Là dove brucia l’anima del mondo

martedì, 12 Maggio, 2026
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Riparte il nostro reading, aggiornato alla disperazione del mondo presente, alla preghiera – forse alla profezia – che ne sale. A Modena, poi a Milano…

 

Eppure qualcosa sta nascendo: è come il dolore di un parto, di tutti noi

(Francesca Albanese)

È proprio lì, in quell’ammasso di dolore e rovina che è la Striscia di Gaza, è lì, nella Cisgiordania che continua a subire le crudeltà di un’occupazione senza fine, o nel Libano martoriato secondo il modello Gaza, che oggi brucia l’anima del mondo. Il mondo ha distolto lo sguardo da una tregua che passa come tale pur essendo ormai violata ogni giorno più sanguinosamente. Ma i 21 punti del “Piano di pace” sono tutto fuorché una buona premessa di pacificazione. Affossano il principio di autodeterminazione dei palestinesi, confermano i piani di sfruttamento delle risorse energetiche appartenenti alla Palestina, disprezzano l’Onu e le Corti Internazionale e Penale, offendono il diritto internazionale.  Bruciano le radici di carta – non di sangue e terra – del mondo nato dal “mai più” del 1945.

Eppure nel suo ultimo libro e nei suoi interventi ascoltati da milioni di oppressi Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, dice che forse un nuovo mondo sta nascendo, se solo riusciremo a svegliarci dal nostro sonnambulismo. Dice che le donne sanno come si dà la nascita. Si soffre. Si respira. E non si smette di spingere.

Un mondo, dove la voce di un giudice di tutte le ragioni e di tutti i torti si levi alta sullo sconcio delirio dei tiranni, dove la forza del diritto fermi le loro mani insanguinate, e vincoli l’arbitrio osceno dei potenti, e riconduca il potere degli stati all’esercizio della giustizia, nella pace.

Sale dal sospiro dei millenni, la speranza di quest’altro mondo. E noi cercheremo di dar voce al grido di Gaza e della Palestina tutta intera. Ma anche a quel sospiro che sale dal fondo immemoriale della storia umana. Sale proprio da lì, dalle storie di Abramo, padre di molte genti”: il primo profeta, riconosciuto dalle tre religioni del libro.

Apriremo dando voce a un’utopia stralunata e splendida, quella che occupa l’ultimo capitolo dell’ultimo libro di Ilan Pappè presentandosi in forma di diario di un novantaquattrenne che ha assistito alla rivoluzione miracolosamente pacifica che dal 2027 al 2048 trasforma lo stato ebraico di Israele in uno stato multinazionale con eguali diritti e dignità per tutti, democratico dal fiume al mare. Dai millenni di quella terra santa e tragica ascolteremo salire i frammenti di una preghiera che si fa profezia di quel “giudice più alto” – lo si chiami la sostanza divina  delle tre religioni, lo si chiami la luce della ragione umana, o infine la giurisdizione universale del diritto internazionale e delle sue Corti. Sarà la luminosa “favola dei tre anelli”, tramandataci dal Boccaccio e ripresa, nel secolo dei lumi, da Lessing, che concluderà le letture condotte da Guido De Monticelli e commentate da Roberta De Monticelli.

 

 

                                                              

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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