Sette tesi sull’Europa e la democrazia – Roberta De Monticelli (il Mulino, 22/05/2019)

giovedì, maggio 23, 2019
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Nell’imminenza delle elezioni europee dobbiamo constatare almeno un dato nuovo: la presenza di forze sovraniste ha per la prima volta suscitato in fase preelettorale un dibattito sull’Europa e non, semplicemente, sui problemi nazionali. Eppure, non possiamo fare a meno di notare la povertà di questo dibattito. Ci saranno anche “due idee di Europa a confronto”, ma sono due idee poverissime.

Schematizzando, l’una, quella dei sovranisti, tende a invertire la marcia di un trasferimento di sovranità dagli Stati nazionali all’Ue che era già bloccato dai governi degli Stati più forti, con conseguenze potenzialmente distruttive non solo per l’Ue ma soprattutto per gli Stati più deboli fra cui l’Italia. L’altra, quella degli europeisti, si divide in troppe fazioni e nonostante questo ribadisce soltanto un paio di concetti: occorre proseguire il processo di integrazione, sia economica sia politica; occorre un’Europa “più solidale” – quale che sia la ricetta per una risposta più efficace alla crescita delle diseguaglianze economiche, alla perdita del lavoro, alle pressioni migratorie.

Questa povertà del dibattito è un fenomeno che desta meraviglia, oggi, alla vigilia di un momento potenzialmente decisivo per il nostro futuro. Ci fu un momento in cui una grande idea si presentò a svariate menti – con la massima determinatezza e chiarezza in quella di Altiero Spinelli – nel disastro finale della Seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi alla sua conclusione: questa idea destò speranze e volontà nuove. La rinascita e il rinnovamento della civiltà che agonizzava fra le rovine della guerra parvero legati a questa idea: costruire una Federazione degli Stati Uniti d’Europa. Dov’è, oggi, un’idea d’Europache potrebbe scaldare i cuori e accendere le menti, che potrebbe cioè ispirare anche una vera resistenza al sovranismo, o addirittura una marea contraria?Certamente la maggioranza di noi non la vede più.

Eppure questa idea ha dato origine a una cosa che esiste e determina già gran parte delle nostre vite, anche se non si sa bene che genere di cosa sia, e anche se la sua esistenza è minacciata: l’Unione europea, precisamente. L’istituzione nata nel 1993 con l’entrata in vigore del Trattato di Maastricht, la cui approvazione fu certo resa possibile da circostanze storiche particolari (il crollo del Muro di Belino, la riunificazione della Germania), ma il cui contenuto recepisce quello del cosiddetto Atto Unico, il “progetto di Trattato che istituisce l’Unione europea”, che Altiero Spinelli riuscì a far approvare dal Parlamento europeo poco prima della sua morte (1986), e che costituisce, esattamente, l’inizio del processo di costituzionalizzazione degli Stati Uniti d’Europa. Ben oltre il Manifesto di Ventotene del 1944 (seconda edizione), ben oltre la nascita del Mercato comune europeo e l’istituzione delle diverse comunità e trattati che l’hanno reso possibile, a partire dal Trattato di Roma del 1957. Se non riusciamo a vedere che è questo ulteriore processo che si è inceppato, neppure possiamo più cercare di rimettere a fuoco l’idea che questo processo tendeva a realizzare: viene da questo l’indifferenza dei più per i dibattiti in corso sull’Europa.

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