Un’Europa a misura dell’Italia?

mercoledì, maggio 21, 2014
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Oggi, mentre le dimensioni morali, culturali, politiche ed economiche della civiltà italiana si stanno riducendo tanto penosamente, un manifesto elettorale stride nel sole di maggio: “Per un’Europa a misura dell’Italia”. Non è certo infrangere la par condicio citarlo, perché quel manifesto dice esattamente la cosa che dicono tutti i maggiori partiti in lizza. E’ desolante ma vero: lo spirito di queste elezioni ci invita a un moto espansivo, ad allargare l’orizzonte del nostro respiro politico, e soprattutto a esercitare il nostro ruolo di cittadini europei (“Unione Europea” sta scritto sulla copertina dei nostri passaporti sopra “Repubblica Italiana”, chiunque non sia pregiudicato e privato del passaporto può andare a controllare ora). E centinaia di migliaia di ragazzi, figli di Erasmus – cioè dell’Europa – sono già a tutti gli effetti, nelle città che abitano, nel lavoro che fanno o nelle prospettive che hanno – cittadini europei prima che del loro paese di provenienza. Ma i partiti non ci dicono qual è la posta in gioco di queste elezioni. Vincere le elezioni, per loro, significa risultare i primi in Italia. Nessuno ci dice che invece non può essere un partito italiano, ma solo un raggruppamento politico europeo a “vincere le elezioni”. Che dunque chi non aderisce a un raggruppamento politico europeo (come M5S), quand’anche prendesse tanti voti, manderà una pattuglia di 20-30 deputati (sui 73 eleggibili in Italia), a disperdersi nel mare dei 751 eletti al Parlamento europeo. E che la vera sfida sarà quella di chi avrà titolo per allearsi ai socialisti di Schulz: i popolari rappresentati da Juncker (Merkel) o la Sinistra Europea (Tsipras) e i Verdi della Keller? E quanto peserà l’Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa, rappresentata da Verhofstadt?

“Una volta è stata messa in minoranza la linea Thatcher, quando è stato fatto l’euro”, ha scritto Barbara Spinelli. Oggi la chance di un’Europa più simile a quella che Altiero Spinelli sognava, è mettere in minoranza la Merkel. Ma l’altra cosa che nessuno ci dice è cosa verrà tradito, se anche in Europa dovesse vincere l’intesa socialisti-popolari. Verrà tradito esattamente lo spirito e il senso di queste elezioni. Che sono fatte per passare dall’Europa inter-governativa del Consiglio europeo, (quello che riunisce i capi di Stato e di governo europei, e che fa dell’Europa sostanzialmente il luogo del dominio degli interessi nazionali più forti), attualmente presieduto da Van Rompuy, all’Europa sovranazionale della cittadinanza, che sarà effettivamente rappresentata nel Parlamento solo quando la Commissione europea sarà l’effettivo governo dell’Unione. Nessuno ci dice che queste elezioni sono state organizzate (Risoluzione del Parlamento del 4 luglio 2013), per “parlamentarizzare” l’elezione del Presidente della commissione, e cambiare i rapporti di forza fra la Commissione e il Consiglio, in modo che la prima diventi gradualmente il vero organo di governo dell’Unione Europea, e il suo presidente, il capo del governo, al diretto servizio del bene comune dell’intera unione, come vorrebbe il parlamento. E non, come vorrebbe la Merkel, quel mero coordinatore dei capi dei governi nazionali che è oggi Barroso.

