Lettera a un senatore a Cinque Stelle (di Stefano Cardini). E le sue risposte

domenica, marzo 3, 2013
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Riportiamo la lettera inviata il 1 marzo 2013 a Nicola Morra, senatore neoeletto del Movimento 5 Stelle a Cosenza, nonché iscritto alla community filosofica del Phenomenology Lab. Di seguito, pubblicheremo le sue risposte, come commenti in grassetto, man mano che Nicola ce le farà avere.

Caro Nicola, volentieri, come mi chiedi, passo a darti del tu.

Inizio subito con il dirti che non sarò breve. E che comincerò questa mia lettera al senatore del mio Parlamento con il presentarmi, dicendoti che non sono affatto un professore, bensì un giornalista della Mondadori a rischio, come molti altri miei colleghi in questo momento, di licenziamento, pagato da Berlusconi per produrre informazione/intrattenimento di massa e dunque due volte nel novero delle categorie non proprio blandite dal portavoce del movimento che ti ha appena eletto in Senato.

Siccome la realtà e la vita sono fortunatamente complesse, però, sono anche stretto collaboratore da diversi anni di Roberta De Monticelli, nella piccola ma non del tutto disprezzabile impresa di creare una libera e autofinanziata community filosofica (www.phenomenologylab.eu) che intenda la filosofia anche come impegno civile, una rivista internazionale digitale in lingua inglese (www.phenomenologyandmind.eu) e school annuali che offrano ai giovani studiosi italiani e stranieri l’opportunità, anche in Italia, di essere valutati imparzialmente per i loro meriti e non cooptati da conventicole accademiche.

Chiudo lo spot rivelandoti che ho molti amici e familiari impegnati o comunque votanti del M5S, con i quali non da ora, ma certo in un crescendo drammatico in queste ultime settimane, mi confronto e mi scontro, quasi avessimo improvvisamente smarrito una lingua comune, nonostante – in realtà – nessuno abbia nella sostanza cambiato idea su quello che non va o dovrebbe altrimenti andare in questo Paese.

Ti scrivo tutto questo non per mostrarti una sorta di biglietto (peraltro modesto) da visita ma perché credo che mai come in questo incerto e rischioso frangente sia necessario essere molto chiari e parlarsi con franchezza, guardandosi bene negli occhi, onde evitare la mediazione streotipata e dilagante della propaganda e della informazione, indipendentemente dal fatto che corra via etere o sul Web.

Ecco quindi le questioni che rivolgo a te come le ho rivolte in queste ore ai miei amici del M5S.

1) Immediatamente dopo le elezioni, credo di non sbagliarmi, larga parte degli elettori del Pd ha subito realizzato che, essendo evidente la sconfitta politica, esclusa a priori ogni alleanza con il Pdl, fosse necessario proporre a M5S un governo di programma a termine su pochi punti qualificanti non nell’interesse del Pd ma dell’Italia, oppure andare in qualche modo a votare. I punti potevano variare, ma essenzialmente andavano dall’elezione alla Presidenza della Repubblica di autorevole personaggio della società civile, a una legge sul conflitto d’interessi, a una sul reddito minimo garantito, a una su trasparenza, ineleggibilità e taglio della spesa per la politica e per le cariche dirigenziali pubbliche, e a una riforma elettorale che riducesse gli impressionanti effetti distorcenti dell’attuale Porcellum.

L’apertura di Bersani al M5S il giorno delle elezioni, quindi, parve dischiudere una prospettiva insperata per cominciare a fare qualcosa per l’Italia. Si capisce, quindi, lo sconcerto e la rabbia da parte di molti elettori del Pd quando sul blog di Beppe Grillo comparve quel lugubre e un po’ futile post sul “morto che parla”, non soltanto per la risposta negativa, ma per il modo imperioso (o imperiale?) e sprezzante della risposta. Ora, non non mi pare che lo stile comunicativo che contraddistingue il portavoce di M5S, e dunque – essendo a sua detta mero portavoce – indirettamente di tutti voi, vi metta nella posizione ideale per lamentarvi degli epiteti ricevuti in campagna elettorale. Perché, dunque, non abbandonare questo tipo di argomenti capziosi e inutilmente provocatori per riflettere sul fatto che nonostante il deludente post di Grillo siano probabilmente maggioranza nella base elettorale del Pd a credere nella convergenza con voi sul merito di molte cose e ad auspicare che rapidamente il gruppo dirigente attuale del proprio partito si metta drasticamente in discussione?

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2) Anche la seconda mossa, proporre un governo M5S di minoranza che chiami poi Pd e Pdl a esprimersi su singoli provvedimenti, è parsa un’altra provocazione tattica e mediatica, qualcosa d’impraticabile che si propone affinché sia respinta con in testa già l’obiettivo di andare a elezioni nella convinzione di ampliare il proprio consenso senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze per il nostro Paese di questa instabilità prolungata, e benché sussistano oggettivamente le condizioni per cambiare alcune cose sostanziali e raccoglierne frutto qualitativo oltre che quantitativo. Non ti pare la logica di chi lavora al consenso per il consenso, al potere per il potere, l’esatto contrario perciò di ciò per cui il M5S stesso è nato?

La fiducia si costruisce in due. Non chiedete prove diaboliche solo agli altri. Anche voi, come tutti in democrazia, dovete dare prova di chi davvero siete e di che cosa potete, sapete, volete fare. Quindi: perché giocare di pura tattica al gatto col topo? Non c’è qualcosa di sadico e paranoico in questa sorta di prova di forza che è stata intrapresa… qualcosa di crudelmente infantile a cui si dovrebbe sfuggire tutti con un salto, lieve e allegro? Nessuna buona politica nasce dal solo risentimento.

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3) Vengo ora a un punto più di fondo, se vogliamo filosofico, visto che la nostra è una community filosofica, della questione e che investe l’essenza stessa, certo composita e dinamica, ma non priva di contorni, del M5S. E sulla quale io credo che vi dovreste interrogare, prima che sia troppo tardi.

Non sarà una lettura piacevole, ma non è il momento di mettersi maschere, semmai di togliersele.

Da qualunque angolatura si guardi questo risultato, il dato che trovo più rilevante è che circa il 55% dei votanti ha scelto come leader nel mezzo della crisi più drammatica del secolo – perdonami l’approssimazione – due “guaritori” mediatici. I quali, per quanto differenti sotto moltissimi profili, hanno in comune alcune cose entrate a quanto pare endemicamente nella forma mentis, in particolare, di chi ha meno di 40 anni (io ne ho 45).

Per quanti errori mostruosi gli altri, il Pd in primis, abbiano commesso, infatti, non credo essi bastino a spiegare un’enormità del genere.

Vorrei sottrarmi alla logica piccina delle tifoserie pro o contro M5S.

Tuttavia, pur avendo auspicato (e, nonostante tutto, auspicando ancora) un accordo a termine di programma tra Pd e M5S, oltreché un congresso anticipato del Pd che ne spazzi via il gruppo dirigente, mi riesce difficile trascurare il potenziale diciamo “totalizzante” (se non totalitario) del metodo Grillo-Casaleggio.

