Oggi 6 gennaio 2026 sul manifesto è uscito l’articolo di Luigi Ferrajoli, Tutti i crimini del sovrano del mondo, che ci chiama a operare per la sola utopia che abbiamo, ma che è anche una possibilità e quindi un dovere: una riforma veramente radicale dell’Onu, portata sulla scena della storia da un movimento di popoli. Il titolo e il testo qui sotto, invece, incapaci di rivolgersi ai popoli, si rivolgevano ai funzionari dell’umanità, dunque alla voce dell’Onu, dato che le autorità dell’Ue fondata sugli stessi principi hanno da anni perso ormai ogni credibilità; e ne lamentavano il pigolio impercettibile. E’ cambiato qualcosa con il Consiglio di Sicurezza dell’Onu che si è svolto ieri 5 gennaio 2026? Il Segretario Generale era assente, e ha fatto leggere un comunicato in cui affermava bensì che l’atto di Trump in Venezuela viola i principi del Diritto internazionale, ma con una tale rassegnata e burocratica moderazione – a fronte dell’esplosione di propositi criminali che ben sottolinea l’articolo di Ferrajoli – da non incidere quasi sulla pubblica informazione e opinione (ad esempio la rassegna della stampa internazionale Radio 3 Mondo, la più attendibile in Italia, non l’ha neppure menzionata). Tornano alla mente le parole di Platone: “…che mai sarebbero cessate le sciagure delle generazioni umane, se prima al potere politico non fossero pervenuti uomini veramente e schiettamente filosofi, o i capi politici delle città non fossero diventati, per qualche sorte divina, veri filosofi” (VII Lettera). E’ come se dopo quasi 2400 anni il circolo della kakistocrazia si fosse richiuso sulle sue origini. La democrazia ha prodotto il tiranno, nel giro degli ultimi tre quarti di secolo in cui “una sorte divina” aveva elevato al governo possibile del mondo la filosofia – perché tale è la giurisdizione della ragione pratica cresciuta fra Socrate, Grozio, Kant e Husserl, quale si era normativamente incarnata nei Principi della Carta dell’Onu, nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e enlla proliferazione del diritto internazionale che ne è seguita (vedi qui il profilo di questa storia ancora troppo ignorata, narrata da Domenico Gallo).
Buone letture, per l’anno tremendo che viene.
“Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari…”. Dunque secondo Palazzo Chigi l’operazione militare speciale di Trump in Venezuela è illegittima. “…ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. Dunque invece quell’operazione è legittima.
Come dire p e non p nel giro di una sola frase non è un mistero, è un’arte. Basta offuscare un pochino la differenza fra diritto e forza, perché se si tratta di esser coerenti con la storica posizione dell’Italia sul diritto, posizione che se esistesse sarebbe un fatto, allora il diritto sarebbe del tutto relativo: i fatti cambiano, e come giustamente sottolinea il nostro Ministro degli Esteri, il diritto vale sì ma fino a un certo punto. Se poi quel fatto non esiste (non solo l’Italia fascista ma anche quella repubblicana e democratica ha partecipato a simili “azioni militari esterne”) la “coerenza” è un concetto ancora più sfumato, e in un batter d’occhiolino alle ibridature di moda l’illegittimo vira nel legittimo. Quanto poi c’entri il narcotraffico l’ha chiarito il pirata di Washington, che non vi ha più fatto cenno: altro che narco, quelli son ladri di petrolio, ha detto.
Fin qui ci sarebbe solo da ridere, benché amaramente. Dove veramente viene da piangere è ascoltando il pigolio impercettibile e auto-censorio del Segretario Generale dell’Onu. Lui, che non aveva avuto remore fino all’altro giorno a dichiarare inammissibile l’interdizione delle Ong in Palestina da parte di Israele, e neppure a dirle chiare – abbastanza chiare – in faccia al mondo, le cose che andavano dette su Israele e Palestina, oggi ha sussurrato per interposto portavoce che l’azione militare in Venezuela crea “un pericoloso precedente”. Sarebbe importante rispettare i principi dell’Onu, inclusa la sua Carta. Ma via, è preoccupato che le regole del diritto internazionale possano “non esser state rispettate”. E invita tutti gli attori in Venezuela a “impegnarsi in un dialogo inclusivo, nel pieno rispetto dei diritti umani”. Insomma, cosa fatta capo ha. Adesso cercate di rappattumarla. Bisogna essere un po’ inclusivi, anche coi pirati.
Nel primo caso c’era solo da ridere amaramente, perché è mestiere di bassezza politica, cioè di una politica avvinghiata comunque ai carri dei vincitori, quella di dissociarsi dal diritto, dall’etica e quindi, inevitabilmente e sempre, anche dalla logica. E’ il teorema di Orwell.
Ma nel secondo caso vien da chiedersi: si deve essere pietosi e comprensivi, con chi è elevato dall’umanità al ruolo più alto nella rappresentanza di un valore che sta di contro al mondo, e proprio dove la sua voce è la sola che resta, si inchina al mondo? Il diritto dove più è violato più risplende: è una ferita più vicina al sole, dice il poeta. Ma se la parola che dice il diritto, la giurisdizione, proprio allora si offusca, balbetta o si spegne, che ne sarà della nostra umanità, che a questa parola avevamo affidato, chiunque poi vinca nel gioco dei potenti? E’ un po’ come il papa che non va in Palestina, a Gerusalemme est, a piangerne la distruzione, in mezzo al sepolcro di Cristo, di nuovo senza fine crocefisso: ma non era, lui, il vicario di Cristo?
Per questo, dice il poeta, “si addice alla parola la temperatura del fuoco”. E invece i funzionari dell’umanità il fuoco lo lasciano ai bombardieri degli autocrati.


Commenti recenti