Clientelismo criminale

giovedì, luglio 22, 2010
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Fino a quando ancora tollereremo il clientelismo della nostra società? Fino a quando rimarremo supini di fronte all’esibizione sfacciata del potere e delle sue pubbliche prostituzioni? Fino a quando ne rimarremo complici pur di mantenere il privilegio degli ignavi?

Roberto Saviano ha definito ormai da anni il modus operandi della criminalità organizzata di casa nostra – dalla Sicilia a Gomorra, dalla ‘Ndrangheta al Pirellone – “imprenditoria criminale”. Le sue taglienti descrizioni sottopongono ad autopsia il potere violento e feticista della criminalità organizzata. Un potere criminale e finanziario, che gestisce il suo particulare con proprie leggi di sangue e di stragi, riti di potere e giochi politici. L’imprenditoria criminale non vive solo nelle periferie senza stato: è parte integrante del sistema finanziario. I suoi gangli sono avvinghiati al potere politico, festeggiano condanne con le dita nella ricotta dei cannoli, si avvalgono della facoltà di non rispondere e mettono a tacere chi dissente.

Gli scandali che si susseguono senza far rumore in questa ennesima estate italiana sembrano tragicamente confermare che il potere italiano sguazza nel sottobosco di reti di favore che lambiscono costantemente le frange di simili forme di “imprenditoria criminale”.

La criminalità imprenditoriale vive di clientelismi e clienti, cittadini che non assumono i propri diritti e doveri di cittadinanza e si accontentano di un posto al servizio dei potenti, un lavoro sicuro in un’istituzione, in un giornale, in un partito, in un’università. In questo nostro paese la ruffianeria non è soltanto un vizio, è un crimine: è “clientelismo criminale”.

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