Da sempre la dimensione del “comico” – e le adunate del M5S sono indubbiamente anche feste popolari rabelaisiane – dà espressione alla sete di giustizia popolare, irride e sbeffeggia l’ordine sociale per ricordarne la natura largamente convenzionale, dissacra il potere per correggerne gli abusi. Ed è difficile, in effetti, non sentirsi vendicati da Grillo quando racconta l’aria di sufficienza del boiardo Profumo mentre lui snocciola i miliardi di buco del Mps. O non riconoscere lo scandalo per il buon senso rappresentato dalla sproporzione, tutt’altro che dettata dal sacro merito, tra quel che guadagna un ad di una Spa e il salario medio di un suo addetto. E via così…

Il problema è che, per quel che s’è visto anche il giorno della pubblicazione del famoso post sul “morto che parla”, non si scorge qui né all’opera né soprattutto all’orizzonte alcun metodo minimamente credibile per prendere delle decisioni che non sia puramente virale-carismatico. E ancor meno l’intenzione e la capacità culturale, ancor prima che politica, di negoziare le proprie idee con altri, tutti selvaggiamente ridotti, con radicalismo puritano o giacobino, a “loro”: i partiti, i sindacati, i burocrati, i corrotti, i collusi, i vecchi, gli stupidi, gli illusi, la casta ecc…

Mi chiedo, allora: che idea di cultura, società, politica hai se pensi che per discutere con me devi prima invitarmi a firmare il regolamento del tuo club o a degradarmi a calzare il cappello da asino così che la tua piazza possa riderne? La demagogia, lo abbiamo sperimentato molte volte in questo Paese, è una scala sulla quale ti arrampichi convinto sempre di poterne, al momento giusto, scendere, ma che una volta arrivato in cima t’accorgi che è volata via. E allora finisci per mettere in scena il vecchio copione italiano, in cui alla rendita di posizione di chi governa si contrappone quella di chi si oppone. Mentre tutto, anche il poco di buono che c’è o che potrebbe esserci, viene giù.

Spero di sbagliarmi, ma anche in politica, e ancor più nell’era digitale, il metodo conta più dei merito (i “contenuti”). E allora mi allarma non poco il combinato disposto di web marketing made in spin off Telecom e carisma televisivo da Supergabibbo da Striscia la notizia con cui, giocando rigorosamente sempre di rimessa, Grillo-Casaleggio si fanno collettori di tutti i risentimenti possibili: contro il marocchino e contro il banchiere, contro l’impiegato delle poste e contro il notaio, facendo sentire ciascuno sempre consolato o vendicato del proprio fallimento, patito o temuto.

I politici rispecchiano la società. Il M5S ha davvero la pretesa di rappresentare in via esclusiva tutta la nuova e rigenerata meglio società? E chi non ci stesse?

I limiti e gli errori anche mostruosi della classe politica, Pd incluso, non vorrei, insomma, ci facessero trascurare il quadro generale, la piattaforma sociale, politica ma soprattutto culturale, comunicativa e tecnologica su cui ci stiamo muovendo.

E l’ipotesi che questo risultato, successo del M5S incluso, sia anche se non anzitutto la malattia senile e forse per noi tutti terminale del codice di costruzione del consenso bossi-berlusconiano applicato per 30 anni agli italiani, nel quale chi ha meno di 40 anni è suo malgrado cresciuto.

Consenso per il consenso. Potere per il potere. Dalla demagogia rivoluzionaria alla tecnocrazia autoritaria, sempre egocentrica, sospettosa, paranoica, vendicativa.

È una preoccupazione, quella che ti espongo. Non certo una certezza. Ma credo che dovrebbe ogni tanto attraversare anche la mente di voi tutti, che vi so in larghissima parte onesti, volenterosi e largamente convergenti con la mia idea d’Italia e umanità.

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Infine ti chiedo un’ultima cosa. Ho pubblicato sul nostro blog un link al vostro codice di comportamento di parlamentari. Vi si legge che:

Lo strumento ufficiale per la divulgazione delle informazioni e la partecipazione dei cittadini è il sito www.movimento5stelle.it

Mi chiedo, a questo punto, se potrai mai rispondere pubblicamente a questa mia lettera, senza incorrere nella fattispecie di quest’altro articolo:

I parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento, proporre l’espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza. L’espulsione dovrà essere ratificata da una votazione on line sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch’essa a maggioranza.

Un abbraccio

Stefano

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24 commenti a Lettera a un senatore a Cinque Stelle (di Stefano Cardini). E le sue risposte

  1. Nicola Morra
    domenica, marzo 3, 2013 at 10:35

    Stefano,

    innanzitutto è stato un piacere leggere le tue considerazioni. Mi permetteranno di mettere a fuoco ciò che io so sia m5s per come lo vivo ogni giorno insieme agli altri meetuppini, ma, premetto, mi ci vorranno diverse ore, perchè a scrivere non son veloce e perchè il coagulo delle tue “giuste” provocazioni merita analogo sforzo nelle risposte. Perciò ti anticipo che risponderò in relazione ai singoli tuoi solleciti di riflessione uno per volta, inviando immediatamente la mail, giacchè mi è di fatto impossibile chiudermi tre ore consecutive in casa davanti al pc.

    Parto dalle tue ultime righe prima dei quesiti. Tu dici che sembra esserci in queste ultime settimane uno smarrirsi della lingua comune con i tanti del m5s con cui prima ti confrontavi in relazione a ciò che non va o dovrebbe andare altrimenti a mio avviso c’è da intendersi su questa lingua comune: non è sufficiente dire che cosa si voglia, è necessario indicare anche con chi lo si voglia e come. vivo qui in calabria da ben 24 anni ed ho sperimentato l’ipocrisia del potere qui a sud: cambian magari le sigle, ma apparati ed uomini, logiche e schemi rimangono identici, al max vengono edulcorati -ma certe volte neanche questo si fa, tale è la protervia e l’arroganza del potere- allora, personalmente, ti dico che con il pd calabrese, e poi meridionale, nelle facce dei suoi apparati, dei suoi segretari di federazione, dei suoi portatori di voti, non ci potrai trovare mai sinceramente onestà e ricerca della verità se ti elencassi quanto si è proposto in calabria, avresti serie difficoltà, spero -credendoti persona seria ed onesta sol perchè hai la fiducia di Roberta-, ad avallare questi uomini e queste donne che “a parole” vorrebbero far cessare un sistema, una malattia….anzi, ora che mi fai ricordare, in una cena cui ho preso parte, la terza degli eletti del pd, trionfatrice delle primarie qui a cosenza e con il marito (da 5 consiliature in consiglio regionale, ti prego di controllare se non credi) attualmente indagato e rinviato a giudizio e sottoposto a sequestro preventivo dei beni per un’indagine che lo vede coinvolto per tangenti sull’eolico, ebbe a dire che era “disposta tranquillamente ad allearsi con berlusca pur di farla finita con certi giudici”.

    Oppure ti invito a goderti questo video.

    per capire chi sia l’eletto di Sel alla camera. E ti aggiungo che tanti video “divertenti” ma anche avvilenti son scomparsi misteriosamente… mi si dice da parte di giornalisti che li avevan visti ed anche riversati a seguito di interventi di “un certo tipo”, cioè minacciosi e criminali.

