Il caso dello striscione contro le Sigille. Gli studenti smentiscono ogni loro coinvolgimento su Il Giorno. E noi li ringraziamo. Ricordando che salvare l’Università è ancora possibile

martedì, marzo 26, 2013
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Il Giorno, 26 marzo 2013

San Raffaele: gli iscritti e lo striscione. «Ci dissociamo. Lo hanno messo i prof»

Oggi, 27 marzo, in un articolo su Il Giorno, il Prof. Zangrillo ha riconosciuto le proprie responsabilità nell’esposizione dello striscione, responsabilità ieri documentata fotograficamente sul Phenomenology Lab. Gli studenti dell’Università, come da loro immeditamente dichiarato, hanno così provato in via definitiva la loro totale estraneità all’iniziativa (Ndr)

Permettetemi di esprimere a mia volta, in relazione alla loro lettera uscita oggi sul Giorno, un ringraziamento profondo agli studenti della nostra università, che in questo momento tengono alta la bandiera del rispetto di questa comunità scientifica e dei valori che la definiscono. Un rispetto al quale hanno gravemente mancato i promotori ed esecutori dell’affissione di quello striscione: non solo per il livello penoso di quel messaggio di esaltazione del disonore, che non sarebbe scusabile neppure come goliardata. Ma anche per aver scaricato sulla comunità la responsabilità di un gesto che definisce solo chi lo ha ideato.

Chiunque abbia seguito su questo Lab la dolorosa storia di questa crisi non può confondere chi scrive – e firma – con un adulatore della vecchia dirigenza. Abbiamo, è vero, cercato in tutti i modi di ragionare, rivolgendoci anche, nella speranza di essere ascoltati, a questa vecchia dirigenza, con proposte costruttive suggerite da personalità che avrebbero, se ascoltate, potuto condurci fuori dalla crisi, guidando addirittura questa nostra comunità che ha aspetti di eccellenza non comuni verso un indispensabile rinnovamento. E salvare, e potenziare la sola eredità preziosa – e non è piccola – che don Verzé ha lasciato all’Italia. Neppure sappiamo se il Ministro è al corrente di queste proposte di vera, giusta, imparziale e soprattutto degna soluzione del conflitto – tanto poca è stata la comunicazione con il corpo docente, tanto inesistente la trasparenza rispetto alle iniziative prese, dall’una e dall’altra parte.

La chiusura della Presidenza dell’Università a ogni forma di dialogo è a nostro avviso un atteggiamento non solo suicida ma gravemente distruttivo di futuro e di speranza per tutti coloro che a questa Università hanno dedicato o affidato il meglio di se stessi, docenti o studenti. Lo è a tal punto, che ancora non riusciamo a credere che questa chiusura sia definitiva, ancora speriamo che la ragione scritta sui cartelli di centinaia di nostri studenti – “mettetevi d’accordo” possa in extremis prevalere. Ancora rivolgiamo alla Presidente dell’Università perché ci ascolti, al Rettore perché agisca, all’Associazione Monte Tabor perché ricordi al pubblico quanto disattese sono state le sue stesse deliberazioni e decisioni.

Ma come è stato possibile agli autori di quel gesto, dopo aver firmato con tutti i docenti la Lettera dei docenti Unisr che pubblichiamo, diretta (nello spirito della proposta certo perfezionabile del Ministro) alle Presidenti dell’Associazione Monte Tabor e di Unisr, arrogarsi il diritto di SVALUTARNE a tal punto, con quel gesto, la portata e il senso? Ma in nome di chi parlano? Non certo degli studenti, ma neppure in nostro nome, nel nome della maggioranza dei docenti!

Non dissociarsi da quel gesto, allora, anche se a qualcuno può sembrare cosa minore in questo momento, è accettare di esserne sporcati, è come esserne complici. È vero, c’è stato di peggio. Non è nuova la disinvoltura con cui chi dovrebbe rappresentare il meglio della nostra comunità accademica rovescia su tanti colleghi – non solo di Facoltà, ma di tutta l’Università – una vergogna che non ci meritiamo: come in occasione di una famosa inchiesta giornalistica relativa a una fantomatica Charity, dalle conclusioni umilianti per tutti noi, che i responsabili, cui pure molti di noi l’avevano chiesto, non hanno voluto o potuto smentire. E questo ci era dovuto, invece. Ma quest’ultima è la goccia che fa traboccare il vaso. Se tale è l’autorevolezza di queste persone, come è possibile che possa giungere a buon fine una transizione a nuovi rapporti con OSR, che a questa guida è affidata?

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