“In cento luoghi è ancora origine”. Ricordo di Amedeo Giovanni Conte – Lorenzo Passerini Glazel

lunedì, maggio 27, 2019
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Volentieri pubblichiamo questo testo di Lorenzo Passerini Glazel in ricordo di Amedeo Giovanni Conte. Seguono anche alcune foto che Lorenzo Passerini Glazel ci ha gentilmente fatto pervenire.

(Altri interventi sono già stati pubblicati in ricordo di Amedeo Giovanni Conte: clicca qui per leggere quello del Centro PERSONA, clicca qui per leggere quello di Giampaolo Azzoni)

 

 

“In cento luoghi è ancora origine”.

Ricordo di Amedeo Giovanni Conte 

(Pavia, 24 maggio 1934 – Cava Manara, 17 maggio 2019)

 

An hundert

Stellen ist es noch Ursprung.

Rainer Maria Rilke

 

La nostra vita così è inscritta nel tempo

come il fossile è inscritto nella roccia.

E il tempo è inscritto nell’intemporale.

Amedeo Giovanni Conte

 

M’illumino di ciò che mi consuma.

Amedeo Giovanni Conte

 

E molte aurore ancor non sono aurora/

Vi sono molte aurore che devono splendere ancora/

Vi sono molte aurore che ancora devono aurorare.

Ṛgveda

 

Amedeo è stato uno spirito fortemente tormentato, ma di una enorme generosità d’animo. Come in molte personalità di genio, alla sua grande creatività e lucidità teoretica faceva da contrappunto una grande malinconia, alla quale rispondeva con la profondità dei suoi pensieri.

Dei suoi tormenti sono testimoni i suoi versi, che intessono il ritratto di un uomo che continuamente s’interrogava sulla vita e sulla morte, sul tempo e sull’eternità, e sull’inevitabile complementarità della luce e delle ombre, in una sua lirica definite “mute testimoni della luce”.

Della sua generosità d’animo sono testimoni, invece, i lunghi anni di insegnamento e l’inesauribile tensione verso la ricerca della verità.

Generazioni di suoi studenti ricorderanno il tono spesso scherzoso e sempre appassionato delle sue lezioni. Ma ciò che più contraddistingueva il suo insegnamento era la capacità di far partecipare gli studenti della sua continua tensione verso la ricerca e verso la scoperta di nuove categorie. I numerosi e fecondi concetti con i quali negli anni ha arricchito il lessico e il pensiero filosofico non venivano mai presentati come nozioni astratte da apprendere e memorizzare. Amedeo partiva sempre dai fenomeni, e con grande abilità sapeva suscitare in ogni nuova classe di studenti le domande filosofiche su cui egli stesso s’interrogava. Sapeva poi condurre gli studenti a riscoprire quei concetti e quelle distinzioni che consentivano di illuminare le domande e i fenomeni dai quali erano partiti. (‘Illuminare’ è un termine che ricorreva spesso nella sua concezione della ricerca filosofica.)

Amedeo era fermamente convinto che una risposta ha valore soltanto in relazione alla domanda alla quale risponde, e che ad essere filosofiche sono non le risposte, ma le domande. In questo senso era vicino a molti degli autori che sceglieva come precursori, tra i quali, in particolare, Ludwig Wittgenstein e Hans Kelsen. Spesso citava l’aneddoto secondo il quale un giorno, su un muro della metropolitana di New York, era apparsa la scritta: “God is the answer”; il giorno successivo, accanto a quella scritta era apparsa un’altra scritta: “What was the question?”.

La necessità di far emergere quale fosse la domanda era uno dei punti sui quali insisteva maggiormente quando commentava le prime bozze dei lavori dei suoi alunni durante i seminari in Università, o nelle lunghe conversazioni a casa sua o sulle rive del Ticino, o ancora nei memorabili Seminari di Sant’Alberto di Butrio, ai quali negli anni molti tra noi hanno avuto la fortuna di partecipare con grande entusiasmo, imparando con lui ad amare davvero la ricerca.

Clicca qui per continuare a leggere il testo

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