Ragioni per riflettere. Le dimissioni del Professor Claudio Rugarli dall’Associazione Monte Tabor

martedì, marzo 19, 2013
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Pubblichiamo Dimissioni Rugarli AMT-1 del Prof. Claudio Rugarli da membro ordinario dell’associazione Monte Tabor, nella speranza che questo gesto forte, e la chiarezza delle sue motivazioni, inducano a una riflessione più approfondita l’intera Associazione, da cui come è noto dipende l’Università Vita-Salute nella nomina delle sue cariche dirigenziali.

Pubblichiamo anche la versione completa della Proposta completa Rugarli per una soluzione immediata del conflitto, che era a conoscenza dei tre Presidi e avevamo già riassunto in un post precedente, e che potrebbe integrare la proposta di mediazione del Ministro, adattandola allo statuto vigente, il che permetterebbe di avviare SUBITO un accordo per un processo di cambiamento nella cornice dello Statuto attuale. Questo consentirebbe la sopravvivenza del nostro Ateneo non solo come entità giuridica (invece della sua distruzione e sostituzione con una nuova entità, di non facile costruzione) ma anche per i valori che esso rappresenta.

Il Professor Claudio Rugarli, Emerito della Facoltà di Medicina, autore di opere estremamente innovative per la didattica e per la ricerca nelle diverse Facoltà della nostra università (in questo senso figura assolutamente ideale per un Rettore di transizione di altissimo profilo) è magna pars del progetto che ha portato alla fondazione dell’ ateneo e alla sua fioritura. Al quale ha dedicato le sue energie e il suo entusiasmo, non solo come docente, ma anche come Presidente del Comitato Ordinatore e Preside della Facoltà di Medicina e, sucessivamente, come Delegato Rettorale per la nascente Facoltà di Filosofia e, infine, come Prorettore.

Credo sia importante per tutti, studenti e docenti della nostra Università, e anche per la comunità più ampia che frequenta questo Lab, e che rappresenta un pezzetto di società civile, restare informati sugli sviluppi della crisi nei rapporti fra nuova proprietà dell’Ospedale San Raffaele e vecchia dirigenza dell’Università Vita Salute.

Credo che sia importante sottolineare alcune cose, che, nell’attuale incertezza, dovrebbero essere di conforto per tutti. Un’università è fatta in primo luogo da chi ci lavora e ci studia – gli studenti, i docenti, il personale amministrativo. Non c’è alcun dubbio che sia stata in tutti questi mesi forte e diffusa, in queste tre componenti, la consapevolezza dell’inaccettabilità di uno scontro tutto centrato su questioni di potere e gestione. Sì. Per quanto urgenti siano, per gli studenti di medicina soprattutto, le questioni relative alla convenzione fra Università e Ospedale, una parte rilevante di questo problema riguarda proprio tutti, perché l’intima relazione di clinica, ricerca e pensiero, teorico ed etico, è precisamente la chiave stessa della nostra eccellenza e la formula costitutiva della nostra identità. Ma ne sono stati interpreti soprattutto gli studenti e – nella misura assai scarsa in cui sono stati interpellati – i docenti. Mentre la discussione, o piuttosto il conflitto, che si è finora trascinato fra le parti è risultato a noi – docenti, studenti, società civile – finora del tutto ignaro, o comunque silente, rispetto a quello che è invece per noi il fatto più importante. E cioè il fatto che l’essenziale di ciò che si fa in un’università – apprendimento, ricerca, scienza, cultura, esercizio di pensiero e di libertà – non ha padrone, come non ha padrone nulla che appartenga al pensiero. E come tale è indifferente a questioni di proprietà e di potere gestionale, salvo per una cosa che deve essere chiarissima: non bisogna che si ripeta nella stagione, speriamo nuova, che si apre, alcun rischio di conflitto di interesse e di appiattimento dei fini dell’Università, bene pubblico il cui nome suona già abbastanza chiaro, su scopi e interessi particolaristici.

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