Lettera aperta ai costituzionalisti italiani

venerdì, ottobre 21, 2011
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Già apparsa su “Il fatto quotidiano” del 20 Ottobre 2011

Raccolgo la poca speranza residua che un riscatto morale e civile degli italiani sia ancora possibile, per scrivere questa lettera aperta agli esperti di Diritto Costituzionale. Mi rivolgo a tutti loro e a chiunque, nelle istituzioni di questa Repubblica, abbia titolo a suggerire una via per sanare le profondissime ferite che sono in questi giorni inferte alla nostra coscienza civile. O sia, almeno, in grado di dare risposta allo sconcerto di molti semplici cittadini come me, dei quali mi faccio portavoce. Siamo noi che abbiamo perduto il senso della misura, o è l’opinione pubblica che ha perduto, per abitudine e rassegnazione, la capacità di percepire quando la misura è colma?

Io credo che il voto di scambio sia un reato, e che se non si procede a denunciarlo e a esigere che chi se ne è reso colpevole ne paghi le conseguenze, sia in generale perché è difficile trovare le prove che il mercato abbia avuto luogo. Ma nel caso che abbiamo sotto gli occhi, le prove ci sono. Il Presidente del Consiglio ha ripetuto di aver “dovuto” ripagare con un posto di vice-ministro la signora Polidori per via di promesse già fatte, in cambio di favori pregressi, ha anche aggiunto che precedeva altri nella lista, e che c’era un documento scritto a provarlo. Lo ha detto, ed è stato riportato dai giornali di ieri e di sabato. In quelli di oggi, con le intercettazioni delle telefonate con Lavitola, emergono numerosi altri casi del genere, con personaggi che dicono “io sono prima di lui nella lista”, eccetera.

Io credo che un Capo di Governo che dica “facciamo la rivoluzione vera… facciamo fuori il Palazzo di Giustizia di Milano” si renda semplicemente colpevole di tradimento nei confronti della Repubblica, e della sua Costituzione, sulla quale ha giurato. Credevo che, se fino ad ora non si è proceduto a denunciarlo e a procedere con una qualche – immagino prevista – forma di impeachment per alto tradimento, fosse perché non era dimostrabile che questo fosse il pensiero del Capo del Governo. Ora è dimostrato. Nero su bianco, voce e sua riproduzione scritta, comparsa sui giornali del 17 ottobre.

Io credo che quando un Presidente del Consiglio dichiara che nessuno che non sia un suo “pari” – cioè, immagino, un parlamentare, o un ministro – non ha il diritto di giudicarlo, fa una dichiarazione eversiva, in quanto lesiva dell’Articolo 3 della Costituzione. E questa dichiarazione il suddetto Presidente l’ha fatta in numerose occasioni, già molti anni fa. E’ oggi uno dei temi ricorrenti delle conversazioni con Lavitola, anche queste oggi di pubblico dominio.

Io credo che se un Presidente del Consiglio dimostra di avere ogni genere di rapporti, che lo rendono ricattabile, con un indagato per reati di vario genere, peraltro dichiaratosi latitante; se addirittura ha istigato il suddetto latitante a restare tale; se infine pare all’origine del fatto che costui non viene arrestato,  nonostante sia perfettamente reperibile, avendo concesso a una televisione nazionale  una pubblica intervista:  ebbene questo Presidente del Consiglio si rende come sopra colpevole di eversione e tradimento della Costituzione su cui ha giurato, nonché di insulto alla coscienza morale e civile di tutti i suoi concittadini.

Se queste mie credenze sono fondate, allora mi chiedo e vi chiedo se le migliori intelligenze delle discipline giuridiche pertinenti non possano e non debbano farsi autrici di un documento di pubblica accusa, che se anche fosse destinato all’inefficacia pratica, avrebbe comunque una forte efficacia morale, come specchio e riferimento ideale di tutti i cittadini italiani che nella Costituzione si riconoscono, e che l’occupazione del potere da parte di chi la spregia ferisce nel fondamento stesso della loro coscienza e fedeltà alla Repubblica.

Non ci si obietti che questo Capo di Governo e la sua maggioranza sono al tramonto. Qualunque sia la maggioranza che gli succederà, considerare semplicemente “politica” la differenza fra la fedeltà alla Costituzione e il suo disprezzo, è rendersi complici del massacro, che si sta svolgendo sotto i nostri occhi, della nostra dignità di cittadini, oltre che di quella delle istituzioni di questa Repubblica. Ed è soffocare per sempre la speranza di quel riscatto a partire dal quale soltanto una civiltà nazionale e politica può ricominciare a esistere.