    Ora, Stefano, e te lo chiedo con assoluto rispetto della tua sete di verità, che è da rispettare quanto la mia, tu lo sapevi? immagino di no, perchè voi, per le schifezze che vengono ogni giorno perpetrate ai danni della dignità dell’umanità e dell’italia, del territorio e della legalità, magari non immaginate l’entità dell’immoralità di classi dirigenti che hanno attraversato tutti i partiti, senza trascurare Pd o Sel.

    Roberta era con me quando c’è stato detto che ad Unical (Univesità della Calabria, ndr), roccaforte di una certa sinistra, ci son due ricercatori non laureati. Roberta trasecolata non si riprendeva dall’incredulità. Qui questa è la normalità, e certe richieste vengono disattese, solo perchè… “populiste”.

    Alcuni giornalisti del Corriere della Calabria hanno scritto un libro che ti invito a leggere, Casta calabra, che non risparmia nessuno, ma cmq dimentica qualche particolare… ad es. noi possiamo vantare anche un signore che, dopo esser stato eletto in consiglio provinciale con una lista collegata al Pd, con il nome “democratici per la provincia”, essendo parte della maggioranza di centrosinistra, è stato eletto per l’Udc e supporta in consiglio comunale una maggioranza di centrodestra… senza che nessuno dei partiti in questione, nessun dirigente degli stessi, sostenga l’assurdità di ciò. Sono riuscito a scrivere ciò dalle 16,30, tali le interruzioni che ho avuto.

    Scusami Stefano per la rapsodicità delle argomentazioni, ma è un periodo in cui non si riesce a rifiatare in alcun modo.

    Grazie mille, alla prox.

  2. Andrea Zhok
    domenica, marzo 3, 2013 at 12:32

    E vabbé. In attesa di conoscere facce ed intenzioni degli eletti Cinque Stelle, che saranno certo tutti virginei e con bollino blu, ma forse anche no, io per parte mia conosco (non in Calabria, lo ammetto) decine anzi centinaia di persone di specchiata onestà che operano nella file del PD e di SEL. ‘Sto giochino di trovare fuori quelli con la rogna non porta da nessuna parte. In politica contano le azioni. Se il CSX si impegna a far passare certe leggi, previo consenso parlamentare, quelle leggi passeranno e ciò segnerà la storia del paese, sia che tali leggi siano state votate dalle corti angeliche, sia che le abbiano votate anche dei figuri poco raccomandabili.
    Se poi invece il Movimento Cinque Stelle ha come priorità la purificazione della classe dirigente CSX, beh, è davvero molto nobile, ma ho come l’impressione che non sia tra le priorità del Paese (né che fosse il punto forte dei comizi di Grillo, ma sbaglierò).

  3. domenica, marzo 3, 2013 at 14:11

    Magnifico articolo di Cardini che, oltre a evidenziare le vere priorità per il Paese, con le sue domande consente di riconoscere chi lo ha veramente a cuore e chi no.
    Mi chiedo come faccia Grillo a non capire che con il suo atteggiamento sta già dimezzando il consenso per il M5S…

  4. domenica, marzo 3, 2013 at 15:04

    Splendido l’articolo di Stefano.
    Apprezzabile la pacatezza della risposta di Morra: dal punto di vista umano ritengo il suo approccio davvero importante, per la mancanza di “altezzosità” e per l’onestà che traspare. Però… Però anche Morra cade in una “spia comportamentale”: “gli altri” sono sporchi, hanno fatto questo e quello di vergognoso e che “noi” non sappiamo/vogliamo vedere… Credo che proprio la risposta di Morra, nella sua limpida (NON sono ironico) e sincera analisi, nel prendersi la responsabilità di dire “questo è quello che penso, che provo, dopo tutto quel che ho visto qui in Calabria” sia paradigmatico – contemporaneamente – di quanto sincera (e comprensibile) sia l’indignazione di molti eletti ed elettori del M5S, ma pure di quanto quell’indignazione sia un fiume che, se non saprà “farsi altro” resterà una forza NON SOLO distruttiva ma pure (indipendentemente dalle buone intenzioni e dalla buona fede di molti) restauratrice di un sistema di potere che “ha bisogno che tutto cambi affinchè nulla cambi”.
    Francesco “baro” Barilli

  5. Gabriele Poeta Paccati
    domenica, marzo 3, 2013 at 17:29

    La campagna elettorale è finita, ma in assenza di argomentazioni, va bene anche far finta che non lo sia ancora. Il periodo di campagna – per chi la vive da protagonista – può anche essere emozionante (specie se è la prima). Tra endorfine e adrenalina, può anche dare l’impressione che sia tornato il vigore dei vent’anni. Comprensibile che la si voglia prolungare ancora un po’. Poi però si deve tornare alla realtà e ai problemi. Che – se uno si è fatto eleggere in Parlamento – si è chiamati a risolvere. Indicando proposte concrete e percorribili. Orsù senatore, al lavoro, dunque! In attesa di conoscere le sue elaborate risposte, le segnalo che c’è un Paese laffuori di cui occuparsi. È che c’è una proposta alla quale Ella e il suo partito siete chiamati a rispondere, se siete all’altezza. Una proposta che mette in fila alcune delle priorità che il suo movimento ha esposto in campagna elettorale e per il quale è stato votato. Come risponde a questo?

    Fare l’elenco dei buoni e dei cattivi, non serve.

    Sicuramente il Paese ha bisogno di una politica rinnovata, di una classe dirigente migliore e più responsabile e non nego che l’esito del voto così imprevisto (e mi permetto di aggiungere: anche da voi) ha dato una scossa che può essere salutare. Se si vuol dare una accelerazione a questo processo, l’occasione c’è. Oppure si può giocare di rimessa, lucrando una posizione di rendita.
    Mentre ci si occupa di questo occorrerebbe pensare anche ad un’altra emergenza: il lavoro. La crisi economica non passerà da sola e ahimè nemmeno se verrà approvato un provvedimento sul conflitto di interessi. Occorre occuparsi delle persone che non hanno più un lavoro o possono contare su ammortizzatori sociali che devono essere rifinanziati. Cosa vogliamo fare per loro?
    Costi della politica, riforma delle istituzioni, legge elettorale: un governo che risponda agli esiti elettorali e che non sia il frutto di alchimie politiciste. In economia: uscire dalle politiche di austeritaà e dare risposte immediate e di prospettiva al lavoro. Poche cose immediate, ma che possono aprire una prospettiva anche più lunga di lavoro. Auguri

  6. Stefano Cardini
    domenica, marzo 3, 2013 at 17:57

    Sto ricevendo numerose e-mail private a seguito della pubblicazione di questo post. Alcune, particolarmente sorprendenti, parlano di un elettorato una volta di centrodestra che oggi vede in questo accordo di programma minimo tra Pd e M5S l’opportunità per l’Italia di uscire da una cancrena politica e istituzionale presente a loro non meno che al M5S. In attesa che Nicola, che immagino con gli altri senatori M5S impegnato ad affrontare un frangente decisionale tutt’altro che semplice e forse imprevisto, voglio anzitutto associarmi a Francesco Barilli nel sottolineare l’umanità, insieme piena di coraggio e sensibilità, che traspare dalla prima risposta di Nicola, che ci dà un’idea del potenziale di esemplarità civile e spirito di partecipazione democratica che, comunque la si pensi, chi sta lavorando in questo movimento per una parte tutt’altro che minoritaria rappresenta. Convincerli ad avere fiducia oltre gli steccati che, dice bene Francesco, rischiano di costruirsi anche da soli, spetta anche agli altri. Spero presto di poter leggere nuovamente parole di Nicola. Aggiungo un’interessante, ma certo non esaustiva, analisi di Gustavo Pietropolli Charmet del mondo giovanile, che in così larga parte ha scelto il M5S. Non badate a titolo e sommario: deliranti.

