Nel suo Album per la teoria greca della musica, Giovanni Piana va alle radici fenomenologiche del Cosmo antico

lunedì, giugno 7, 2010
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Pitagora in una raffigurazione medievale

Pitagora in una raffigurazione medievale

O buono Apollo, all’ultimo lavoro
fammi del tuo valor sì fatto vaso
come dimandi a dar l’amato alloro.
Insino a qui l’un giogo di Parnaso
assai mi fu, ma or con ambedue
m’è uopo entrar nell’aringo rimaso.
Entra nel petto mio, e spira tue
sì come quando Marsia traesti
della vagina delle membra sue.

(Dante, Paradiso, canto I)

«Esercitatevi al monocordo!». Con queste parole, si narra, il venerabile maestro Pitagora si rivolse sul letto di morte ai suoi discepoli. E con questa esortazione (per ora, almeno) un po’ misteriosa intendiamo introdurre brevemente all’ultima fatica fenomenologica di Giovanni Piana, che l’Autore ha come di consueto reso disponibile in formato elettronico nel suo Archivio on line.

Album per la teoria greca della musica, questo è il titolo. E già a partire di qui si può fare una prima considerazione. Un Album non è né un saggio né un trattato; semmai il racconto, la testimonianza, in parole e in (bellissime) immagini, di un viaggio, che nel caso in questione attraversa tutta la cultura greca secondo un’angolatura – non nuova, forse, ma certo originalmente interpretata – resa possibile da una comprensione effettiva della sua musica.

Non ci si sorprenda, quindi, né ci si lasci fuorviare, dalla circostanza che vede il volume aprirsi con un’ampia e approfondita disamina degli strumenti e delle tecniche esecutive della musica dell’Ellade. Al di là dell’interesse etnografico e filologico-musicale che tali considerazioni possono offrire, l’Autore ha in realtà di mira una problematica di carattere eminentemente filosofico: ricostruire la genesi ideale del sistema della musica greca a partire dalle sue più «infime origini» fenomenologiche, radicate nel terreno dell’esperienza e della pratica musicale; per poi esibire, passo dopo passo, i ripetuti stacchi che pensiero matematico e musicale nonché immaginazione metafisica hanno compiuto per delineare, da Filolao a Tolomeo, l’idea stessa di un universo per i Greci.

Volendo offrire una cornice fenomenologica “classica” al lettore, è forse al celebre Saggio sulle origini delle geometria di Husserl che si può rimandare, in particolare per quel che riguarda le operazioni idealizzanti attraverso cui il pensiero matematico costituisce i suoi oggetti a partire dalle possibilità e dai problemi offerti già sul terreno dell’esperienza. In modo ancor più pertinente, poi, ci si può rifare a un precedente libro dello stesso Piana Numero e figura. Idee per una epistemologia della ripetizione (1999), dove, pur in differente contesto, si esemplifica il metodo, che ritroviamo nell’Album, di chiarire le leggi che stringono fra loro gli oggetti ideali con l’esibizione di determinate procedure costruttive reiterabili.

Esemplare di Monocordo costruito in epoca moderna

Esemplare di Monocordo costruito in epoca moderna

Torniamo ora, brevemente, al merito. «Esercitatevi al monocordo!», dicevamo. Dal monocordo, in effetti, e da un’effettiva comprensione del suo possibile impiego, ha inizio la ricostruzione dell’Autore dello spazio sonoro della musica greca, come perimetro delle sue possibilità espressive. Il monocordo come luogo d’individuazione e sperimentazione d’intervalli consonanti (di 4°, di 5°, di 8°). Ma il monocordo anche come strumento per la misurazione di rapporti numerici, il cui uso travalica i fini della pratica musicale in direzione di una ricerca matematica e speculativa che nei Pitagorici s’intreccia con il metodo dei numeri figurati e l’analisi delle proprietà della Tetractys. La musica «levatrice della matematica», quindi; ma anche, inversamente, tramite le sue teorizzazioni, come ambito per l’elaborazione germinale dell’analisi dei rapporti e delle proporzioni tra i numeri.

