La personificazione

martedì, marzo 31, 2009
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Vito Mancuso esprime dal punto di vista teologico ed ecclesiologico, un’idea semplice e grandiosa, quando invita i cattolici a rinnovare “la svolta positiva che il Vaticano II ha introdotto fra cattolici e storia”, estendendola “al rapporto con la natura”. Vista dal versante neuroscientifico, etico e filosofico questa è l’idea stessa che ha portato a fondare una facoltà filosofica di concezione tutta nuova, come la nostra al san Raffaele. L’evento cosmico cui noi umani assistiamo da che esistiamo – lo stupefacente emergere della personalità e dei suoi mondi dalla materia e dall’energia di cui siamo fatti – dopo aver finalmente penetrato, con la modernità, la nostra consapevolezza e la nostra scienza, chiede oggi alla nostra ragione pratica – morale, giuridica, politica oltre che religiosa – di farsene carico.

La nostra ragione matura con noi. Forse quello che veramente caratterizza l’intero “tempo moderno”, sempre più incisivamente e rapidamente, è la crescita relativa della vita personale rispetto a quella sub-personale, che la nutre e sostiene. Cresce la parte di “natura umana” che ciascuno di noi “impersona”, che ingloba nella propria personalità morale e spirituale, e di cui è chiamato a farsi responsabilmente carico. Cresce la parte di vocazione e decresce quella di destino. Si allargano i confini della giurisdizione della coscienza morale di ciascuno: e questo vuol dire che molto più spirito si incarna e molta più natura si spiritualizza. Cioè si incorpora nella personalità degli individui: molti più fatti biologici, molti più legami sociali si fanno oggetto delle sensibilità personali. Per la responsabilità che ne portiamo ormai, nel bene e nel male.

Oggi le posizioni del magistero cattolico in materia di etica pubblica si riconducono in gran parte a una volontà di limitare l’interpretazione personale della vita biologica, la sua “personificazione” : in nome della sua “indisponibilità”, in nome della “natura”. Peter van Inwagen, che non è “Roman Catholic”, ma quanto a tradizionalismo religioso non scherza, ha scritto che la distruzione della fiduca nella chiesa cattolica (intende la “chiesa universale” e invisibile del Simbolo Niceno, il Credo che si legge tutte le domeniche in tutte o quasi le numerosissime denominazioni cristiane del mondo, e non necessariamente la chiesa di Roma) è nell’agenda dell’Illuminismo, inteso non solo come movimento storico ma come atteggiamento intellettuale e morale (Essays in Philosophical Theology, Cornell University Press 1995, pp. 206-207). Se avesse ragione, allora naturalmente non solo l’apertura conciliare della chiesa alla modernità, al principio di autodeterminazione e alla libertà di coscienza sarebbe un episodio assurdo e finito, ma ancora più assurda sarebbe la speranza di Mancuso.

Comunque stiano le cose quanto al problema metafisicamente assai minore (anche se purtroppo politicamente devastante oggi in Italia) dell’involuzione sorprendente, inquietante dell’ideologia delle gerarchie cattoliche italiane, il processo è irreversibilmente in corso, e merita tutta la nostra attenzione di filosofi. Le differenze personali nel modo di vivere la sessualità, la riproduzione della specie, la fine della vita attestano una “spiritualizzazione” della natura, un suo venire incorporata entro le vocazioni personali. Dove la biologia, il sesso, l’amore, la morte sono “impersonate”, come si può rispettare la natura senza rispettare le differenze fra le persone? Là dove la natura si impersona e la personalità si incarna, lo spirito vive e soffia potenzialmente di più, e non di meno, la sensibilità ai valori si allarga e non si restringe. E il pensiero per dar voce ed esattezza a questa nuova sensibilità è tutto da costruire: lavoro per molti di noi.

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