  7. Carla Poncina
    domenica, marzo 3, 2013 at 22:37

    Tento di esprimere la mia preoccupazione -meglio: paura- e quella di molti familiari ed amici.
    Lo so che la storia non si ripete, ma so anche, secondo l’insegnamento della storiografia delle Annales, che esistono delle profonde dinamiche nei singoli Paesi tendenti a perpetuare a lungo i comportamenti dei popoli (categoria della longue durée), simile per certi aspetti alla coazione a ripetere di cui parla Freud riferendosi ai singoli individui.
    In un drammatico e per molti versi inaspettato post-elezioni ascoltiamo in continuazione Grillo urlare il suo “tutti a casa!” riferito ai partiti. Dopo -aggiunge- “arriviamo noi”.
    Noi chi? Grillo e Casaleggio che in tutto il loro splendore prenderanno in mano le sorti del Paese, forse del mondo intero?
    Il linguaggio di Grillo, che mescola slogans dell’estremismo rivoluzionario di destra e di sinistra, promesse messianiche di palingenesi, minacce violente a chiunque intralci la strada, sberleffi e insulti volgari e sprezzanti verso tutti, a noi italiani dovrebbe ricordare qualcosa. Ma sappiamo che da noi la memoria è un abito che ognuno si cuce su misura.
    E a questo punto veniamo a Napolitano, che in assoluta buonafede, perché l’uomo è certo una persona per bene, ha spinto, nel momento della caduta di B., peraltro mai riconosciuta dallo stesso (una specie di “sconfitta mutilata”…) al governo di “salvezza nazionale” del professor Monti. Il PD ha accettato, per senso di responsabilità come ripete Bersani, e perché Napolitano ha insistito moltissimo. Il sacrificio lo abbiamo pagato tutto noi, perché è chiaro che se si fosse andati alle urne allora Bersani avrebbe stravinto. In quel momento B. era finito (ricordate l’uscita di scena tra gli insulti e con l’orchestra che suonava un Magnificat di ringraziamento?), e Grillo non era certo forte come il 24 e 25 febbraio, dopo una campagna elettorale in cui se aprivi la televisione vedevi o Grillo o Berlusconi, il PD schiacciato in un cono d’ombra.
    Abbiamo pagato tutto questo, ed ora Napolitano chiede ancora al PD “senso di responsabilità”?
    E nel partito i soliti Veltroni, D’Alema etc., che hanno lasciato scorrazzare le orde leghista e berlusconiane per un ventennio senza fare uno straccio di vera opposizione, chiedono al partito di suicidarsi in nome dell’amore di Patria?
    Ma una volta scomparso il PD – perché è chiaro che se si torna alle urne dopo aver collaborato con PDL e “moderati” il PD diventerà una forza residuale, cosa resterà della democrazia di questo Paese?
    Tra il 1922 e il 1925 tutti le forze “moderate” di questo sfortunato Paese si allinearono con Mussolini, e i pochi che mantennero lucidità di giudizio come Gobetti e Matteotti -loro si veramente moderati perché riformisti e non rivoluzionari- vennero fatti fuori.
    Siamo costretti a ripetere, con gli opportuni adattamenti, sempre lo stesso tragicomico copione?
    Sto con Bersani: se Grillo non vuole appoggiare nemmeno un governo che propone le stesse cose che va urlando ai quattro venti da anni, si torna a votare con un forte argomento da spendere in campagna elettorale, e si vince perché a quel punto molti (ne conosco!) che sono passati dal PD a Grillo torneranno sui loro passi.

    PS: mi è capitato di essere trattata da cretina da Bertinotti, per il quale Prodi era un poveraccio da mandare a casa. Spero che nel PD non prevalgano narcisisti e presuntuosi di tal fatta!

  8. Gabriele Poeta Paccati
    domenica, marzo 3, 2013 at 23:28

    Il commento di Andrea Zhok mi ha fatto venire in mente un recente articolo di John Kenneth Galbraith a proposito di Abe. L’uomo sbagliato che fa le cose giuste. Sta impostando finalmente una politica espansiva sul fronte fiscale, della spesa pubblica ; mira a una svalutazione valutaria nei cfr del dollaro e dell’euro; auspica un tasso di inflazione che accenda i consumi e faccia ripartire gli investimenti ; agisce pesantemente sul fronte della domanda aggregata…è un negazionista, nazionalista e xenofobo, una pessima persona, ma sta ridando ossigeno al paese e prospettive all’economia, all’occupazione – e in questo dovrebbe essere imitato. Mutatis mutandis…

  9. domenica, marzo 3, 2013 at 23:54

    Quello che scrive Carla è vero, e se vogliamo preservare un minimo di obiettività almeno questo dobbiamo riconoscerlo: Bersani non ha certamente fatto i suoi interessi né quelli del partito come tale quando si è dissanguato per tener su Monti. Dunque anche adesso, perché ragionare comunque al ribasso, e attriburgli comunque calcoli meschini o interessi piccini.

    In realtà è un vero attentato contro l’attenzione e l’intelligenza quello di credere che siano tutti farabutti. Ci sono meccanismi che vanno demoliti, proprio perché sono deleteri senza che nessuno in particolare ne sia responsabile – e questo è quello che succede per molti versi oggi ai partiti; e ci sono ANCHE i farabutti. Ma non sono tutti farabutti. E trovo altrettanto ottusa l’indifferenza (l’idea che comunque l’etica con la politica non c’entri) che l’indiscriminata (e a quel punto cinica) generalizzazione dell’accusa di immoralità.
    Vorrei che non solo a Stefano, ma anche a Carla, caro Nicola, potessi risponderle, e se possibile tranquillizzarla un po’. Sollevarci un po’, tutti.