Il risultato, da un punto di vista musicale, è il progressivo strutturarsi dinanzi ai nostri occhi – anche se sarebbe meglio parlare di orecchie – di uno spazio sonoro, costituito da tetracordi giustapposti (altro da un’ottava, quindi), circolare e prospettico. Nel fuoco, come Elios tra le altre stelle, il genere diatonico (usualmente chiamato “modo” dorico), via via accreditato dalla tradizione pitagorico-platonica, sulla base di istanze etico-pedagogiche, come più “giusto”; attorno, come sue varianti espressive, i generi cromatico-enarmonici (gli altri “modi”) di cui si dimostra ragionevole supporre, contro molti interpreti, un ampio uso in tutta la pratica musicale antica. «Così la melodia, nel mutamento di genere, è perfettamente riconoscibile, ma la sua espressività muta», scrive Piana.

Apollo e Marsia, dipinto di Tiziano (1570)

Apollo e Marsia, dipinto di Tiziano (1570)

Di questa dialettica tra centro e periferia, visione frontale e obliqua, dell’espressione musicale, tuttavia, l’Autore rintraccia anche le radici mitiche, riconnettendole ancora una volta con la concreta pratica dei musici. È la ripresa del mito di Apollo e Marsia, che come un basso continuo sin dai primi capitoli accompagna la lettura dell’Album. Nella sfida lanciata (e perduta) al Dio della Lira dal Sileno, virtuoso dell’Aulos, infatti, si può ritrovare il contrastato trionfo del genere diatonico, più consono all’algida Lira, sugli altri, simboleggiati dal suadente Aulos. Marsia perde la sfida, e Apollo punisce la sua hybris infliggendogli il supplizio della scorticatura, privandolo da vivo di quell’elemento, la pelle, in cui è visibile il potenziale erotizzante, ctonio e corporeo, della sua arte.

Nel mito di Apollo e Marsia sbaglieremmo, tuttavia, se tentassimo di ritrovare pedissequamente la ben nota polarità di Nietszche tra apollineo e dionisiaco. In comune con quella lettura, c’è qui soltanto il riconoscimento del carattere decisivo della musica per intendere in profondità lo spirito greco. Quella polarità, infatti, lontana dalle esigenze di legittimazione estetica della poetica di Wagner da parte di Nietszche, si mostra ben più plastica e ricca di ambiguità e fecondi contrasti, di cui l’Autore rende conto sia sul piano della interpretazione del mito sia su quello della concreta pratica musicale.

Proprio in quella plasticità, anzi, si trova forse la cifra più caratteristica della musica e insieme della cultura greca che l’Album si sforza di portare alla luce, una plasticità che con Aristosseno prima e Tolomeo poi, raggiunge piena maturità teorica con l’elaborazione di un sistema completo, di una matrice in cui raccogliere tutte le possibilità espressive dello spirito: un cosmo di suoni, in definitiva, in cui l’identico e il diverso, l’essere e il divenire si annidano secondo precise regole l’uno nell’altro, immutabile in quanto luogo di tutti i possibili mutamenti. «Altrimenti», conclude Piana, «vi sarebbe il caos».

Musa che suona la Lira

Musa che suona la Lira

La nascita della filosofia dallo spirito della musica, a questo punto, verrebbe quasi la voglia di dire. Ma sarebbe troppo, probabilmente. L’intreccio e il decisivo reciproco influsso, però, appaiono innegabili e sorprendentemente sottovalutati fino a oggi. Sarebbe un errore, quindi, confinare l’Album a interessi (peraltro più che rispettabili) prioritariamente estetico-musicali o addirittura etnografici e filologici. In quell’immagine – una bella immagine – di un orizzonte ordinato in cui, secondo regole, possono essere afferrate in chiara evidenza le possibilità dello spirito, si può veder condensato non soltanto il senso della musica e insieme della cultura greca, ma quello della fenomenologia tout court o, se preferiamo, della filosofia fenomenologica. Nelle sue più originarie istanze ispiratrici, infatti, questo stile di pensiero, che da oltre un secolo continua a produrre – talvolta con riserbo persino eccessivo – risultati, esercita le sua passione per le differenze proprio lungo i versanti che separano, e insieme congiungono, l’essere e il divenire, l’identico e il diverso, il discreto e il continuo. Nel fraseggio incessante tra i suoni scolpiti della Lira e i cromatismi dell’Aulos, allora, si può anche rintracciare una metafora pregnante del lavoro del fenomenologo. Ma questo l’Autore, a onor del vero, si limita tutt’al più a suggerirlo.

