Il veleno del nichilismo, e qualche antidoto

domenica, 8 Marzo, 2026
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Qualche giorno fa sul New York Times (6 febbraio 2026) è uscito un articolo di Reza Aslan,  iraniano americano, studioso di religioni, che credo tocchi profondamente quell’anima di cui si parla nel molto più modesto sospiro pubblicato da Agorasofia lo stesso giorno. Reza Aslan -The Mistake that Iranian Make about America – tocca il punto centrale – non si cambia un regime con le bombe – in un modo così delicato e ricco d’esperienza e sofferenza, che funziona da antidoto al veleno del nichilismo, che assorbiamo ogni giorno in dosi più o meno percettibili, ma quasi senza accorgerne. Quando l’anima sarà del tutto carbonizzata anche la facoltà di liberarsi (in tutti i sensi, anche dalla prigione del nulla) sarà estinta. Qui sotto l’inizio del pezzo pubblicato su Agorasofia:

 

Il nichilismo è diventato stile di vita e di informazione in Occidente

La guerra scatenata contro l’Iran ha forse reso vero il peggiore degli incubi che gravano sull’anima umana, il cui respiro è quello delle idee, della differenza fra il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto, la bellezza e il caos.

Decapitando la teocrazia assassina dell’Iran come se fosse giusto, licenziando definitivamente anche l’ombra del rispetto per la carta dell’Onu, il cosiddetto Occidente ha confermato il giudizio di quei grandi inquisitori dell’islamismo radicale che sta ammazzando. Il nichilismo è diventato uno stile di vita e di informazione, qui. Non solo da una parte, purtroppo. Nei grandi media, nei salotti televisivi, i più sembrano credere che l’ammazzamento di un mostruoso assassino teocratico e della sua intera cupola di forche e boia sia giustificabile. Tre governi europei, Regno Unito, Germania e Francia, da bravi cani da caccia del re, si affannano ad abbaiare contro gli aggrediti, sbavando nel diluvio di missili, bombe e droni. Il gallo di Parigi gonfia la sua cresta nucleare e proclama al mondo che per essere liberi bisogna essere potenti e temuti, rovesciando il senso residuo della Marsigliese e della nostra memoria democratica. E nei salotti televisivi un tempo meno infrequentabili si divaga di abitudini di intere élites sadico-porcine, e si avanza il sospetto che il mondo possa essere gettato nella Terza guerra mondiale come una palla nel pozzo, giusto per distogliere l’attenzione degli elettori dalle mutande sudicie del re. Continua a leggere su Agorasofia

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