Potere invisibile e impudenza visibile. La lezione della nostra storia. Una meditazione

domenica, novembre 10, 2013
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A Giacomo Costa, con gratitudine

Il gioco grande del potere di Sandra Bonsanti (Chiarelettere 2013, € 12,90) è un libro necessario. È una lettura che consiglierei a tutti i giovani che non vogliano ripetere l’errore della mia generazione: di nascere, per così dire, alla cittadinanza con gli occhi rivolti soltanto altrove, perduti in distratte lontananze, ignorando completamente il lascito della generazione precedente, quella dei nostri padri e madri. Noi fummo iniziati alla “politica” ignorando nel modo più radicale proprio quelle ragioni che avevano spinto i nostri padri a segnare alla politica un limite preciso e invalicabile di compatibilità etica, una norma fondamentale di tutela della pari dignità e dei diritti di ognuno, e anche di elementare istituzione dei doveri di cittadinanza. Fu stabilito chiaramente anche cosa ognuno doveva a tutti gli altri, come impegno sancito dal patto fondativo di questo Stato. Ma noi fummo iniziati alla politica senza esserlo a quella conoscenza morale che aveva espresso, dopo le catastrofi della prima metà del Novecento, il neocostituzionalismo e la sua idea di fondo: una politica che non abbia fuori di sé il suo limite e il suo fondamento si distrugge come governo degli stati secondo ragione e giustizia, e diventa soltanto arte di acquistare e mantenere il potere. La politica senza una vigente norma pre-politica (che stabilisca i confini del lecito perseguimento degli interessi particolari) abolisce presto la distinzione fra uno Stato e un’associazione a delinquere di stampo mafioso.

Ma noi entrammo, in qualche modo, nella storia del nostro Paese – senza conoscere affatto questa storia, almeno la più recente. E oggi lo vediamo: i confini fra lo Stato e le miriadi di associazioni a delinquere in cui affondano le radici del potere, visibile e invisibile – sono ovunque semicancellati, porosi, o del tutto assenti. (continua)

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