In risposta alla “Lettera aperta ai costituzionalisti italiani” di Valerio Onida

venerdì, novembre 4, 2011
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Risposta di Valerio Onida alla “Lettera aperta ai costituzionalisti italiani” di Roberta De Monticelli

Occorre anzitutto chiarire subito che non esiste né avrebbe senso, nel nostro ordinamento costituzionale, una procedura di “impeachment” che si possa instaurare nei confronti dei membri del Governo. L’unica procedura di questo genere, l’accusa per “alto tradimento” o “attentato alla Costituzione”, è prevista nei confronti del Presidente della Repubblica. E sai a chi tocca muovere l’accusa? Al Parlamento in seduta comune, con voto a maggioranza assoluta dei suoi membri (articolo 90 della Costituzione): il giudizio spetta poi alla Corte costituzionale in composizione integrata. Si capisce: il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni, non è revocabile nemmeno dal Parlamento che lo ha eletto, e, fuori da queste ipotesi di accusa, non risponde penalmente degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni: dunque l’unico modo per allontanarlo in anticipo dalla carica è il procedimento d’accusa. Il Presidente del Consiglio invece può sempre essere costretto a dimettersi dal voto delle Camere o anche di una sola di esse; sul piano penale  risponde dei suoi atti, anche compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, per gli stessi reati di cui rispondono gli altri cittadini, davanti alla magistratura ordinaria (sia pure con una procedura particolare, e con la possibilità per il Parlamento di negare l’autorizzazione a procedere se ritenga che l’atto sia stato compiuto nell’interesse pubblico).  Allora: è la maggioranza parlamentare che ha sempre la possibilità di far dimettere il Presidente del Consiglio (quindi non c’è bisogno di nessuna procedura di impeachment, che d’altronde sarebbe rimessa alle stesse Camere, quindi alla stessa maggioranza), mentre per eventuali reati competente è la magistratura ordinaria (salvo diniego di autorizzazione delle Camere).

Ciò chiarito, le condotte e le dichiarazioni del Presidente del Consiglio appaiono spesso, come tu dici, in contrasto con la Costituzione. Ma, da un lato, è alla maggioranza in carica e alle sue varie componenti  che si dovrebbe fare appello perché cessino di sostenerlo col loro voto; dall’altro lato, per quanto riguarda il diritto penale, non  mi pare ci sia bisogno di sollecitare la magistratura a perseguire le ipotesi di reati, se e quando ci sono, per cui il Premier possa essere indagato. Occorre poi sempre distinguere fra atti e parole. Gli atti sono soggetti alle forme di sindacato previste dall’ordinamento, e per esempio varie leggi volute dal Presidente del Consiglio sono state annullate (non abrogate, come dice lui) dalla Corte costituzionale proprio perchè illegittime; a loro volta i giudici ordinari e amministrativi sono competenti a censurare le eventuali illegittimità “ordinarie” . La parole sono penalmente perseguibili solo nelle limitate ipotesti in cui integrassero ipotesi come la diffamazione o l’ingiuria (ma allora a querela degli offesi, da valutare bene sul terreno dell’opportunità) o istigazione a delinquere o simili. Per il resto certe parole (non solo di Berlusconi) sono solo scandalosa manifestazione di rozzezza culturale o di approssimazione polemica, purtroppo oggi diffuse.

Per quanto riguarda i costituzionalisti, essi devono certo parlare, ma richiamando sempre le regole della Costituzione (non inventandosele o forzandole, come quando qualcuno vorrebbe attribuire al Capo dello Stato – che fa in  modo molto equilibrato  e saggio il suo mestiere – poteri che non ha). Da cittadini, poi, credo dobbiamo mantenere alto non il calore dello scontro (che c’è) ma l’attenzione agli aspetti fondamentali. In questo momento, decisive mi sembrano, da un lato (anziché i quotidiani esorcismi dipietreschi) la pressione sulla maggioranza o sulle sue parti meno irresponsabili perché traggano le conseguenze da ciò che tutti gli osservatori vedono, e cioè la necessità di un cambiamento di scena; dall’altro la pressione per giungere al cambiamento della legge elettorale, che è pessima non solo per i poteri di scelta degli eletti rimessi ai partiti, ma per il meccanismo di rigida prefigurazione di coalizioni di governo attraverso il premio di maggioranza e l’indicazione formale del candidato Premier. Nei momenti di grande crisi come quelli di oggi, si dovrebbe disporre di un sistema politico flessibile, capace se opportuno anche di stipulare accordi temporanei di “grande coalizione” fra partiti diversi e perfino opposti, nell’ambito della comune piena accettazione del quadro costituzionale, e per adottare decisioni difficili per tutti e probabilmente in parte impopolari, ma necessarie. Occorre che tutti alziamo lo sguardo al di là dei nostri specifici interessi di parte o di ceto o di nazione o di area geopolitica: evitando vuoi l’opportunismo di chi pensa di vincere le elezioni e sogna solo di occupare il potere, vuoi il cinismo di chi pensa che sia meglio lasciare che sia la destra a dover adottare provvedimenti “impopolari”, lasciando alla sinistra il frutto del futuro consenso elettorale.