Suonatore di Aulos

Suonatore di Aulos

Chiunque volesse approfondire le tematiche di Album per la teoria greca della musica può utilmente consultare l’Archivio on line di Giovanni Piana, curato dallo stesso Autore. Resta fondamentale, per comprendere i principi e i metodi fondamentali di un approccio fenomenologico ai problemi connessi all’espressività e alla teoria musicale il volume Filosofia della musica (Guerini e Associati). Ulteriori approfondimenti sono infine disponibili attraverso la rivista digitale De Musica, diretta da Carlo Serra (Università della Calabria) sotto la direzione scientifica, oltre che di Giovanni Piana, di Edoardo Ballo, Elio Franzini, Gabriele Scaramuzza.

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5 commenti a Nel suo Album per la teoria greca della musica, Giovanni Piana va alle radici fenomenologiche del Cosmo antico

  1. Nicola Pedone
    mercoledì, giugno 9, 2010 at 17:19

    Una bella recensione, chiara e onesta, che dimostra (merce rara) la effettiva lettura del lavoro di cui si sta parlando, oltre che una generale comprensione dell’orizzonte di pensiero dell’Autore. Complimenti a Stefano Cardini.

    Nicola Pedone

  2. venerdì, giugno 11, 2010 at 12:55

    Mi associo a quanto scrive Nicola Pedone, che riassume meglio di me il senso di sollievo provato nel leggere il testo di Cardini, che sa volare alto con leggerezza, punto d’arrivo di ogni vera recensione filosofica. Aggiungo solo che l’idea di rimandare alla prospettiva sulla ricorsività che sostiene Numero e figura è un eccellente viatico per riaprire una discussione sull’idea di operazione, interna alla riflessione fenomenologica fin dagli esordi husserliani, e che le molte letture della fenomenologia schiacciate su i portati della Crisi delle Scienze Europee hanno un po’ troppo trascurato. Forse è tempo di ripensare davvero queste tematiche, per coglierne la notevole ricchezza anche in direzione del tema filosofico dell’ascolto musicale, con il suo implicito intrecciarsi d’orizzonti di attività e passività.

  3. martedì, giugno 15, 2010 at 17:08

    A dire il vero, l’autore di un volume recensito se ne dovrebbe stare zitto. Ma questa recensione coglie con tanto acume lo spirito del mio libro e sa concentrare con tanta nitidezza alcuni dei suoi punti essenziali, che non riesco a resistere alla tentazione di lasciare qui i miei più caldi ringraziamenti.

    Giovanni Piana

  4. Gabriele Poeta
    mercoledì, giugno 16, 2010 at 16:20

    Dopo aver letto il bellissimo volume Filosofia della musica – segnalazione preziosa di Stefano Cardini -, non mi resta che affrontare (con grandissimo piacere) anche questo Album.

  5. Giacomo Sanna
    giovedì, aprile 19, 2012 at 10:26

    Gentilissimi, i link da voi segnalati per il libro non sono più attuali e non funzionano. A tutti i lettori, che spero numerosi, segnalo invece quelli giusti
    Il libro è qui:
    http://www.filosofia.unimi.it/~giovannipiana/album/pdf/g.piana_album_per_la_teoria_greca_della_musica.pdf
    L’archivio del filosofo, ricchissimo di materiali, è qui:
    http://www.filosofia.unimi.it/piana/
    Buona lettura e… buon ascolto!

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