  10. Corrada Cardini
    lunedì, marzo 4, 2013 at 00:10

    Potrebbe essere un’ utile premessa impegnarsi a non portare l’esempio di quel candidato o di quell’altro… Sappiamo che è impossibile controllare, specie a livello locale, le liste degli eletti una per una. Diamo per scontato che l’Italia è uno dei paesi Europei con il grado di corruzione politica e non più alta. Che l’illegalità è ampiamente diffusa dentro e fuori la politica e così via. Questo è un fatto. Come è un fatto che moltissimi cittadini, dentro e fuori la politica sono persone per bene.. Vivo in Toscana e posso confermarlo…almeno per quanto riguarda il PD. Quello che in un sito come questo mi aspetterei è che si alzasse il tiro per cercare di capire quali implicazioni potrà avere per il paese quello che sta succedendo. La democrazia italiana dopo queste elezioni, sarà più solida o più fragile? Si potrà continuare a parlare di partecipazione consapevole, di dibattito costruttivo, di scelte condivise… o si andrà verso una deriva dove chi ha più spazio mediatico e urla più spesso e più forte avrà per questo il controllo del consenso?… e del Paese?, Avremo in Parlamento cittadini responsabili e con una chiara idea delle loro prerogative, dei loro compiti istituzionali o avremo un gruppo di personaggi opachi ed etero-diretti dal deposta di turno (televisivo o telematico… poco cambia). Sono domande che chiunque abbia a cuore questo sciagurato paese e il suo futuro deve porsi… E che un senatore della Repubblica deve porsi ancora di più ..

  11. Umberto Cutaia
    lunedì, marzo 4, 2013 at 00:20

    Credo che non si costruirà nulla di diverso nelle”cose” di politica se si recrimina sul passato anche recente e sulle malefatte di persone d’altro orientamento politico.
    Il marcio c’è dappertutto e chi si incarica di individuarlo ( normalmente in altri ) ed estirparlo è ingenuo o interessato.
    La politica non è una scienza etica ma è l’etica che deve trovare casa nella politica!
    In ogni modo questo nuovo movimento politico che tuttavia si sostanzia di persone che hanno una loro idea di politica magari in precedenza espressa votando altrimenti si aspettano non una palingenesi morale o un’ideologia purificatrice di ogni peccato ma una terrena, concreta, umana politica di concreti provvedimenti che invertano il nefasto percorso intrapreso da precedenti reggitori dello Stato.
    Non depone bene per un futuro politico del movimento neonato l’aura di “carboneria” ottocentesca o peggio l’atteggiamento di “arrivano i nostri”.

  12. Andrea Zhok
    lunedì, marzo 4, 2013 at 13:33

    Per me il nostro senatore non risponde più. Al momento starà recitando in coro senatoriale “two-legs-bad!” “four-legs-good!” con Casaleggio ai tamburi e Grillo alla frusta, secondo i dettami delle più avanzate Tecniche di Educazione al Libero Pensiero (e-book edizioni Lubjanka).

  13. lunedì, marzo 4, 2013 at 16:08

    No Andrea, io sono convinta che Nicola Morra si rifarà vivo, e nonostante il fatto che, come qualcuno ha notato, ben altre dovranno essere se la cosa dura le sue occupazioni. Dico ben altre, nel senso però che pur sempre occupazioni di pensiero-e-decisione dovrebbero restare, e non cedimento al modo in cui in Italia troppi cittadini intendono la politica – chiedere in cambio di voti o per pietà un pezzo di pane al re, ai vicerè eccetera. Temo che Nicola Morra sia subissato da richieste così, soprattutto così. E non dovrebbe cedere a quelle, a costo di soffrire. E invece, ha ragione Corrada, qui dovremmo parlare di come dovremo pensare la politica d’ora in poi. Se si dà un’occhiata nei blog – forse compreso il nostro, ma credo di no perché siamo quattro gatti di buone letture – si prova un grande sconforto: e si capisce perché ci sono state persone in grado di odiare la democrazia. Ma lo sconforto non viene affatto dalla cattiveria, non se ne trova quasi l’ombra – ma dalla …. svampitezza, spensieratezza, diciamo pure stupidità prevalente con tutti quegli eh e quegli oh e quegli esclamativi e le risatine. C’è una banalità cupa, plumbea, ipocrita, come fu quella tedesca degli anni trenta, e c’è una banalità garrula e sgangherata, beota e turpiloquente, certo speriamo meno nefasta, come è la nostra di oggi. Sempre banalità del male è. E credo di poter mostrare (sto cercando di farlo, ma non qui) che la banalità è semplicemente un nome per l’appiattimento del mondo spogliato di ogni esperienza assiologica e morale. Corrada, bisogna guardarsi dal fraintendere quello che dico. Suona un po’ come “non ci sono più valori, signora mia”. “Non c’è più religione”. Cose che dicevano i papi. No, è molto peggio. Le cose non vanno certo come dovrebbero andare, dunque valori ci sono eccome (sono tutte le esigenze che riempiono quel “come dovrebbero”). Ma alcune catastrofi, prima nel pensiero, perché purtroppo conta molto di più di quanto noi filosofi in genere crediamo, e poi nel modo di vivere e comunicare hanno semplicemente atrofizzato nei molti la sensibilità e l’intelligenza necessaria a vederle, che nel caso in questione significa a SOFFRIRLE, tutte queste esigenze. L’indignazione è di rado conoscenza, cioè sofferenza articolata e lucida, logica. Immediatamente si scarica nell’urlo o nello sfascio, senza per questo esaurirsi perché naturalmente produce solo ulteriore sfascio. E a poco a poco vira completamente in risentimento. Così rinascono i mostri – i duci.

  14. Federico Bacco
    lunedì, marzo 4, 2013 at 18:49

    Splendido davvero l’articolo di Cardini, che sintetizza con eleganza ed efficacia un quadro in cui i brevi lampi di speranza per un cambiamento sono, ahimè, per ora offuscati da una condotta (quella del M5S) che sembra solo assumere i tratti di una sterile, boriosa e infantile presa di posizione dal sapore di rappresaglia vendicatoria.
    Riscontro che la “risposta” del senatore si è servita di un “non argomento”: in sintesi, mi pare di capire, il senatore dice “Cardini pone le giuste domande, ma dall’altra parte i politici sono tutti corrotti, e non ci si deve trattare”.
    Ho l’impressione che la massima del “così fan tutti”, ahimè divenuta negli ultimi decenni un argomento adoperato dal politico di turno per “scusare” le proprie nefandezze (come una paradossale chiamata in correità a fini giustificativi), si sia trasformata in un atto di accusa generalizzata, ancorchè immotivata (per chi prenda sul serio l’esigenza di rigore nell’uso pubblico della ragione): “nessun accordo perché dall’altra parte sono tutti corrotti”.
    Cambia la funzione, ma resta immutata la sostanza: da stereotipo autoassolutorio è divenuto argomento autolegittimante che rifiuta ogni tipo di opposizione. E quindi, via libera agli slogan, per riportare la politica “ai cittadini”.
    Già: “La politica è di tutti” è ormai una massima che riempie bocche, piazze e bacheche telematiche. L’auspicio è che venga preso davvero sul serio un aspetto: il “di tutti” non implica un’egoistica rivendicazione declinata in scala collettiva, un’appartenenza intesa come relazione di possesso, o, peggio ancora, di utilità alla stregua di tornaconto personale (magari con coloriture di vendetta o rappresaglia). Indica semplicemente la pluralità di valori e di interessi di cui una politica che voglia definirsi “sana” ha il dovere di tenere conto.
    Proprio perchè “di tutti” la politica non può essere esercitata “da tutti”, bensì richiede che si abbiano i mezzi intellettuali, la cultura, la sensibilità e il rispetto per poter interpretare correttamente quel “di tutti”.

