Ilva di Taranto: il diritto sospeso (Adriano Sofri, da la Repubblica)

giovedì, dicembre 13, 2012
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Il governo contro una giudice. O piuttosto il governo e l’Ilva contro una giudice e la sua città. E i lavoratori in mezzo. A Taranto e poi a Genova e a Novi e così via. Stamattina l´azienda comunica ai sindacati le decisioni cui la giudice l´ha “sorprendentemente costretta”. Ma no! Si sapeva che la giudice Patrizia Todisco avrebbe confermato il sequestro del materiale prodotto illegalmente dall´Ilva, come le chiedeva di fare la Procura tarantina. La sorpresa è finta. Questa volta gli avversari sentivano di avere una carta in più nella lunga partita per far passare la signora giudice come fondamentalista: in missione per conto di qualcosa di estraneo al codice. C´erano – ci sono ancora – un milione settecentomila tonnellate di prodotti giacenti sulle banchine in attesa di essere smerciati a clienti o forniti alle altre lavorazioni in Italia e fuori: il buon senso stava per intero dalla parte dell´autorizzazione a usare quei prodotti, che oltretutto andavano sgomberati perché la produzione andasse avanti. Si è letto che il miliardo di valore attribuito a quei prodotti sarebbe andato (promuovendolo da lordo a netto, e altruista) alla auspicata bonifica. Dunque fuori da Taranto lo scandalo contro il puntiglio della signora Todisco ha fatto dei passi avanti. A Taranto no, perché il decreto, già costituzionalmente dubbio, era apparso ai cittadini e a molti lavoratori come un cedimento al Pil e alle esigenze produttive a scapito del primato della salute. Anche perché il decreto vanta l´osservanza di un´Aia rafforzata e delle prescrizioni della magistratura, ma è oscuro sul quando e da dove arriveranno i moltissimi soldi necessari alla mitica bonifica. Il decreto si era anche dimenticato che un governo, e un parlamento, può dettare legge, ma non retroattivamente, dunque non poteva “ripulire” il materiale prodotto in violazione della legge.

A ridosso del pronunciamento della giudice, erano già pronte le mosse da copione. L´azienda ha annunciato di lasciare a casa “a cascata” – una colata continua – migliaia di lavoratori a Taranto e altrove. Il governo, e per lui il fervido ministro Clini, ha annunciato un emendamento che, “interpretando autenticamente” il decreto, dissequestrasse i prodotti in attesa. Ora, se una duttilità e una capacità di disarmo unilaterale è il vantaggio della politica nei confronti della magistratura, trasformare per emendamento un corpo di reato in prodotto commerciabile equivale a liquidare l´autonomia della magistratura e prima della legge. Si invoca ancora una volta uno stato di necessità, avvalorata dal buon senso. Gli innumerevoli stati di necessità demoliscono lo stato di diritto. Quando un´istanza ulteriore desse ragione al tribunale tarantino, quei corpi di reato sarebbero fusi. Intanto, il conflitto di attribuzione sta per essere sollevato dai magistrati tarantini, e anche questo era scontato.

(continua la lettura, da La Repubblica del 13/12/2012)

Leggi sullo stesso tema: Alcuni commenti su quanto scritto da Valerio Onida a proposito del decreto del Governo sull’Ilva di Taranto

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Un commento a Ilva di Taranto: il diritto sospeso (Adriano Sofri, da la Repubblica)

  1. Andrea Zhok
    giovedì, dicembre 13, 2012 at 12:47

    Sì, beh, nel diritto il buon senso non è un corpo estraneo, ma è una fonte del diritto. Che non si possano emettere decreti con valore retroattivo mi giunge nuova: per quanto ne so non si possono emettere norme di valore retroattivo che introducono restrizioni ad un diritto precedente, così da rendere a posteriori reato qualcosa che non lo era. Ma i casi di attenuazioni a posteriori di una norma sono legione (l’ultimo che si voleva introdurre era relativo al buon Sallusti).

    Detto ciò purtroppo il problema è che questo governo in via di liquidazione non ha il potere per fare l’unica operazione sensata, che consta, se si profila una minaccia concreta di serrata da parte degli attuali proprietari, nel dichiarare l’esproprio dello stabilimento per ragioni di superiore interesse nazionale (perfettamente costituzionale).

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