Piazza Fontana, 43 anni dopo. Le verità di cui abbiamo bisogno (a cura di Stefano Cardini, Mimesis). Con uno scritto di Roberta De Monticelli su verità e storia. In uscita il 28 novembre

martedì, ottobre 30, 2012
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Piazza Fontana. 43 anni dopo
Le verità di cui abbiamo bisogno

a cura di Stefano Cardini

Saggi di: Francesco “Baro” Barilli, David Bidussa, Stefano Cardini, Maurizio Cau, Paolo Costa, Matteo Fenoglio, Luciano Lanza, Guido Salvini, Giuseppe Strazzeri, Andrea Zhok

Con un poscritto di Roberta De Monticelli, Buongiorno verità, buongiorno Italia, dedicato al rapporto tra la storia e la verità in Italia, e al nostro bisogno, insieme, di verità e di giustizia.

Copertina di Piazza Fontana. 43 anni dopo – Le verità di cui abbiamo bisogno (a cura di Stefano Cardini) – Edizioni Mimesis

copertina e quarta di copertina del libro.

Uscita prevista: 28 novembre 2012.

SULLE PAGINE CHE LEGGERETE

Questo che avete in mano è uno strano libro. Non in assoluto. Strano per l’Italia di questi tempi. Non nasce, infatti, né dalle insondabili alchimie del marketing editoriale né dalla navigazione, troppo spesso solitaria, di qualche accademico. E tuttavia coinvolge sia accademici sia professionisti del mondo dei media. Una volta si sarebbe detto: una raccolta di saggi multidisciplinare. Noi preferiamo definirlo un esperimento di philosophia de vivo, un tentativo, cioè, di far valere conoscenze e competenze acquisite in campi differenti sul piano della riflessione attorno a una questione che si ritiene cruciale. La questione, in questo caso, è quella della verità e del suo rapporto con la storia e la memoria collettiva di noi italiani. E assume come punto di applicazione la strage di Piazza Fontana e l’influentissima vicenda storica che seguì.

In breve, l’antefatto. Milano, 12 dicembre 1969, ore 16.37, una bomba squarcia la Banca Nazionale dell’Agricoltura. Uccide diciassette persone e ne ferisce più di novanta. Cambia la storia d’Italia. Sotto la spinta d’imponenti trasformazioni culturali e sociali esplose negli anni Sessanta, si aprono i Settanta, decennio segnato da stragi e violenza politica. E gettano le basi della crisi, tuttora in corso, della nostra Repubblica. Più di quarant’anni dopo, nel marzo 2012, un film tenta di raccontare la vicenda. È Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana. E l’Italia di nuovo si lacera. Sui fatti, sulle responsabilità, sul senso del passato e sull’utilità di rievocarlo per il futuro. C’è chi dice che i tempi non sono maturi per raccontare gli anni “inquieti”. Chi, tartufesco, suggerisce di «piantarla lì». Sottotraccia, la sensazione che sia destino dell’Italia rimanere eternamente ostaggio di arcana imperii. Eppure Piazza Fontana è una strage senza condannati, non senza colpevoli. E una delle verità di cui abbiamo bisogno, perché nelle sue tragiche e persino comiche maschere, ritroviamo anche tratti rilevanti della crisi di oggi. Una verità da difendere, quindi, se vogliamo trasferire ai più giovani quel senso del passato necessario a progettare il futuro oltre la logora retorica dei giorni della memoria

La questione, tuttavia, prima ancora che di merito, è anzitutto di metodo. Verità giudiziaria, verità giornalistica, verità storica, verità memorialistica, verità romanzesca: nella polemica su Romanzo di una strage, questi e altri sensi della verità sono stati disordinatamente e non di rado strumentalmente branditi, offrendo un quadro sconsolante sia del corrente uso pubblico del nostra storia sia delle competenze etiche e teoretiche con le quali per lo più sembriamo accostarci a essa. La verità è rivoluzionaria, recitava uno slogan proprio all’alba degli anni Settanta (1). È ora di crederci. Ma prima, di mettere a fuoco cosa essa sia. Non un’illusione. Non un feticcio per anime belle. Ma neppure un banale reperto rinvenibile sulla scena del crimine. La verità è un prisma che fonde una pluralità di metodi di cui vanno intesi obiettivi, vincoli, meriti e limiti senza cedere alla ricorrente diatriba tra gli opposti dogmatismi di relativisti e antirelativisti. Non ha il potere taumaturgico di tutto sanare, questo no. Ma è possibile. E dunque eticamente necessaria.

Alla verità, quindi, e al suo rapporto con un passaggio chiave della nostra storia come la strage di Piazza Fontana, dedicano in questo libro la propria riflessione il giudice Guido Salvini, artefice dell’ultima e fondamentale indagine sulla strage, Luciano Lanza, amico di Giuseppe Pinelli e memoria storica dell’anarchia milanese, Francesco Barilli e Matteo Fenoglio, autori delle Graphic Novels sulle stragi italiane, filosofi come Roberta De Monticelli, Paolo Costa, Andrea Zhok, storici come David Bidussa e Maurizio Cau, esperti della produzione e dei consumi letterari come il direttore editoriale di Longanesi, Giuseppe Strazzeri. Funzionari, ognuno per la sua parte, di quella verità alla quale, contro ogni deriva scettica e fumisteria sofistica oggi non di rado trionfanti, dobbiamo seriamente tornare a credere.

(continua la lettura della Nota introduttiva al volume)

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