Questo articolo è uscito su “Il manifesto” del 20 gennaio 2026, ripreso poi da Libertà e giustizia. Si può discutere se l’autorizzazione che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu del 18 novembre 2025 ha dato alla costituzione del Board of Peace autorizzi effettivamente quel club privato che si è costituito ieri a Davos, con molti monarchi, qualche autocrate, alcuni criminali internazionali, e la presidenza eterna di Donald Trump. Ad esempio oggi 23 gennaio sul “Il manifesto”, e con buone ragioni, Marina Castellaneta (Le Nazioni unite degli affari senza regola) – lo nega. Resta il fatto che la Risoluzione 2803 – qui da leggere – è talmente poco vincolante che ci si chiede: ma come è stato possibile mettere ai voti un testo come quello? Molto è stato lodato il discorso del premier canadese Mark Carney a Davos. Ma lì si parla d’altro, non dell’Onu. Si parla del Ruled Based Order, per dirgli addio. Ma il RBO non era l’Onu. Il RBO è spesso presentato come un quadro normativo in linea con il diritto internazionale, che promuove la governance democratica, i diritti umani, l’apertura economica e il multilateralismo. E di fatto ha gradualmente sostituito l’Onu negli ultimi trent’anni. Tuttavia, il RBO mancava di basi giuridiche e funzionava piuttosto come uno strumento utilizzato dagli Stati Uniti e dai loro alleati per interpretare e applicare in modo selettivo le norme internazionali in funzione dei propri interessi strategici. E anche l’ottimo premier canadese, di una necessaria riforma dell’Onu non parla proprio. E’ come se dalle menti dei leader politici visibili sulla scena internazionale, nessuno escluso, fosse scomparsa del tutto l’idea di un vincolo ideale, fondato altrove che negli interessi di qualche potenza – e sia pure di quelle “medie”. Questo altrove non esiste più. Qualcuno si ricorda il Caligola di Camus? Ebbene, rileggetelo. Quel Caligola lì, nei primi anni ’40, aveva già tentato questo esperimento mentale e reale. “Gli uomini piangono perché le cose non sono quelle che dovrebbero essere.” Ebbene: basta cancellare del tutto, con un potere assoluto come quello di un dio, l’altra metà del vero – il dover essere – e restano i fatti puri, la storia e le sue forze. Solo che Camus aveva ipotizzato che questo mondo di fatti puri senza ombra di cielo né di pianto fosse semplicemente l’inferno – effettivamente corrisponde alla definizione stretta di civitas diaboli, il mondo slegato da ogni coscienza del bene, i detetentori di questa coscienza soppressi o tacitati. Ma per l’ottimo premier canadese non è un gran problema. “Anche noi abbiamo qualcosa: la capacità di smettere di fingere, di chiamare le cose con il loro nome, di costruire la nostra forza in patria e di agire insieme”. Anche Caligola voleva che la si facesse finita con le finzioni.
Da qualche tempo la voce principale dell’Onu, quella del suo Segretario Generale, tace. O pigola, sussurra forse. E questo avviene proprio nel momento in cui più folle e reboante, amplificata da tutti i media, si leva quella dell’autoproclamato re del mondo, che dispone della guerra e della pace, sconvolge gli assetti della Nato, ridicolizza i suoi stessi alleati, ritira gli Usa dalla gran parte degli organismi dell’Onu e insulta un giorno sì e l’altro pure quelli che restano in piedi.
Da molte parti si è giustamente notato, su vari media internazionali e nazionali – segnalo Luca Baccelli su Il Manifesto, Onu archiviata da una monarchia assoluta – che sembra in atto una destituzione dell’Onu, e la sua sostituzione con «il Consiglio più imponente e importante mai riunito, che sarà istituito come nuova Organizzazione internazionale» – parole di Trump – nella veste del Board of Peace. Questa spettacolare estensione a sessanta e più stati di questo che a prima vista sembra un osceno banchetto dei potentati economico-statuali invitati, Eni e Italia comprese, stretti intorno al loro bottino di gas, petrolio, ricostruzioni miliardarie e impunità penale. Esattamente nei termini degli Accordi di Abramo già stretti sotto la prima presidenza Trump nel 2020, per i quali era già previsto l’allargamento all’Arabia Saudita e la creazione di una zona di libero commercio da Ashdot a Neon, la città del futuro di Bin Salman – e già allora con l’Eni ben felice di esserci. Accordi di reciproco riconoscimento fra i paesi del Golfo e Israele, e normalizzazione dell’indicibile (il piano Gaza Horizon 2035, già previsto dagli uffici di Netanyahu con un bel rendering urbanistico la cui attuazione sarà ora resa possibile – letteralmente – “sopra la testa” dei palestinesi, ormai sotto le macerie).
Ma se si prende la pena di leggere la Risoluzione 2803, adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite il 17 novembre 2025, più che a una destituzione viene da pensare a un’auto-destituzione dell’Onu. Spero solo che qualche esperto possa confutare queste impressioni di una comune lettrice. Si tratta del documento con cui l’Onu non solo “autorizza” la creazione del Board of Peace, ma addirittura “saluta” la “storica” Dichiarazione Trump per una pace e prosperità durature del 25 ottobre 2025; “saluta” il costituendo BoP come “un’amministrazione transitoria” che “fisserà il quadro” e “coordinerà i fondi” per la ripresa dello sviluppo (!) a Gaza, e qui la Risoluzione fa esplicito riferimento agli accordi del 2020, già allora totalmente ignari dell’esistenza di un popolo palestinese. Che poi aggiunga “in una maniera compatibile con i principi rilevanti della legalità internazionale” non rassicura molto. Infatti ce ne debbono essere di meno rilevanti, se tutto questo sviluppo deve rispettare i patti stretti con l’imputato di crimini di guerra e contro l’umanità Netanyahu. E, perché no, con l’ultimo invitato al tavolo, l’imputato di crimini di guerra Putin. Tanto più se si va a vedere la clausola 7, che istituisce una Forza Internazionale di Stabilizzazione, ISF, la quale dovrà accordarsi con l’IDF perché questa si ritiri gentilmente sui confini che entrambi vorranno stabilire, e coordinare tutti gli aiuti, compresi quelli Onu finora cacciati.
E forse a questo punto uno capisce perché il gentiluomo che faceva il Segretario Generale sembri aver perso la voce. Si sopravvive al proprio suicidio? Una domanda: si deve essere pietosi e comprensivi, con chi è elevato dall’umanità al ruolo più alto nella rappresentanza di un valore che sta di contro al mondo, e proprio dove la sua voce è la sola che resta, si inchina al mondo? Il diritto dove più è violato più risplende: è una ferita più vicina al sole, dice il poeta. Ma se la parola che dice il diritto, la giurisdizione, proprio allora si offusca, balbetta o si spegne, che ne sarà della nostra umanità, che a questa parola avevamo affidato, chiunque poi vinca nel gioco dei potenti?


Commenti recenti