  15. Stefano Cardini
    martedì, marzo 5, 2013 at 11:36

    Anche io spero di non avere sopravvalutato il senatore Morra. Quindi attendo fiducioso. Nel frattempo, però, dato che oramai la strategia di M5S di mettersi all’opposizione per capitalizzare il massimo di consenso sfruttando le difficoltà del Paese mi pare abbastanza incontestabile, inviterei tutti a non entrare in quella sindrome, che tanto ha nuociuto, di non approfondire la conoscenza del fenomeno a tutti i livelli. C’è sicuramente, oltre che da criticare, da imparare. Servono, in politica non meno che in filosofia, umiltà e curiosità. Non vorrei passare altri vent’anni della mia vita, sempre che il Paese non collassi a breve, a lamentarmi della stoltezza dei grillini come prima dei berluscones e dei padani…

    Provo quindi a dare un primo contributo, concentrandomi sulla cittò di Milano, che è la mia, che è centrale, e dove il fenomeno (per ora) ha attecchito molto meno che altrove. M’interessa, in particolare, il metodo di attivazione della partecipazione, che dovrebbe essere un punto di forza di M5S.

    Mi collego al blog Cittadini attivi nella Grande Città Metropolitana (http://cittadiniattivim5s.blogspot.it/). Idea non nuova. Più di dieci anni fa io e un gruppo di amici lanciammo un blog per costruire una rete sociale e politica a Milano (Crocevia.net detto anche, con altro nome di dominio, Milanoblog.it, cui seguì Bergamoblog.it) che aveva esattamente la stessa struttura. Il progetto, inviato a Stefano Ottolenghi Pds/Ds e, molti anni dopo, anche a Pippo Civati del Pd, non fu però preso in considerazione. Naturalmente la nostra esperienza dopo un po’ si spense. Non avevamo alle spalle il grano della Casaleggio Associati. Né per amico un famoso comico genovese… ;-) Mentre il Pds, Ds, Pd, se qualcuno può mi smentisca, si dimostrò capace solamente di convertire le sezioni in circoli.

    Ma vediamo come funziona la Rete di M5S a Milano.

    Gruppi a Milano: 21. Gruppi in Provincia: 10.

    Milano: Zona 1 Gruppi 0 Zona 2 Gruppi 1 ultimo verbale 11/06/2012 (vivibilità e convivenza) 4 partecipanti (pp) Zona 3 Gruppi 3 G1 ultimo verbale 5/02/2013 (Lavoro, economia e metodi di attivazione) 8 pp G2 nessuna attività segnalata G3 ultimo verbale 11/06/2012 (organizzazione del movimento) 7 pp Zona 4 Gruppi: 2 G1 ultimo verbale 15/10/2012 (partecipazione) pp 4 G2 nessuna attività segnalata Zona 5 Gruppi: 5 G1 nessuna attività segnalata G2 ultimo verbale 04/07/2012 (mobilità) 3 pp G3 doc on line su sovraffollamento automobili del quartiere G4 ultimo verbale 20/06/12 (decoro urbano) pp 9 G5 verbale 11/07/2012 (propaganda) pp 7 Zona 6 Gruppi 1 ultimo verbale 11/06/2012 (problemi di quartiere) pp 8 Zona 7 Gruppi 2 nessuna attività segnalata Zona 8 Gruppi 3 G1 ultimo verbale 25/09/2012 (temi Radicali) pp. 6 G2 ultimo verbale 29/10/2012 (sicurezza) pp. 9 G3 ultimo verbale 5/12/2012 (varie) pp. 8 Zona 9 Gruppi 4 G1 ultimo verbale 13/06/2012 (varie) pp. 4 G2 ultimo verbale 26/06/2012 (tasse, banche, evasione, economia) pp. 9 G3 ultimo verbale 19/11/2012 (organizzazione movimento) pp. G4 ultimo verbale 30/07/2012 (organizzazione movimento) pp. 4

    I luoghi di ritrovo sono bar, pizzerie, ecc. Quasi inesistenti i commenti degli utenti alle attività.

    Mi pare si possa dire, quindi, che, a Milano città, almeno a livello di Zone, non traggano ancora dalla partecipazione attiva dei cittadini particolare forza. Anche se la vittoria elettorale, certamente, attirerà nuovi adepti. Per il momento, tuttavia, è probabile sia più l’idea propagandata che attira, che non l’effettiva pratica. Rispetto alla capacità d’intercettare nuove energie e competenze, in ogni caso, mi sembrano comunque più avanti degli altri, a partire dal Pd. Sospetto però che il Blog di Beppe Grillo, che senza il nome Beppe Grillo sarebbe nulla, sia il vero fattore aggregante e il motore del movimento nonché che la schermaglia mediatica che innesca con il suo linguaggio satirizzante e aggressivo faccia da volano. Il momento partecipativo dal basso, a base territoriale, invece, è un’altra cosa: questa ha o potrebbe avere un valore, ma potrebbe non essere realmente – almeno nelle grandi e medie città – un fattore davvero importante del successo di M5S. In ogni caso, andrebbe stimata. Ci si accorgerebbe probabilmente che quanto ad attivisti Pd&Co stanno per la verità molto meglio. Il problema è che se io sono un ingegnere nucleare e mi presento a un circolo del Pd per parlare di energie rinnovabili, mi danno una pacca sulla spalla e mi mandano a prendere l’acqua, perché deve parlare il presidente del circolo o l’esperto del livello regionale o della commissione tal de’ tali… e quindi, la volta dopo, non ci vado più, perché ho la sensazione di perdere il mio tempo e di non essergli utile…

    Oltre ai gruppi di Zona, M5S ha però anche molti gruppi di lavoro tematici, sulla cui attività non ho trovato ancora elementi quantitativi. Bisognerebbe verificarli.

    Questo, intanto, l’elenco dei gruppi di lavoro:

    GDL SUI RIFIUTI, GDL SULL’ ENERGIA, GDL SULLA MOBILITÀ, GDL SU MOZIONI E INTERROGAZIONI, GDL VIDEO, GDL BILANCIO, GDL LEGALE, GDL ACQUA, GDL CONNETTIVITÀ, GDL GIORNALINO, GDL LAVORO, GDL SPORT, GDL VOLONTARIATO, GDL CITTADINI ATTIVI, GDL CEMENTO ZERO + EXPO2015, GDL BASTA CON LA CASTA, GDL AMIANTO, GDL SULLA CASA, GDL PLURIVERSITÀ, GDL ISTRUZIONE, GDL FISCO E TASSE, GDL CULTURA, GDL PARI OPPORTUNITÀ E PARI RICONOSCIMENTI PER LE DONNE

    Nei prossimi giorni analizzarò se la rete funziona diversamente in provincia.

  16. Andrea Zhok
    martedì, marzo 5, 2013 at 14:16

    Stefano, la tua iniziativa è lodevole e intellettualmente ineccepibile, ma guarda che la ragione per cui Berlusconi ha vinto per vent’anni non ha a che fare con la scarsità di analisi consapevole della natura del centrodestra italiano, così come il successo o meno di Grillo non dipende dalla scarsa umiltà dell’intellettualità di sinistra nell’accostarsi ai grillini. Semmai, a ben vedere, sono i berlusconiani prima ed i grillini ora a manifestare il più assoluto e presuntuoso disinteresse verso intenzioni ed ideali di chi non sono loro stessi. Ed a sinistra siamo sempre lì a correre dietro agli altri per ‘trovare una riconciliazione’, e ‘farcene una ragione’, nel nome di una comune umanità.

