl. Building the Future: A Time for Reconciliation. Report of the Consultation Commission on Accommodation Practices Related to Cultural Differences: http://www.accommodements.qc.ca/index-en.html

Conferimento del Templeton Prize 2007:

http://www.templetonprize.org/pdfs/Templeton_Prize_Chronicle_2007.pdf

Nell’ultimo numero di Reset (http://www.reset.it/magazine/118) è contenuto il discorso pronunciato da Taylor in occasione del conferimento del premio Kyoto (2008); è uno dei suoi rari saggi autobiografici (http://www.inamori-f.or.jp/laureates/k24_c_charles/img/lct_e.pdf)

Un’analisi de L’età secolare, a cura di Paolo Costa

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3 commenti a 9 giugno 2010: Charles Taylor a Milano discute del futuro del multiculturalismo

  1. Gabriele Poeta
    mercoledì, giugno 9, 2010 at 13:01

    Ho seguito con estremo interesse la relazione del prof. Taylor.
    Sono rimasto molto colpito da una cosa.
    Taylor non ha sentito il bisogno – nemmeno una volta – di usare la parola “laicità”.
    Vorrei girare a Paolo Costa le domande che non ho potuto rivolgergli (ma solo per questioni di tempo).

    Si può affrontare il discorso del multiculturalismo senza servirsi del concetto di laicità e senza mai affrontare la questione della laicità dello Stato?
    Cioè senza mai dover configurare in un modo definito la questione del come si affronta la pluralità delle credenze, e della necessità (per uno stato democratico) di un equo trattamento dei cittadini di diversa/e credenza/e ?

  2. giovedì, giugno 10, 2010 at 08:42

    In realtà, rispondendo in maniera un po’ obliqua alla mia domanda sulla questione delle prospettive del nostro modello classico di autogoverno repubblicano, Taylor ha proposto le sue considerazioni sul futuro della “laicità”, usando però il termine inglese “secularism” (che a noi, per questioni lessicali dice poco; ma sarebbe interessante capire perché nel vocabolario italiano non esista un termine equivalente).
    La posizione di Taylor è nota: il modello classico di laicità, con la sua combinazione di neutralità statale e privatizzazione delle credenze religiose, non è adatto per rispondere alla sfida del multiculturalismo. La nuova laicità, secondo Taylor, dovrà ovviamente preservare il principio “sacro” della difesa della libertà e della pluralità religiosa, ma dovrà farlo valorizzando le risorse “costruttive”, politiche, delle credenze religiose, senza l’ossessione tipicamente moderna per i loro effetti potenzialmente disgregatori sulla convivenza civile.
    Ovviamente, c’è una buona dose di ottimismo in una simile prospettiva. Ma il suo apparente “irrealismo” si ridimensiona nel momento in cui si “provincializza” l’Europa, quando cioè si smette di considerare esemplare il nostro itinerario post-vestfaliano, con i suoi stati etnicamente e religiosamente omogenei.
    Non c’è dubbio che non potrà esserci unanimità circa il significato e le conseguenze di una simile mossa, ma sarebbe comunque utile evitare il riflesso condizionato che ci spinge a concepire la relazione tra religioni e sfera pubblica come un gioco a somma zero tra affermazione e negazione del principio della laicità dello stato.
    Così come non esiste un unico processo storico di secolarizzazione, non esiste un unico modello di laicità.
    Penso che fosse questo il senso della risposta di Taylor.

  3. giovedì, giugno 10, 2010 at 12:10

    P.S. Sul tema della laicità Taylor ha appena pubblicato un libro insieme a Jocelyn Maclure, intitolato Laïcité et liberté de conscience (Boréal, Montréal 2010). Visitando il sito della casa editrice si può notare che i diritti di traduzione del libro sono stati già acquistati da Laterza.

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