L’europeismo del Presidente francese: ci dobbiamo credere?

mercoledì, marzo 6, 2019
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Potrebbe Macron aver fatto un vero passo nuovo rispetto alla politica francese nei confronti dell’Europa? Alla République dobbiamo, nel 1954 il fallimento della CED, la Comunità Europea di Difesa, primo potenziale embrione di uno Stato Federale. Al gollismo dobbiamo, col piano Fouchet, lo stravolgimento dell’idea federalista sanzionata dai trattati di Roma in un’idea di confederazione di potenze nazionali e in ultima analisi il fallimento di un progetto di Costituente Europea nei primi anni ’60; infine, la bocciatura al referendum del 2005 della Costituzione dell’UE firmata nell’ottobre del 2004 a Roma da 25 capi di Stato e di governo: l’inizio ufficiale dell’euroscetticismo.

Eppure la mia domanda non è affatto retorica. Macron potrebbe aver compreso qualcosa della profondità del disperato appello di Simone Weil a una Costituente per la rinascita di una civiltà europea, appello che questa Santa Giovanna lanciava nel ’42 da Londra al Generale de Gaulle, ben consapevole del modello “carolingio” di Europa (dominata dalla potenza francese e in seguito forse dalla sua divisione esclusiva con quella tedesca) che il Generale aveva in mente. Potrebbe: dopo aver sperimentato che cosa possono insieme la canaglia e l’ignoranza, quando cavalcano il risentimento sociale. Potrebbe: anche se cita Spinelli con la stessa levità elegante con cui cita Eduardo de Filippo. Potrebbe aver capito una delle più geniali lezioni di Spinelli sul ’68, che si era perso nell’assurda ripetizione degli slogan del passato, mentre in realtà “sollevava il problema del reclutamento, della formazione, della responsabilità, degli ideali di vita dei quadri intellettuali…delle moderne società industriali o industrializzantisi, un problema quindi etico e religioso prima che politico” (A. Spinelli 1968, Sulle recenti cose di Francia, “Il Mulino”)

Leggi qui l’appello di Macron ai cittadini europei

 

 

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