Sono aperte le adesioni a questa lettera e petizione, se ce ne saranno a sufficienza potremo provare a dar seguito a questa concreta iniziativa.

Grazie

Roberta De Monticelli

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10 commenti a Lettera aperta ai costituzionalisti italiani

  1. Andrea Zhok
    venerdì, ottobre 21, 2011 at 18:30

    “se anche fosse destinato all’inefficacia pratica, avrebbe comunque una forte efficacia morale”

    No, mi spiace, con tutto il rispetto e la stima morale per il senso dell’iniziativa, francamente non lo credo.

    Anzi credo che ormai la quantità di elementi che in punta di morale e di diritto gridino al cielo la necessità che quest’uomo sparisca dalla scena politica per sempre siano già troppi. E a fronte di questa massa di ragioni per sparire, la sua persistente presenza è un’influente lezione quotidiana che sta lì a dimostrare per tutti l’impotenza del nostro ordinamento democratico. Per Berlusconi l’ennesimo attacco formale (per quanto sacrosanto), con i suoi tempi allentati, il rispetto delle procedure, ecc. è insidioso quanto Bersani che gli chiede di fare un passo indietro.

    Non c’è bisogno di altre iniziative che ribadiscano a chi è nel giusto di essere nel giusto, lasciando poi tutto come sta. Se di qualcosa c’è bisogno è di una prova di forza politica decisa (es. uno sciopero generale perdurante, con unità sindacale nel chiedere la caduta del governo e con supporto ampio a livello politico; oppure un ultimatum pubblico da parte del Capo dello Stato con la minaccia esplicita di scioglimento delle camere in caso di ulteriore temporeggiamento; meglio ancora le due cose insieme).

  2. Claudio
    sabato, ottobre 22, 2011 at 18:05

    Non so se esita da qualche parte del nostro ordinamento giuridico o costituzionale (parlo di norme,ovviamente) norme esplicite e univoche che possano essere invocate per formulare l’accusa di tradimento ed eversione nei confronti del B,dal mio punto di vista le affermazioni di natura eversiva non sono sufficienti,ma occorre dimostrare che il soggetto in questione stia organizzando un piano con i suoi mezzi a disposizione per mettere in atto le sue intenzioni che quelle affermazioni rivelano,almeno credo che il nostro ordinamento giuridico preveda questo come requisito minimo.

  3. sabato, ottobre 22, 2011 at 21:43

    “Non ci si obietti che questo Capo di Governo e la sua maggioranza sono al tramonto. Qualunque sia la maggioranza che gli succederà, considerare semplicemente “politica” la differenza fra la fedeltà alla Costituzione e il suo disprezzo, è rendersi complici del massacro, che si sta svolgendo sotto i nostri occhi, della nostra dignità di cittadini, oltre che di quella delle istituzioni di questa Repubblica. Ed è soffocare per sempre la speranza di quel riscatto a partire dal quale soltanto una civiltà nazionale e politica può ricominciare a esistere.”

    Questo era il punto saliente della lettera. Continuo a credere che l’inesistenza di un documento NON POLITICO, MA CIVILE, GIURIDICO E MORALE di accusa che potrebbe suscitare milioni di adesioni, del tutto indipendentemente dai suoi effetti pratici, significherà una ferita irreparabile della coscienza nazionale. Chi condividesse questi sentimenti può aderire a questa lettera aperta. Anche Libertà e giustizia si sta muovendo per darle visibilità. Con adesioni sufficientemente numerose, essa potrebbe non restare lettera morta.

  4. Alida Pellegri
    sabato, ottobre 22, 2011 at 23:22

    Condivido appieno il contenuto di questo appello e lo farò in tutte le sedi possibili.

    Sempre nel rispetto di tutte le opinioni, non sarà mai eccessiva “la quantità di elementi sollevati affinché quest’uomo sparisca dalla scena politica”: la morale e il diritto giuridico vengono quotidianamente calpestati e addirittura derisi.
    Sono comunque anch’io profondamente d’accordo su una ferma e decisiva presa di posizione del Capo dello Stato (ne ha tutte le facoltà consentitegli da diversi articoli della Costituzione), non limitata alla sola minaccia, ma che senza ulteriori indugi proceda allo scioglimento delle camere.

    Purtroppo l’unità sindacale, allo stato attuale, non esiste quindi uno sciopero perdurante, e certamente senza la dovuta e necessaria coesione, avrebbe effetti disastrosi.

