Il vivente umano e la follia, di Erwin Straus (Quodlibet). Leggi l’introduzione di Alberto Gualandi

venerdì, luglio 2, 2010
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strauss-vivente-umano-bRiceviamo e volentieri pubblichiamo l’Introduzione di Alberto Gualandi al volume di Erwin StrausIl vivente umano e la follia. Studio sui fondamenti della psichiatria, una sintesi sistematica della riflessione filosofica di Erwin Straus, esponente della scuola fenomenologico-psichiatrica.

Estesiologia della solitudine

Terapia filosofica e guarigione psichiatrica in Erwin Straus

1. Il titolo originario Psychiatrie und Philosophie appare indubbiamente riduttivo per il testo del 1963 che presentiamo qui in traduzione italiana. Non soltanto perché, appartenendo all’ultimo periodo della produzione strausiana, esso costituisce una sorta di sintesi dell’intero percorso di pensiero di quest’autore, ma anche perché Straus vi presenta in modo sistematico una nuova e profonda concezione della filosofia, che bisogna innanzitutto evitare di ridurre a un vago appello al “mondo della vita”, vòlto a temperare le durezze della psichiatria tramite il metodo antiriduzionista della fenomenologia.

Dietro alla sua sincera attenzione per il mondo della vita, alla capacità di descrivere le “cose stesse”, portando alla luce, con esempi icastici e metafore inedite, ciò che normalmente non vediamo, perché a noi troppo vicino, si cela infatti un argomentare scarno e tagliente che persegue un obiettivo ambizioso: quello di elaborare una descrizione preliminare del vivente umano che serva, da un lato, da base per la psichiatria e, dall’altro, da fondamento su cui ricostruire l’intera filosofia.

Al lettore impaziente di classificare uno stile e un percorso di pensiero entro categorie prestabilite, la filosofia di Straus non può tuttavia non apparire irritante. Pensatore che non perde occasione di smantellare con il metodo della fenomenologia i presupposti ontologici e metafisici delle scienze naturali e umane e che, al contempo, non cessa di criticare i maestri della filosofia, ricordando ciò che vi è d’imprescindibile nell’apporto oggettivo delle scienze della natura e, in particolare, della biologia, Straus sembra porsi fin dalle prime pagine di questo scritto su un terreno ambiguo, che non trova spazio nella storia della scienza e della filosofia.

Devoto e al contempo irriverente nei confronti dei fondatori dell’analitica dell’Esserci e dell’analisi esistenziale – Heidegger e Binswanger – aspramente critico nei confronti della tradizione “coscienzialista” che da Descartes giunge fino a Husserl, Straus sembra condurci fin dall’Introduzione in una terra di nessuno, in cui non si avventurano i professionisti delle neuroscienze o della psicologia trascendentale, ma che al termine di questo viaggio straordinario ci appare con l’evidenza e la chiarezza delle “cose stesse”: quella regione che, compresa tra Natura ed Esserci, corpo e coscienza, cause e ragioni, rappresenta ancor’oggi un punto cieco per la riflessione. (…) (Continua)

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