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4 commenti a In risposta alla “Lettera aperta ai costituzionalisti italiani” di Valerio Onida

  1. sabato, novembre 5, 2011 at 01:06

    Un grande grazie a Valerio Onida di questa risposta così accurata e informativa. Una buona lezione per il filosofo – che parla di tutto e a volte senza troppa cognizione di causa. Tuttavia ho una questione – ancora – filosofica che mi tormenta. Una Costituzione, e a maggior ragione una legge, qualunque legge, o norma, o regola, sicuramente prescrive una parte minima del suo contenuto, in modo esplicito. Il resto è implicitamente presupposto. Così funziona il linguaggio. Se io ti prego di tagliare una torta, non mi aspetto che tu prenda la falciatrice per farlo; e se invito mio figlio a indossare le scarpe, m’aspetto lo faccia non prima ma dopo aver indossato le calze. In entrambi i casi chiaramente chi applicasse la regola in quel modo bislacco l’avrebbe certamente vanificata (distruggendo la torta, oppure il decoro…) senza violarla. È quello che i filosofi chiamano il problema del “seguire una regola”. La mia impressione è che questa maggioranza di governo abbia vanificato tutte le norme, anche dove non si possa dire che le abbia violate, non tenendo conto dei presupposti etici impliciti che certo il legislatore, o addirittura il costituente, non avrebbe mai ritenuto necessario esplicitare. Ad esempio: non sottoporrai al voto parlamentare una ridicola menzogna, perché sia confermata a maggioranza (nipote di Mubarak). Eccetera….

  2. domenica, novembre 6, 2011 at 21:48

    Volentieri copio qui la risposta a questa replica che ho ricevuto direttamente da Valerio Onida, con il permesso di condividerla.

    SCRIVE DUNQUE VALERIO ONIDA:

    Sì, l’osservanza delle regole, anche giuridiche, non è pedissequa
    conformazione della condotta a certi enunciati formali, ma rispetto dellasua logica intrinseca, del suo “spirito”. Per esempio c’è una forma di sciopero (cioè di rifiuto, per protesta o rivendicazione, della prestazione di lavoro dovuta) talvolta impiegata dai componenti di una burocrazia, che viene chiamata “sciopero pignolo”, consistente nel seguire letteralmente le
    parole delle norme che disciplinano le prestazioni, con l’esito di non fare ciò che si dovrebbe o di dilatarne enormemente i tempi.
    Altro è il problema di come e a quali condizioni si applichino i meccanismi di garanzia o di sanzione che assistono l’osservanza delle leggi. Non tutte le condotte criticabili sotto il profilo anche di un’etica pubblica
    condivisa sono punite dalla legge. In diritto penale le esigenze di garanzia di libertà e di “prevedibilità” della sanzione richiedono che si puniscano solo condotte espressamente previste come illecite. La menzogna configura unreato solo in certe particolari situazioni (esempio testimonianza in giudizio). L’accordo politico fra un Premier che dà un incarico di governo
    ad un parlamentare e il parlamentare che gli promette il sostegno suo o del suo partito in un voto di fiducia configura il reato di corruzione? Se così fosse, chissà quanti reati di corruzione sarebbero rimasti impuniti nella storia politica, non solo del nostro paese! Ci sono anche regole costituzionali che salvaguardano l’autonomia e l’insindacabilità dei membri del Parlamento, e hanno la loro ratio: poi bisogna vedere come vengono
    usate.
    Tutto questo per dire che non sempre ci si può affidare a meccanismi giuridici e giudiziari di reazione rispetto a condotte che ci paiono condannabili: anzi è pericoloso che i “garanti”, i giudici, pensino di doversi fare carico, al di là della doverosa applicazione delle leggi, della “moralizzazione” della condotta dei politici. In democrazia c’è la cosiddetta responsabilità politica, che poi responsabilità vera non è, perché tutti sappiamo che si può essere rieletti avendo fatto le peggiori porcherie e non essere rieletti pur avendo svolto con coscienza e con buoni
    risultati la propria funzione di rappresentante. Il consenso elettorale ha altre “leggi”….Ma la democrazia, come diceva Churchill, è il peggior sistema a parte tutti gli altri.
    Dunque continuiamo a operare e a parlare perché le cose vadano meglio. Alla lunga, di solito, anche i meccanismi del consenso reagiscono.

  3. Claudio
    martedì, novembre 8, 2011 at 08:59

    Si spera che si introducano più strumenti della cosiddetta democrazia diretta (costituzionalmente garantiti e regolati),che al momento sono troppo pochi (anche se il referendum è potente come strumento),il tipo di democrazia rappresentativa che abbiamo è ancora troppo “vincolata” ai cerchi chiusi e auto-referenziali dei partiti e delle loro logiche di scambio.

  4. Maria Teresa Roda
    domenica, aprile 21, 2013 at 00:39

    Fuori da ogni polemica, a me pare che il doppio mandato a Napolitano sia una forzatura costituzionale perché non esisteva uno stato di impedimento tale (guerra, emergenza per cause esterne…) tale da non tentare un accordo su altri nomi prendendo ancora qualche giorno che non avrebbe cambiato i destini del paese (candidatura Bonino del tutto cancellata… penso che, non senza motivo siano saltati i nervi a tutti); che dicono in tal proposito i costituzionalisti?

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