  17. Stefano Cardini
    martedì, marzo 5, 2013 at 14:23

    Io ho un modo più semplice di ragionare. Che cosa posso fare? Che cosa è più alla mia portata? Io dico: recuperare quei 3 milioni circa di voti finiti tra M5S e astensionismo. Come? Cambiando il gruppo dirigente subito, per cambiare linea politica sull’economia subito, per cambiare le regole e le modalità della partecipazione e del recruiting di attivisti, quadri e dirigenti sul territorio subito. Mi può essere utile misurare lo scarto eventuale tra quello che dice di fare e quello che fa chi in questo momento si contende parte di quell’elettorato in uscita? Sì. Lo faccio.

  18. Milli Martinelli
    giovedì, marzo 7, 2013 at 10:29

    Vedremo se di fronte alle otto proposte di Bersani, chiare e già tutte coincidenti con i punti fondamentali del calendario 5s, sulle quali egli, incaricato di formare il governo, chiederà la fiducia, si svelerà “l’orientamento di coscienza” dei nuovi parlamentari, o se subiranno tutti fin da subito l’ orientamento di una sola coscienza, quella del capo. Vediamo se almeno i candidati “di sinistra”, che sono entrati nel movimento per contribuire a spazzar via dal Parlamento tutta la fuffa che lì s’era addensata e anche per rinnovare ciò che della classe politica resta, sapranno mostrarci i loro volti nuovi, davvero puliti e per noi preziosissimi.

  19. Nicola Morra
    sabato, marzo 9, 2013 at 09:57

    Caro Stefano, nei rapsodici scambi di e-mail di questi giorni, mi scrivi riconoscendo che la nostra sconfitta è un’opportunità. E ammetti che, anche nel centrosinistra, esiste un problema di credibilità della classe dirigente. Ma chiedi al M5S di non pretendere l’esclusiva del cambiamento, attaccando tutto e tutti come uomini in malafede o come stupidi. E aggiungi: “non è inutile, non è controproducente in prospettiva, seppur lucroso in termini di consenso, ostentare la propria autosufficienza, ritenendo che qualunque modello di partecipazione politica diverso da quello che il M5S sta sperimentando, sia inevitabilmente inefficiente, compromesso, criminogeno?”.

    Nelle frenetiche giornate che sto vivendo, spostandomi avanti e indietro tra Roma e la Calabria, dove incontro continuamente persone alla quali cerco di spiegare le nostre ragioni, non è facile per me dare un risposta organica a queste domande. Vorrei però sottolineare ancora una volta il fatto che noi non abbiamo “segretario”. Noi a Roma abbiamo ragionato come gruppo. Come riportato dalla stampa, sono intervenuto e ho avanzato un’ipotesi: e se avessimo di fronte altri interlocutori? E se non ci dovessimo confrontare con l’apparato? Anche se, non ti nego, per come son state svolte qui in Calabria le primarie del Pd (ma anche di Sel), ho tante perplessità che fra gli eletti ci possano essere persone non pilotate dall’apparato… per esempio, tu potrai verificare che qui, per come permette il Porcellum, abbiamo avuto per candidati esponenti renziani che provenivano da altre Regioni e che non avevan superato le Primarie, ma semplicemente erano state imposte “in quota ai renziani”.

    È su questi aspetti della vicenda che ti chiedo, per esempio: non è questa cooptazione? Se è così, dov’è la democrazia? Noi abbiamo avuto fra di noi tanti problemi, noi siamo stati certo pochi alle nostre Parlamentarie, ma siamo stati “veri”, espressione di quel mondo se vuoi anche arretrato che è il sud… ma non c’è stata imposizione alcuna, non c’è stata quota Grillo o quota Casaleggio… anzi, ti racconto un aneddoto: la sera del comizio con Grillo a Catanzaro, un giornalista televisivo spara nella sua ovattata ora di trasmisione che io, giacchè nato a Genova, sarei l’eminenza grigia che Casaleggio avrebbe imposto ai candidati calabresi, fra l’altro sostenendo che io sarei stato imposto come “capolista”… sono stato il secondo della lista, ho conosciuto Casaleggio lunedì, ho trascorso a Genova solo parte della mia infanzia, avendoci fatto la prima elementare per poi trasferirmi a Roma con la mia famiglia… ti ringrazio e ti stimo quando sostieni che si debba dialogare per quello che deve continuare ad esser il fondamento dei rapporti umani, e cioè il rispetto… auspico che voi degli altri mondi politici possiate fare quanto auspicate, perchè credo anche io che vogliate mandare a casa certa classe dirigente che vi ha vilipeso rappresentandovi… però, secondo me, non ve lo dovete solo augurare, lo dovete fare! Ti posso garantire che qui a Sud rapportare il faccione dell’Italia giusta (sulle cui doti di coerenza e logicità avrei tante perplessità) a tanti esponenti che oggi sono Pd e che ieri erano Pdl o Udc o altro ancora (la fantasia non manca), a tanti che sono associati nel giudizio della gente e non solo a vicende poco chiare, procura tanti mal di pancia… togliamo insieme i soldi dalla politica, innalziamo a livelli mai visti prima la trasparenza nella cosa pubblica, spostiamo risorse importanti a dipendenti (se vuoi anche assistiti, figli del vecchio clientelismo, ma non per questo meritevoli di veder morire di fame i loro figli) di enti pubblici statali e regionali che ricevono i loro stipendi non per tutti i mesi per cui avrebbero diritto, e con quote di 300 euro al mese…..

    Io penso che insieme si possa lavorare, ma sposando sempre la virtù dell’onestà, della trasparenza, della semplicità… tu sai che noi prenderemo 5.000 euro lordi al mese di indennità, aggiungendo a ciò le indennità (su cui come gruppo stavamo iniziando a ragionare per risparmiare ulteriormente a vantaggio del contribuente): finora quanto abbiamo detto, poi abbiamo fatto in termini di riduzione dei costi mostruosi della politica. una prima mossa che potrebbe portare al dialogo sarebbe imporre ai vostri eletti un trattamento analogo… si potrebbe innescare un’emulazione a conquistare consenso in termini di ritorno a sobrietà, ad equilibrio, e male non sarebbe, penso… e quelle risorse risparmiate potrebbero esser destinate a scopi nobili (e non ne mancano, purtroppo…) stammi bene, e scusami di nuovo se non son riuscito a rispondere prima rispettiamoci sempre, e preventivamente ti chiedo scusa se alcune mie considerazioni possono averti dato l’impressione di non esser orientate appunto al rispetto dell’altro e della verità.