Nel luglio 1939 Altiero Spinelli sbarcava a Ventotene, dopo aver scontato fra carcere e confino dodici anni dei sedici inflittigli – a neppure vent’anni – dal Tribunale Speciale fascista per la sua opposizione attiva al regime. Nel ’37, a Ponza, era stato espulso dal Partito Comunista, perché, come Spinelli scrive nella sua autobiografia – una delle più intense della letteratura mondiale (Come ho cercato di diventare saggio, Il Mulino 1999) – era stato “tutto un monologo sulla libertà” quello che aveva iniziato “dal momento che le porte del carcere si erano chiuse alle [sue] spalle”. Nel ’41 nasce – sotto la sua penna e in parte quella di Ernesto Rossi, frutto delle conversazioni con Eugenio Colorni e pochi altri, il Manifesto di Ventotene, con il suo memorabile attacco: “La civiltà moderna ha posto come proprio fondamento il principio della libertà, secondo il quale l’uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma un autonomo centro di vita. Con questo codice alla mano si è venuto imbastendo un grandioso processo storico a tutti gli aspetti della vita sociale, che non lo rispettassero”. Tutti: e fra questi il contrasto fra la politica concepita sulla base degli Stati nazionali e l’economia globale. Vere democrazie che siano esclusivamente interne ai singoli stati, oggi, non sono più possibili. Quell’uomo visionario lo vide settant’anni fa. Ma la politica italiana vuole ridurre anche quella visione alla sua misura. Quella di una classe dirigente che affida la gestione della massima chance di riscatto nazionale agli occhi del mondo, l’Expo, ad alcuni avanzi di galera di vent’anni fa. Ecco l’Europa a misura d’Italia.

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3 commenti a Un’Europa a misura dell’Italia?

  1. giovedì, maggio 22, 2014 at 12:03

    Solo per aggiungere una fonte di informazione imprescindibile, su tutto quello che riguarda l’Europa nel contesto di queste elezioni: il blog sempre aggiornato, che contiene anche le registrazioni degli interventi dei candidati alla Presidenza della Commissione, curato da Emanuele Caminada: http://qualeuropa.wordpress.com/

  2. martedì, maggio 27, 2014 at 11:10

    Stimatissima Professoressa De Monticelli,

    mi sia permesso di pubblicare alcune riflessioni espresse testé sul mio sito sulle elezioni Europeee e sulla posizione dell’Italia al riguardo, in coda a quanto da Lei mirabilmente scritto su un’Europa a misura dell’Italia:

    Voto EUROPEE
    25 maggio 2014
    ——–
    Constatazioni e riferimenti

    Desidero riportare prima di tutto la (seconda) lettera inviata con e-mail al Signor Grillo, dal quale forse neppure stavolta riceverò un riscontro:

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    Signor Grillo,

    avevo scritto di Lei e a Lei. Sinceramente mi dispiace per i giovani, ma anche per Lei perché è intelligente, colto e promotore di un valido ed utile Movimento. Come potrà leggere (se vuole) ho anche apprezzato Sue qualità, però la comunicazione che usa piace soptattutto ai giovani e particolarmente a quelli del meridione ma non è gradita alle persone più adulte, le quali usano pure un altro linguaggio. Inoltre, tutto ciò che Lei propone, e così come lo dice, mai potrà avere consensi maggioritari, anzi ne potrà avere, secondo me, sempre di meno.
    Vi sono fra i giovani del Movimento quelli che possono, indubbiamente, contribuire a fare le cose ritenute giuste dai più degli italiani, e vi sono fra personaggi del PD e candidati (ora) con Tsipras, quelle persone che condividono appieno importanti vostri progetti: occorre concretare quanto prima tale condizione affinché si possa veramente mutare il mutabile, giacché il baratro è molto vicino; necessita, quindi, che chi maggiormente può, deve assumersene la responsabilità.
    Penso non si debba rinunciare alla terza possibilità di governare con chi è stato adesso scelto dalla volontà popolare; e si badi bene che gli italiani si innamorano, e per periodi solitamente non brevi, solo di una persona … per cui non è il caso di sperare ancora e di voler perseverare nell’errore.
    Lo spero, perché diversamente il bandolo della matassa verrà ripreso da chi ha ben altri progetti.

    Cordialmente,
    Elio Matteo Palumbo

    http://eliomatteopalumbo.files.wordpress.com/2013/11/grillo-e-politica.pdf

    http://eliomatteopalumbo.files.wordpress.com/2014/02/la-possibile-dc3a9bc3a2cle-di-grillo-19-2-2014.pdf

    http://eliomatteopalumbo.wordpress.com/areetematiche/etica-politica-democrazia-potere-liberta-responsabilita/

    http://eliomatteopalumbo.wordpress.com/

    26.5.2014 ore 14.33
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    Grillo contava su un successo strepitoso e anche molti commentatori, negli ultimi giorni della campagna elettorale, ne hanno avuto contezza, ed alcuni l’hanno anche temuto.
    Che Renzi avesse più voti era scontato per tutti, ma che conseguisse un risultato così eccezionale non era passato neppure per la sua mente.

