L’iPad è nemico del saggio? Un commento critico di Virginio Sala all’articolo di Roberto Casati uscito su Il Domenicale de Il Sole 24 Ore

lunedì, giugno 10, 2013
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Leggo con curiosità sul «Domenicale» del Sole 24 Ore l’articolo di Roberto Casati intitolato «Il saggio, vittima dell’iPad»: ho apprezzato molti fra gli scritti di Casati, in genere mi piace il suo modo di porre le questioni, e anche il suo stile di scrittura. Ma questa volta non mi convince del tutto.

Mi sembra condivisibile la tesi più generale: l’iPad (o un qualsiasi dispositivo analogo, direi) è un ecosistema, ed è un ecosistema completamente differente da quello del libro (dove l’ecosistema è il libro in generale, non uno specifico libro, beninteso). In effetti, l’uno e l’altro sono sistemi all’interno, potremmo dire, di un sistema più grande – lo chiamerei genericamente il sistema della comunicazione.

E quando in un sistema un elemento muta, o si introduce un elemento nuovo, le ripercussioni si fanno spesso sentire da tutt’altra parte, anche in modo controintuitivo. L’arrivo di dispositivi come i tablet, con la presenza di un’infrastruttura che consente la connessione pressoché costante anche in mobilità, sta producendo cambiamenti notevoli nella dieta mediatica e nelle modalità di fruizione: a suo tempo, però, una funzione simile l’ha svolta proprio il libro stampato (la stampa come agente di mutamento, come suonava il titolo originale del libro di Elizabeth Eisenstein, in italiano La rivoluzione inavvertita, il Mulino).

(continua la lettura dell’articolo di Virginio Sala su www.viacartesio.eu)

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Un commento a L’iPad è nemico del saggio? Un commento critico di Virginio Sala all’articolo di Roberto Casati uscito su Il Domenicale de Il Sole 24 Ore

  1. giovedì, giugno 13, 2013 at 23:18

    Grazie per la critica; in effetti parlo più a lungo della questione della scrittura dei saggi nel libro sul colonialismo digitale da poco uscito da Laterza.

    Rispondo in questo modo alla sua osservazione. E’ vero che una lettura intelligente è anche una lettura esplorante: una nota a pié di pagina può dischiudere un mondo e farci addirittura iniziare una nuova vita.

    Ma non è questo il problema cui faccio riferimento. Il problema è invece come mantenere un percorso di lettura (lineare, o esplorativo, le cose non cambiano) all’interno di un ecosistema che fa di tutto per farti fare altro: ricevi le mail, un avviso di chat, un aggiornamento del profilo sul social network, e sei circondato da milioni di app interessanti che non aspettano altro che un tuo gesto per occupare la tua giornata.

    Il rischio è per chi scrive di dover competere con queste irresistibili tentazioni. La scrittura ha consentito di liberarsi da una retorica che era propria dell’orazione: non potendo fare il playback del discorso di un tribuno, non potevamo verificare la sua coerenza, la sua tenuta, e finivamo con il viaggiare da moto dell’animo a moto dell’animo. La scrittura, per l’appunto, ci ha liberato da questo. Più che una tecnologia della memoria e della comunicazione è una tecnologia dell’esame cosciente, che si basa sul continuo riesame. Ma una scrittura che è fosse in incessante competizione con lo svago finirà inevitabilmente con il ripiegare sulla retorica dell’oralità.

    Grazie ancora per le osservazioni,
    Roberto Casati

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