Barbara Spinelli e il piccolo mondo luminoso della ragione

sabato, 10 Ottobre, 2026
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Questo ricordo di Barbara Spinelli è uscito sul manifesto l’8 ottobre 2026 -ma solo nella versione online. Scarica qui il pdf.

“Un dinosauro con la testa piccolissima e stupida”. Non la dissocerò mai più da Friedrich Merz, quest’immagine che la penna di Barbara Spinelli ha fissato con la sua punta di spillo  al nome del cancelliere federale – che aveva appena lodato il coraggio di Netanyahu, capace di fare “il lavoro sporco per noi”. Compare in un discorso lucido e dolente poi pubblicato su «Il Fatto Quotidiano» (25 giugno 2025), che la figlia di Altiero Spinelli tenne all’Aja  nel giugno 2025, nel corso di una manifestazione contro il riarmo sparso e folle degli stati europei.  Un’immagine che ben descrive  la pancia enorme di una Germania pronta a digerire un riarmo da ottocento miliardi di euro. E che al suo cancelliere non concede neppure lo sdegno che si riserva all’infamia (c’è un’altra parola per descrivere quelle parole vergognose?) – ma solo l’esterrefatto sconcerto che si prova di fronte a forze immani dirette da cervelli di lucertola, di cui la nostra era sembra più riccamente dotata del Giurassico.

E quell’immagine mi riporta a un passo dell’autobiografia di Altiero Spinelli (Come ho tentato di diventare saggio, Il Mulino 1984) che esattamente dello stesso accostamento di qualità fa uso per descrivere l’irrazionale prevalente nella storia umana: stupidità e ferocia. Lo fa nel contesto di un ritratto di Ernesto Rossi, che era stato per lui un “maestro della mente”, a Ventotene, come Eugenio Colorni era stato “un maestro dell’anima”. Dice dunque Spinelli di Ernesto Rossi: “Aveva, come me, assai forte il senso dell’oceano insondabile di irrazionalità, di ferocia, di stupidità, di ignoranza, di desiderio di morte da dare e da incontrare, e d’altro ancora. Era assai consapevole che il piccolo mondo luminoso della ragione creato dagli uomini emerge da questo caos, il quale si agita permanentemente intorno ad esso minacciando di inghiottirlo di nuovo”.

Era un regalo di Barbara, di molti anni fa, quel meraviglioso romanzo della mente e dell’anima che Altiero aveva pubblicato lo stesso anno del suo trionfo al Parlamento Europeo, il 1984, quando era riuscito a fargli approvare a maggioranza il design di una futura Federazione europea, con una camera di rappresentanza dei cittadini europei e una delle regioni europee – gli Stati, con un governo capace di esprimerne l’unità politica e di realizzarne la costituzione. Non quella di una “media potenza”, alla Marc  Carney, buon pezzo sulla scacchiera geopolitica del gioco dei potenti, ma quella di uno stato nato esattamente dal gesto contrario, inaudito, degli stati pronti a rinunciare a una parte della loro sovranità pur di promuovere la pace – e non solo al suo interno, ma sulla scena globale. Questa la traccia della mente e dell’anima di Spinelli, lasciata anche nell’articolo 11 della nostra costituzione, che Barbara citava volentieri nella seconda parte, tanto ignorata: perché l’Italia non solo ripudia la guerra, ma “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Una traccia rimasta anche nel Trattato Istitutivo dell’Unione Europea, che all’art. 3/5 questo compito le assegna: “Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio libero ed equo, all’eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in particolare dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite”. Ecco, a proposito di riarmo coi fondi della riconversione ecologica e di “lavoro sporco”.

Barbara era andata al Parlamento europeo, nel 2014, con queste linee direttive in mente: ben più ferme e certe del progetto Tsipras, che dopo un anno dichiarò fallito. E’ strano come improvvisamente la sua voce fosse già stata zittita sulle grandi testate italiane, compresa quella che aveva contribuito a fondare, con Eugenio Scalfari. Perché non era certo lei, che aveva cambiato idea – sul mondo, sulla giustizia, sulla pace. Lei ci vedeva lungo, nelle due direzioni del tempo. Cito ancora dal discorso dell’Aja del giugno scorso: “Nel 1990 un’alternativa pacificatrice e profondamente nuova esisteva, ed era quella offerta da Gorbaciov: la creazione di un sistema di sicurezza europeo negoziato con Mosca, una “Casa comune europea”, consapevole della divergenza crescente fra interessi geopolitici europei e statunitensi. (…) Era un’unità che puntava al superamento dei nazionalismi aggressivi che avevano per secoli trascinato in guerre fratricide gli Stati del continente, ed era stata concepita perché l’Europa dedicasse tutta la sua attenzione e le sue forze alla creazione di un modello sociale e un welfare che avrebbe reso più improbabili le guerre. Il Welfare è stato pensato durante la guerra, come il Manifesto di Ventotene, ed è pura invenzione non statunitense ma dell’antifascismo e antinazismo europei”.

Che si torni ai tuoi pensieri, Barbara. A quelli di tuo padre. Perché stupidità e ferocia non prevalgano più.

 

 

 

 

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