    Ma si sa che le cose non nascono per caso, vi sono anche forze e spinte spontanee ma anche volute ancor più da chi per riflesso è interessato.
    Occorre riferirsi innanzitutto alle primarie del Pd dalle quali Renzi ne uscì indiscusso vincitore, tanto da convincerlo poi ad ascendere, con salto improvviso, sul podio del governo sostenuto con altrettanto immediato appoggio da bersaniane e bersaniani, ed altri ancora.

    Con quelle primarie, così come ho avuto modo di scrivere
    ( http://eliomatteopalumbo.files.wordpress.com/2013/12/renzi-segretario-rass-stampa-9-dic-2013.pdf ) Renzi ne aveva avuto mandato da iscritti e simpatizzanti del Pd ma pure da persone che magari in passato nelle elezioni politiche o amministrative si erano astenuti dal votare o avevano votato scheda bianca, e perfino da chi votava per pdl, essendo stati ammessi tutti al voto delle primarie.
    Non solo l’ho constatato personalmente ma ho motivo di pensare che la faccenda sia nota quasi a tutti. E se è accaduto allora a maggior ragione si è rinnovato con le Europee, sia spontaneamente che – soprattutto – per scaltra volontà di chi temeva un sorpasso vitale e, quindi, determinante.
    Che ora sembra che lo si dica per iattanza o per furbizia, non si nega in buona parte la realtà dell’operato, per convenienza e/o per paura ( abbiamo, altresì, potuto vedere ed ascoltare Renzi su reti private più di quanto RaiUno abbia fatto vedere e parlato di Berlusconi; per non parlare poi di come sia stato ignorata dalla Rai la lista collegata a Tsipras ).

    D’altro canto l’elettorato che io ho definito s.b.f. non demorde ( http://eliomatteopalumbo.files.wordpress.com/2013/11/memento-28-novembre-2013.pdf ); mentre l’elettorato definito, ora, da Grillo di “pecoroni” sarebbe allora da essere condotto sul sentiero “buono” da bravi pastori … ?

    Di conseguenza cosa potrà accadere in Europa: avremo più voce, però per poter battere i pugni sul tavolo necessita che chi lo fa deve essere credibile, e prima di tutto in Italia. Lo si può essere dimostrandolo nel proprio Stato. Per farlo bisogna cambiare, riformare, ma prima di tutto con le persone “giuste al posto giusto”, perché possono attuarlo solamente coloro che sono in grado di farlo e soltanto per il bene comune.
    Quanto accade da noi pare non si verifichi in nessun altro paese del mondo.

    Chi sceglie di fare politica deve assumersi la responsabilità di operare solo in tal senso e in tale direzione e se si commettono gravi errori o peggio ancora si deve essere sanzionati più di quanto sia lecito avverso un cittadino comune, in quanto maggiore è la responsabilità di chi riveste cariche istituzionali.

    E per quanto riguarda, ancora, i nostri rapporti con l’Europa: finché si continua a mandare ( o quanto meno a tentare di dirottare ) in quel Parlamento perfino chi non è più gradito – o non dovrebbe essere gradito in Italia – non ci si aspetti attenzione e rispetto, soprattutto lì.

    27 maggio 2014

    http://eliomatteopalumbo.wordpress.com/areetematiche/etica-politica-democrazia-potere-liberta-responsabilita/

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    http://eliomatteopalumbo.wordpress.com/

    Con deferenza

    Elio Matteo Palumbo

  3. Claudio
    giovedì, maggio 29, 2014 at 09:47

    Mi chiedo che razza di Europa avremo se quelli dell’Eurostat hanno revisionato i criteri per il calcolo del Pil obbligando a includervi persino i profitti che derivano dalle attività criminale come per esempio droga,prostituzione, (quelle attività che si fonderebbero su un consenso reciproco tra le parti – ossia,chi vende e chi acquista droga lo fanno volontariamente).Cribbio,siamo alla deriva persino nel cuore dei significati,lo stravolgimento dei senso del “sociale” e dell’”economico”…

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