  20. Emilia Martinelli
    sabato, marzo 9, 2013 at 15:05

    Sono d’accordo con Stefano Cardini. È il momento di fare. Perché un’occasione come questa non si ripresenterà più. Io ho votato SEL perché non mi piace il PD, frenato nella conquista di tutti i diritti civili dalla componente cattolica, ma ritengo Bersani una persona per bene, coerente e sincera: certamente non fa promesse se non è certo di poterle mantenerle. Per esempio la faccenda dei finanziamento ai partiti: lui è deciso a ridurlo al minimo, ma non ad abolirlo per evitare manovre del potere economico (qui in contrasto con voi), ma è anche deciso a ridurre sensibilmente gli emolumenti dei parlamentari, qui d’accordo con voi. Considero i giovani del movimento 5s rappresentanti preziosi della società civile, anche se, fra i tanti meritevoli, ci saranno anche lì persone mediocri, helas, come in ogni comunità. Ecco i tanti meritevoli non potrebbero assumersi le proprie responsabilità, decidere autonomamente di FARE, con Bersani, le otto riforme da lui proposte che sono anche le vostre (non tutte certo), e poi, se non ci fossero altre possibilità di intesa tornare al voto? Bersani, se si dice disposto a ritirarsi, lo farà sicuramente. E voi avrete il merito di lasciare al nuovo governo (allora sì accrescerete anche i consensi) un parlamento ripulito.

  21. Redazione
    sabato, marzo 9, 2013 at 15:30

    Appello a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle: se non ora, quando?

    Una grande occasione si apre, con la vostra vittoria alle elezioni, di cambiare dalle fondamenta il sistema politico in Italia e anche in Europa. Ma si apre ora, qui e subito. E si apre in questa democrazia, dove è sperabile che nessuna formazione raggiunga, da sola, il 100 per cento dei voti. Nessuno di noi può avere la certezza che l’occasione si ripresenti nel futuro. Non potete aspettare di divenire ancora più forti (magari un partito-movimento unico) di quel che già siete, perché gli italiani che vi hanno votato vi hanno anche chiamato: esigono alcuni risultati molto concreti, nell’immediato, che concernano lo Stato di diritto e l’economia e l’Europa. Sappiamo che è difficile dare la fiducia a candidati premier e a governi che includono partiti che da quasi vent’anni hanno detto parole che non hanno mantenuto, consentito a politiche che non hanno restaurato ma disfatto la democrazia, accettato un’Europa interamente concentrata su un’austerità che – lo ricorda il Nobel Joseph Stiglitz – di fatto «è stata una strategia anti-crescita», distruttiva dell’Unione e dell’ideale che la fonda. (continua la lettura su Repubblica.it)

    Remo Bodei
    Roberta De Monticelli
    Tomaso Montanari
    Antonio Padoa-Schioppa
    Salvatore Settis
    Barbara Spinelli

    La risposta sul blog di Beppe Grillo con i commenti.

  22. Andrea Zhok
    sabato, marzo 9, 2013 at 17:57

    Gentile senatore Morra,

    lei sembra persona onesta e desiderosa di dialogo. E peraltro sono certo che sia molto indaffarato e che dunque non possa dedicare sufficiente attenzione a tutte le argomentazioni, in forme e sedi diverse, che le vengono sottoposte. Per venire incontro al comune desiderio di dialogo e alla ristrettezza dei tempi cerco di porle un po’ seccamente due sole questioni.

    1) Lei ci ha cortesemente illustrato per la seconda volta (vedi sua risposta precedente) uno scenario calabrese deprecabile sul piano della rappresentanza politica di sinistra. Non ho elementi per dubitarne. Come persona del nord cerco in generale di evitare assunzioni pregiudiziali sul meridione, ma se una persona del sud come lei mi garantisce che dalle sue parti è tutta una latrina non posso che inchinarmi alla sua autorevolezza. Solo che per i limitati ambiti del nord che io conosco la situazione non è quella che lei descrive. Punto. Se lei ritiene di dover trarre la conclusione che la marcescenza universale della rappresentanza parlamentare della sinistra rende un dialogo impossibile, mi permetta di dirle che sta facendo una generalizzazione induttiva sbagliata, e di molto.

    2) Ma ammettiamo per amore dell’argomento che la rappresentanza nazionale del CSX sia davvero da buttare, impresentabile. Bene. Visti i numeri attuali al senato il Movimento Cinque Stelle può permettersi con tutto agio di andare a vedere le carte di Bersani, votando la fiducia e riservandosi di ritirarla in seguito.
    Sono state fatte delle proposte. Credo che possiamo concordare che se tali proposte si tramutassero in provvedimenti di valore normativo sarebbe un bene per il paese. Ora delle due l’una.

    Se il CSX è quel putridume che il M5S ritiene che sia, allora la proposta di accordo sarà finta e non ci sarà l’intenzione di giungere alla sua concretizzazione. In tal caso il M5S potrà dimostrare di essere l’unica forza del cambiamento, potrà ritirare la fiducia ed acquisire consensi motivati.

    Oppure la proposta del CSX è vera. In questo caso si potranno ottenere alcuni importanti risultati politici e magari si potrà aprire una stagione di collaborazione nuova in questo martoriato paese.

    Tertium non datur.

    Stare a discutere in questo quadro di chi è più puro o meno compromesso è un modo per parlare d’altro, per buttare la palla fuori campo.

    E mi permetta di aggiungere, in coda, che dimezzarsi gli emolumenti sarà anche un gesto lodevole, ma è appunto un gesto, e se a fronte di questo gesto avremo un M5S che entra in Parlamento non per lavorare, ma per farsi bello in vista delle prossime elezioni, quegli emolumenti saranno comunque un furto alle spalle del contribuente, che non vi ha mandato a Roma in gita di piacere a carico dell’erario.

    Nelle prossime settimane vedremo di che pasta siete fatti.
    Per il momento tutto ciò che abbiamo è solo la stessa cosa che i peggiori politicanti italiani ci hanno sempre dato: un sacco di chiacchiere e di lodi autoriferite.

    Le sarò molto grato se sarà così cortese dal fornirmi una risposta, ancorché breve.

  23. Guido Cusinato
    sabato, marzo 9, 2013 at 19:10

    Il M5S non è interessato ad approfittare di questa opportunità, più unica che rara, rappresentata da due camere in cui sarebbe possibile, per la prima volta dopo decenni, una maggioranza veramente innovativa capace di fare subito alcune leggi decisive. Il problema a questo punto è capirne il motivo. Uno potrebbe essere che non sanno loro stessi che pesci pigliare e non hanno nessuna strategia, in caso contrario ci dicano al più presto a cosa mirano. Mirano a scardinare tutto? Cioè alle elezioni anticipate per arrivare al 100%? Almeno lo proclamino chiaramente e amen! L’altro problema è che nello stabilire questa strategia non vedo ancora in atto un processo decisionale democratico. Qui, dove si misura la differenza e la novità rispetto agli altri partiti, vedo anzi, per il momento, un ritardo. Se mettiamo assieme questi due punti non c’è d’aspettarsi nulla di buono. Ma spero di sbagliarmi.

  24. Andrea Zhok
    mercoledì, marzo 27, 2013 at 08:09

    Credo che a questo punto, anche fatta la tara per gli impegni del senatore, una conclusione la possiamo trarre:

    Amica veritas, sed magis amicus Grillo

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