Il callifugo Ceccarelli e l’elezione del Rettore (di Alberto Chilosi)

giovedì, settembre 16, 2010
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Riceviamo dall’autore e volentieri pubblichiamo l’articolo di Alberto Chilosi, Prof. Ordinario presso il Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Pisa: Il callifugo Ceccarelli e l’elezione del Rettore, uscito sul Tirreno di giovedì 16 settembre.

Vi ricordate la pubblicità del callifugo Ceccarelli: “poveretto, come soffre!” È in definitiva il Leitmotiv dell’attuale campagna per l’elezione del rettore dove figura in maniera prepotente la sofferenza dei precari.

Tutti si dichiarano contro il precariato e per l’assunzione in ruolo dei precari. Ma i precari chi li ha creati? Se si è veramente contrari al precariato l’unica maniera di risolvere il problema è di evitare di nominare dei precari, riservando tutte le risorse dell’università alla creazione di posti di ruolo. Ma non è certamente questo quello che si propone. Anzi, le facoltà che hanno moltiplicato con grande fantasia corsi e corsetti in seguito alla riforma Berlinguer (sulla base del principio della rana che si gonfia per diventare bove) continuano a coprirli con precari che più precari non si può, contrattisti pagati niente o quasi niente, alla faccia dell’articolo 36 della Costituzione, riservandosi poi in futuro di lamentarsi per la loro situazione di precariato e a invocarne l’assunzione a tempo indeterminato a spese dell’erario. In altri paesi, dove il precariato, adeguatamente retribuito, è diffuso (poniamo il Regno Unito, le cui università, a differenza delle povere nostre, sono all’apice delle classifiche internazionali) se un precario vede terminato il proprio contratto semplicemente fa domande per ottenere un contratto altrove. Non da noi dove i precari invece che muoversi sul territorio stanno aggrappati come edere alla cattedra di riferimento. Perché? Prima di tutto perché difficilmente troverebbero un contratto altrove (oltre che per le condizioni economiche vergognose di cui le Università nella loro autonomia portano tutta la responsabilità). E il perché di questo sta nel fatto che a fondamento della nostra vita universitaria, ora come prima, sta il clientelismo. All’origine del percorso universitario di ciascuno sta di regola la cooptazione di un docente, in pratica priva di effettivi controlli di merito, docente che di regola, indipendentemente dal merito, privilegia strettamente i “suoi” rispetto agli “esterni” a tutti i livelli della carriera. Allo stadio iniziale ai vecchi tempi c’erano gli assistenti volontari, aboliti giustamente dalla 382, poi ricreati dall’inguaribile pulsione clientelare come addetti alle esercitazioni, cultori della materia, contrattisti vari, più o meno gratuiti (in barba all’ articolo 36). La 382 poneva le relative responsabilità economiche a carico dei docenti che li nominavano e li utilizzavano, ma invece poi le relative responsabilità, come nel caso dei lettori di qualche tempo fa e come nel caso dei precari di adesso, vengono messe a carico del pantalone. Con i soldi degli altri è facile essere generosi.

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Un commento a Il callifugo Ceccarelli e l’elezione del Rettore (di Alberto Chilosi)

  1. Andrea Zhok
    giovedì, settembre 16, 2010 at 21:05

    Come ho avuto modo di osservare in questo blog, gli accademici, anche quelli di migliore volontà, godono nell’aggredire a male parole ed inseguire a spron battuto il nemico ormai scomparso dall’orizzonte, mentre ignorano ostentatamente quelli che stanno minando le mura proprio sotto il loro naso. (Sarà colpa di un eccesso di storicismo?)

    Ovviamente attendo con interesse il momento in cui, con adeguato ritardo, si leveranno alti ed irrilevanti lai sulla presente riforma.

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