Sottoscrivi la lettera al Presidente Napolitano dei ragazzi di Don Milani

martedì, aprile 19, 2011
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È sempre pericoloso difendere la sostanza contro la forma in questioni di diritto. Fatta questa sola riserva, il contenuto e lo spirito di questo appello sembrano a tal punto condivisibili, che personalmente non esito a sottoscriverlo, intendendolo soprattutto come un appello a esercitare tutto il potere di moral suasion di cui il nostro Presidente della Repubblica dispone.

Don Milani scrive a Giorgio Napolitano

Sul piano giuridico, dubbi sul profilo di costituzionalità a propoposito della prescrizione breve sono comunque stati sollevati dal segretario dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Cascini:

La prescrizione breve non passerà il vaglio di costituzionalità

Infine, considerazioni che alle nostre orecchie parrebbero conclusive sui torti e le ingiustizie profonde, dunque sui danni radicali all’intero sistema giudiziario italiano, che l’approvazione della legge in questione comporterebbe sono stati espressi da uno dei massimi penalisti italiani, il Prof. Carlo Federico Grosso, Ordinario di Diritto Penale all’Università di Torino:

La prescrizione breve aiuterà i corrotti

Ogni commento ed eventuale sottoscrizione alla lettera degli ex Ragazzi di Barbiana al Presidente Napolitano è dunque benvenuto.

RDM

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3 commenti a Sottoscrivi la lettera al Presidente Napolitano dei ragazzi di Don Milani

  1. Carla Poncina
    venerdì, aprile 22, 2011 at 21:43

    È un momento durissimo quello che il Paese sta attraversando. Gli attacchi non solo alla democrazia, così come è stata faticosamente costruita a partire dal sacrificio di moltissimi negli anni della Resistenza, ma alla cultura, alla decenza, alla verità, si susseguono e partono da ogni dove, al punto che volendo farne un elenco, non si sa da dove cominciare. Mi limito per questo all’ultimo insulto, proveniente da Vicenza, città medaglia d’oro della Resistenza. Senza alcuna vergogna e men che meno consapevolezza, il presidente provinciale del movimento giovanile del PDL propone, “non per volontà censoria o apologetica” naturalmente…, di cambiar nome al Museo del Risorgimento e della Resistenza, togliendo l’odiata parola: “Resistenza” e sostituendola con i termini “Concordia Nazionale” (Il Giornale di Vicenza, 22/4/2011). Non so se la rabbia che monta origini più dall’ignorante arroganza o dalla oscena manipolazione di fatti, idee, valori che l’espressione “concordia nazionale”, in quel contesto, ipocritamente testimonia. Certo questa rabbia diventa desolazione se penso che a molti “moderati” e “benpensanti” questa proposta apparirà sensata. E infatti non proviene da gruppi di estrema destra, nel qual caso mi preoccuperei di meno, ma da esponenti di un partito che si considera e viene da molti considerato “moderato”. Hanno ancora un senso le parole? Da esponenti di spicco della compagine governativa, dallo stesso presidente del consiglio arrivano attacchi violenti alla scuola pubblica, accuse ai docenti di indottrinare i giovani con idee sovversive, addirittura proposte di mettere in piedi una commissione di inchiesta per censurare i libri di storia non sufficientemente devoti al verbo ora imperante, mentre nella realtà dei fatti i docenti democratici devono stare costantemente in guardia per non dare adito a critiche, e quelli più ignoranti e disinibiti, pochi per ora, si consentono qualsiasi libertà, come sostenere che i partigiani erano banditi e i repubblichini veri italiani o che il Risorgimento fu una buffonata e un grande errore cacciare l’Austria, che ci costringeva a “rigare dritti”. Succede in un liceo cittadino, ma non ci sono presidi o genitori a protestare, perché nell’assenza di studio e conoscenza, queste fesserie, un tempo percepite come infamie, sono diventate senso comune. Questo è terribile. Non passano due ore e leggo che, sempre nel Veneto, a Pove del Grappa, un docente si è sentito autorizzato ad insegnare ai suoi studenti “Faccetta nera”, parole e musica. “Pacatamente” ha spiegato che la storia “va contestualizzata”, come le bestemmie di B. secondo Santa Madre Chiesa.
    E l’opposizione come sta in quest’angolo di Veneto governato incredibilmente dal centrosinistra?
    E’ assai preoccupata di non apparire troppo “opposizione”. E allora se qualche iscritto si indigna per i continui attacchi alla Costituzione Repubblicana, scritta in un momento di grande tensione ideale da uomini che avevano in molti casi subito il carcere, l’esilio, e soprattutto avevano molto studiato e pensato, c’è subito chi invita ad andarci piano, perché se mai andassimo al governo, potrebbe essere comodo anche a noi cambiare un po’ di articoli. Non si cambiano forse gli abiti ad ogni inizio di stagione? Desolante.
    Litigiosi e prudentissimi i vertici del PD, berlusconizzata parte della base, torna la stessa disperante domanda: cosa possiamo “concretamente” fare per questo Paese?
    Naturalmente sottoscrivo di cuore (e di testa), la lettera al presidente Napolitano.

  2. Claudio Fontanari
    giovedì, aprile 28, 2011 at 12:59

    Cara Roberta, sottoscrivo convintamente la tua riserva iniziale:
    “È sempre pericoloso difendere la sostanza contro la forma in questioni di diritto”, ma proprio per questo non potrei mai sottoscrivere l’appello. L’agghiacciante richiesta “Ma soprattutto le chiediamo di fare trionfare la sostanza sopra la forma” è già stata rivolta fin troppe volte da Silvio Berlusconi a Giorgio Napolitano ed io in coscienza non me la sento di rivolgermi al Presidente della Repubblica negli stessi termini. Inoltre l’affermazione “Lungo la storia altri re e altri presidenti si sono trovati di fronte alla difficile scelta: privilegiare gli obblighi di procedura formale oppure difendere valori sostanziali. E quando hanno scelto la prima via si sono resi complici di dittature, guerre, ingiustizie, repressioni, discriminazioni” a me pare, questa volta sì proprio nella sostanza, falsa e fuorviante. Dal mio punto di vista, gli errori storici a cui qui si allude (in particolare, l’assegnazione dell’incarico di formare un nuovo governo a Benito Mussolini da parte di Vittorio Emanuele III subito dopo la marcia su Roma) sono stati compiuti esattamente calpestando la “procedura formale” in nome di “valori sostanziali” (come poteva apparire allora il ritorno all’ordine). Mi stupisce e mi addolora profondamente che la rigorosa lezione di don Lorenzo Milani possa essere così travisata e stravolta, ma forse sbaglio a prendermela troppo, anche questo non è che un segno dei tempi…

  3. Luca Benatti
    venerdì, agosto 26, 2011 at 20:37

    Concordo pienamente, trovo necessario riprendere coscienza della nostra costituzione o patto fondamentale e ripensare il nostro impegno a sostegno e difesa dello stesso.

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