Il crocifisso, inteso come monito costituzionale alla… Costituzione

mercoledì, febbraio 3, 2010
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A seguito della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, undici senatori del Partito Democratico hanno presentato un disegno di legge, che vede come primo firmatario il giurista Stefano Ceccanti, facendo propria l’opinione espressa sul supplemento bolognese di Avvenire da Augusto Barbera, che ha definito la recente sentenza della Corte «una decisione sorprendente. Essa fa propria una lettura della laicità che appartiene ad altri ordinamenti, in particolare alla Francia e alla Turchia». Dopo aver rinviato a precedenti lavori dello stesso Ceccanti, la relazione introduttiva propone «correzioni incrementali» alla situazione vigente, «in analogia alla legislazione bavarese e alla giurisprudenza castigliana», che tengono in particolare considerazione la volontà della maggioranza.

Sarebbe interessante, credo, che seguissero dei commenti. In particolare dei più giovani tra noi, la cui intelligenza forse è più duttile, o comunque da parte di chi, diversamente da chi scrive, ritiene tutto questo corente, giusto, ragionevole, o quantomeno utile e pratico in termini minimamente generali. Perché credo che per me e per molti stia diventando davvero difficile capire.

Questo il testo saliente del disegno di legge:

Art. 1.

1. In considerazione del valore della cultura religiosa, del patrimonio storico del popolo italiano e del contributo dato ai valori del costituzionalismo, come segno del valore e del limite delle costituzioni delle democrazie occidentali, in ogni aula scolastica, con decisione del dirigente scolastico, è affisso un crocifisso.

2. Se l’affissione del crocifisso è contestata per motivi religiosi o di coscienza dal soggetto che ha diritto all’istruzione, ovvero dai suoi genitori, il dirigente scolastico, sulla base del princìpio di autonomia scolastica, nel rispetto dei princìpi di tutela della privacy e di non discriminazione nonché tenendo conto delle caratteristiche della comunità scolastica, cerca un accordo in tempi brevi, anche attraverso l’esposizione di ulteriori simboli religiosi.

3. Qualora non venga raggiunto alcun accordo ai sensi del comma 2, nel rispetto dei princìpi di cui al medesimo comma 2, il dirigente scolastico adotta, previo parere del consiglio di circolo o di istituto, una soluzione che operi un giusto contemperamento delle convinzioni religiose e di coscienza di tutti gli alunni della classe coinvolti e che realizzi il più ampio consenso possibile.

Sull’argomento vedi anche, sempre su questo sito:

Il crocifisso nelle aule. Le chiacchiere, il simbolo e la nostra storia di Stefano Cardini

Islam e identità nazionale (di Gian Enrico Rusconi) con i commenti seguiti

Cittadinanza democratica e pluralismo confessionale di Adamo Perrucci

Decalogo di un cattolicesimo adulto di Giacomo Costa

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Un commento a Il crocifisso, inteso come monito costituzionale alla… Costituzione

  1. Gabriele Poeta Paccati
    lunedì, febbraio 8, 2010 at 00:05

    Ora, io non ho letto il disegno di legge, non conosco Ceccanti e la mia conoscenza in merito si limita a quanto riportato da Stefano.

    Devo dire che la lettura dei tre punti “salienti” – e in particolare del secondo, con l’immaginifica soluzione del problema attraverso la proliferazione dei simboli religiosi sulle pareti – mi ha fatto tornare in mente un capitoletto del “poema dei lunatici “ di Ermanno Cavazzoni. Quello dove si racconta del popolo delle madonne (una breve trascrizione l’ho trovata qui): gustoso, inquietante, paradossale (il capitoletto, intendo) e completamente folle.

    Si è detto molto sulla questione del crocefisso e della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Uno dei nodi mi sembra ben individuato da Stefano (Il crocifisso nelle aule. Le chiacchiere, il simbolo e la nostra storia): il crocefisso è un relitto, un’eredità Concordataria. È questo l’unico argomento di verità che si possa pronunciare, il dato emergente a una osservazione fatta dall’esterno (dall’estero…): quel simbolo religioso è lì grazie al Concordato! Rivendicarlo, significa rivendicare la storia concordataria. E questo non si può fare. Non lo deve fare Bersani, non lo può fare Magris. Delle due, quindi, l’una: o sei un clericale oppure sottovaluti la portata del problema. A me questo passaggio sembra sbagliato (forse) e (sicuramente) inopportuno. Incontestabile il dato: mettere in discussione il crocefisso nelle aule scolastiche o di Tribunale, significa mettere in discussione pezzi di potere ecclesiastico, non certo la libertà di fede o di manifestazione religiosa.

    Messa così, la vicenda e i suoi sviluppi non promettono bene. Un inviluppo di ideologia, interessi e demagogia (“gnommero” forse rende meglio). Da cui chi doveva lucrarne, ne ha puntualmente lucrato. È così sbagliato invece “derubricare il fatto”, considerare il crocefisso come simbolo a-religioso? Per noi, in fin dei conti, non ha già un altro significato? E forse non è ancora più sbagliato, aver preso la questione dal lato giudiziario? Leggiamo Raniero La Valle. «E mi dispiace infine che questa controversia abbia preso il via da una regolamentazione giudiziaria, norma contro norma, obbligazione contro abolizione. Il diritto non può che operare così, e quello che era obbligatorio prima può rendere illegittimo oggi. Ma io penso che non c’è solo il diritto scritto; ci sono le consuetudini, c’è una cultura comune, che pian piano muta, che ieri era “cristiana”, oggi è agnostica, domani sarà laica; si possono far crescere i processi, senza imposizioni e senza strozzature, accompagnando col variare delle proposte educative, dei mondi vitali, delle culture diffuse, delle etnie compresenti, il variare delle forme e dei simboli mediante i quali una società rappresenta se stessa. E non è detto che tutto il cambiamento debba avvenire tutto in una volta e in tutto il Paese, come quando a un solo segnale vennero rovesciati i ritratti del re e i simboli del fascismo. Non credo che quello che oggi manca in Italia sia il riaccendersi di un conflitto religioso, di una guerra ideologica. Certo al governo piacerebbe, perché sarebbe ancora un altro modo per dirottare l’attenzione, per restare esente dal giudizio sul disastro prodotto dalle sue politiche reali».

    Fra tutte le posizioni, questa è quella che mi trova più in sintonia. E ricorderei, di passaggio, che anche coi simboli del fascismo gli italiani si son comportati in maniera assai cauta e prudente. La vicenda, quindi, non è chiusa e non è destinata a chiudersi. Valga quindi il buon senso di Bersani: teniamoci il crocefisso (se ed) in quanto simbolo universale. Non imbocchiamo la strada di un conflitto ideologico – oggi perdente. Magari parliamo dei finanziamenti alle scuole private.

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