  5. Andrea Zhok
    domenica, ottobre 23, 2011 at 17:21

    Probabilmente Alida ha ragione circa l’unità sindacale: Bonanni ha troppi amici nel presente governo, a partire da Sacconi, per accondiscendere ad una posizione da ‘socialismo rivoluzionario’ a la Sorel del genere. Anche se è certo che le ore di Bonanni alla guida della CISL sono contate, il processo di sostituzione avverrà comunque con tempi non utili alla presente necessità. Certo, un’iniziativa ben orchestrata che lasciasse fuori solo la CISL probabilmente porterebbe con sé anche gran parte dei sindacalizzati CISL, ma è un’operazione che richiederebbe grandi capacità strategiche e non so se la Camusso (l’unica da cui potrebbe partire l’iniziativa) ne sarebbe all’altezza.

    Quanto alla presa di posizione di Napolitano credo che la procedura ottimale non sarebbe quella di uno scioglimento improvviso ed unilaterale, perché ciò produrrebbe un immediato ricorso alla Corte Costituzionale, visto che la Costituzione non è univoca su questo punto. Di fronte a tale situazione il forte rischio è un arroccamento del governo fino alla sentenza della Corte, che porterebbe il paese in una situazione di ancor più grave stallo. Invece ciò si potrebbe evitare passando attraverso un ultimatum formulato attraverso una comunicazione rivolta direttamente al popolo italiano, magari a reti unificate; si dovrebbero esigere iniziative economiche rapide, radicali, eque e determinate, senza ulteriori temporeggiamenti, visto il rischio fallimento del paese, facendo balenare la possibilità di passi estremi compatibili con il dettato costituzionale (messaggio chiaro, ma senza travalicare ancora la ‘costituzione materiale’). Un atto del genere, lasciando come unica via di fuga una presa di posizione immediata e seria di politica economica, non potrebbe che produrre una frattura interna al governo, che già ora vive tale frattura, ma che riesce a contenerla attraverso l’inazione.

  6. Claudio
    lunedì, ottobre 24, 2011 at 08:02

    Mi domando se non sia possibile in qualche maniera implementare per vie costituzionali alcuni strumenti di democrazia diretta che possano tappare quelle debolezze del nostro apparato democratico che consentono il dilagare di certi fenomeni politici (il berlusconismo,per esempio),già Norberto Bobbio ne parlava,se non erro,nel suo “Il futuro della democrazia”,per ora possiamo limitarci solo a pochi strumenti (Internet,ancora sfruttato per circa 30%,referendum).Dal mio punto di vista,una delle soluzioni che potrebbero impedire il ripetersi di fenomeni degenerativi sul piano democratico etico e civile potrebbe essere il ricorso a strumenti di democrazia diretta,ma quale potrebbero essere gli eventuali svantaggi di tale forma di controllo? Chissà se si potrebbe aprire un nuovo 3D che discuta di questo aspetto del pensiero bobbiano trascurato dalla moderna politica.

  7. Carla Poncina
    lunedì, ottobre 24, 2011 at 15:14

    Aderisco con convinzione all’appello di Roberta De Monticelli. Convinzione non disgiunta da rabbia, per il fatto che non siano migliaia e migliaia gli italiani evangelicamente scandalizzati dai comportamenti così al di sotto dell’etica e del sensato agire politico di Silvio Berlusconi e della sua corte dei miracoli.

  8. Gabriella Dondi
    lunedì, ottobre 24, 2011 at 15:17

    Aderisco pienamente in qualità di cittadina a questo appello.
    Inutile forse ripetere quali gravissimi danni siano stati arrecati a questo Paese, ripetere quali azioni positive, di salvezza, potrebbero essere attivate, e questa mi pare molto utile.

  9. Federico Bancheri
    martedì, ottobre 25, 2011 at 15:17

    Aderisco pienamente all’appello della De Monticelli, questo è sempre stato un problema, ma oggi, più che mai, gli effetti alle conseguenze del “caso” del nostro Presidente del Consiglio, mostrano inesorabilmente la loro potenza eversiva: un Paese non può restare in balia di un solo uomo (a dispetto di tutte le Istituzioni), in una democrazia degna del valore che si dà a questo sostantivo. Le Istituzioni dovrebbero trovare il modo di risolvere il problema macroscopico alla democrazia del Paese: le Istituzioni avrebbero dovuto già da tempo difendersi e tutelarsi contro questo vento eversivo alla democrazia.
    Ma forse questa crisi, come alcuni osservatori hanno avuto modo di analizzare, evidenzia la debolezza della nostra democrazia.
    Le crisi sono tali se portano un cambiamento radicale alla continuità degli eventi (nel bene o nel male).
    Questa è la mia speranza.

  10. Francesco Saverio Trincia
    martedì, novembre 1, 2011 at 12:41

    Condivido ed appoggio l’iniziativa della lettera ai costituzionalisti in difesa della Costituzione sfregiata dal Presidente del Consiglio.

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