Valentina Pazè sulla pace dei forti. Entra in scena il diritto

lunedì, 17 Agosto, 2026
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Questo articolo di Valentina Pazè, la giustizia e la pace dei forti . In guerra ha ragione chi vince (manifesto, 14 agosto 2026) prosegue la discussione su pace e riarmo aperta da Vito Mancuso (vedi post precedenti). E forse risponde già alla perplessità che avrei voluto sollevare rispetto agli articoli di De Seta e Ricciardi. Nonostante Ricciardi approvi le mie risposte a Mancuso (grazie!), m’era sembrato che entrambi accettassero la contrapposizione di Mancuso fra pacifismo assoluto e “possibilismo”. Ora pacifismo ab-solutus, sciolto da qualunque condizione, è quasi il contrario di quello che indico io, che tecnicamente è piuttosto pacifismo giuridico, e cioè prevede che tutte le energie umane oggi – tempo inaudito e non schematizzabile sui modelli passati – debbano essere riversate nella costruzione di FORZE, cioè istituzioni normative non disarmate (come non lo sono le polizie nazionali) volte alla costruzione della pace attraverso più  giustizia globale nella diversità delle organizzazioni statuali, che però in linea di tendenza debbono perdere sovranità militare. Insomma non c’è pacifismo senza visione nuova della Civitas globale: disarmate vanno le nazioni, non le istituzioni realmente sovranazionali  e realmente universalistiche….Forse Valentina Pazé indica questo orizzonte?

Affidandoci alle armi, accettiamo la pace dei forti. Che solo accidentalmente sono i più giusti, ammesso che sia possibile identificarli. È la ragione per cui i tentativi di giustificare la guerra associandola all’idea di giustizia non sono mai stati convincenti.

«Non chiamerei mai pace le armi che tacciono perché hanno vinto i ‘più forti’». Così conclude il suo ragionamento a favore di una pace «giusta» (e, all’occorrenza, armata) Roberto Della Seta, sul manifesto del 12 agosto. Il problema è che, affidandoci alle armi, proprio questo accettiamo: la pace dei forti. Che solo accidentalmente sono anche i più giusti, ammesso e non concesso che sia sempre possibile identificarli con certezza.

Continua a leggere qui l’articolo di Valentina Pazé

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