Per un’ascesa al senso dell’educare. Paolo Zini recensisce un testo di Marco Ubbiali

giovedì, settembre 8, 2011
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Recensione a M. UBBIALI, Per un’ascesa al senso dell’educare. Vie per la pedagogia attraverso la vita e l’opera di Edith Stein. In Appendice: Apprendere a chiedere perché, Colloquio con Roberta De Monticelli, Aracne, Roma 2010, 347 pp.

Paolo Zini

I discorsi sull’educazione sono oggi molto frequenti, ma, spesso, il loro carattere accorato sconfina in un pessimismo cupo e inquietante. L’opportunità invece di leggere un volume profondo, capace di animare una fiduciosa speranza è data dall’ampia ricerca di Marco Ubbiali sulla giustificazione teorica del sapere e della pratica pedagogica in riferimento all’opera di Edith Stein.

L’indagine di Ubbiali si sviluppa in quattro parti logicamente ben articolate.

La prima parte offre una ricognizione attorno alle diverse semantizzazioni del termine Bildung, riconosciuto quale lemma strategico ove si condensano le opzioni educative, di carattere teorico e pratico, delle più influenti espressioni della filosofia tedesca moderna e postmoderna.

La seconda parte esplora la singolare declinazione della Bildung che si ritrova nell’opera di Edith Stein. Cospicua l’istruzione che l’Autore qui fa emergere in ordine all’imprescindibilità di una fondazione metafisico-antropologica della riflessione pedagogica. Il contributo della Stein su tale tema si segnala non solo quale monito di fronte ad ogni deriva tecnicistico/poietica della pratica pedagogica o debolista/relativista della rispettiva teoria, ma pure per il sapiente convenire – garantito attraverso l’indole fenomenologica dell’approccio all’esperienza educativa – di momento fondativo e attenzione alla singolarità storica custodita da ogni processo personale. Il lavoro di Ubbiali è pregevole qui per la fedeltà ai testi steiniani, cui è riservata una trattazione insieme articolata – nel rispetto dell’originalità delle diverse opere – ed organica, capace pertanto di illustrare i nodi teorici alla cui coerenza si deve la solidità della proposta della Stein.

La terza parte, stimolante per il suo impianto sistematico, declina educativamente una suggestiva topica dell’umano, illuminando la spendibilità delle intuizioni più felici della Stein in ordine alla complessità dell’esperienza interiore, alla strategicità della relazione educativa nella sua cifra empatica, alla radicalità della differenza sessuale, alla consapevolezza del nesso vita dello spirito/identità individuale, quale ragion d’essere del permanente fascino dell’azione educativa.

Infine, nella quarta parte, Ubbiali, con un proprio contrappunto, raccoglie i passi più cospicui delle opere steiniane, secondo la logica di nove percorsi attorno a questioni rilevanti per il pensare e l’agire educativo, ciascuno corredato da interrogativi che ne ispirano e ne raccomandano l’approfondimento, l’attualizzazione e la valorizzazione.

Ripresa trasversalmente, la trattazione di Ubbiali, grazie alla chiarezza dell’esposizione ed alla buona strutturazione dei contenuti, permette di apprezzare, del contributo steiniano, aspetti di straordinaria originalità, che possono suscitare una rinnovata e appassionata dedizione educativa. Merita segnalarne qualcuno, per ribadire l’attualità del pensiero steiniano e la profondità della ricerca che ce ne ha fornito una persuasiva lettura:

1. La ricognizione della storia del termine Bildung rivela la preziosità di un referente lessicale autorevole e denso quale catalizzatore speculativo dei numerosi e complessi risvolti della riflessione e della pratica pedagogica. Nel termine Bildung (p. 25) viene custodito un ideale educativo d’alto profilo, che sa interconnettere la valorizzazione della soggettività da formare, l’indole finalistica ed eteroreferenziale del processo educativo – che spegne i miraggi e scioglie gli equivoci dello spontaneismo -, il rilievo della mediazione personale e del grembo intersoggettivo e culturale necessari all’irrobustimento spirituale e alla dilatazione dell’anima cui deve mettere capo un’autentica e autorevole dedizione pedagogica.

2. La particolare attenzione riservata alla Gemutsbildung (p.130) indica una via aurea che evita le pericolose derive dell’intellettualismo, del volontarismo, del formalismo o del sentimentalismo educativo. La ricerca di Ubbiali consente di apprezzare la finezza fenomenologica e teorica che caratterizza la ricognizione steiniana dell’animo umano, sacrario cui è misteriosamente diretta la cura dell’educatore, ragione della grandezza della vocazione educativa e delle sue severe esigenze.

3. L’originale attenzione riservata all’educazione femminile (pp. 120ss). In un’epoca confusa circa il senso della differenza di genere e tentata di liquidarne culturalisticamente, se non folkloristicamente, il rilievo, la fenomenologia della Stein mostra che la differenza di genere, posta al cuore dell’umano, in educazione è dirimente. Svilisce il gesto educativo, ponendolo in contraddizione con se stesso, una riflessione o una pratica pedagogica che sottodetermini tanto la qualità dell’apporto dell’educatore nella specificità del suo genere quanto la forma dell’azione nella tipizzazione impostale dal genere dei suoi destinatari.

4. La ricerca di Ubbiali mette chiaramente in luce la fecondità educativa della riflessione steiniana sull’empatia (p. 231s). I nitidi referti fenomenologici dell’indagine della Stein ne illuminano infatti la discreta ed eloquente promessa di efficacia relazionale, insieme alle severe esigenze del tirocinio richiesto all’educatore che vi si voglia formare.

Le tematiche che abbiamo richiamato alludono solo sobriamente alla ricchezza degli spunti teorici e formativi che il testo di Ubbiali è in grado di offrire.

In un tempo nel quale l’emergenza educativa riflette un disorientamento assiologico che rende incerta la sollecitudine formativa, impacciata la prossimità pedagogica, intimorita la generazione, ridare la parola a pensieri coraggiosi sul senso precipuo della dedizione all’umano è urgente.

Ma autorevoli in questo campo sono le voci di chi sa empatizzare con il mistero dell’uomo, riconoscendovi la voce del Mistero che ne ha definitivamente decretato la preziosità, l’unicità priva di analogie, l’essenzialità alla bellezza del mondo e alla ricchezza della storia. Annodare al Mistero la sollecitudine educativa permette di sottrarsi alla seduzione di pratiche intimorite e opportunistiche, incapaci di dissimulare il narcisismo egoista che le governa; ma permette anche di superare quelle prossimità educative paralizzate dalla ritrosia dell’educando, che, per le ferite dell’esistere, contraddittoriamente, può giungere a disperare della relazione, con altri e con sé.

Educare è allearsi con quella differenza individuale che Roberta de Monticelli – la  cui limpida conversazione con l’Autore chiude, a mo’ di dono, il volume di Ubbiali – ritiene sia per la Stein il nome proprio dell’essere finito, irrefragabile testimone della generosità senza pentimento dell’Essere eterno.

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